
Più va avanti l’affaire Fapav contro Telecom, più si aggrava gli occhi degli utenti della rete - e ai nostri - la posizione di Fapav. La cattiva fede pare aumentare di comunicato in comunicato, e anche sul suo altrimenti scarno sito ufficiale.
Dopo la presa di posizione del Garante per la Privacy riguardo agli indirizzi IP degli utenti dei maggiori siti di file sharing italiani - che la Fapav ha commissionato di acquisire ad una società francese - la Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva comincia a mettersi un po’ sulla difensiva. Ammette di aver raccolto dati sulle statistiche d’uso di alcuni strumenti di condivisione di file come eMule, ma solo al fine di stabilire quale fosse il provider più “gettonato” dai supposti “pirati”. Il suo fine era di poter poi cominciare a farvi pressione, colpendo gli utenti “pirata”.
Il tutto è avvenuto, come ancora Fapav ammette, attraverso una versione modificata dello stesso eMule, “modificato in modo da visualizzare la ripartizione dei download per ISP”. Il risultato ottenuto è stato che Telecom Italia sia il provider preferito dai pirati. Di qui il procedimento che riguarda Telecom. Come se non fosse intuibile che il maggiore ISP italiano fosse anche il più usato per il file sharing, legale e no. Anche senza ricorrere a magheggi come questi. Fapav sembra dimenticare il peer-to-peer legale e utile (prima ancora di poter essere proficuo), e come spesso accade ai paladini del diritto d’autore, fa di tutta l’erba un fascio.
Fapav continua a chiedere - e, ora, non più solo al Tribunale di Roma, ma anche al Garante per la Privacy, dopo il suo coinvolgimento - che Telecom spezzi una sua sorta di “omertà” nei confronti dei suoi utenti, accusandola di complicità coi loro operati. In altre parole, che violi apertamente la privacy di tanti navigatori. Il Garante è chiaramente dalla parte dei consumatori e dell’inviolabilità della loro riservatezza nell’aprirsi alla comunicazione e a Internet. Inoltre la cattiva fede della Fapav emerge dal modo in cui non solo giustifica, ma spiega “tecnicamente” la natura delle sue indagini sui siti in questione (quasi tutti aggregatori di file condivisibili). Quelle intrusioni, di cui sembra attribuirsi il diritto sacrosanto, chissà che non possano essere giudicate più colpevoli rispetto alle azioni di cui accusa tanto gli altri utenti della Rete.
@le85
12 feb 2010 - 14:44 - #1Credo che la Privacy sia una cosa veramente da tutelare.
Detto questo capisco anche che in qualche modo si cerchi di fermare la pirateria. Detto questo c’è da ammettere che la pirateria a volte ha aiutato anche a vendere a volte; facendo conoscere prodotti che in Italia ancora non ci sono (come alcuni anime o manga). Uno li conosce tramite la rete e poi se li acquista all’estero o se li compra e li guarda in tv non appena vengono comprati i diritti. Se chiudessero il p2p alcuni prodotti che in Italia non arrivano e che possiamo vedere solo con l’aiuto dei Fansub e appunto del p2p. Io controllerei di più le sale,per fermare chi registra al cinema in sala, come prima cosa.
thm
12 feb 2010 - 15:00 - #2se fossimo negli states avrebbero già fatto il culo a FAPAV da un pezzo
Fabiooo
12 feb 2010 - 15:21 - #3#2 : guarda che negli USA il culo è stato fatto a qualche condivisore.
Cmq si spera che, attraverso il Garante, le conseguenze per FAPAV siano molto gravi(ciò che vorrebbero loro per gli “utilizzatori finali” degli IP.
r35cu3
12 feb 2010 - 15:29 - #4Io resto sempre della stessa opinione, privacy o non privacy. Il modo di combattere la pirateria è sempre lo stesso, arcaico, medievale sistema: la punizione. Quasi mai una proposta per promuovere la legalità, abbassamento dei prezzi o per esempio legalizzazione di download di materiale ormai “vecchio” o magari selezionato (film di nicchia per promuovere la diffusione di opere quasi sconosciute). La denuncia poi verso la sottotitolazione sembra quasi una presa in giro.
Contro la pirateria la punizione non funziona, nell’informatica c’è sempre (o quasi) un modo per eludere protezioni, filtri, controlli etc.. Ma gli enti preposti alla tutela del copiright sono vecchi, non sono al passo coi tempi, disinformati e non conoscono assolutamente le cose contro cui combattono. Si limitano solo a vedere le perdite finanziare. In questo modo la pirateria non verrà mai fermata, faranno solo pubblicità (come se ce ne fosse bisogno) al fatto che su internet puoi reperire quello che vuoi gratis.
mauroppp
12 feb 2010 - 15:43 - #5Alla fine fine il comportamento della Fapav non è dissimile da quello di un giustiziere della notte
magilla
12 feb 2010 - 17:08 - #6Quello che mi chiedo, oltre all’inammissibilità delle prove, possibile che Fapav non si sia beccata una belal denuncia per un atto evidentemente illecito?
ice
12 feb 2010 - 17:15 - #7avendo usato un servizio francese direi che gli utenti della intranet FastWeb possono stare tranquilli di non essere stati sgamati mentre condividevano alla piu alta velocità possibile
sempre bello avere un muletto con una zampa su fastweb
fox82i
12 feb 2010 - 17:35 - #8Prima o poi anche Fastweb verrà torchiata… è questione di tempo.
Intanto iniziano con Telecom e poi si estendono anche sui più piccoli….
Nikonian
13 feb 2010 - 02:23 - #9@1:d’accordo con te sulla stretta ai controlli nelle sale, il camcording rimane il vero problema anche se troppi utenti minimizzano con “la qualità è pessima,chi li scarica non andrebbe comunque al cinema” il che è sbagliato perchè purtroppo c’è tantissima gente che se ne infischia della qualità di un’opera.
Per altro Fapav nei suoi tanti comunicati ha sempre posto l’attenzione su “film appena usciti dalle sale o nemmeno ancora usciti”, segno che sono più incazzati per questo piuttosto che altro, cosa che potrei anche condividere perchè ne capisco il danno economico…invece non capisco il danno economico che viene da scaricare film/serie/anime vecchi e decrepiti che non sono nemmeno a catalogo o sono comunque introvabili, a quel punto scaricarlo o non comprarlo perchè non disponibile loro comunque i miei soldi non li vedono
patri
13 feb 2010 - 17:12 - #10Io come servizio ADSL uso Telecom Italia :)
GIULIOOTTO
13 feb 2010 - 20:13 - #11La grandezza di Internet è la libera circolazione di informazioni, immagini e idee; e tra questi ci metto anche film, musica e testi:
Chi mi dice cosa è legale e cosa non è legale;
cosa posso fare e cosa no;
Se vado su Wikipedia e c’è un articolo che mi interessa lo leggo;
Se vado su YouTube e c’è un video che mi interessa lo guardo;
Se sui siti torrent trovo qualcosa che mi interessa lo scarico.
Se su internet circola materiale illegale, non spetta a me sapere cosa lo è e cosa no.
maurr
15 feb 2010 - 17:14 - #12il problema e’ come detto nell’articolo che questi mezzi,che a mio parere si sostituiscono alle autorita’ costituite,come una specie di legione straniera..
non e’ nel fatto che giustamente vogliano perseguire le orde piratesche che prelevano file film canzoni e quant’altro,ma che fanno di tutta l’erba un fascio.
Se io,o uno di voi,per esempio scarica da emule un file che nonostante sia legale abbia un nome simile a qualche canzone famosa,nel gruppo dei “pirati ” entrerebbero anche le persone che in perfetta buona fede hanno scaricato cose lecite.
Poi con la lenta legislazione italiana dimostrare di non essere stati pirati,la cosa diventa kafkiana….Sequestro di computer,sanzioni,etc etc.
Meglio trovino altri mezzi,piu’ sicuri,che non permettano sbagli.
Giuliootto
15 feb 2010 - 19:23 - #13Il problema di internet è che l’atto di scaricare, salvo alcune eccezioni, rischia di essere sempre illegale.
Addirittura lo streaming video (tipo Youtube) in alcuni casi è illegale.
Adesso, ditemi quanti sono gli utenti che hanno una connessione ADSL flat solo per leggere la posta elettronica da casa, o per passare alcune ore a navigare, magari dopo aver passato 8 ore davanti ad un computer in ufficio.
Bene, io penso che non sono poi in molti, anzi, penso che la maggioranza di coloro che spendono una fortuna per Telecom e affini considerino Internet come la più valida alternativa alle PayTV, e come tali, secondo me, dovrebbe essere trattato.
Mi spiego:
Basterebbe che i vari Internet provider pagassero una quota dei loro introiti alle varie associazioni per i diritti d’autore; naturalmente tale quota ricadrebbe sugli utenti, ma almeno potrebbero navigare senza complessi di colpa e rischi.
Naturalmente rimarra un sogno: meglio lasciare tutto com’è; e nel dubbio di commettere un reato, disdire il contratto per Internet; oppure continuare cosi sperando che il giorno che vogliano dare un esempio non comincino proprio da me (si fa per dire naturalmente, io non scarico roba illegale) …
Pierre Bagley
30 mag 2010 - 23:53 - #14If only I had a dollar for every time I came here! Incredible post!
Lois Hensley
01 giu 2010 - 03:12 - #15Hah I’m really the first reply to this awesome writing?!?