Heartbleed: Google, Microsoft e Facebook insieme per evitare un altro disastro

Si chiama Core Infrastucture Initiative ed è un progetto che nasce dopo il disastro Heartbleed

Potete ben immaginare, e forse in futuro la situazione potrebbe diventare ancor più chiara, quali danni abbia causato Heartbleed: non parliamo tanto di furti clamorosi di password e dati sensibili quanto del rapporto che l'utente ha con social network e web in generale; insomma, è possibile fidarsi ciecamente di Internet? Recenti indagini hanno dimostrato come la paura degli utenti stia aumentando e Heartbleed non ha fatto altro che accrescerla a dismisura: la scoperta di un bug nella libreria OpenSSL, insomma, non era certo immaginabile.

Ecco perché, per evitare che si ripetano altre amare scoperte come questa, Google, Facebook, Microsoft, Amazon, Intel e molte altre aziende hanno deciso di investire in un progetto comune, Core Infrastrucutre Initiative, che dovrebbe essere guidato dalla Linux Foundation e che consiste nell'investimento di ben 3.6 milioni di dollari (100mila all'anno) per realizzare un progetto di prevenzione che non ha precedenti nella storia della tecnologia.

L'obiettivo è quello di lavorare attentamente non soltanto su OpenSSL ma anche su altri sistemi come ModSSL, PGP, OpenCryptolab e non solo; le parole di Jim Zemlin, direttore esecutivo di Linux Foundation, sono state chiare a tal proposito:

"La speranza è che tra cinque anni, quando guarderemo indietro, potremmo dire che Heartbleed ci ha insegnato qualcosa".

Il finanziamento agli sviluppatori


foto heartbleed

Ancor più importanti, le parole di Amanda McPherson, direttore marketing della stessa fondazione:


"Dopo Heartbleed ci siamo chiesti come sia potuto succedere e che ruolo può avere Linux Foundation per evitare che un evento del genere si verifichi di nuovo. Così abbiamo deciso di fare quello che facciamo sempre: lavorare con l'industria per dare dei fondi agli sviluppatori".

Staremo a vedere come procederà questo progetto, e, ovviamente, incrociamo le dita.

Via | The New York Times

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