Continuano le discussioni attorno al decreto Romani: la situazione iniziale circa la proposta di legge sull’erogazione di servizi web che propongono materiale audiovisivo è cambiata – anche grazie alle voci contrarie del Garante, Corrado Calabrò, e del deputato e membro della Commissione Cultura alla Camera del PdL, Bruno Murgia – e non è detto che ciò sia un bene.
L’orientamento attuale (sempre che non ci siano ulteriori stravolgimenti nelle prossime ore) propone l’equiparazione di YouTube e piattaforme equivalenti alle tradizionali emittenti televisive: in pratica un provvedimento simile a quello già concepito nei confronti dei blog, che dovrebbero adeguarsi alle testate cartacee — con gli oneri, gli impedimenti e i doveri del caso.
La legge incontrerebbe però il parere contrario dell’Unione Europea, che in una direttiva sul commercio elettronico ha definito letteralmente «mere conduits» (parafrasato significherebbe che essi sono soltanto dei “contenitori”) i provider di servizi alla YouTube. Occorre sottolineare che rispetto alla Germania e alla Gran Bretagna – tanto per citare due Paesi europei – i contenuti per l’Italia sono già soggetti a restrizioni.
Via | ReadWriteWeb
zuk
04 feb 2010 - 08:35 - #1Cacchio che vecchi che abbiamo al governo!
lucusta
04 feb 2010 - 10:19 - #2no no, non sono vecchi, sono solo molto furbi, e la cosa non cambia neanche all’opposizione… e’ proprio il modo di fare politica in italia che e’ sbagliato: curare i propri e gli altrui (di pochi) interessi.
farn
04 feb 2010 - 12:23 - #3Quanto è vero… e come se non bastasse l’incompetenza è la normalità.
fandango
04 feb 2010 - 12:31 - #4tutto è fimalizzato agli interessi delle tv del nano quando si trattano queste cose. Matematico
MarinoM
04 feb 2010 - 12:59 - #5“Occorre sottolineare che rispetto alla Germania e alla Gran Bretagna – tanto per citare due Paesi europei – i contenuti per l’Italia sono già soggetti a restrizioni.”
Qualcuno sa di quali restrizioni si parla? Io non ne sapevo niente…
fedmor
04 feb 2010 - 13:31 - #6@MarioM: Tanto per fare un esempio, VEVO non è accessibile in Italia a causa principalmente della SIAE… che rispetto alla RIAA impone una “doppia” gabella sulla riproduzione di contenuti protetti dal diritto d’autore (anche molti video sui canali ufficiali degli artisti, gestiti da Universal/EMI/Sony Music Entertainment, ecc. non sono raggiungibili dall’Italia).
fedmor
04 feb 2010 - 13:31 - #7*MarinoM, sorry (ho scritto di fretta)
citi951
04 feb 2010 - 18:00 - #8e’ una cosa vergognosa!
fatta solo per difendere interessi relativi alle televisioni di qualcuno ……
patri
04 feb 2010 - 18:26 - #9ormai su youtube ci sono troppi utenti, per cui i video incrementano sempre di più.
su youtube vengono caricati anche episodi che spesse volte vengono trasmessi in tv, per cui gli utenti che usufruiscono del servizio internet trovano il modo di usufruire al meglio possibile anche del servizio offerto da youtube (anche se non sono utenti registrati)
poi ci sono utenti che hanno anche la possibilità di caricare i video superiori ai 10 minuti.
quindi, se vogliono, possono anche caricare un intero film o un intero episodio!
poi comunque youtube rimane pur sempre il miglior sito dove poter vedere ogni tipo di video :)
marco-dianti
18 mag 2010 - 09:06 - #10#9 commento stupendo, lo stampo e lo incornicio, la gente deve sapere! :-D