Bufale su Facebook: vietato l'uso di armi in film e telefilm

Oggi andiamo a parlare di una bufala su Facebook e sul web che sta facendo il giro della rete: il divieto di utilizzare in Italia armi in film e telefilm. Vediamo cosa c'è di vero e cosa c'è di falso.

In questi ultimi giorni sta girando una notizia su Facebook e sul web che si può considerare tranquillamente come una bufala: Alfano vieta l'uso delle armi di scena in film e telefilm prodotti in Italia. Più o meno i titoli che si leggono in giro sono questi. Beh, diciamo che come spesso capita una notizia reale viene travisata e modificata ad hoc ed ecco che così finisce per nascere una bufala su Facebook. Ecco perché oggi andiamo a vedere cosa c'è di vero e cosa c'è di falso in questa notizia: non è del tutto vera, ma non è del tutto falsa. E la realtà dei fatit è ancora più desolante della bufala stessa.

Alfano vieta le armi nei film: la bufala su Facebook


Squadra antimafia

Dunque, prima di tutto scagioniamo il povero Angelino Alfano: lui non c'entra nulla con questo divieto. O meglio: essendo a capo del Ministero si è ritrovato per le mani questa bega, un vero e proprio pasticcio burocratico da cui non si sa bene come uscirne. Una tipica italianata, insomma, al suo posto poteva esserci chiunque. Dunque, la notizia che si trova su Facebook e in rete i pratica sostiene che da mercoledì 5 novembre le armi di scena sono bandite dai set televisivi e cinemtagrafici, il che implica basta sparatorie di qualsiasi genere. Il tutto seguendo una direttiva del Ministero degli Interni.

Il problema non è una legge fatta adesso, bensì una vecchia circolare la cui proroga è scaduta proprio il 5 novembre: ecco perché Alfano non c'entra nulla, gli è capitata fra capo e collo una vecchia storia. La suddetta circolare è la 50.302/10.C.N.77 del 7 luglio 2011, rilasciata dal Ministero dell’Interno, la quale propone l'interpretazione dell’art. 22 L.110/1975. In pratica tale circolare propone una serie di modifiche per le armi di scena in modo da renderle meno pericolose e evitare incidenti sul set con l'obbligo di inviare queste armi opportunamente modificate presso il Banco Nazionale di Prova di Gardone Val Trompia per controllare che le modifiche siano a norma. Se le armi passano la prova, sarà il Banco stesso ad apporre sull'arma un punzone.

Visto che siamo in Italia, qualcuno che non sapeva bene di che cosa stesse parlando ha pensato bene di realizzare questa circolare, senza però spiegare nel dettaglio come tutto ciò debba avvenire. All'epoca ci si rese conto del problema e da questa consapevolezza di aver creato l'ennesimo pasticcio burocratico nacque la proroga che però adesso è scaduta.

Ovviamente l'Anica ha ragione di essere preoccupata: volendo realizzare serie poliziesche o d'azione in Italia o anche un kolossal di guerra, bisognerebbe prendere le armi finte di scena (si tratta di simulacri, ovvero di armi non attive, ma con componenti reali), modificarle in tempi rapidi, spedirle al centro in questione e aspettare la loro approvazione prima di poterle usare in scena. Praticamente impossibile. L'Anica ha più volte sottolineato come queste modifiche siano costose e difficili da fare, soprattutto in tempi brevi, il che significa rallentare parecchie produzioni sul suolo nostrano.

Finora ci si era comportati così: sui set comprano le armi, le fanno modificare dall'armaiolo, si chiede autorizzazione apposita alla questura. Un ispettore controlla poi se la modifica è a norma oppure no. Fondamentalmente in Gran Bretagna e Francia si continua a fare così, solo in Italia si è avuta la brillante idea di complicare ulteriormente le cose. Quindi una volta tanto scagioniamo Alfano.

Antibufala Blogo

Via | Bufale su Facebook

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