
La storia è talmente banale da poter passare inosservata, se non fosse per il finale, che ci permette di fare un confronto tra la giustizia Usa e la giustizia italiana ai tempi di internet. I fatti: un ragazzino americano ha la “bella” idea di aprire un profilo Facebook con un nome femminile. Riesce a convincere i compagni di scuola a farsi mandare le loro foto e video con particolari intimi, e poi li ricatta. Risultato: ragazzino condannato a 15 anni di galera.
Confrontiamo questa vicenda con quella della condanna Google. In questo caso non c’è alcuna incriminazione per Facebook ne, per quello che sappiamo, la scuola ha subito conseguenze. In compenso il colpevole dovrà scontare una condanna che in Italia non viene emessa neanche per chi uccide. Da una parte la giustizia italiana, che emette una sentenza di colpevolezza per chi gestisce il mezzo tecnologico e che manda ai servizi sociali chi ha girato il video, dall’altra la giustizia americana che prende il colpevole del ricatto e lo condanna in maniera esemplare.
Sempre parlando di giustizia, per non essere tacciato di filoamericanismo o di “filogooglismo” tout cour, devo dire che personalmente ho trovato fuori luogo l’intervento dell’ambasciatore in americano in Italia, David Thorne. E’ facile intervenire in Italia sulla libertà e su internet, meno facile è intervenire quando l’interlocutore è la Cina, vero? Concludo l’inciso sulla giustizia, ricordando a tutti i casi di due italiani incarcerati negli Usa, la cui storia è decisamente controversa: Carlo Parlanti e Chico Forti. Chissà se l’ambasciatore ne ha mai sentito parlare.
Foto | Flickr
nicc0
25 feb 2010 - 12:52 - #115 cosa? giorni? mesi? anni? secoli?
gianlkr
25 feb 2010 - 12:55 - #2Anni anni! Chiederò l’intervento della magistratura per indagare sulla scomparsa della parola “anni”… ;) Corretto grazie!
guybrush_threepwood
25 feb 2010 - 12:56 - #3cnet dice anni
marsplastic
25 feb 2010 - 13:23 - #415 anni sono pure troppi .-.
nettu
25 feb 2010 - 13:29 - #5Nella notizia originale non c’è scritto che il reo è minorenne. Ha 19 anni.
gianlkr
25 feb 2010 - 13:33 - #6Va bene, precisiamo: ha 19 anni ora, il ricatto è iniziato nel 2007. Il discorso non era comunque incentrato su questo, quanto sul fatto che nessuno ha pensato a incriminare Facebook. Tolta la parola “minorenne” dal titolo. Ciao! :)
lornova
25 feb 2010 - 13:53 - #7Non entro nel merito se 15 anni siano troppi o pochi, ma è indubbio che qui la giustizia ha funzionato. In Italia le bestie del famoso filmato dovevano avere una condanna esemplare (e non mi interessa che fossere minorenni): è l’unico metodo di dissuasione per le altre bestie simili.
orchite-acuta
25 feb 2010 - 23:13 - #8Ma assolutamente. Ok la riflessione finale sulle linee di principio, i diversi pesi e relative bilance, i casi citati.
Ma questo ragazzino non può essere liquidato così.
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Ha preso per il “naso” dei pistolini che si facevano le foto al bigolo con il cellulare per importunare una coetanea. Con l’aggravante di usare facebook, e a 15 anni!
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Vabbè, c’è l’estorsione, ma passa in secondo piano. Per me, medaglia ipso facto. : )
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Le solite americanate.
piùumiledighost
26 feb 2010 - 10:10 - #9Visto che la strage di Capaci è stata fatta innescando l’esplosivo con un telefonino, si sta cercando di capirte se il gestore era TIM o Vodafone, per incriminare e condannare i vertici della compagnia telefonica …….
ReDirEct__
27 feb 2010 - 15:23 - #10facebook così come google sono solo un mezzo per arrivare al fine che questi utenti idioti perseguono… non va punito chi offre il servizio, ma chi compie effettivamente l’atto… il decreto Romani entrarà in vigore per questo… e a quanto pare è in linea con le leggi americane a riguardo… che lo vogliate o no, non è moralmente giusto, (ovviamente secondo il mio parere) condannare persone che non c’entrano e che hanno fatto quello che dovevano (la censura dei video incriminati, o dei gruppi)…