
In merito al processo che vede come protagonisti Fapav e Telecom Italia, e marginalmente SIAE, un interessante post su Diritto.net fa luce sull’ “Indagine conoscitiva sul diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica” dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (documento PDF originale scaricabile dal link).
Dal post del Dr. Pino Bruno, che vi invitiamo a leggere integralmente, possiamo riassumere alcuni punti fondamentali. La Siae è un “ente costituito principalmente dall’attività, di natura privatistica, di intermediazione nell’utilizzazione economica delle opere protette da copyright…” ed inoltre “…il legislatore prevede che sia la SIAE a coordinarsi con l’Autorità (e non viceversa), peraltro “nei limiti dei propri compiti istituzionali”.
Siae e Fapav sembrano quindi essere uscite compiti loro attribuiti, quando intraprendono azioni ispettive che non sono state pianificate e condotte dall’Autorità. Agcom dice:
“L’azione di vigilanza della SIAE andrebbe invece circoscritta alle attività di cui alle lettere b), c), d), d-bis), d-ter) di cui all’art. 182 bis. Queste, infatti, attenendo alle proiezioni in sale cinematografiche, nonché all’attività di vendita e noleggio, e a quella di riproduzione attraverso fotocopiatrici, sembrano riguardare principalmente fenomeni di pirateria “fisica”, che, in quanto tali, esulano dall’ambito di competenza tradizionalmente riconducibile all’Autorità”…” Andrebbe pertanto stabilito che all’Autorità spetti, in via esclusiva, il compito di pianificare e condurre le 65 attività ispettive relative alle attività indicate alla lettera a) dell’art. 182 bis, attività per le quali essa potrà avvalersi delle forze di polizia operanti presso di essa (Polizia postale e nucleo per la radiodiffusione e l’editoria della Guardia di finanza) e, ove d’utilità, dei funzionari della SIAE, che, dunque, nel caso, svolgerebbero attività di supporto”.
Possiamo quindi dedurre che Siae e Fapav si siano mosse al di fuori dei propri ambiti, “certificando” in un certo qual modo i fatti, nel momento in cui presentano le proprie “prove”.
Da accusatori ad accusati, il processo Fapav contro Telecom Italia protrebbe rivelarsi un vero e proprio boomerang anche per Siae.
Foto | RocketRaccoon
ridicoli e patetici.
23 feb 2010 - 14:14 - #1La soluzione è la fine della siae.
I poveri artisti finiscono solo per prenderlo nel didietro solo per poter far ingrassare gli schifosi come ligabue e vasco.
Theabbc
23 feb 2010 - 14:28 - #2I “poveri artisti” non sono obbligati ad iscriversi alla siae.
ridicoli e patetici.
23 feb 2010 - 14:35 - #3TheAbbc.
Invece si. Per pubblicare un album e provare a venderlo nella legalità si.
-Ryo-
23 feb 2010 - 15:30 - #4@3
Sicuro? Mi pareva si potessero iscrivere a qualsiasi organo equivalente, ma di altre nazioni.
tia
23 feb 2010 - 17:06 - #5La prima volta che ho visto quella foto ero piccolo… :
Theabbc
24 feb 2010 - 20:27 - #6@3 mi dispiace ma non è vero, io stesso ho un gruppo, non siamo iscritti alla siae ma solamente tramite creative commons ed il nostro cd è distribuito in tutta Italia, è una nostra scelta.
Se vuoi le protezioni e i servizi che ti da la siae allora paghi, altrimenti non sei costretto.