Campus Party: intervista con Ben Hammersley

Siamo a Campus Party Madrid con il team di Blogo Spagna (qui avevamo scritto da Campus Party Brasile) e per voi abbiamo intervistato Ben Hammersley, storico blogger e giornalista tecnologico inglese, fotografo e anche reporter di guerra per diverse prestigiose testate online. Tra le altre cose è oggi Editor at large dell'edizione UK di Wired.

Con la prima domanda ti vorrei riportare al 2005, quando hai fatto una presentazione a LesBlogs intitolata: Otto cose che rivoluzioneranno il prossimo secolo (e perchè i blog non sono una di quelle) - quali erano le otto idee, cosa è rimasto e dove invece avevi sbagliato le previsioni, quali sono le idee nuove?

Ah ah, sai che non mi ricordo. Fammi riflettere...

Ok dimmi solo perchè il blogging non era una di quelle.

Non lo era per due motivi: cinque anni fa qualsiasi cosa critica dicessi contro i blog scatenava una discussione acerrima, e non c'è niente di meglio che scatenare un putiferio ad una conferenza, è stata una provocazione, per divertimento. All'epoca, la gente pro-blog sosteneva che il solo fatto di poter parlare delle cose, sarebbe stato sufficiente a cambiare il mondo per il meglio. [Era l'idea della Terza Superpotenza, la blogosfera come terzo potere globale.] Era un'idea incredibile, molto naif, una cosa stupida.

Un pò lo stesso che succede ora con Twitter, anche i media ne parlano come di una forza in grado di cambiare gli assetti politici del mondo. Tu hai lavorato in questi paesi, cosa ne pensi?

Non sarà Twitter a portare la democrazia in questi paesi. Cose come Twitter e il blogging hanno cambiato il mondo, questo è certo, sono il primo io ad avere una vita completamente diversa grazie all'impatto di queste tecnologie. Ma un cambiamento nella carriera personale, nella società occidentale, nel modo di comunicare tra di noi: tutti questi cambiamenti non vanno confusi col mutamento politico in paesi che sono molto diversi da noi. Se la gente potesse buttar giù i governi semplicemente parlandone sui blog, sarò cinico, ma credo che il blogging non sarebbe legale nel mondo.

C'è anche da dire che blogging e twit sono un'arma a doppio taglio, in quanto molto facili da manipolare e difficili da verificare nella loro autenticità.

Sì è un aspetto molto importante che è stato già studiato a fondo: gli utenti Twitter in Iran non erano molti prima degli ultimi grandi eventi di piazza, diciamo una cinquantina. La maggior parte dei messaggi è stata fatta dalla costa Est degli Stati Uniti, da gente molto appassionata di Twitter, non certo dell'Iran. Sono molto interessanti a questo proposito gli studi di Evgeny Morozov: dice che la tecnologia più utile in assoluto per la polizia di uno stato autoriatrio, paradossalmente, sarebbe Facebook: perchè la rete sociale e le opinioni personali sono così esposte da risultare molto vulnerabili.

Mi fai pensare alle Darknet, era una parola in voga qualche anno fa. Pensi che prenderanno piede prima in Cina o in Svezia? Prima per la democrazia o per il file sharing privato?

Sì potrebbe esser vero, può darsi che anche in Cina prendano piede per scaricare i film, non per le libertà civili classiche. Se vai in questi paesi di persona, specialmente in Cina, la gente non è interessata alla democrazia: è lo stesso che qui da noi - ai giovani interessano di più altre cose come la musica, le ragazze, i videogiochi. La gente non è disperatamente in cerca di verità su Tienanmen, è più preoccupata di crescer bene su Farmville, di coltivare le proprie relazioni sui social network locali.

Hai criticato di recente i grandi editori inglesi, che cercano di portare il loro prodotto sulle nuove piattaforme senza un vero studio, come se fosse sufficiente proporre un lettore pdf della versione impaginata per la stampa. Se guardo indietro, con RSS abbiamo guadagnato il potere di crearci un aggreato personale, scegliendoci tutti gli ingredienti ad uno ad uno. Il mondo di AppStore invece uccide questa cosa, hai solo l'edizione intera e non puoi magari scegliere di comperare con micropagamenti un certo editorialista di una testata, una firma tecnologica da un'altra, lo sport da un quotidiano sportivo per la squadra del cuore, etc etc - non pensi che sarebbe più divertente continuare a poter fare mix'n'match di tanti pezzetti in un proprio aggregato personale, anche sulle nuove piattaforme come iPad e i tablet?

Sì hai ragione, il problema è commerciale: gli editori non possono permetterselo, perchè hanno costi molto alti e non possono vendere solo una parte di prodotto rischiando di produrre tutto il resto per niente.

Son rimasto sosrpreso nel vedere App di magazine che vendono il nuovo numero allo stesso prezzo dell'edicola? Ti sembra normale, dato che non hanno i costi di stampa e distribuzione?

Ci sono un paio di motivi almeno per questo fatto, è una cosa interessante, conosco i fatti perchè lavoro in questo ambiente. La prima ragione, come già detto, sono i costi altissimi che hanno. La seconda è che i periodici e i quotidiani hanno numeri certificati per la diffusione, ci sono organismi preposti all'auditing della tiratura: su questo numero si basa la vendita di pubblicità, è un dato fondamentale per i bilanci delle aziende. Se la rivista su iPad costasse meno, non potrebbe valere come copia venduta ai fini della tiratura ufficiale: gli editori cercano di evitare di perdere lettori quando questi passano ad iPad, cercano di mantenere una tiratura equivalente anche passando all'edizione digitale.

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