Diritto a essere dimenticati, pioggia di richieste di rimozione per Google

Google potrebbe istituire un team in ogni nazione europea, per lavorare sulle richieste legate al diritto a essere dimenticati.

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Era prevedibile e anche inevitabile: dopo la sentenza sul caso di Mario Costeja González, che ha chiesto e ottenuto (in base al diritto a essere dimenticati) la rimozione di alcuni link dal motore di Google verso le pagine di un giornale locale, verso il motore di ricerca è arrivata una serie di richieste analoghe.

In quel di Mountain View dovranno ovviamente fronteggiare in qualche modo tali richieste, per non tornare in tribunale: secondo la fonte anonima citata da Reuters, Google starebbe al momento studiando proprio un modo per dare una sorta di procedura alle nuove richieste, tentando probabilmente allo stesso tempo di evitare di dover rimuovere dalle proprie pagine di risultato centinaia di migliaia di link.

Diritto a essere dimenticati: Google perde la prima causa in Europa

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, lo ricordiamo, ha stabilito che i motori di ricerca (non solo Google, ovviamente) devono collaborare con gli utenti che chiedono di rimuovere informazioni personali "inadeguate, irrilevanti o non più rilevanti". Sull'argomento legato alla sentenza è intervenuto anche Eric Schmidt, nel corso di un meeting con gli investitori:

"Ci sono tante domande a cui rispondere. Un semplice modo per spiegare cosa è successo è che abbiamo un conflitto tra il diritto a essere dimenticati e il diritto alla conoscenza. Dal punto di vista di Google c'è un equilibrio.

Dopo aver analizzato la decisione, che è vincolante, Google crede che l'equilibrio colpito sia sbagliato."

A questo punto, sempre secondo la stessa fonte, Google potrebbe creare un vero e proprio team dedicato alla rimozione dei link legati al diritto a essere dimenticati, in ognuna delle 28 nazioni che compongono l'Unione Europea, comprese quelle dove attualmente non ci sono uffici della società. Il resto, da quanto capiamo, sarebbe ancora tutto da decidere.

Per quanto riguarda la concorrenza, Yahoo! ha fatto sapere di star "analizzando con cura" la sentenza, non senza una vena polemica espressa da un portavoce:

"Sin dalla nostra fondazione avvenuta più di 20 anni fa, abbiamo supportato un'Internet aperta e libera; non una minacciata dalla censura."

Microsoft, invece, non ha ancora commentato.

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