Ecco che succede se metti "Mi piace" a TUTTO su Facebook

Un utente, offeso dai famigerati "esperimenti psicologici" di Facebook ha deciso di porre in atto una sorta di rappresaglia. Con un "mi piace" su tutto, il social network ha iniziato a comportarsi in maniera ancora più strana del solito.

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Mat Honan di Wired ha fatto un esperimento piuttosto divertente: ha rivolto le armi di Facebook contro Facebook stesso, e per 48 ore ha schiacciato il tasto “Mi piace” su qualsiasi contenuto passasse per il suo feed.

Chiamiamola una vendetta, una rappresaglia contro l’ormai famigerato esperimento di Facebook con i contenuti negativi e l’effetto psicologico degli stessi sugli utenti, indotti a diventare tristi artificialmente dalla selva di pessime notizie che gli venivano presentate.

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Un mondo filtrato


Facebook non ci presenta un feed di notizie reale, ma la sua versione di quei contenuti che ha potuto decidere in base ai nostri comportamenti come interessanti. I nostri gusti e le nostre azioni influenzano Facebook, e noi non sappiamo tutto quello che viene postato dai nostri amici o dalle pagine che ci piacciono.

È anche questione di soldi: se paghi, i tuoi contenuti compaiono agli altri. Se non paghi, peccato, solo qualche briciola ogni tanto. E come ha sperimentato Honan, il business cala con la furia di un carico di briscola su tutto quello che postano i nostri amici umani. Dopo una sola ora, sebbene il Like fosse stato sparato su tutto, il feed del giornalista di Wired si è riempito completamente di contenuti brandizzati.

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Se non si esprimono preferenze nella maniera più tipica per un essere razionale, ovverosia selezionando accuratamente i messaggi commerciali che ci piacciono, Facebook si “ubriaca”, perde ogni freno inibitorio e si trasforma nel peggior canale di televendite che abbiate mai visto in vita vostra. E peggio ancora, questo comportamento rende un utente “virale”, ma non nel senso positivo del termine. Il Mi Piace selvaggio trasforma un uomo o una donna in una sorta di untore, e tutti questi contenuti commerciali iniziano a comparire anche nel feed degli amici, che vengono diligentemente informati dei suoi gusti.

Intendiamoci bene, Facebook non vuole che voi vi comportiate così. Le statistiche di un utente che clicca su ogni ad sono una droga, un veleno che lo rende inaffidabile e falsa i dati commerciali, l’unica cosa che abbia un valore in tutta la pila di server, contenuti e comunicazioni che si chiama Facebook. Vi rende - letteralmente - un tumore, un morbo che il social network non può fermare e che crea scontentezza presso tutte le persone che conoscete.

Mark Zuckerberg

Facebook infatti è costretto a basarsi sull’idea che gli utenti detestino la pubblicità e ogni “Mi Piace” a un brand pagante è un tesoro che influenza più o meno sottilmente il nostro rapporto con il social network per un tempo lunghissimo. Per questa ragione, come ha scoperto Honan, ci sono centinaia di maniere per indurvi a cliccare, poco più di zero per impedirvi di farlo a raffica.

Il consiglio è di fare davvero molta attenzione a dove posate le dita o il puntatore del vostro mouse. Quel pulsante Mi Piace non ha un valore meramente simbolico.

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