Fapav e P2P: considerazioni in attesa sentenza Tribunale di Roma

fapavE' attesa per oggi la risposta del Tribunale di Roma in merito ad una serie di richieste da parte di Fapav verso Telecom Italia. Il caso è quello degli indirizzi IP di presunti "pirati" raccolti dalla stessa Fapav.

Andiamo allora per ordine. Chi è Fapav? Leggiamo dal loro sito che:

Ad essa aderiscono sia le industrie del settore sia le associazioni che operano per la tutela e la promozione dell'industria audiovisiva e cinematografica in Italia. Ne sono membri permanenti: ANICA, AGIS, UNIVIDEO e MPA. Tra gli associati figurano inoltre RAI, MEDIASET, SKY TV e molte case di produzione e distribuzione cinematografica. L'obiettivo specifico della Federazione è quello di agire con ogni mezzo legittimo contro la pirateria in tutte le sue forme.

L'articolo odierno di Repubblica riassume le richieste:


imporre a Telecom Italia alcune misure straordinarie: primo, obbligare la compagnia telefonica a denunciare alle autorità giudiziarie chi nella propria rete si macchia di pirateria; secondo, impedire l'accesso ad alcuni notissimi siti collegati, anche indirettamente, al peer to peer; terzo, battersi, d'ora in avanti, in prima linea contro il fenomeno.

La prima considerazione è proprio la premessa della richiesta di Fapav. Fapav ammette implicitamente di aver raccolto indirizzi ip di utenti ed ovviamente Telecom risponde che si tratta di una violazione della privacy. Quello che ci permettiamo di aggiungere è che non crediamo sia possibile che Fapav si sostituisca alle autorità di polizia, portando avanti una serie di "indagini" di propria iniziativa. Sarebbe come a dire che in Italia esiste una specie di polizia privata in grado di poter spiare la vita dei cittadini, per tutelare gli interessi commerciali di qualcuno. Perchè è lapalissiano che nelle pseudo indagini di Fapav, siano finiti in mezzo anche ignari utenti che facevano ben altro che piratare film. Se fosse vero il contrario, Fapav dovrebbe immediatamente divulgare il segreto della propria infallibilità.

Che affidabilità hanno questo tipo di indagini? Con quali mezzi sono state portate avanti? Quali software sono stati usati? Prendiamo il triste caso del delitto di Garlasco e lo scontro di perizie informatiche. Se in un contesto simile, fatto di professionisti e di grande attenzione della stampa, dove tutto è avvenuto alla luce del sole (o quasi) le conclusioni dell'accusa sono state rimesse in gioco, chi può "certificare" che i dati raccolti non si sa quando e non si sa in quale modo da Fapav, siano senza ogni dubbio corrispondenti a "pirati"? Se il software usato da Fapav avesse qualche "baco"? Se non fosse affidabile? Se i dati fossero semplicemente errati (un numero piuttosto che un altro)? Se invece fossero manomessi o "sporcati", anche in buona fede? Chi ci garantisce che quanto affermato da Fapav sia incontrovertibilmente vero?

Veniamo ad un altro aspetto, non di secondo piano: il fenomeno dei fake. In buona fede un utente scarica da Emule l'ultima versione di Ubuntu. Il file che sta scaricando ha il nome corretto, ma in realtà è un film e scoprirà l'errore solo in un secondo tempo. Cosa succede a quel punto? Chi può andare a fondo a situazioni simili? Non di certo una organizzazione privata, crediamo noi.

Quello che infine non regge proprio è la richiesta fatta a Telecom di "battersi in prima linea" contro la pirateria. Dal punto di vista economico manageriale significa semplicemente girare i propri costi a terze parti, in questo caso Telecom. In poche parole scaricare a Telecom quello che dovrebbe essere il proprio lavoro. Dal punto di vista filosofico, se passasse il concetto che il provider internet deve combattere (ergo filtrare e denunciare) gli utenti pirata, dovrebbe anche passare quello che l'azienda telefonica deve combattere (ergo filtrare e denunciare) qualsiasi reato compiuto grazie o tramite il telefono, per arrivare infine per assurdo all'industria automobilistica piuttosto che le autostrade che permettono ai delinquenti di muoversi sul territorio nazionale.

Veniamo poi ad un'altra richiesta di Fapav, ovvero l'oscuramento di The Pirate Bay, Italianshare, Vedogratis, Youandus, Italianstreaming, 1337x, Dduniverse, Angelmule, Italiafilm, Ilcorsaronero. C'era da aspettarselo, anche se è tutto da dimostrare che un sito che ospita link sia "colpevole". Come da difesa di Pirate Bay, dovrebbero subire lo stesso trattamento anche Google, Yahoo, Bing e compagnia bella. Con la la differenza che i primi hanno un impatto economico a livello di siti "amatoriali", rispetto ai tre colossi presi come esempio.

Tra i siti di cui viene chiesta la chiusura, c'è però anche anche ItalianSubs. In questo caso gli utenti sarebbero "colpevoli" di diffondere i sottotitoli italiani a serie o film stranieri. Ma non viviamo in un mondo globalizzato? Prendiamo come esempio un italiano che vive in un paese anglosassone: non può scaricare e vedere la propria serie preferita con sottotitoli nella propria lingua perchè Fapav lo ritiene un pirata? Allora, diciamolo chiaramente. C'è qualcuno che ci dice che il mondo non ha confini, che siamo globalizzati, che il mercato deve arrivare ovunque, salvo poi mettere paletti quando la globalizzazione va proprio ai propri interessi.

Concludendo, se si chiede il rispetto della legge, ci si deve muovere nel rispetto della legge stessa. Se Fapav vuole intraprendere azioni legali, lo faccia come è giusto che sia, ma nel rispetto delle procedure. Così come ai cittadini viene impedito di ricorrere alla giustizia fai-da-te, e parliamo di fatti ben più gravi e devastanti, allora anche alle organizzazioni private deve essere impedito di muoversi come se fossero investite da autorità che non hanno.

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