Facebook obbliga gay e transgender a utilizzare il loro nome reale: le associazioni LGBT insorgono

In alcuni casi il social network ha chiesto anche documenti di identità per poter verificare il nome reale degli utenti.

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Un recente cambiamento nelle politiche di Facebook sull’utilizzo del nome reale degli utenti ha fatto andare su tutte le furie le associazioni LGBT statunitensi, e non solo, che hanno raccolto le proteste di cittadini gay e transessuali che si sono visti costretti dal social network di Mark Zuckerberg a utilizzare il loro nome reale o, in alternativa, a trasformare i loro profili personali in Pagine.

Tutto è nato dopo la denuncia della drag queen di San Francisco Sister Roma, al secolo Michael Williams, che aveva creato un profilo su Facebook proprio col nome Sister Roma. Qualche giorno fa, però, il social network l’ha costretta a cambiare il profilo personale in Michael Williams e creare una fan page come Sister Roma.


Questo è solo uno dei casi, quello che ha dato l’avvio alla protesta, ma nel corso degli ultimi giorni molti altri casi si sono aggiunti. Facebook è anche arrivato a chiedere prova agli utenti della loro identità, chiedendo di fornire documenti personali come carda d’identità o patente al fine di verificare che il nome del profilo fosse reale, provocando ben più di un disagio alle migliaia di transessuali in tutto il Mondo che vedono il nome dato loro alla nascita come un incubo da lasciare nel passato.

Il sito Queerty si sta facendo portavoce di questo malcontento, pubblicando articoli e commenti che ben spiegano il motivo delle proteste.

Il nome con cui sono nato è il nome di una vittima, un ragazzino che si è sempre odiato. Quello non è chi sono io.

Commenti come questi hanno invaso la bacheca di Michael Williams, che insieme a tanti altri si sta muovendo affinché Facebook riveda le proprie politiche e torni a rispettare l’identità degli utenti. Del resto era stato proprio Facebook, una manciata di mesi fa, a introdurre la personalizzazione del genere, dando così la possibilità agli utenti di scegliere il genere in cui meglio di ritrovano. Ora questa mossa segna un grande passo indietro su quel fronte.


Quello che a una prima lettura può sembrare un capriccio, in realtà non lo è affatto. Violet Blue di ZDNet lo spiega al meglio:

Per molti utenti gay e transgender gli pseudonimi sono qualcosa che in molti casi devono utilizzare perchè il rischio di violenza è concreto o perchè rivelare la propria identità potrebbe mettere a rischio i loro lavori. Obbligare qualcuno a utilizzare il proprio nome legale significa forzarlo a non utilizzare Facebook.

Google+ sembra averlo capito da tempo, mentre Facebook continua a fare orecchie da mercante.

Via | Queerty

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