Facebook e la privacy: più controllo degli utenti su quello che le app condividono

Facebook fa un passo indietro sulla condivisione selvaggia e automatica dell'attività degli utenti all'interno della app di terze parti.

Facebook sta ormai da tempo cercando di trovare una dimensione più pubblica, ma allo stesso tempo sta facendo dei piccoli passi indietro, molto apprezzati dagli utenti, sulla condivisione selvaggia di tutto quello che gli stessi fanno online.

Già il mese scorso il social network di Mark Zuckerberg, proprietario anche di Instagram, ha disabilitato la condivisione automatica su Facebook di tutte le attività degli utenti di Instagram: se prima ogni like dato a un’immagine o un commento a una foto venivano prontamente condivisi su Facebook, nel tentativo di aumentare l’interazione degli utenti, da qualche giorno questo non accade più di default.

Adesso questo maggiore controllo della privacy verrà esteso pian piano anche a tutte le altre applicazioni integrate con Facebook - da Pinterest a Spotify, da Farmville a RunKeeper - che smetteranno così di default di condividere su Facebook i brani ascoltati dagli utenti, l’attività fisica svolta, le canzoni trovate su Shazam o le immagini pinnate su Pinterest.

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La conferma è arrivata direttamente da Facebook:

Abbiamo scoperto che i contenuti che gli utenti condividono esplicitamente da applicazione di terze parti sono generalmente più interessanti e portano a una maggiore interazione rispetto ai contenuti condivisi in automatico senza un’azione esplicita degli utenti. Nei prossimi mesi continueremo a dare priorità alle condivisioni esplicite rispetto a quelle automatiche.

Personalmente avevo già provveduto da tempo a disabilitare la condivisione automatica di tutte le app che interagiscono con Facebook - nella maggior parte dei casi cambiando le impostazioni della privacy e bloccando l’accesso a quelle attività a tutti gli amici - ma c’è anche chi (e di questo Facebook se ne è reso conto) aveva cominciato a segnalare come spam quei contenuti.

Un pomeriggio di ascolti su Spotify, ad esempio, si traduce in una sfilza di condivisioni per nulla interessanti: i 30 brani che un utente ha ascoltato non interessano a nessuno, ma il singolo brano che quell’utente vuol condividere coi propri amici ha tutt’altra valenza. E finalmente anche a Facebook sembrano essersene resi conti.

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Il social network ha cominciato ad avvisare gli sviluppatori, chiedendo loro di fare a meno, per quanto possibile, della condivisione automatica dei contenuti all’interno delle loro applicazioni, intervenendo così a monte del problema, lasciando comunque agli utenti la possibilità di condividere quello che vogliono, quando vogliono.

Del resto, per restare in tema Spotify, i brani ascoltati finiscono comunque nella sezione Musica del profilo di Facebook, quindi che senso ha pubblicarli in automatico anche nel NewsFeed? Prepariamoci quindi, nel prossimo futuro, a un NewsFeed più ordinato e pieno di contenuti più interessanti rispetto al passato.

Via | Facebook NewsRoom

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