eCommerce in Italia: aumentano a 16 milioni gli acquirenti ma le imprese sono indietro

Il commercio online è in forte aumento, ma la macchina statale e le imprese sono rimaste indietro: ecco gli ultimi dati diffusi da Netcomm

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Internet ha rivoluzionato non soltanto la vita privata dell'utenza: l'avvento di PayPal è soltanto l'apice dei cambiamenti dell'economia e aste come eBay sono soltanto alcuni dei servizi che stanno avendo più successo oggigiorno; la stessa Amazon, per fare solo un esempio, è un'azienda che ha costruito un impero con il web e proprio con il web continuerà la sua attività (per quanto si continui a parlare insistentemente di un suo ingresso nel mercato della telefonia).

Ecco perché ci sorprendono, certo, ma fino a un certo punto, i dati diramati via comunicato stampa da Netcomm - Consorzio del Commercio Elettronico Italiano:

"Osserviamo da anni che l’eCommerce è sempre più percepito dalle aziende come un canale necessario per l’espansione del proprio business - le parole sono di Roberto Liscia, presidente del Consorzio -. Lo attesta l’andamento del fatturato complessivo (+20% all’anno negli ultimi anni) e stimato oltre i 13 miliardi di euro per il 2014, congiuntamente all’impennata del numero di acquirenti online italiani che sono passati in tre anni da 9 a 16 milioni. Stiamo, finalmente, assistendo a un forte interesse delle imprese, in particolare del Made in Italy e della grande distribuzione, che si sono rese conto delle grandi opportunità che il digitale può offrire in un momento in cui i fattori recessivi stanno mettendo in discussione i modelli di business e di vendita tradizionali. Proprio la stabile crescita a doppia cifra dell’eCommerce mostra come le aziende italiane stiano adottando sempre più una strategia multicanale, vero fattore chiave che può consentire all’eCommerce B2c [Business to Consumer ndr] di raggiungere in Italia valori comparabili a quelli dei mercati esteri".

Le imprese e lo stato non danno risposte adeguate


Frenate, però, gli entusiasmi: pare che l'Italia - e ci sorprendiamo anche in questo caso fino a un certo punto - non sia ancora in grado di rispondere adeguatamente alle richieste di questo nuovo tipo di consumatore (quello che controlla quali siano i prezzi su Internet prima di fare acquisti, per esempio) e alle esigenze delle imprese, che faticano ad adeguarsi anche per via delle tasse (sembra banale dirlo, ma investire sull'online comporta dei costi che non tutti possono permettersi). Lo spiega sempre il comunicato di Netcomm:

"Il ritardo, malgrado i fattori positivi che stiamo osservando, però, rimane e l’Italia è ultima in quasi tutte le classifiche su tutti i fattori che condizionano lo sviluppo. Le imprese che vendono online sono solo il 4% del totale, l’accesso alla banda larga rimane carente e la copertura finanziaria per gli investimenti necessari sono ancora un interrogativo non risolto. I servizi digitali della pubblica amministrazione sono pochi, frammentati e di difficile accesso e soprattutto una fetta ancora consistente di italiani ha ancora paura ad effettuare acquisti on line. È evidente che in questo quadro la dimensione delle imprese diventa un fattore abilitante".

E poi ancora:

"Nonostante che in Italia le prime 200 imprese web abbiano una quota di mercato superiore al 70%, poche sono le aziende italiane che competono sul mercato internazionale online e il nostro Paese è, di fatto, assente nella competizione internazionale. Stiamo perdendo competitività a livello globale e non riusciamo a sfruttare il potenziale del Made in Italy che potrebbe trovare più facilmente sbocchi su questi mercati. Si prevede che nel 2018 le vendite cross country, nel mondo, raggiungeranno i 307 miliardi di dollari, coinvolgendo oltre 130 milioni di acquirenti. Ovvero eShopper evoluti di cui le nostre imprese dovranno saper intercettare bisogni e richieste, perché la via digitale è ormai connaturata ai nostri tempi e nel Net Retail che stiamo osservando è divenuta imprescindibile".

Un'opportunità da cogliere al volo

Come dar torto al comunicato e alle dichiarazioni del presidente Netcomm: sempre tornando ad Amazon, per esempio, vi ricordiamo che l'azienda è riuscita a vendere centinaia e centinaia di oggetti al secondo nel periodo natalizio; e che dire dell'utilità che potrebbe avere - e che ha - Pinterest per la dimensione aziendale? Insomma, non cogliere questa opportunità è davvero un peccato: la speranza è che, nel quadro di riforme strutturali volute da Renzi, prima o poi venga dato spazio a questioni del genere.

Via | Comunicato stampa Netcomm | Sito ufficiale Netcomm

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