Facebook, esperimenti per manipolare le emozioni degli utenti

Non solo Facebook sperimenta con le nostre emozioni, ma - una volta scoperto - dimostra di non capire dov'è il problema.

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Facebook ha condotto un esperimento per studiare il “contagio emotivo” dei post. Secondo l’ipotesi di questo esperimento, un utente a cui vengono presentati dei post positivi reagisce più positivamente, mentre è vero il contrario per chi viene sottoposto a status deprimenti. La relazione è stata presentata da un team di scienziati provenienti dallo stesso Facebook, unito a ricercatori universitari provenienti dalla Cornell University e dall’Università di San Francisco.

Il problema di questo esperimento, tuttavia, è che le “cavie” sottoposte a tale procedura non sono state informate della cosa - e si tratta di comuni individui iscritti al social network. Nessuno degli utenti che si sono visti ingolfare il feed di depressione stile Grunge anni novanta ha avuto la possibilità di rendersi conto che qualcuno giocava con le sue emozioni. E chi è stato circondato di gioia, allo stesso modo non ha dovuto firmare alcuna liberatoria specifica. Tutte le vittime avevano già dato il proprio consenso, esattamente come abbiamo fatto noi: barrando le caselle al momento di iscriverci a Facebook.

Sono tutti vulnerabili


Tra le clausole con le quali autorizziamo il social network alle analisi di mercato, infatti, c’è anche quella con la quale gli diamo il permesso di legarci ad un tavolo di metallo ed esporci sopra alla torre del castello durante una tempesta - beh, non proprio, ma quasi. Almeno, questa è l’interpretazione di Facebook.

Dà molto da riflettere che nessuno all'interno del social network abbia ritenuto che manipolare le emozioni di un utente per farlo sentire più depresso fosse un’attività pericolosa. Uno degli studiosi che ha fatto la peer review, Susan Fiske di Princeton, ha ammesso di aver avuto dei dubbi, ma i comitati etici che presiedevano sugli autori della ricerca hanno fatto sapere di non avere dei problemi. Motivazione? Facebook manipola il nostro feed comunque, ogni giorno.

Facebook non capisce il problema


L’etica di un simile esperimento è decisamente questionabile, e non solo perché Facebook potrebbe usare i nostri sentimenti per venderci cose, ma perché potrebbe seriamente danneggiare una persona vulnerabile. Eppure i responsabili di questi studi di manipolazione emotiva non sembrano cogliere il problema. Adam D. I. Kramer, co-autore dello studio e membro del team di Core Data Science di Facebook ha posto così la cosa:

    “La ragione per cui abbiamo compiuto questi studi deriva dalla nostra preoccupazione nei riguardi dell’impatto emotivo di Facebook, perché a noi importa delle persone che usano il nostro prodotto. Abbiamo ritenuto importante investigare su alcune percezioni comuni: ad esempio, se vedere che i nostri amici postano contenuti positivi induca un individuo a sentirsi negativo oppure tagliato fuori. Allo stesso tempo, ci preoccupava che l’esposizione alla negatività degli amici inducesse le persone a evitare Facebook. Purtroppo non abbiamo chiaramente spiegato le motivazioni alla base di questo studio”.

Kramer non chiede scusa. Anzi, fa fatica a capire come mai si sta generando un polverone:

    “Il nostro obiettivo non era di influenzare negativamente le persone. Posso capire perché alcuni nutrano preoccupazione in merito, e io e i miei co-autori siamo molto dispiaciuti per la maniera in cui la relazione ha descritto lo studio e l’ansia che ciò potrebbe aver generato”.

In poche parole, non gli passa proprio per la testa che il metodo usato non può essere ritenuto ammissibile all'interndo di una società civile.

Via | Mashable

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