Gli utenti internet dovranno pagare un canone di 17,98 euro al mese per l’uso della rete su computer o telefoni cellulari, parola di Angela Merkel. Vediamo insieme come stanno le cose.
Lo scopo di questo canone, secondo quando scrive Repubblica, dovrebbe essere quello di aiutare l’editoria in crisi.
accordo di massima tra editori e potere politico, per difendere e sostenere l’editoria di qualità (media e letteratura), che aveva chiesto aiuto, insidiata dalla diffusione gratuita dei loro contenuti su Google o altri portali o motori. L’idea del canone era nata appunto come una tassa da usare per sostenere l’editoria, e frenare il drenaggio di lettori.
Da notare tra l’altro il riferimento dell’autore dell’articolo a “diffusione gratuita dei loro contenuti su Google o altri portali o motori“. Siamo su Repubblica, capitanata dallo stesso De Benedetti che si è scagliato contro Google proprio ieri. Dove sia questa diffusione gratuita di Google o altri portali o motori, non è però dato a sapere.
Comunque, in sintesi: gli editori con l’acqua alla gola che non riescono a stare sul mercato, si aggrappano ad internet sperando di ricavarne qualcosa. Poco importa se un utente usa internet per lavoro, per giocare o per comunicare con i parenti all’estero: l’importante è che consegni l’obolo agli editori. Un po’ come accade da noi con il diabolico balzello SIAE sui supporti digitali.
Per placare gli animi il ministro dell’Economia Rainer Bruederle promette investimenti nella banda larga. Domanda: ma allora questa tassa serve agli editori, alle aziende che allargheranno il bacino di potenziali clienti in banda larga, oppure agli utenti finali?
La risposta forse è un po’ più semplice: tutto fa credere che questo sia solo un modo per far cassa. Da quello che abbiamo potuto leggere, in Germania il canone tv costa proprio 17,98 euro al mese, e la “tassa internet” andrebbe a colpire chi non ha la televisione. Un meccanismo perverso che conosciamo bene noi italiani, sempre in guerra con Rai e con le sue pretese di far pagare il canone a chi non ha la tv ma il pc.
Morale della favola: non importa ciò che usate, l’importante è che paghiate. Sempre.
rafa
10 dic 2009 - 11:43 - #1La maggior parte dei quotidiani vive già di sovvenzioni statali. La carta che avevano da giocarsi rispetto al web era la credibilità e in questi ultimi anni l’hanno giocata molto male. E’ giusto che ne paghino il prezzo.
il-furia
10 dic 2009 - 12:39 - #2Ma affogate nel vostro stesso inchiostro.
fdb456
10 dic 2009 - 12:44 - #3Ma basta con sta storia gli editori ci rifilano pubblicità dappertutto, se la levano sarò lieto di pagare una tassa ma di 3€ al massimo al mese inoltre se non vogliono far leggere le loro notizie che non le pubblichino sul web e vendano solo su carta
roberto-d
10 dic 2009 - 14:53 - #4Dovete passare sul mio cadavere!!
Ma davvero pensano che noi non sappiamo che con le pubblicità guadagnano milioni di euro??
nuno
11 dic 2009 - 01:50 - #5Che squallore…
è un affronto alla libertà di informazione.
E si tratta di un provvedimento non democratico…
Perchè deve coinvolgere chi internet non la usa?
E da quando bisogna proteggere le categorie professionali da una evoluzione tecnologica e di costume?
(C’è già il canone tv che non è giustificato…)
classe politica opportunista e superficiale
govinda
11 dic 2009 - 17:02 - #6c’è poco da fare testate che cercano un compromesso del genere sono destinate a morire in breve tempo.
Mrs
12 dic 2009 - 15:00 - #7una famiglia che non usa internet, vuoi perché non vuole, vuoi perché non può perché mancano le strutture (basta vedere in italia), oppure…non lo usa perché ha nemmeno i soldi per arrivare a fine mese…in conclusione, non usa il servizio….dovrebbe pagare? pagare per gli altri? un applauso, bravi, veramente bravi…