Su Facebook insultò il Profeta: in Iran confermata la condanna a morte per un blogger

In Iran è stata confermata la sentenza di morte per quel blogger che su Facebook avevano insultato il Profeta. La conferma arriva dalla Suprema Corte.

Brutte notizie dall'Iran: la Suprema Corte ha confermato la condanna di morte per quel blogger che era stato accusato di aver insultato il Profeta Maometto tramite diversi post su Facebook. A dare la notizia sono stati i media locali e le diverse organizzazioni per i diritti umani. Il suo nome è Soheil Arabi, 30 anni: l'uomo è stato arrestato nel novembre 2013 dall'IRCG ed è stato condannato a morte lo scorso settembre dopo aver ammesso di gestire e seguire diverse pagine su Facebook dove scriveva post che insultavano il Profeta. Vale la pena di sottolineare come l'esatta natura di questi insulti non sia mai stata specificata e come queste pagine siano state opportunamente rimosse.

In Iran condannato a morte un uomo per aver insultato Maometto su Facebook


Facebook Iran

La condanna a morte di Soheil Arabi è stata confermata martedì dalla Suprema Corte dell'Iran. La Corte ha anche aggiunto un'ulteriore accusa alle precedenti, "Corruzione sulla Terra", imputazione che a quanto pare non consente la grazia. Questo sempre secondo una fonte che è venuta a contatto con l'organizzazione per i diritti umani che opera in Iran e che sta seguendo la vicenda.

Le fonti spiegano: "Purtroppo l'accusa di Corruzione sulla Terra non consente di ricevere la grazia seconda la legge iraniana. A questo punto c'è solo spazio per la speranza che il giudice di questo ramo della Corte Suprema annunci che questo capo di imputazione è stato aggiunto per errore e che debba essere eliminato, inviando poi il caso ad un altro tribunale per la revisione del processo. In caso contrario, il signor Arabi subirà l'esecuzione capitale".

La condanna arriva a neanche una settimana dalla notizia che in Iran era stato liberato uno dei più famosi attivisti su internet, Hossein Derakhhshan, il quale ha appena trascorso sei anni in prigione per aver insultato i leader religiosi, aver collaborato con stati ostili e aver fatto propaganda. Inizialmente Hossein era stato condannato a venti anni di carcere.

In Iran è ormai la norma infliggere pene così dure per i reati online: nel mese di maggio le autorità avevano condannato altri otto utenti di Facebook per un totale di 123 anni di carcere, due mesi dopo altri otto attivisti in totale si erano visti arrivare 127 anni di prigione. E non pensiate che solamente gli utenti di Facebook siano nei guai: all'inizio dell'anno sei giovani erano stati arrestati per aver pubblicato un video su Youtube in cui ballavano la canzone Happy di Pharrell Williams. E tutto questo nonostante il primo ministro Hassan Rouhani abbia più volte dichiarato di volere un'apertura verso l'Occidente e più libertà su internet. Osservatori internazionali lo ritengono sincero, ma il problema sono i gruppi di estremismo religiosi e fanaticamente conservatori fedelissimi all'Ayatollah Ali Khamenei, sono costoro che vogliono reprimere gli attivisti su internet per rallentare l'apertura riformista di Rouhani.

Via | Mashable

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