Su Facebook la DEA impersona una donna per catturare dei criminali

... ma la cosa buffa è che poi la donna impersonata ha deciso di citare la DEA in giudizio perché non avrebbe mai acconsentito alla cosa. Le mille cose strane che possono accadere su Facebook.

Costa caro rubare l'identità di un altro utente sui social network. E' quello che sta imparando a proprie spese la DEA, ma vediamo la vicenda dal principio, altrimenti facciamo confusione. Prima di tutto la location, gli Stati Uniti (solo qui possono accadere certe cose). Da sempre negli Usa le forze dell'ordine sono use ad andare sotto copertura per scovare truffatori, narcotrafficanti e criminali in generale. Ecco che però questa volta la DEA aka Drug Enforcement Admnistration avrebbe fatto il passo più lungo della gamba. Tutto comincia con una donna, Sondra Arquiett, arrestata durante alcune indagini in un caso di droga.

Facebook: la DEA si finge un utente e viene da questi denunciata


DEA

La Drug Enforcement Admnistration negli Stati Uniti


Fin qui nulla di strano. Ma è qui che scatta il problema: a questo punto un agente della DEA decide di impersonare Sondra su Facebook in modo da ingannare un latitante e farsi dare qualche informazione in più. E qui scatta l'ira della Arquiett: la donna dichiara di non aver mai dato il permesso all'agente governativo di postare e condividere foto da quello smartphone in modo che tutto il mondo potesse vederle.

Tutto ciò a cui la Arquiett avrebbe acconsentito sarebbe stato quello di effettuare una ricerca sul proprio cellulare in modo da collaborare alle indagini. Così la Arquiett decide di denunciare la DEA, in particolar modo l'agente che si era finto lei, non solo per aver violato la sua privacy, ma anche per averla messa in pericolo facendo notare al resto del mondo che stava collaborando con la giustizia.

Non appena giunta a chi di dovere la denuncia della Arquiett, ecco che in prima battuta il Dipartimento di Giustizia ha difeso le azioni della DEA, tuttavia adesso pare che stia ritornando indietro sulle proprie posizioni decidendo di rivedere il caso. La causa legale sta andando nella direzione di una mediazione, ma intanto Facebook ha già provveduto a cancellare l'account falso in quanto ha chiaramente violato i suoi termini di servizio. Se per caso la Arquiett dovesse vincere questa causa, ecco che tutto ciò potrebbe aiutare la giustizia a stabilire dei limiti più chiari per quanto riguarda l'utilizzo dei beni confiscati e dei dati da parte della polizia. Un conto è infatti esaminare un cellulare, un conto fingersi un'altra persona su un social network come Facebook.

Se volete notizie della DEA, ecco che le troverete anche dai nostri amici di Crimeblog.

Via | Engadget

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