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"Il profitto dell'azienda" al centro delle motivazioni della sentenza Google per i video di bullismo

Pubblicato: 13 apr 2010 da giovanni de stefano

Commenti dei lettori


Sono state depositate oggi le motivazioni della sentenza emessa a fine febbraio dal Tribunale di Milano, che riteneva tre dirigenti Google penalmente responsabili della pubblicazione su YouTube di un video contenente immagini di minorenne affetto da sindrome di down.

Il giudice Oscar Magi, che ha pronunciato la sentenza, ha chiaramente preso le difese della legge e del sistema delle istituzioni, per come le conosciamo, contro la “tabula rasa”, perennemente riscritta e condivisa, di quelle che sono le attività online e le conseguenza culturali di esse. Le motivazioni contengono già una difesa preventiva della sentenza stessa, messa in moto contro eventuali attacchi dell’opinione pubblica, del “popolo del web”:

“Non esiste nemmeno la sconfinata prateria di Internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del Web. Esistono invece leggi che codificano comportamenti e che creano degli obblighi che, ove non rispettati, conducono al riconoscimento di una responsabilità penale”

Quello che più sta colpendo l’opinione pubblica internazionale, in realtà, è come nelle motivazione della sentenza sia messo in risalto il “profitto” dell’azienda Google come primo movente sulle carenze di una “moderazione a priori” su YouTube. Questo potrebbe essere non solo un errore di valutazione, ma anche un messaggio molto sbagliato e senza precedenti. La censura preventiva della libertà di espressione è una tentazione troppo forte anche per molti governi apparentemente liberali, che a tratti sembrano non aspettare altro che un’occasione per cominciare ad applicarne i “vantaggi” alle proprie popolazioni interne.

Le motivazioni di Magi sono lunghe 111 pagine, citano Shakespeare e si dilungano principalmente riguardo alle mancanze dei “disclaimer” di Google, riguardo la privacy delle persone raffigurate nei video caricati online. Ma, giustamente, quello che più preoccupa in questo momento sono frasi come questa:

“Non è una scritta su un muro a costituire un reato da parte di chi possiede quel muro, ma lo sfruttamente commerciale di quella scritta”

Il video dell’atto di bullismo è restato online per ben due mesi, prima di essere rimosso, figurando anche fra “i video più interessanti” fra quelli italiani. Questo, però, non è avvenuto certo perché la bambina di 12 anni che lo ha pubblicato non avesse letto in tempo le sequele di pagine di disclaimer che Google offre a tutti i suoi utenti, prima di permettere loro di caricare un video qualsivoglia. E’ accaduto perché YouTube consente a chiunque di usare i propri servizi, con libertà, e con quella stessa libertà che usa nella vita “reale” (anche a 12 anni, con minori responsabilità di un maggiorenne), di sbagliare, di commettere errori e, nel peggiore dei casi, anche dei reati.

In tutta questa storia, quello che fa più rabbia è il caso mondiale sulla “libertà digitale italiana” che si sta montando, progressivamente, inesorabilmente. Forse, anche in un’occasione di motivazioni come queste, non è il caso di fasciarsi la testa prima ancora di essersela rotta. Può darsi che sia sbagliato considerare il semplice profitto il vero movente di un modo di concepire la moderazione di un sito come YouTube. E lo scopriremo in fase di appello, cui Google ha già annunciato di voler ricorrere. Ma, se la legge italiana stabilisce che ci possano essere responsabilità penali, per un dirigente di un’azienda, sugli atti di quell’azienda, la globalizzazione delle web company non le rende meno soggette alle leggi dei vari stati in cui operano.

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12 commenti

Commenti dei lettori

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  • fagiano1973

    13 apr 2010 - 13:48 - #1
    -1 punto
    Up Down

    Beh c’e’ da dire che effettivamente è anche grazie a video “d’impatto” come quello in questione che GOOGLE guadagna bei soldini… che tolghino la pubblicità!! eheh

  • Giabar

    13 apr 2010 - 14:34 - #2
    -1 punto
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    Scommetto che se il video in questione avesse avuto una canzone degli U2 in sottofondo probabilmente l’avrebbero rimosso in un paio di settimane, se non addirittura giorni. Perché? Soldi, profitti.
    La sentenza è chiara: si chiede a Google di investire delle risorse anche nella protezione della privacy non solo nella tutela del diritto d’autore.

  • Profilo di stever

    stever

    13 apr 2010 - 14:48 - #3
    1 punto
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    Che Google guadagni anche da video che ritraggono un reato è senza dubbio squallido ma volendo fare l’avvocato del diavolo se dovessero mai molestare mia figlia con annessa ripresa con il cellulare preferirei che il video potesse andare liberamente su internet in modo da poter risalire agli autori e denunciarli, viceversa il video circolerebbe solo nei telefonini di quattro delinquentelli lasciando probabilmente il reato impunito e quindi reiterabile.
    Non sarebbe la prima volta che grazie ad un video caricato ad esempio su youtube da teppistelli sicuri di farla franca viene intercettato da una Polizia e punito !

  • bejelit

    13 apr 2010 - 15:34 - #4
    1 punto
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    ma ancora a parlare di sto video?????
    la verità è palese: google è uno dei pochi mezzi che hanno i cittadini italiani di trovare le verità sul nostro premier …. e sta sentenza vale come ammonimento!

  • fagiano1973

    13 apr 2010 - 16:38 - #5
    -1 punto
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    @bejelit : Il punto non è questo, penso che siamo tutti daccordo con quello che dici, il punto è che google sbadiera liberta’ di espressioni SOLO se ha un ritorno economico… come diceva l’altro utente se nel sottofondo del brano ci fosse stato un brano degli u2 stai sicuro che spariva subito. Quindi se google vuole veramente spargere il seme della libertà in rete puo’ tranquillamente evitare di trarre profitto da tutto ciò!

  • maurr

    13 apr 2010 - 17:43 - #6
    1 punto
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    i video di violenze sono senza dubbio rivoltanti.Ma e’ senza dubbio rivoltante pensare che in un servizio come youtube o simili,si possano filtrare in tempo reale i contenuti.
    E’ un po come denunciare il sindaco di new york perche’ ogni giorno ci sono episodi di violenza nella citta’.Che poi pensare che implicitamente Google possa aver lucrato su un video di violenza…..non mi pare sia un modello di marketing sostenibile da qualsiasi azienda a meno non voglia eliminarsi dal mercato.Assurdo Assurdo Assurdo.
    Googgle italia sparira’ come la google della repubblica popolare cinese?

  • Profilo di patri

    patri

    13 apr 2010 - 19:29 - #7
    -2 punti
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    Si, certo, intanto Google indicizza sempre tutto, anche queste cose negative!
    E poi quelli di Google quando eliminano il contenuto indicizzato dal motore di ricerca dopo aver ricevuto la segnalazione?
    Dopo settimane e settimane….
    Ma poi questa tipo di gente che va a mettere su YouTube? Video di questo tipo?
    Certe persone non sono proprio consapevoli di quello che fanno..

  • Profilo di dargo

    dargo

    13 apr 2010 - 23:04 - #8
    0 punti
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    tolghino (tolgano) errare Humanum est …..no comment

  • fagiano1973

    13 apr 2010 - 23:07 - #9
    0 punti
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    @ dargo: sennò che fagiano sarei! :)

  • Profilo di sandro-kensan

    sandro-kensan

    13 apr 2010 - 23:43 - #10
    1 punto
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    Certi giudici andrebbero licenziati in tronco.

  • sangue_

    14 apr 2010 - 10:24 - #11
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    Il guadagno rispetto ad un video? Giusto, giustissimo. In un momento in cui il nostro stato ha scordato la polemica dell’anno passato sulle sovvenzioni, o sul sottrarle, all’editoria, diciamo che è ingiusto che google guadagni su video discutibili. Io dico che è giusto che Google guadagni ed abbia i video che la legge, o la condotta editoriale si ponga. Oppure tra poco avremo dei rappresentanti sindacali dei giornalisti che vorranno far dare dei soldi pubblici pure a Google per far decidere ad altri quali e quanti video poter postare.

  • maurr

    14 apr 2010 - 12:19 - #12
    0 punti
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    per patri.Ti do ragione se avvisati di un problema ( qualunque azienda microsoft compresa)non intervengano oltre un ragionevole limite per farlo cessare.
    A questo punto,le ire giuste di una associazione,parenti etc si scaglino su chi ha commesso il fatto.Se si diffama una persona,e’ necessaria una punizione senza scomodare il mondo intero ad ecezione di bloccare la pagina o video incriminato. punto.
    Se un giornalaio viene arrestato perche’ in una delle edizione di pinco pallo e’ presente la diffamazione al cardinale chilossachi,nessuno vorra’ piu’ distribuire informazioni,con il rischio che ne consegue.
    Diventerebbe il web una girandola di denunce e diffamazioni e cesserebbe di esistere.
    Tranne forse per le piattaforme musicali libri a pagamento,e le testate ufficiali di informazioni.Ma a questo punto,tanto vale ascolto la televisione o la radio,e non ho piu’ bisogno di un collegamento internet…