Ello: il social network colpito dal primo DDoS, ma 1 milione di utenti sono in fila per registrarsi

Facebook bandisce i performer in drag, e Ello sembra offrire un porto sicuro a chi vuole abbandonare il Social Network di Mark Zuckerberg a causa delle politiche sulla privacy.

Ello è il social network che protegge l

Ello è alle prese con il peso del successo. Durante quella che per noi è la nottata, infatti, è stato colpito da un DDoS preoccupante, ma gestibile. Non tutti amano il nuovo social network e il suo messaggio anti-estabilishment - e in particolare la caldissima accoglienza alla comunità LGBT, che ha visto in Ello un porto sicuro a cui approdare dopo la polemica scatenata su Facebook dal ban ad una nutrita schiera di artisti drag. A questa comunità si sono andati ad unire vari altri gruppi sociali o addirittura nazionali. In Germania, per esempio, c'è una forte frangia di intransigenti anti-Facebook, che sembrano aver fatto richiesta in massa di iscrizione ad Ello per placare le proprie brame di social media, insoddisfatte tanto da Google quanto da Facebook, che per qualche ragione sembrano urtare fortemente i valori sociali teutonici, ostili alle multinazionali statunitensi. Con un curriculum liberale e basato sulla counterculture come questo, ci aspettiamo di vedere Ello bloccato in Cina entro pochi giorni.

I dolori da crescita di Ello non sono quindi tutti negativi. Se da un lato ha attirato l'attenzione dei cybercriminali (presso cui va molto di moda il sessismo, il razzismo e l'intolleranza sotto ogni punto di vista), dall'altro sono ormai oltre un milione gli utenti che si sono messi in fila per ottenere il diritto alla registrazione. "Perché non darla a tutti e subito?" si saranno chiesti in parecchi - Ello è semplicemente incapace di espandersi così rapidamente, e non ha i mezzi tecnici necessari a supportare una comunità di milioni di persone. Nè quelli pratici (spazio e codice), nè quelli riguardanti l'interfaccia, che al lancio non consentiva neppure operazioni vitali come il blocco degli utenti indesiderati e molesti.

Ello approva 30.000 nuovi account all'ora, ma i numeri non fanno ben sperare per una rapida risoluzione di tutte le richieste in fila: ne riceve più di 40.000 nello stesso lasso di tempo. Quanto al DDoS, il social network è stato ripristinato dopo una mezz'ora. Sicuramente non sarà il primo tentativo di far affondare Ello, e siamo certi che nelle prossime settimane il giovane team sarà certamente messo alla prova.

Novità future e monetizzazione


Come abbiamo fatto notare, Ello è una startup tenuta in piedi da alcuni ragazzi in Vermont. Il manifesto (più sotto) parla chiaro su come i creatori rifuggano l'advertising. Come faranno a monetizzare? Come è stato subito fatto notare, il 12% del capitale di Ello oggi è in mano ai venture capitalist che l'hanno foraggiato nella fase di lancio.

Il piano degli sviluppatori è di instaurare un pay per feature. Non vogliono farti pagare l'abbonamento, un canone mensile, o un affitto: vogliono farti pagare una tantum per mettere mano alla feature che ti interessa. Ad esempio, se vuoi account multipli, fanno $2. Micropagamenti per dare un nuovo volto a un sito che è abbastanza minimale e francamente tutto copiato da Tumblr e Google+ potrebbero essere una soluzione, anche se dubitiamo facciano crescere Ello tanto da rivaleggiare Facebook.

Per il momento, però, ci basta vederlo in piedi, online e in grado di supportare il numero di utenti che vorrebbero iscriversi.

26 settembre

Ello, cos'è e come funziona il nuovo social network che non pretende l'identità reale


Ello è il social network che protegge l'identità

Ello

è un nuovo social network il cui design, molto fluido e minimale, ricorda un po’ Tumblr e un po’ Google+. A differenza di Facebook e (fino a poco tempo fa) Google, però, non forza gli iscritti a rivelare il proprio nome reale, o meglio, a rendere chiara la propria identità.

Si tratta di una lotta e una crociata che ha segnato particolarmente l’aspro dialogo sulla privacy e il diritto al controllo delle proprie informazioni personali combattuta contro Facebook, che sin dal primo giorno ha voluto che a un account fosse collegato un nome reale. Si può aggirare, certo, ma è comunque un’operazione che ti costringere a vivere da clandestino, contro il regolamento sottoscritto all’iscrizione.

Ello sembra inserirsi nel dialogo per dare all’utenza proprio quello che desiderava: visibilità per i contenuti, ma uno strato di sicurezza e anonimato per chi li vuole condividere liberamente senza disegnarsi un bersaglio sulla testa. E la comunità LGBT ha risposto con molto entusiasmo.

Contro l’uso commerciale dei dati


Ello è il social network che protegge l'identità

Quello che vedete qui sopra è il “manifesto” di Ello, il cui team ha fede nel concetto di un social network che non vuole ingannare, manipolare e coercere i suoi utenti trasformandoli in un prodotto, invece che in persone. Ma è possibile sostenere un progetto commerciale con questo genere di alti ideali? La risposta è più complessa di quanto non sembri inizialmente, perché se al manifesto risponde un numero sufficiente di persone, allora la base d’utenza è bella che formata e il valore di Ello sarebbe assicurato.

A Silicon Valley viene premiata la visibilità e il successo, la monetizzazione può essere un percorso a lungo termine. Se non ci credete, basta guardare la storia di Twitter e se per quello dello stesso Facebook, che sono rimasti privi di guadagno per lunghi anni, e hanno lo stesso ricevuto finanziamenti vertiginosi. Raggiungere 100 milioni, 300 milioni o un miliardo di persone è un risultato sufficiente a convincere innumerevoli uccellini a posarsi sul tuo ramo, per quanto scheletrico possa essere.

Come funziona Ello


Ello è il social network che protegge l'identità

Ello, come abbiamo detto, piace alla comunità LGBT e anche a moltissime altre persone che hanno bisogno di un luogo in cui sfogarsi. Secondo il team di Ello, al momento ci sono 4.000 nuove iscrizioni al giorno. Il social network è oggi in stato di beta, ed è accessibile solo su invito o dopo aver aspettato il proprio turno su una lunga lista d’attesa.

L’interfaccia è piuttosto gradevole, molto fluida, un po’ minimale, e sufficientemente originale da discostarsi quanto basta dalle sue evidenti fonti di ispirazione: Google+ e Tumblr. Al contrario di Facebook, Ello non impedisce agli utenti di usare uno pseudonimo o nomi d’arte. Il Social Network per eccellenza ha recentemente disattivato gli account di un nutrito gruppo di performer drag per questo motivo - e la politica del nome reale danneggia anche musicisti e artisti che rifiutano di accettare che il proprio “personaggio” sia limitato alle Pagine.

Lo stato di beta, però, rende Ello meno sicuro di Facebook. Non si possono ancora bloccare gli utenti, tanto per dirne una, e il problema dei troll colpisce la comunità LGBT ancora più violentemente di quello della vendita dei dati alle agenzie pubblicitarie. Filtrare i contenuti condivisi e visualizzati, eliminare i commenti malevoli, controllare le amicizie è uno dei cardini della libertà sui social media e Ello non potrà essere davvero accettabile fino a quando non svilupperà il proprio metodo, che comunque è sulla checklist di sviluppo. Viene comunque spontaneo chiedersi come mai un bottone per il blocco dei troll e per le segnalazioni degli abusi non fosse presente sin dal primissimo istante.

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