USA, Google può scegliere liberamente come organizzare i risultati delle ricerche

Contrariamente a quanto sta succedendo in Europa, negli Stati Uniti i risultati delle ricerche di Google sono protetti dal diritto alla libertà di parola: l'azienda di Mountain View può fare come meglio crede.

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I risultati delle ricerche di Google - e quindi la loro organizzazione - sono protetti dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e per questo motivo l’azienda di Mountain View può scegliere di gestirli come meglio crede, indipendentemente da come si comporta la concorrenza. Lo ha stabilito la settimana scorsa un tribunale di San Francisco, confermando quello che Google afferma ormai da anni.

C’erano già due sentenze che avevano dato ragione a Google, una del 2003 e una del 2007, ben prima che l’azienda di Mountain View diventasse il colosso che è oggi. Nel corso degli ultimi anni la posizione di Google è mutata e in tanti hanno avuto da ridire sul modo in cui vengono proposti i risultati delle ricerche fatte dagli utenti.

Il sito CoastNews ha fatto di più, tentato di portare BigG in tribunale sostenendo che Google, vedendolo come un potenziale concorrente, lo aveva penalizzato nei risultati delle ricerche mentre Bing e Yahoo! lo tenevano in prima posizione.

Google, in tutta risposta, ha presentato una mozione sostenendo che la causa intentata dal sito internet californiano andasse a reprimere il diritto alla libertà di parola sancito dal Primo Emendamento. Il giudice Ernest Goldsmith ha dato ragione a Google, confermando quindi che l’organizzazione dei risultati delle ricerche dell’azienda di Mountain View è un’attività protetta dalla Costituzione.

Grande vittoria per BigG negli Stati Uniti

Questa decisione rappresenta una grande vittoria per Google, un punto fermo che dovrebbe frenare i tanti che sostengono che l’azienda abusi della propria posizione dominante per spingere i propri prodotti e servizi. Forse lo fa davvero, ma ora c’è una sentenza che autorizza il motore di ricerca a farlo.

La decisione del giudice, va da sé, vale soltanto per il territorio statunitense. Altrove la situazione è ben differente, a cominciare dall’Europa: la battaglia tra BigG e l’Antitrust UE va avanti ormai da anni e Google, lo scorso febbraio, aveva presentato una proposta che potrebbe chiudere la questione.

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Il social network potrebbe impegnarsi, in Europa, a elencare i servizi di almeno tre concorrenti (presi da una lista di siti specializzati) ogni volta che nei risultati delle ricerche comparirà un servizio dell’azienda. Google, inoltre, potrebbe impegnarsi a trattare i risultati sponsorizzati delle aziende concorrenti allo stesso modo dei propri, lasciando però alle stesse aziende il controllo della grafica e dei contenuti. Tutto questo per evitare una salatissima multa di 5 miliardi di dollari, il 10% del fatturato dell’azienda nel 2012.

Negli Stati Uniti, invece, Google avrà carta bianca.

Via | GigaOm

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