Marissa Mayer: "La vita delle donne è migliorata nel settore tech". Sarà vero?

Marissa Mayer allontana le preoccupazioni sul gender gap in un'intervista al Corriere della Sera. Il problema, purtroppo, è tutt'ora radicato nella sottocultura del tech.

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Marissa Mayer è un individuo molto particolare. Non credo che si possa prendere come esempio tipico di donna nel mondo del tech una persona aggressiva, intraprendente e straordinaria come la trentanovenne che da due anni guida Yahoo. Ce ne sono pochi come questa CEO, davvero pochi, e non può fare da cartina tornasole per le (inesistenti) rivoluzioni sociali di un mondo maschilista fino al midollo.

Il suo parere, però, quello sì che è interessante, e secondo la Meyer, come riportato da un’intervista di Marta Serafini sul Corsera, la situazione della donna è migliorata sostanzialmente in questo settore dell’industria rispetto a vent’anni fa. Vent’anni fa è più o meno quanto Marissa può tornare indietro, visto che è il periodo in cui lei si è affacciata nel mondo del lavoro - e siamo d'accordo che in un gap di vent'anni i cambiamenti positivi sono stati costanti, ma molto lenti.

La Mayer infatti ci dice ben poco per spiegare esattamente in cosa dovrebbe essere migliorato il problema della disparità di genere. Lei stessa ha fatto di tutto per abolire il telelavoro, concentrandosi sui dipendenti disposti a lavorare direttamente negli uffici e nel quartier generale di Sunnyvale - una decisione che di nuovo favorisce i maschi, oltre che risultare totalmente assurda per un 21° secolo che si dovrebbe essere già messo alle spalle i labirinti di cubicoli e i water cooler.

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La Mayer è fondamentalmente troppo occupata a pilotare in modo aggressivo la nave Yahoo, un bastimento che ha seriamente rischiato di affondare del tutto, per occuparsi di questa tematica. Ancora non sappiamo se la sua strategia di acquisizioni milionarie funzionerà nel lungo termine (auguriamo di sì: i cosiddetti “acqui-hire” sono un enorme incentivo a osare e gettarsi anima e corpo in una startup), e con l’entrata in borsa di Alibaba, di cui Yahoo ha una quota di partecipazione, vorrà dire un flusso di oltre 10 miliardi di dollari di capitali da reinvestire nel modo più rapido e efficiente possibile. Le ingiustizie, le meschinità, le omertà di Silicon Valley appaiono come poca cosa quando il destino di una corporation gigantesca è sul baratro da anni.

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Però mentre Marissa Mayer lotta con tutte le sue considerevoli forze per tenere a galla Yahoo, noi vogliamo ricordare il lato oscuro del business tech con una storia di un paio di mesi fa, riportata da New York Magazine: la vicenda di una fondatrice di startup, l’unica donna tra cinque neo-imprenditori. La startup ha avuto uno dei migliori esiti di successo sperabili: è stata acquisita da Google allo scopo di assumerne il personale per uso interno. Tutti tranne lei: “Mi sembra che il mio mondo sia appena finito” scrive l’anonima startupper su Secret, social network tascabile in cui sfogarsi senza rivelare nulla su se stessi.

Una desiger, una ragazza, ecco l'unico membro lasciato fuori da Google: il disprezzo nei confronti di una specializzazione “soft” nel mondo del tech unito a un certo sessismo vecchio stampo, insomma. La polemica ha infuriato per un po’, poi si è come al solito spenta - ma questo è solo un esempio di gender gap che può fare da contraltare alle affermazioni generiche sulla situazione migliorata delle donne a Silicon Valley.

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