Google sembra rinunciare a costringere gli utenti all'iscrizione a Google+

Un cambio di rotta che fa tirare un sospiro di sollievo agli utenti che apprezzano parecchio i servizi di Google ma non si sono mai appassionati al suo social network.

Google-Plus-Logo

Google sembra aver rinunciato al piano di costringere tutti con le buone o con le cattive a iscriversi al suo social network, Google+. Sebbene la mia opinione su G+ sia tutt’altro che negativa - e ben sapendo che la piattaforma è usata con successo da molte comunità professionali e creative - non posso che unirmi al corale sospiro di sollievo che segna la fine di un’era in cui la corporation, decisamente ubriaca di potere, era perfettamente convinta di poter cambiare le nostre idee e influenzare i nostri desideri con la forza.

Si suppone che un quantitativo illimitato di soldi corrisponda all’onnipotenza, ma Larry Page e Sergey Brin hanno dovuto constatare quanto questa concezione sia sbagliata. Non c’è stata nessuna migrazione a Google+ né da Facebook né tantomeno da Twitter.

Con settembre è arrivato anche il segno finale di questo cambio di strategia da parte di Google. Se oggi create un account di Gmail, infatti, non dovrebbe essere più creato automaticamente anche un account di Google+. Come dicono i portavoce della corporation: “Google consente ora agli utenti di creare un profilo pubblico assieme all’iscrizione, o anche dopo, quando condividono per la prima volta un contenuto pubblicamente.”

Contenuti pubblici per Google sono i video di YouTube, i post su Google+ o altre simili condivisioni, chiaramente delineate.

La caduta di Google+


Le feature della nuova interfaccia di Google+

Il social network di Google è stato dichiarato spacciato già in aprile, quando il suo responsabile Vic Gundotra (nella foto) ha abbandonato la nave. In seguito, all’inizio di settembre, la parte più importante e funzionale di G+ è stata separata a tutti gli effetti: Hangouts non è più parte del network. A breve anche il servizio di foto che fa da accessorio a G+ diventerà un app separata.

Google+ smette quindi di essere un social network per diventare semplicemente il tool per il management della nostra identità virtuale, il volto raffinato di Google Account. Una sorta di piattaforma alla base di tutto il resto, ma in cui la componente pubblica, social, smette di diventare compulsiva e resta solamente volontaria. Se fosse stato così sin dall’inizio, probabilmente Google+ avrebbe avuto miglior fortuna.

Come servizio che registra la nostra identità (e guarda caso, ci rende dei numeri con un valore a scopo pubblicitario), G+ resta il benvenuto e contemporaneamente è anche una fonte di introiti rispettabile per Mountain View.

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