Facebook riduce l'autostima: senza "mi piace" utenza in crisi

Ecco come il numero di "mi piace" su Facebook influenza la nostra autostima

I risultati di questo studio su Facebook non ci sorprendono per molti versi perché è normale che se scrivo un post sul social network mi aspetto che qualcuno metta "mi piace", lo condivida o, nella migliore delle situazioni - quasi utopica, a dire il vero - mi contatti tramite messaggio privato per parlarne. In Australia delle ricerche hanno confermato proprio cosa potrebbe succedere, e cosa in effetti succede, all'utenza, quando non riceve risposte, in termini di interazioni, su Facebook.

Intitolato “Minacce alla appartenenza su Facebook: ostracismo in agguato”, lo studio è stato pubblicato da Taylor and Francis Group, casa editrice di testi accademici, e ha messo in evidenza che l'assenza di interazione potrebbe portare a una forte svalutazione della propria persona: si tratta - andrà detto - di uno studio molto importante, essendo stato firmato da un team di psicologi esperti.

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I test del team di esperti


I test svolti per arrivare a questi risultati sono stati ben due: nel primo caso, i ricercatori hanno diviso un gruppo di utenti in un paio di sottogruppi; il primo è dovuto rimanere attivo sul social network, commentando, condividendo e scrivendo; il secondo, invece, non avrebbe dovuto fare nulla di tutto questo e sarebbe dovuto restare fermo a vedere come si comportavano gli amici. Il risultato? Il gruppo dei passivi ha dichiarato che questa esperienza aveva pesato negativamente sul suo benessere personale.

Il secondo test, invece, ha visto delle persone accedere a degli account Facebook anonimi e, dietro indicazione, chiedere ad alcuni utenti di commentare alcune pagine; nessuna di queste persone sapeva, però, che i destinatari dei loro messaggi non avrebbero assolutamente risposto ai loro tentativi di interazione ed è stato proprio questo che li ha fatti sentire vuoti e ridimensionati come persone.

Le parole dell'esperto sulla dipendenza da Facebook


mi piace facebook

Paolo Giovannelli, docente dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Clinico del Centro ESC, ha commentato così quanto studiato:

“Coltivare le relazioni sui social network può diventare un’esperienza profondamente reale con importanti conseguenze emotive ed affettive, in alcuni casi anche gravi. [...] Tutto sta al valore e all’importanza e lo spazio che noi diamo, piú o meno consapevolmente, a questa tecnologia nel definire la nostra esperienza relazionale. [...] Se dimentichiamo di soddisfare i nostri bisogni relazionali nella loro complessità allora sì che rischiamo di dare ai social media un ruolo fondamentale nel regolare la nostra autostima e si potrà sviluppare dentro di noi una forma subdola e grave di dipendenza”.

Possiamo capire il comportamento dell'utenza, ma fino a un certo punto: considerate che non tutti leggono il nostro profilo quotidianamente e, nel caso in cui l'amicizia sia soltanto virtuale, può succedere persino che l'utenza si dimentichi dei suoi amici (con l'ovvia conseguenza che Facebook non visualizza più i loro post e le loro foto in homepage). Insomma, capire il funzionamento del social network, prima di sentirsi abbattuti, sarebbe cosa buona e giusta.

Via | La Stampa

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