Ice Bucket Challenge: un virale da 100 milioni di dollari (and counting). E Renzi? #unF35perlaricerca

E tante altre risposte ad altrettante domande. Il link per donare. La risposta alla sfida di Renzi: dona un F35 alla ricerca!

30 agosto 2014

: basteranno, 100 milioni di dollari raccolti, a placare tutte le – ridicole e pretestuose – polemiche a proposito dell'iniziativa Ice Bucket Challenge? Perché a questo ammonta la cifra delle donazioni che sono arrivate alla sola ASL Association, da cui è partito il volano della viralità della sfida a colpi di doccia ghiacciata.

Per la precisione, l'ASLA comunica che sono stati raccolti, fino al 29 di agosto, 100,9 milioni di dollari da oltre 3 milioni di donatori.

Fra i privati che hanno donato più di 100mila dollari ci sono

Leonardo DiCaprio, David Spade, John Legere (CEO di T-Mobile US Inc.) e Micky Arison (Presidente delle Carnival Cruise Lines).

In Italia, giusto per mettere a tacere quelli che dicevano che da noi la cosa non avrebbe attecchito, siamo quasi al milione di euro alla sola AISLA (960.000 euro per la precisione) e non ci è dato sapere, perché dall'ASLA, giustamente, non comunicano il tracciamento delle donazioni – almeno per il momento – quanti siano i soldi donati all'estero. Per un'iniziativa che è partita dagli U.S.A. e in pieno ferragosto, non mi sembra affatto male.

Bisognerà poi mettere insieme – impresa quasi titanica – le donazioni giunte alle varie associazioni nazionali. Ma non ce n'è bisogno per affermare definitivamente che quello dell'Ice Bucket Challenge sia un successo planetario.

Quanto al sottoscritto, vale sempre la "sfida" rilanciata a Renzi – che è molto social, quando gli fa comodo: invece delle chiacchiere, tagli le spese militari e investi nella ricerca e nello sviluppo. #unF35perlaricerca

Ice Bucket Challenge: perché è diventata virale

Ormai sarà evidente ai più: l'Ice Bucket Challenge, la sfida della doccia ghiacciata come raccolta fondi contro la Sla è virale. Ma di un virale che qualsiasi campagna virale, fino a questo momento, è stata nulla. Per molti è l'Harlem Shake dell'estate 2014, ma con qualcosa in più. Perché c'è di mezzo la possibilità di donare per una buona causa: la ricerca contro la Sla.

Ice Bucket Challenge

Arrivata anche in Italia, ha suscitato interesse, sopracciglia alzate, polemiche, attacchi, adesioni entusiastiche.

Per qualcuno è un misto fra beneficenza e vanità, per altri puro intrattenimento. Ma è un fenomeno talmente globale che vale la pena scriverne ancora, in maniera approfondita e con la dovuta calma.

Ice Bucket Challenge: come l'ho scoperta

Questo è un misto fra giornalismo e narrazione e il fenomeno virale vive anche della percezione dei singoli. Ecco perché è importante anche come si scopre: soggettivizzare aiuta a non oggettivizzare troppo quando non ce n'è bisogno.

Da un paio di giorni, mia moglie mi mostrava video di vip che si facevano la doccia ghiacciata, cercando – inutilmente, lo ammetto – di attirare la mia attenzione sulla cosa. Su Downloadblog ne avevamo parlato quando Zuckerberg aveva sfidato Bill Gates – ottenendo soddisfazione – e l'avevamo relegata a curiosità.

Ma ad un certo punto il numero di video e Tweet stava cominciando a diventare davvero sospetto per liquidare così la cosa, e quando ho visto il video dei Foo Fighters, con tanto di regia, fotografia, costumi, scenografia, montaggio e tutti i crismi professionali ho pensato che fosse il caso di approfondire. Quindi ho chiesto a Daniele di preparare un pezzo dettagliato: abbiamo iniziato a studiare la cosa, cercando di spiegarla al meglio.

Contestualmente, su Blogo iniziavamo a pubblicare un catalogo dei vip che partecipavano all'iniziativa, perché avevamo capito che stava per esplodere anche in Italia.

Il mainstream ancora dormicchiava, relegando il tutto a un fenomeno di costume più o meno divertente e non cogliendone la portata assoluta e globale.

Ice Bucket Challenge: che cos'è?

Che cos'è l'Ice Bucket Challenge

ormai sarà chiaro a tutti. Ma è giusto spiegarlo utilizzando le semplici parole tratte dal sito ufficiale della ALS Association, da cui è partita l'iniziativa.

The challenge involves people getting doused with buckets of ice water on video, posting that video to social media, then nominating others to do the same, all in an effort to raise ALS awareness. People can either accept the challenge or make a donation to an ALS Charity of their choice, or do both.

Ovvero:

«La sfida invita le persone a farsi una doccia con un secchio di acqua ghiacciata con un video, a postare quel video sui social media, poi a nominare qualcuno e sfidarlo a fare lo stesso, per far crescere l'interesse nei confronti della SLA. Le persone possono accettare la sfida o fare una donazione a un'associzione che sostiene la lotta contro la SLA a loro scelta, o fare entrambe le cose»

Tutto chiaro, no?

Ice Bucket Challenge: tutti i vip che hanno partecipato

In pratica, il fenomeno, partito da amici e conoscenti che bazzicavano, per questioni personali (anche legate alla malattia), si è sviluppato nel mondo dello sport, poi è finito in quello dell'IT e dello spettacolo, quasi contemporaneamente, e da lì è diventato praticamente fuori controllo. E' davvero impossibile tenerne traccia. Su Blogo ci abbiamo provato, così, catalogando i vip.

    Tutte le docce ghiacciate contro la SLA

    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate delle star della musica internazionale
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate dei cantanti italiani
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate delle star del cinema
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate dei calciatori
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate delle modelle
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate dei motociclisti
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate dei piloti di F1
    Ice Bucket Challenge - La doccia ghiacciata di Fiorello
    Ice Bucket Challenge - La doccia ghiacciata dei tennisti
    Ice Bucket Challenge - La doccia ghiacciata delle celebrità Queer

Su Wikipedia c'è un elenco

in fase di compilazione. Per il momento è essenzialmente di celebrità straniere.

Ice Bucket Challenge: è vero che l'ideatore è morto annegato?

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Come tutte le cose che hanno successo, succede che si trascini appresso una serie di notizie che notizie non sono. Come accade? Probabilmente, accade perché tutti si mettono a cercare su Google per saperne di più e, nel flusso e nell'ossessione di arrivare primi a dire qualcosa, si finisce per mal interpretare (magari in buona fede) notizie che non sono notiziabili veramente.

E' il caso della morte di Corey Griffin. La notizia veniva data dal Boston Globe il 16 di agosto 2014: si parlava di lui come di una persona molto legata a Pete Frate (ex giocatore di baseball con un ruolo chiave nella diffusione della campagna).

Ma improvvisamente, succede che la notizia rimbalza su tutti i siti d'informazione italiani e mondiali: è il 21 agosto, e tutti più o meno sono concordi nel definire Corey Griffin il co-founder dell'Ice Bullet Challenge.

Questo è quel che io chiamo, in senso spregiativo, il coincidenzismo (consideriamolo un neologismo. La definizione? Forzare gli eventi, correlare cose che non hanno alcuna correlazione, pur di scrivere una notizia incredibile) e non ha nulla a che vedere col giornalismo. Si chiama click baiting, cercare di acchiappare il click ad ogni costo. Allora mi decido a fare l'unica cosa che si doveva fare giunti a questo punto. Scrivo all'associazione.

Mi risponde, in meno di 45 minuti – una vera rarità, per chi è abituato all'Italia –, Greg Cash, responsabile della comunicazione, che si dice a disposizione per tutte le mie domande (precisando però di non potermi comunicare dati relativi a donazioni di personalità straniere o italiane che siano) e che mi rimanda a una pagina che conosco già, quella in cui l'ALS spiega tutto per filo e per segno. Non c'è, però, una risposta a tutte le mie domande, come ovvio. E quindi scrivo di nuovo a Greg Cash che, solerte e gentile, mi scrive di nuovo.

Gli chiedo se sia vero che Corey Griffin si possa definire co-founder dell'iniziativa, o se sia un'esagerazione mediatica.

Cash mi scrive così:

«It is difficult to determine the impact of individuals, but his friend, Pete Frates, seems to have been a turning point, and Corey Griffin seems to have played a role in increasing the viral nature of this phenomenon. Our hearts go out to Corey’s family and friends».

Traducendo per i non anglofoni:

«E 'difficile determinare l'impatto dei singoli, ma il [video del] suo amico, Pete Frates, sembra essere stato un punto di svolta, e Corey Griffin sembra aver giocato un ruolo nell'aumentare la natura virale di questo fenomeno. I nostri cuori sono con la famiglia e gli amici di Corey»

Le cose, insomma, sono molto diverse da quanto si narra trasformando il giornalismo in intrattenimento, forzando i fatti pur di avere un titolo.

Ice Bucket Challenge: ma allora Pete Frates non è l'inventore?

Visto che Greg mi ha risposto così, gli ho chiesto, in una mail successiva, a chi si possa attribuire davvero l'ideazione della sfida. Se non è stato Pete, chi è stato? E' un'idea che è venuta all'Associazione, magari in una qualche riunione? O semplicemente si è intercettato un fenomeno che si stava già sviluppando? E' questo. C'è traccia di una sfida simile, sul web, prima che la campagna della ALS iniziasse. Era una sfida senza scopo preciso: alcuni giocatori di golf si invitavano a fare la doccia di ghiaccio o a donare 100 dollari per beneficenza in alternativa.

Greg aveva sostanzialmente già risposto, dicendomi che è difficile stabilire meriti individuali. Ecco quel che aggiunge (peraltro, parte della ricostruzione e dei ringraziamenti sono in uno dei comunicati stampa dell'associazione:

«To answer your question, it seem there have been other challenges, such as the cinnamon challenge (Google, some funny videos); however, the ALS challenge, to the best of our knowledge, began like this:

Background on Ice Bucket Challenge

- We are grateful to the several families in New York and Boston who reenergized the Ice Bucket Challenge around ALS—moving the viral campaign forward.

- The ALS Association is extremely grateful for the generosity of these donors and for the actions of several people, including Pat Quinn, Jeanette and Anthony Senerchia and Pete Frates and his family. Their commitment to this cause has inspired the nation.

- The challenge initially became a viral sensation roughly three weeks ago thanks to Pete Frates and his family in Massachusetts.

Former Boston College baseball captain, Pete Frates is 29 and has lived with ALS since 2012.
He and his family have been active fundraisers and advocates for The ALS Association Massachusetts Chapter for a number of years. He and his family testified last year at the FDA hearing to accelerate drug development.

Traduciamo:

«Per rispondere alla tua domanda, sembra ci siano state altre sfide, come ad esempio la sfida-cannella (Google, alcuni video divertenti); Tuttavia, la sfida ALS è andata così:

Il background dell'Ice Bucket Challenge.

- Siamo grati a diverse famiglie di New York e Boston che hanno rialimentato l'Ice Bucket Challenge contro la SLA portando avanti la campagna virale intorno ALS-spostando la campagna virale in avanti.

- L'Associazione ALS è estremamente grata per la generosità di questi donatori e per le azioni di diverse persone, tra cui Pat Quinn, Jeanette e Anthony Senerchia e Pete Frates e la sua famiglia. Il loro impegno per questa causa ha ispirato la nazione.

- La sfida iniziale è diventata virale circa tre settimane fa [il comunicato è del 14 agosto, ndr], grazie a Pete Frates e la sua famiglia nel Massachusetts.

L'ex capitano di baseball Boston College, Pete Frates ha 29 anni. La SLA gli è stata diagnosticata nel 2012. Lui e la sua famiglia lavorano attivamente per la raccolta fondi e sono sostenitori della ALS Association del Massachusetts. Hanno testimoniato l'anno scorso in udienza FDA per accelerare lo sviluppo di farmaci».

Quindi, un fenomeno che era già in corso è stato intercettato e incanalato verso l'associazione. Che ora ne beneficia (e, a giudicar dal "TM" che è comparso, deve anche aver registrato il marchio). Ci sono persone che hanno lavorato molto per far funzionare la cosa, fra queste una è Pete Frates.

Ice Bucket Challenge: funziona davvero?

Ice Bucket Challenge 22 agosto 2014

Sì, facciamoci pace, l'Ice Bucket Challenge funziona davvero come campagna di raccolta fondi. L'andamento esponenziale delle donazioni (che va di pari passo con la diffusione virale della campagna) ne è una prova inequivocabile.

Secondo il comunicato dell'11 agosto, erano stati donati fino a quel momento 3,5 milioni di dollari.
Il 13 agosto, la cifra veniva aggiornata a 5,7 milioni di dollari.
Il 14 agosto, 7,6 milioni di dollari.
Il 15 agosto, 9,5 milioni di dollari.
Il 17 agosto, 13,3 milioni di dollari.
Il 18 agosto, 15,6 milioni di dollari.
Il 19 agosto, 22,9 milioni di dollari. Ecco la prima esplosione-
Il 20 agosto, 31,5 milioni di dollari.
Il 21 agosto, 41,8 milioni di dollari.
Il 22 agosto, 53,3 milioni di dollari, 12 milioni più del giorno precedente: la progressione non è ancora diventata lineare.

Ice Bucket Challenge: altre curiosità

Già che c'ero, ho chiesto a Greg alcune altre cosette.

Chi è stato il primo vip internazionale ad accettare la sfida? Io ho trovato il video di Mickey Rourke che l'ha fatto in tv – mentre promuoveva Sin City 2 – in tv nel Late Night With Seth Meyers.

«E' impossibile saperlo, il primo che ho visto io è stato Justin Timberlake, che ha sfidato Jimmy Fallon»
Come avete contattato Zuckerberg?
«Non l'abbiamo fatto. Qualcuno lo ha sfidato, e lui ha sfidato fra gli altri Bill Gates».
Qual è stato il momento di svolta? Zuckerberg stesso? O qualcun altro?
«Anche questo impossibile dirlo. E' diventato virale; molte persone, famose e non, hanno fatto da propulsore a questa sfida»
Eravate preparati a un successo mondiale?
«No. Siamo sorpresi come tutti di quanto si sia ingigantita la cosa a livello pubblico. E' come se fosse una tempesta perfetta fatta da una buona causa, una sfida popolare, un'attività divertente per l'estate»

Ecco. La tempesta perfetta spiega, almeno in parte, perché tutto questo è diventato virale.

Ice Bucket Challenge: perché è importante essere precisi, parlandone?

Semplice. Perché è una notizia leggera. E' giornalismo ma è anche intrattenimento, è vero. Ma il giornalismo, rispetto all'intrattenimento, ha dei doveri ben precisi nei confronti dei lettori: deve parlare di fatti. Io penso che una testata che parla di fatti leggeri in maniera corretta sia credibile anche quando, poi, parla di fatti più importanti. E che non si debba cedere alla tentazione di scrivere la notizia facile.

Le coincidenze, poi, non sono una notizia. I fatti non vanno forzati. Le storie si possono raccontare, intrattenendo, in maniera corretta e limpida.

Ice Bucket Challenge: i dubbi e le critiche

A chi dice «ma così si spreca acqua», rispondo con l'illuminante esempio di Saverio Cecca, uno degli autori di Blogo:

« vi ricordo che ogni volta che tirate lo sciacquone del cesso, a seconda dei modelli, sono 10-15 litri di acqua potabile che se ne va»

A chi dice che l'attivismo da tastiera non serve a niente, rispondo con il grafico delle donazioni di cui sopra.

A chi dice «i vip potevano anche donare» rispondo in due modi distinti:
1) non possiamo sapere se non l'abbiano anche fatto
2) esiste una cosa che si chiama "diritti d'immagine". Quando una persona è famosa, se presta il proprio volto per una campagna pubblicitaria, viene pagata. In questo caso, centinaia di persone famose lo hanno fatto gratis

Ice Bucket Challenge: chi ci guadagna?

Chi guadagna da tutto questo? Un po' tutti.
I vip fanno del bene e si mostrano al tempo stesso e quindi ne hanno un ritorno d'immagine (alcuni, come Matteo Renzi, esagerano nel cavalcar la faccenda).
Chi fa informazione ha di che scrivere anche nell'ambito dell'intrattenimento leggero.
Facebook, grazie all'intuizione di Mark Zuckerberg che ha partecipato alla cosa, guadagna una quantità di video e di videoviews impressionanti (si parla di 2,5 milioni di video uploadati sul solo Facebook, ma è una stima parziale e i conti andranno fatti alla fine, quando si potrà fare un bilancio conclusivo. Ovvero, fra qualche giorno almeno. Forse fra qualche settimana).
Naturalmente ci guadagna l'ALS Association (e le altre associazioni cui arrivano donazioni).
Ci guadagna anche il pubblico. Che ha qualcosa da guardare e che magari scopre cos'è la SLA.

In tutto ciò, manca ancora una considerazione. Quella politica ed etica, che ho già esplicitato su Polisblog e che riassumo per completezza. La donazione è qualcosa che fa molto comodo ai governanti, perché demanda al privato ciò che dovrebbe essere pubblico. Quindi, ben vengano i milioni di dollari che la ALS Association devolverà alla ricerca medica. Ma questo non dev'essere un alibi: dovrebbero essere gli stati, a finanziare la ricerca. Anche perché le spese per gli armamenti superano di gran lunga persino la cifra fenomenale fin qui raccolta con l'Ice Bucket Challenge (un solo F35 costa molto di più).


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