
Divertente, ma anche amaro, questo flowchart segnalato da Boing Boing. Rappresenta due percorsi, due modi di gustarsi un film: il primo, quello più breve e comodo, è quello offerto dalla pirateria informatica.
In pratica, un solo passaggio: direttamente dal pirata-produttore al pirata-consumatore, senza altri intermediari se non la coscienza dei due, e il peer-to-peer, a volerla proprio mettere su un piano moralistico. Il secondo grafico, invece, racconta il lunghissimo iter che compie uno spettatore che voglia consumare un film in dvd nella maniera più “legalitaria” possibile.
Passando dunque per tutte le ipocrisie delle raccomandazioni (minacce dell’FBI incluse); i trailer non “skippabili” e tutto quanto ci separa dal classico menù del film, che ci attende; da qualche parte, ma ci attende.
metalsho
19 feb 2010 - 17:38 - #1E’ lo stesso discorso di tutti i sistemi antipirateria che rompono le scatole in pratica SOLO a chi ha pagato onestamente il prodotto!
I dirigenti delle major sono solo degli idioti avidi.
MrMoleskine
19 feb 2010 - 18:04 - #2Sante parole metalsho!
clauderouges
19 feb 2010 - 19:19 - #3Effettivamente non ho mai capito perché ogni volta che metto un dvd (che acquisto quasi sempre) devo sorbirmi quegli orrendi spot che mi minacciano di morte se scarico un film sezna nemmeno la possibilità di saltarlo. In compenso con DVD Shrink si possono comodamente togliere!
Comunque sembra che ora la Fox l’abbia capita. Nei nuovi dvd lo spot antipirateria non ci sono più.
::: ghost :::
19 feb 2010 - 19:37 - #4tanto, fra due o tre anni, TUTTI i film del mondo saranno di proprietà di Google e verranno distribuiti GRATUITAMENTE a TUTTI gli abitanti della Terra che sottoscriveranno un account Google firmando i termini e le condizioni del contratto con una penna d’oca ed usando come inchostro una goccia del proprio sangue… :|
federico2
19 feb 2010 - 20:04 - #5Sto prendendo in considerazione l’ipotesi che questo “ghost” non sia banalmente un troll da 4 soldi come sembrerebbe da una rapida lettura ma sia un bot di Google che trae segreto vantaggio dalle reazioni di rigetto dei lettori alle belinate che scrive suo bot programmato proprio per questo. Diabolica G.!
skyler83
19 feb 2010 - 20:38 - #6@federico2 ti avrei dato ragione se fossimo nei primi anni duemila, ma ormai nel 2009 i bot sono diventati molto evoluti, e possono dare risposte intelligenti e soprattutto non monotematiche :) … quello lì invece è troppo impedito per essere un bot, purtroppo deve essere uno in carne e ossa, col culo a forma della sua sedia, visto che passa tutto il suo tempo su blogo a rompere i marroni e fare self-advertising
federico2
19 feb 2010 - 21:17 - #7@Skyler83 può pure essere ma esistono anche i bot scarto di fabbrica, i bot malscritti da terzisti sottopagati, i bot archeologici smarriti nella rete, ecc. Questo per la sua inossidabile ottusità mi sembra una versione involuta e malata di Eliza. Dev’essere proprio la scartina di un laboratorio di ricerche russo anni ‘80.
fabio341
20 feb 2010 - 00:19 - #8@federico2
ahahahahah … mi hai fatto morire di risate con la tua teoria del bot di google che sfrutta sottili tattiche psicologiche per farci amare big G !
ilgrillo
20 feb 2010 - 09:30 - #9Non ci sono due modi. Ne esiste solo uno. L’altro si chiama “rubare”.
Non voglio neanche considerare la qualità “media” di un film ricompresso.
Esistono regole. Se non vanno bene si provano a cambiarle insieme, ma nascondersi dietro all’attesa dei film in dvd/blu-ray per dare ancora uno sprint alla pirateria mi fa cadere la braccia.
Capisco il tono volutamente polemico dell’articolo, ma sono davvero stanco di leggere di giustificazioni a un reato che si commette solo perché si è sicuri di farla franca e che lo rende eticamente ancora più abietto.
Perché non rubate la benzina alla pompa? Non costa forse troppo?
govinda
20 feb 2010 - 10:42 - #10…Nel caso delle major sei davvero ottimista se pensi che si possa cambiare le regole insieme. Loro comandano e noi siamo comandati.
ilgrillo
20 feb 2010 - 11:11 - #11Allora anche l’OPEC… Domani partenza da casa mia. Portatevi le taniche vuote che andiamo a prendere la benzina quando la pompa chiude.
Vedi, govinda, non sto dicendo che le major sono santissime organizzazioni di carità. Considero solo che i film non sono nemmeno un bene primario e basta selezionare quelle poche opere che vale la pena vedere e comprarsi un bel dvd o andare al cinema.
Certo, bisogna informarsi, certo bisogna essere “costretti” a non poter vedere tutto e a rinunciare qualcosa. Costa fatica selezionare.
E invece più comodo prendere, soprattutto perché si sa di non essere presi. È questo che non sopporto. Questa squallida ipocrisia o meglio quella sottile presunzione di vantarsi di avere visto un film piratato, magari prima degli altri.
Io da ragazzo ho “acquistato” merce pirata, ma mi sentivo un verme. Non ne andavo fiero. Non avevo una lira, ma non barattavo la mia povertà con la scusa dei prezzi troppo alti, convincendomi che quello che facevo era la cosa giusta.
Ciao.
ilgrillo
20 feb 2010 - 11:22 - #12Capisci? È il concetto stesso a essere fallato. Se applicassimo il concetto della pirateria in tutti i mercati non esisterebbe più niente di tutto quello che conosciamo.
E credimi se ci fosse data la possibilità di prendere la benzina con l’assoluta certezza di non essere scoperti, lo faremmo.
È questo che mi manda fuori di testa. Vuol dire che seguiamo le regole non perché si sono generate in secoli di educazione civica, ma solo perché abbiamo timore della punizione.
Assurdo.
warpmaster
20 feb 2010 - 11:45 - #13A Grillo, ti ricordo che Piracy is not theft, nessuno si frega i master originali eh.
Comunque stai tranquillo che quando avremo i replicatori di materia, verremo a “scaricarci” la tua auto.
http://www.youtube.com/watch?v=JC5tp9OzXc8
clauderouges
20 feb 2010 - 11:51 - #14@ilgrillo: Sono d’accordo con te. Rubiamo e ci giustifichiamo con qualunque mezzo e se avessimo la possibilità di rubare anche altre cose senza esser scoperti lo faremmo. Però io compro sempre tutti i dvd che ho (e ne ho davvero tanti) e anche la maggior parte dei cd (tantissimi) che ho sono comprati. In più sono stato abbonato fino a un mese fa ad un servizio di streaming legale di musica (10 euro al mese) prima che me lo togliessero. Nonostante ciò sono più che convinto che l’industria discografica e cinematografica stia facendo ben poco in Italia per sconfiggere la pirateria, se non lagnarsi in continuazione e creare campagne antipirateria intimidatorie, inutili e costose. Se davvero l’industria fosse in crisi escogiterebbe ben altri metodi per uscirne rispetto al venderti un disco di file mp3 a 10 euro. In altri stati ad esempio c’è il download illimitato su abbonamento. Perché in Italia no? Perché da noi ti tolgono anche l’unico servizio di streaming legale che c’era? E non è un invito alla pirateria questo? Siamo nel 2010 e internet dà la possibilità di accedere a qualsiasi film o cd della produzione mondiale di tutti i tempi in pochi minuti. L’industria dovrebbe sbrigarsi a rendere tutti i film e dischi accessibili facilmente e legalmente. Cosa che non sta facendo, o sta facendo molto con comodo e in tempi troppo lunghi. E se non lo fanno secondo me è perché francamente navigano ancora nell’oro. Che mi mettano a disposizione un catalogo di film e musica veramente completo e io pagherò anche 20 euro di abbonamento al mese. Ma che si diano una mossa invece di stare lì a giocare con DRM, cataloghi limitati e soluzioni pay-per-track.
ilgrillo
20 feb 2010 - 12:15 - #15@warpmaster
:) Il video mi ha fatto sorridere.
Avresti ragione se i film, la musica, e la scrittura avessero un valore sulla base della loro fisicità. Se riduci tutto al “master originale” credo che tu abbia saltato qualche passaggio del ragionamento.
Quando avrai i replicatori ricordati di “fare” anche una batteria da 70A, la mia è scarica… ;)
ilgrillo
20 feb 2010 - 12:23 - #16@clauderouges
D’accordo. Che si cominci a sviluppare un modello economico diverso e che si mandino in pensione gli azzimati dirigenti.
Aria fresca, idee nuove.
Poi sono sicuro che anche se vendessero un CD a 1 euro ci sarebbe qualcuno che ne spenderebbe 2 di energia elettrica tenendo acceso un pc con un alimentatore da 700W per ore su un P2P lentissimo.
Ma se mai cominciamo, mai sapremo.
Ciao.
Un altro grillo
20 feb 2010 - 12:57 - #17Encomiabile battaglia informativa caro grillo ma porti un esempio fallato. Un film scaricato può comunque essere venduto e come dici tu chi preferisce la qualità sceglierà di affittarlo o comprarlo. Un film fisicamente sottratto è un bene perso, chi doveva venderlo o affittarlo non potrà più farlo e ci avrà rimesso i soldi spesi per l’acquisto.
Scaricare materiale coperto da diritti d’autore senza permesso in alcuni paesi fra cui il nostro è REATO, ma farlo comunque non significa RUBARE perché RUBARE significa SOTTRARRE.
Hai tutte le ragioni di segnalare che si tratta di un reato, solo che non è RUBARE e il paragone con gli oggetti fisici non regge.
Un altro grillo
20 feb 2010 - 13:02 - #18I 700w dell’alimentatore che citi sono la potenza massima erogabile, non la potenza comunemente erogata durante l’uso del PC, in particolare per applicazioni che impegnano poco le CPU moderne come può essere il p2p.
ilgrillo
20 feb 2010 - 14:13 - #19Ciao, altro grillo.
Non è con la cavillosa precisazione grammaticale che si risolvono i problemi (almeno non sempre e non questi), se poi vogliamo avventurarci nella scoperta del miglior termine, mi trovi disponibile.
Sottrarre il lavoro dell’intelletto altrui secondo me è rubare.
Non specificando perché il paragone non possa reggere, non posso appoggiare la tua affermazione circa gli oggetti fisici.
Da domani potrei crearmi un database SQL, un account Wordpress, un editor CMS copiare parola per parola gli articoli di downloadblog senza alcuna fatica. Poi ci abbino un account AdSense e inizio a pubblicizzare il tutto in internet.
Loro lavorano e scrivono e io racimolo un migliaio di euro all’anno con CTRL+C e CTRL+V.
È giusto?
Non ho rubato. Ho solo copiato.
Non c’è niente di fisico.
Per quanto riguarda i 700W ti do ragione. Volevo dimostrare quanto la fragilità dell’educazione civica possa far crollare il buon senso.
Ciao.
clauderouges
20 feb 2010 - 14:21 - #20@un altro grillo: il tuo ragionamento mi sembra semplicemente un bel gioco di parole. Però è vero che non sempre se uno scarica illegalmente poi non compra. A volte ad uno scaricamento illegale segue un acquisto da parte dello stesso soggetto, anzi, qualcuno sostiene addirittura che la pirateria aumenta le vendite (e sinceramente non lo escluderei totalmente). Ma in altri casi di cui non tieni conto chi scarica lo fa in sostituzione all’acquisto, quindi è come un furto in questi casi. Il discorso sulla copia originale non ha senso nel mondo digitale proprio perché la copia è identica all’originale ed è ovvio che il concetto di “furto” e il significato di “rubare” vanno aggiornati. Oggi i beni non sono solo fisici ma anche in altre forme, come file o dati. E’ ovvio che rubare una macchina è diverso da rubare un file di un videogioco ma è sempre rubare, per lo meno nei casi in cui il mio appropriarmi di questo file sostituisce la vendita che ne sarebbe stata fatta e quindi ne riduce i guadagni. Questo detto sono comunque dell’opinione che ho espresso qualche commento sopra, ma volevo solo concretizzare un po’ il tuo ragionamento secondo me troppo generico e sofistico.
ilgrillo
20 feb 2010 - 14:23 - #21Aggiungo su quanto da te affermato:
“[…]Un film scaricato può comunque essere venduto[…]”
Da chi? Chi ti dà il diritto di vendere ciò che nessuno ti ha dato il permesso di avere?
Un film non fisicamente sottratto fa sì che chi vende il bene fisico, o quello liquido ma regolamentato, non vedrà un euro perché non c’è più domanda.
Tutto molto bello. Libertario. Ma immagina Avatar reso disponibile gratuitamente a tutti al momento dell’uscita. O ci si inventa un nuovo modello economico o sfido chiunque a spendere centinaia di milioni di dollari per… per cosa?
Ciao.
Un altro grillo
20 feb 2010 - 15:27 - #22L’assalto dei venditori di contenuti ai blog e siti per trasmettere le proprie idee continua. Cari ragazzi voi potete dire quel che volete, ma se propagandate inesattezze (scaricare = rubare) o stravolgete le altrui affermazioni (il film scaricato da X può essere venduto, da chi lo realizza e ne ha diritto, a Z) non potete lamentarvi se c’è chi viene a farvi notare la fragilità delle vostre affermazioni.
Un altro modello economico esiste già. Immagino che voi non paghiate per usare i molteplici servizi di Google, Facebook e soci e neppure per vedere i programmi TV mediaset o ascoltare le emittenti radio. Meditate gente.
ilgrillo
20 feb 2010 - 16:28 - #23L’estrapolazione della tua affermazione è stata in effetti parziale (ti chiedo scusa) e si spiega solo nella fine della domanda da parte degli acquirenti, non certo con chi può vendere a chi.
Sì. Uso Google e Facebook ma loro hanno scelto il loro modello economico, infatti. E utilizzo i loro servizi nel rispetto della loro scelta.
Continuate a meditare, dunque.
clauderouges
20 feb 2010 - 16:48 - #24Per quanto mi riguarda non ho stravolto la tua affermazione e avevo capito benissimo ciò che vuoi dire, ma ribadisco che ciò che tu proponi è comunque rubare. Che poi la gente soprattutto in Italia si attacchi ai cavilli per sentirsi a posto con la coscienza è una cosa diversa. Non è rubare appropriarsi di un dvd in negozio? E io non credo che ciò che ha valore in un dvd sia il disco di plastica o la confezione, o per lo meno ne ha in percentuale molto ridotta rispetto al contenuto del disco. La tua differenziazione fra beni materiali e non mi sembra davvero forzata. Per quanto riguarda i social network, la tv e le radio, che tu citi a sproposito, si finanziano con la pubblicità come tutti ben sanno. Chi vende film e dischi non si finanzia con la pubblicità. O secondo te dovrebbero cominciare a mettere degli spot tra una canzone e l’altra? Mi sembra davvero che tu stia facendo un caos incredibile nei tuoi ragionamenti.
Un altro grillo
20 feb 2010 - 18:02 - #25“ciò che tu proponi è comunque rubare”. Visto che io non ho invitato nessuno a scaricare e anzi ho detto che è un reato la tua è un’affermazione falsa e invito la redazione a bannarti. Saluti.
un altro grillo
20 feb 2010 - 18:06 - #26Aggiungo solo che forse il signor clauderoges dovrebbe rileggere il post che sta commentando e capirebbe qual è il soggetto ossia proprio la pubblicità già presente nei prodotti originali e una immagine satirica che la stigmatizza.
ilgrillo
20 feb 2010 - 18:33 - #27In effetti, in alcuni dvd è molto fastidiosa.
Ma si tratta pur sempre di una pubblicità riferita agli stessi contenuti di un dvd e colui che vende ottiene vantaggi solo se quello che è pubblicizzato viene a sua volta acquistato.
Ma se i dvd e i film fossero distribuiti gratuitamente, quale vantaggio si otterrebbe pubblicizzando altri film distribuiti gratuitamente?
È come se Google potesse paradossalmente campare della pubblicità all’interno dei suoi servizi riferita a quegli stessi servizi gratuiti.
Un nonsense. Un cane che si morde la coda.
In virtù di questi tipo di commercial (parlo dei dvd) in effetti si potrebbe solo chiedere un calo del prezzo di acquisto recuperato dall’eventuale spinta a comprare altri prodotti della stessa major.
Ciao.
clauderouges
20 feb 2010 - 20:01 - #28un altro grillo: dato che ti piace molto giocare con le parole guardati la definizione di “proporre” sul vocabolario. Per quanto riguarda la pubblicità nei dvd ha già risposto ilgrillo.
Proporre: presentare qualcosa all’esame di qualcuno (tra le altre definizioni)
rezzonico
20 feb 2010 - 22:55 - #29E’ come se sui manuali dei videogiochi invece di esserci il classico “Grazie per l’acquisto” ci fossero minacce sulla pirateria, banalizzando ancora di più è come quando a scuola si faceva sciopero e i professori facevano la ramanzina ai pochi poveracci che entravano.
Per i prossimi DVD proporrei quindi messaggi di ringraziamento nell’intro
ilgrillo
21 feb 2010 - 09:21 - #30Bell’idea, quella dei messaggi di ringraziamento!
Quello spot infatti è inutile all’interno di un dvd originale. Pensiero tipo: “Be’? A me che lo dici a fare?”
Ciao.
La fiera degli onesti
21 feb 2010 - 10:18 - #31Infatti quegli spot stanno lì per chi li rippa/copia/distribuisce, è un avviso del tipo “ok hai comprato il prodotto ma non puoi farci niente oltre a vederlo. E’ ridicolo ma nella loro mente contorta è quello il motivo per cui quel messaggio sta lì, non è rivolto di certo verso chi ha comprato il prodotto per vederselo e basta.
Scaricare è reato, non serve etichettarlo come rubare per farlo diventare ancora più negativo. A prescindere da chi non sborserebbe nemmeno 1 cent per qualcosa che può avere “gratis”, certe *reazioni* che sfociano nella pirateria sono una conseguenza del comportamento sempre più avido e limitante proprio dei fornitori del servizio/prodotto, che ora piangono miseria ma per anni hanno accumulato fortune con prezzi e metodi che niente avevano a che fare con l’etica/morale che ora andate predicando.
Leica
21 feb 2010 - 13:46 - #32Non è vero, io per legge posso realizzare una copia di backup del mio prodotto regolarmente acquistato. Non è vero che non posso farci niente. Anzi mi arrabbio pure quando vedo che mi viene impedito di farlo attraverso campagne sempre più penalizzanti.
Da quando mi hanno spaccato l’auto e tra le altre cose mi hanno portato via anche i cd originali mi sono incaponito su questo.
Poi scusate, una curiosità: ma se io presto ad un amico il dvd di un film per farglielo vedere sto compiendo un reato? Non credo. Visto che giochiamo con le parole possiamo anche dire che ho molti amici sparsi su internet, e che mi prestano continuamente le cose.
ilgrillo
21 feb 2010 - 14:58 - #33Nei miei interventi, quando ci sono riuscito, ho provato a spingere sul pedale della moralità.
Sì, si può giocare sul fatto che tutte le persone con cui lo condividi sono tue amiche e usare tanti altri trucchetti lessicali e pseudolegali, ma in cuor nostro sappiamo che è così? O ci stiamo raccontando una bugia?
Poi possiamo parlare quanto vogliamo delle politiche vomitevoli delle major e delle vessazioni a cui sono sottoposti gli utenti onesti, come per esempio il balzello SIAE sulle memorie di massa.
Se vogliamo risolverla con la rivoluzione (come in parte sta accadendo) si può anche fare, ma io preferisco sempre un sistema più trasparente.
un altro grillo
21 feb 2010 - 16:50 - #34Non vi è niente di immorale nella duplicazione di un contenuto digitale perché tale atto non ne pregiudica la vendita da parte dei detentori dei diritti, come gli incassi stratosferici di film e musica dimostrano. Per altro se così non fosse anche la trasmissione autorizzata televisiva, radiofonica o via web sarebbe immorale.
Alcuni per interessi economici hanno fatto in modo che in molti stati fra cui l’Italia la duplicazione non autorizzata di opere protette da diritto d’autore sia un reato, pur tuttavia non ottenendo che il legislatore l’associasse nel C.P. al reato di “rubare”.
Dunque è giusto segnalare che di REATO si tratta, ma senza usare termini fuori luogo o -a proposito di morale- manipolare gli altrui interventi.
Leica
21 feb 2010 - 17:40 - #35E comunque, io che salvo le mie fotografie in dispositivi quali hard disk o cd-rom perché dovrei pagare una percentuale alla SIAE? Perché quel cd lo potrei usare per copiare? A me sembra che con la scusa di mancanza di idee (e di ingegno) ne approfittano per fare ulteriori vessazioni a danno di tutti. Non solo dei disonesti. E allora scusate, io riesco benissimo a dormire la notte se ogni tanto un amico gentile mi presta un suo cd o un suo dvd.
Con tutto quello che è stato versato in questi anni solo dalle copie di backup del mio lavoro posso stare più che a posto!
E ancora più onestamente, ci sono altri REATI ben più importanti, e proprio all’interno di questo mercato. Provate a sentire chi lavora in questi settori, a vedere in quali condizioni di assenza pensionistica vivono, di garanzie mancate, di sindacati fuffi (come la maggior parte in italia, o forse tutti?) e altro. Il supporto originale va ad alimentare un mercato sbagliato e corrotto, non va ad aiutare il singolo lavoratore. E io di alimentare chi se ne approfitta non ne ho proprio voglia.
ilgrillo
21 feb 2010 - 18:05 - #36@un altro grillo:
Mi dispiace che tu torni nuovamente sulla manipolazione degli interventi nonostante il mea culpa e le mie scuse. È evidente che non le hai reputate sincere o non le hai nemmeno considerate.
Per il resto, mi sembra di capire che si dica la stessa cosa ma ci si soffermi su dettagli poco importanti.
Ok, definiamolo anche REATO, mi sta benissimo. Di certo non posso appoggiare gli esempi di radio, tv e web, perché in quel caso c’è stato un accordo tra le parti e non ha senso parlare di moralità in quanto c’è un contratto scritto che regola il rapporto di diffusione.
Sì, le major incassano comunque, ma non sono io a dover decidere di punto in bianco, compiendo un reato, che la copia digitale può non comportare danni a un’azienda sulla base di analisi di bilancio che non possiedo. Penso anche alle piccole case discografiche.
In senso generale, e andando molto off topic, un ragionamento del genere ha qualcosa di malsano in seno soprattutto se applicato ad altri mercati diventando una consuetudine. Del resto la normalità è il frutto della consuetudine.
Se sei d’accordo, visto che non giungiamo a un punto comune e leggendo ancora una piccola punta di astio nelle tue risposte, proporrei di finirla qui.
Ciao.
ferrast
21 feb 2010 - 19:56 - #37Chi non ha mai scaricato inlegalmente da internet…scagli la prima pietra!
rubamatikfilms
22 feb 2010 - 00:01 - #38Vorrei aggiungere qualcosa ai precedenti commenti, vi consiglio di leggere il saggio di Chris Anderson sulla nuova economia del Gratis, che è il titolo del libro. Un libro che racconta come la pirateria e tutto ciò che ci viene offerto gratis, attraverso una semplice connessione, social network, mail è un sistema che fa miliardi di profitti. Per quanto riguarda la pirateria dimostra come sia fisiologica e che sia un modo ulteriore per affermare la popolarità di un prodotto che poi il più delle volte verrà acquistato se ritenuto valido. E per tenere fede al suo titolo, Anderson ha reso il suo libro gratuito sul web: http://www.themarketer.info/09-07-2009/chris-anderson-gratis-libro-free-full/ Io personalmente l’ho preso in biblioteca, come altri dvd e cd che sono a disposizione di tutti nelle biblioteche. Usatele più spesso, si risparmia un sacco sia sui libri che sui dvd, meno plastica e carta, e soldi risparmiati, e la soddisfazione che la cultura sia un bene comune, che passa di mano in mano. Tornando ai discorsi sulla pirateria, quante volte abbiamo prestato un libro, o un dvd ad amici? è illegale prestare ciò che si è comprato? bisogna capire che la pirateria è un fenomeno che non si può arrestare, e che semplicemente va sfruttato come pubblicità alternativa. Io personalmente sarei contento se i miei film un giorno venissero condivisi, sarebbe tutta pubblicità gratuita. Ovvio che questo sistema danneggia le grandi major e gli artisti, ma semplicemente bisogna cambiare sistema di trarre i profitti, variare, capire che non si può tornare indietro e saper anticipare il futuro per poter essere pronti. Fatevi un favore, leggetevi il libro di Anderson. E leggetevelo in inglese dal suo sito o prendetelo in biblioteca!
Berseker
22 feb 2010 - 09:30 - #39per quelli che facevano l’esempio della benzina, fidatevi che se ci fosse stato un modo semplice come il p2p per rubarla, la benzina, la si ruberebbe eccome.. “l’occasione fa l’uomo ladro”
MadCow78
22 feb 2010 - 11:10 - #40In questa diatriba tra falsi moralismi ed attacchi ai prezzi dei prodotti culturali vorrei semplicemente dire un paio di cose:
1)Rubamatikfilms ha ragione la cosiddetta pirateria fa parte del sistema e porta comunque ricavi a chi detiene i diritti, venendo sfruttata in maniera più che consapevole dalle grandi industrie. Si veda ad esempio il campo dei videogames: non vince la console migliore dal punto di vista hardware, ma quella i cui giochi si copiano più facilmente: in principio fu la playstation ora ci sono il wii ed la xbox360. Anche sky, in italia ritardò di un anno il cambio del sistema di criptazione del segnale rispetto al resto del mondo, proprio per cercare attraverso la pirateria di raggiungere più persone possibili.
2)la pirateria tra utenti è un qualcosa di fisiologico, fa parte della natura, volgarizzando è vero che l’occasione fa l’uomo ladro, ma i processi dietro al p2p sono molto più complessi e sociali. Quando ero ragazzino per fare colpo su di una ragazza le si faceva la CASSETTINA! Eppure anche la mitica cassettina era illegale, però era un momento della nostra vita sociale, un momento del nostro percorso di formazione, oggi se non si fanno più cd/dvd con i files giusti, le si riempirà un lettore o una penna usb, il percorso è sempre lo stesso e di certo sti ragazzini mica li possiamo AMMAZZARE se vogliono semplicemente relazionarsi, crescere e comunicare?
3)le statistiche dicono che chi scarica tramite p2p2 di solito spende più soldi in prodotti originali degli altri. Io, ad esempio, scarico davvero tanto, ma posso dire che compro almeno 3/4 CD originali, si avete letto CD. Compro da iTunes. Sebbene abbia Sky alle volte scarico serie tv, purtroppo sono uno solo e se vedo una partita in diretta mi perdo una serie. Se sto fuori casa, può darsi che la partita me la gusti tramite streaming via internet. Inoltre, alcune serie tv, solamente quelle che reputo le migliori, le acquisto originali. Si, mi compro i cofanetti, e ne sono tanto fiero! Ah…dimenticavo non acquisto mai nulla in edicola, meglio offerte dopo anni che confezioni marchiate panorama espresso etc… Quanti tra i vari moralisti in giro spendono quanto me, se ci aggiungete che prima di fidanzarmi, e diventare lavorativamente parlando precario, queste spese erano pari al doppio di oggi?
4)Andrebbero una volta per tutte fatte le dovute differenza tra consumo tramite le reti p2p e la pirateria. La pirateria dovrebbe essere quella che coinvolge la malavita organizzata e che ne fa un ricavo dalla vendita per strada dei prodotti, non lo scambio di files tra utenti. Le leggi dovrebbero punire i camorristi che ne ricavano soldi da ciò, non i ragazzi che scaricano o ancor peggio i poveretti, in genere extracomunitari, che li vendono per strada, i quali sono l’ultima catena che guadagna una miseria da ciò e solo ed esclusivamente per sopravvivere. Ma si sa le leggi ed i governi, soprattutto nel nostro paese stanno dalla parte dei delinquenti di professione…
ilgrillo
22 feb 2010 - 12:11 - #41Mah… Falsi moralismi.
Una persona esprime il proprio parere sincero, è disposto a rivedere le proprie idee qualora gliene si presentino di nuove e valide e invece viene etichettato come falso moralista.
Mah… Davvero non capisco questo modo di esprimersi e di dialogare. Poiché non è difficile trovare in rete questi esempi, comincio a capire che sono io a essere la pecora nera.
Ciao a tutti.
tia
22 feb 2010 - 12:11 - #42“quello lì invece è troppo impedito per essere un bot”
@#5 Sei un mito!
ahahahahahahah sto male!
GIULIOOTTO
23 feb 2010 - 23:20 - #43Proviamo a mettere su un bilancia i vantaggi e gli svantaggi del P2P.
VANTAGGI:
Migliaia di film e musica gratis fruibili da migliaia di utenti;
Possibilità di accedere ad opere altrimenti irreperibili;
Vetrina internazionale per nuovi talenti;
Ritorni economici per le star (più gente ai concerti ed al cinema);
Introiti milionari per siti internet che forniscono i contenuti (ThePirateBay ecc…);
Introiti miliardari per i provider di banda larga (Telecom ecc…);
Senso di colpa dei pochi che porta all’acquisto del titolo originale;
Senso di gratitudine per il lavoro dell’artista che, a volte, porta all’acquisto del titolo originale (soprattutto per i videogiochi);
ECC..
SVANTAGGI:
Qualche milione di perdita per artisti già miliardari;
Guadagni ridimensionati per le Major dell’industria dell’intrattenimento;
Bolletta telefonica ed energetica alle stelle;
Moralisti ed istituzioni che ti fanno sentire un criminale;
Senso di colpa;
Rischio di sanzioni.
Mi sembra che gli aspetti positivi superino quelli negativi, e che con un piccolo sforzo dei nostri governanti quest’ultimi potrebbero essere completamente azzerati.
ilgrillo
24 feb 2010 - 12:03 - #44@GIULIOOTTO
Però voglio farti vedere uno scenario:
Immagina di essere uno scrittore. Non uno affermato ma neanche uno di primissimo pelo, che ha fatto tutta la gavetta che doveva fare. Ha pubblicato diversi racconti in molte riviste, ha vinto premi anche per alcuni di quei racconti e decide che è arrivato il tempo di scrivere il primo romanzo per il quale un editore corretto gli corrisponderà un 7% sulle vendite.
Per scrivere quel romanzo impiega 5 mesi.
Immagina che il romanzo sia anche atteso ma che, improvvisamente, il mondo si butti in massa sul P2P subito dopo l’uscita del romanzo.
Vende solo 500 copie, mentre quelle scaricate sono 1 milione.
Non può fare neanche “concerti”, perché incompatibili con la forma d’arte scelta.
Decide allora di scrivere un secondo romanzo, nella speranza che il P2P abbia fatto conoscere il suo nome.
Il secondo romanzo vende 1000 copie, mentre quelle scaricate sono 2 milioni.
Ora mi dici perché quello scrittore dovrebbe continuare a scrivere, a meno che non si trovi un modo per regolamentare il P2P anche per quelle forme d’arte che non possono recuperare i soldi con i “concerti”?
Vuoi che con l’avvento degli e-book non si pirateranno ancora più libri di quanto già non si faccia adesso?
Come si fa?
GIULIOOTTO
24 feb 2010 - 22:38 - #45Salve ilGrillo,
innanzitutto, un sincero ringraziamento per la tua risposta al mio post: è sempre un piacere attirare l’attenzione di qualcuno; del resto è grazie ai tuoi commenti che ho deciso di intervenire anch’io…
Tornando al nostro scrittore, ti propongo il seguente scenario, secondo me più attinente con la realtà:
Tizzio Massimo Banfone è un buon scrittore, ha talento e ha già pubblicato un paio di libri ma di scarso successo;
con il suo terzo lavoro Banfone fà il botto (si fà per dire) e vende 15000 copie;
con il 7% degli introiti (circa 18000 Euro) il nostro deve continuare con il suo lavoro d’insegnante;
Tizzio continua a scrivere sognando un futuro migliore…;
passano 2 anni ed il nostro pubblica il suo quarto libro;
grazie al tam tam degli appassionati della carta stampata vende 20000 copie. Non bastano a farne uno scrittore affermato ma il sogno può continuare.
Nel frattempo gli Ebook hanno preso piede, tanto che è sempre meno raro vedere ragazzi ed attempati signori leggere i loro libri su di un monitor a led;
purtroppo un criminale, pirata, nemico della cultura decide di mettere online una copia “non originale” di “Se mi facevo i c…i miei”, ultima fatica letteraria di Banfone;
In poche settimane 200000 criminali della peggior specie, gente che non rispetta il genio altrui e che se ne sbatte delle fatiche che Banfone ha profuso nella sua opera, scaricano una copia “pirata” de “Se mi facevo i c…i miei”;
Tizzio Massimo Banfone diventa il caso letterario in Italia, tantoché anche Bruno Vespa lo invita a Porta a Porta;
La casa Editrice di Tizio Massimo, mentre con veemenza lancia tuoni e fulmini contro quella marmaglia di mangia pane a tradimento che hanno scaricato il libro di Banfone, si accinge a far tradurre “Se mi facevo i c….i miei” in 7 lingue…
Morale: Tizio Massimo Banfone vende 2000000 di copie in tutto il mondo, mentre altrettanti criminali lo hanno defraudato del giusto guadagno… Facendone una star…
GIULIOOTTO
24 feb 2010 - 22:53 - #46Per la serie non c’è mai fine al peggio:
Non ho visto Sanremo in TV, ma ho ascoltato tutte le canzone, ed alcune sono veramente belle.
Ho deciso di cercare su YouTube il video di uno dei cantanti più bravi che ho sentito (Nicolas Bonazzi) ed ecco cosa ho trovato:
This video contains content from Rai, who has blocked it on copyright grounds.
Se questo non equivale a tarpare le ali alle nuove proposte… E alla RAI paghiamo pure i canone…
ilgrillo
25 feb 2010 - 09:16 - #47Sì, anche il tuo scenario può essere plausibile.
Sai cos’è che mi lascia perplesso, nonostante la plausibilità del tutto (e a volte si è verificato proprio quello che hai scritto)? È che queste spiegazioni sono tutte postume, cioè dopo che l’atto della pirateria si è già perpetrato. Cerco di spiegarmi meglio. È come se si voglia dare un senso legale ed economico a un reato che fino a quel momento è ancora riconosciuto come tale, perché le dinamiche che tu giustamente fai notare non è detto che si verifichino in tutti i casi.
Come ho già scritto, questo modo di ragionare un po’ m’inquieta, perché se applicato a tutti i contesti della vita farebbe saltare gli schemi sulla quale si basa (oddio… a dir la verità iniziano un po’ a vacillare o forse sono solo io che mi faccio più vecchio ;) )
C’è un’altro interrogativo, con la risposta che forse ce la darà solo il tempo.
Io azienda, so che il mio scrittore, cantante, attore, sarà piratato più di quanto venderà legalmente, dunque che faccio? Cerco di scovare talenti che possano acchiappare più gente possibile, perché sarà più probabile un ricavo anche con l’”indotto artistico” (concerti e simili). Questa decisione potrebbe portare a rendere più grezza l’offerta e a puntare sempre meno su vere e proprie scommesse ma con un talento percepibile?
Ciao.
p.s.: figurati! Si parla, ci si confronta e si impara. Il mondo dovrebbe funzionare così ;)
ilgrillo
25 feb 2010 - 09:25 - #48Per la vicenda di Sanremo e youtube.
Sì, le burocrazie contrattuali e legali sono indietro rispetto ai nuovi media.
In questo caso alla RAI non frega niente delle nuove proposte, perché non sono roba sua, mentre i soldi spesi per fare quelle riprese sì. E si chiede: “Perché tu, youtube, devi guadagnare con la pubblicità su quello che ho prodotto io?”
Vedi, e spero che alla fine di tutto questo bailamme si sia capito ;), io non sono contro la condivisione.
Anzi, ben venga!
Mi piacerebbe essere sicuro di non mascherare la mia furbizia per cosa buona e giusta e che tutti abbiano quello che devono avere in modo trasparente. Io la canzone di Zuzzurellone, Zuzzurellone e la sua casa editrice loro soldi, qualsiasi modello economico si scelga. Ma non riuscirò mai ad agire nella speranza che (forse) un guadagno per loro ci sia.
GIULIOOTTO
25 feb 2010 - 23:17 - #49ciao ilGrillo,
tu parti dal presupposto che ciò che è illegale è sempre comunque sbagliato e da condannare.
Le leggi le fanno gli uomini, e, soprattuto in Italia, non sempre sono giuste:
Al tempo dell’inquisizione gli uomini venivano mandati in galera o addirittura sul rogo per andare contro le leggi della chiesa;
Al tempo delle monarchie assolute si andava in galera a parlare di repubblica;
Al tempo del fascismo si veniva ammazzati a parlare di comunismo o democrazia;
Al tempo del comunismo si era deportati a parlare di diritti individuali
Ecc…
Lo so, leggendo quanto sopra ti sentirai indignato a sentire citare tali paragoni in confronto al P2P; ma se tu pensi quanti miglioni di utenti ne sono coinvolti e quale impulso esso ha dato allo sviluppo di internet…a cui qualcuno pensa anche di dare un Nobel, il paragone non mi sembra poi cosi azzardato.
Be tra qualche anno qualche nostro discendente dirà:
Al tempo del berlusconismo di andava in galera a condividere i file su internet.
GIULIOOTTO
25 feb 2010 - 23:26 - #50Riguardo la RAI e Sanremo:
La RAI è un ente pubblico e Sanremo l’ha prodotto con i soldi pubblici;
Potrei capire Mediaset che è un impresa privata, ma per esempio i cartoni animanti di Italia Uno sono ancora sul tubo (pensa come sono ridotto, a lodare il Berlusca).