Datagate, Vodafone ammette: “I governi controllano i nostri utenti”

Vodafone è la prima azienda di telecomunicazioni ad avere diffuso un rapporto dettagliato sulle intercettazioni degli utenti da parte dei governi.

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A uno anno dall’esplosione dello scandalo Datagate, Vodafone rompe il silenzio e diffonde un comunicato con cui non soltanto conferma di aver permesso ai governi di accedere alle chiamate degli utenti, ma snocciola anche qualche dato relativo ai 29 Paesi in cui la compagnia opera.

Un vero e proprio report, scaricabile integralmente a questo indirizzo, rivela nel dettaglio come i governi hanno monitorato nel corso del tempo le conversazioni e la posizione degli utenti dell’azienda, a cominciare dai cavi collegati direttamente ai propri network e a quelli di altre aziende di comunicazione.

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Le agenzie, in questo modo, avrebbero avuto accesso alle informazioni più private dei cittadini in quello che i sostenitori della privacy hanno già definito “uno scenario da incubo”. Questo, rivela Vodafone, è accaduto un po’ ovunque, dall’Albania all’Egitto, dall’India alla Romania, passando ovviamente per l’Italia.

Il Guardian, sempre attento e in prima linea quando si parla di Datagate, si è preso la briga di raccogliere in una tabella il numero delle intercettazioni autorizzate, Paese per Paese, che si tratti di telefonate, SMS e metadati.

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La situazione in Italia, purtroppo, supera la media, come conferma lo screenshot che trovate in apertura. Il nostro Paese è leader: nel 2013 le autorità italiane hanno inoltrato a Vodafone ben 605.601 richieste di accesso ai tabulati. L’anno precedente, invece, le richieste per intercettazioni legali sono state ben 140.557. In Inghilterra, per fare un paragone, sono state appena 2.760.

Vodafone è la prima azienda telefonica a vuotare il sacco e fornire un rapporto così dettagliato e approfondito e i dati diffusi sono solo la punta dell’iceberg della situazione in cui viviamo, che ci piaccia o meno. Questo accade più o meno in tutti i Paese e in alcuni, è la stessa Vodafone a sottolinearlo, non c’è nemmeno bisogno di una richiesta formale, l’accesso è praticamente diretto e, di conseguenza, senza alcun controllo.

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L’azienda lancia l’allarme:

Questi cavi esistono, il modello di accesso diretto alle telefonate esiste. E noi stiamo chiedendo di fermarlo. Senza un mandato ufficiale, non c’è neppure trasparenza. Il fatto che un governo debba fornire un pezzo di carta per fare un’intercettazione è un limite importante al loro potere.

Parola di Stephen Deadman, direttore del team legale di Vodafone che si occupa della privacy degli utenti. Chissà se dopo Vodafone anche altri decideranno di seguire l’esempio e di pubblicare i dati, fornendo così un quadro più completo, e decisamente più allarmante, della situazione.

Via | The Guardian

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