Android L e Chrome, Google vuole unificare tutte le piattaforme con Material Design

Android L, Chrome si uniscono tramite Material Design: telefono, auto, TV, smart watch, tablet, PC e persino tutto il web ora non hanno nè muri nè confini e convergono attorno allo smartphone.

Google I/O 2014

Al Google I/O di ieri, Sundar Pichai e i suoi ci hanno fatto vedere un mondo nuovo. Google ha deciso di cambiare il proprio approccio al design e alle interfacce, e ha scelto come perno attorno a cui tutto ruota il suo sistema operativo mobile, Android.

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La prima cosa ad essere stata presentata è Android L, la prossima versione dell’OS, ma non sono state le ottimizzazioni e gli upgrade del sistema operativo ad aver tenuto banco, bensì il suo redesign grafico e soprattutto la sua rinnovata “scalabilità”. Con questo termine non voglio solo indicare che Android L può girare su qualsiasi smartphone e tablet, ma che Android ora sarà fondamentalmente uguale, condiviso e compatibile su telefoni, tablet, televisori e persino wearable. E dove non sarà l’effettivo sistema operativo, si sincronizzerà in modo seamless attraverso tutti i servizi di Google, come ad esempio sul nostro PC, su un Chromebook o persino su un’automobile.

Per dare vita a questa compatibilità totale attraverso le piattaforme Google ha sviluppato ben 5.000 nuove API (che sarebbero le interfacce di programmazione che consentono a uno sviluppatore di collegare un software o un servizio all’OS). Grande attenzione è stata data anche a Chrome, l’altra grande piattaforma di Google assieme ad Android, in modo da rendere tanto il browser/sistema operativo quanto l’OS mobile compatibili e sincronizzati.

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Material Design


Google I/O 2014

L’altra grande innovazione di Google è quella di aver studiato una nuova maniera di concepire la grafica delle proprie interfacce. Material Design è il risultato di questa filosofia.

Material Design è un’interfaccia che introduce la prospettiva e le fonti di luce come elementi calcolati dell’interfaccia, senza aggredire l’utente con elementi eccessivamente skeumorfici che hanno rischiato di rendere piuttosto pacchiani altri sistemi operativi.

Google I/O 2014

Questo vuol dire che gli elementi dell’interfaccia si comportano come una struttura fisica, pur essendo solo grafica ed animazione, “intrappolati”, per così dire, all’interno del display. Ogni pulsante e superficie ha la sua profondità, getta un’ombra sugli elementi circostanti, e non si “teletrasporta” mai, spostandosi sempre in modo fluido. Per questo ogni interazione deve essere animata, e agli sviluppatori viene fornito ogni mezzo possibile per facilitare l’implementazione di tale filosofia.

I colori sono vivaci, forti, le righe nette. Il tutto deve sentirsi a casa nei peggiori smartphone e negli schermi televisivi UHD, oltre che su smartwatch e persino sul web.

Polymer, il toolkit per la creazione di pagine web presentato da Google l’anno scorso consentirà agli sviluppatori di portare gli stessi elementi al proprio sito. In questa maniera, potenzialmente, servizi e app saranno uniformi.

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