Google trova immagini di minori su un account di Gmail, lo denuncia

Google ha fatto catturare un molestatore di bambini, ma ha violato l'etica di un servizio di corrispondenza privata. Ha esagerato in nome del bene comune?

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Un’altra "linea tracciata sulla sabbia" è stata oltrepassata oggi da Google, per quanto con le intenzioni migliori possibili. La corporation, infatti, ha segnalato alla polizia un uomo di Houston, Texas, perché ha trovato nelle sue mail - presumibilimente conservate nei server del servizio Gmail - alcune immagini esplicite di minori.

Secondo quanto dice un canale televisivo locale, l’uomo è un “sex offender”, un recidivo, già condannato per aver molestato un bambino nel 1994. Google si è rivolto al Centro Nazionale per i Bambini Dispersi o Vittime di Abusi, un ente americano specializzato nell’assistenza delle vittime di casi similari. Il centro, a sua volta, si è rivolto immediatamente alla polizia.

David Nettles, il leader di una task force anti-pedofilia della polizia di Houston ha affermato che la “soffiata” è stata più che sufficiente per ottenere un mandato di perquisizione per computer e altri device del criminale, che oltre alle immagini incriminate hanno rivelato altri messaggi e foto sospette. Nettles ha dichiarato ai giornalisti:


    “Stava conservando le immagini nella sua email. Io non posso vedere quelle informazioni, io non posso vedere quelle foto, ma Google può”.

Nettles allude alla difficoltà di ottenere un mandato di perquisizione senza fornire prove sufficienti - il diritto dei cittadini di non essere costantemente monitorati dalla polizia è fondamentale in USA come qui in Europa. Tale diritto, però, diventa molto nebuloso quando affidiamo i nostri dati a terzi, come capita con Gmail, il servizio di mail di Google che deduciamo essere quello usato dal criminale texano.

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Google non è mai stato particolarmente affezionato alla privacy della nostra email, che scansiona costantemente alla ricerca di termini e informazioni adatte a venderci pubblicità. La diretta conseguenza di queste attività è la capacità di rivelare le immagini di abusi ai minori, e la lotta al traffico di queste foto è stata sempre un obiettivo di Google. Fino a oggi non aveva mai ammesso direttamente di guardarci nelle caselle per controllare se siamo dei criminali, ma il caso del pedofilo di Houston l’ha confermato.

Sono profondamente felice che un molestatore sia oggi finito in carcere, ma allo stesso tempo è mia ferma opinione che le mail dovrebbero essere trattati alla pari con la corrispondenza postale, e quindi non dovrebbero essere oggetto di analisi da parte di privati o di forze di polizia prive di mandato.

Via | Business Insider
Foto | Flickr

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