Microsoft promette che non leggerà più le mail degli utenti

Microsoft fa un mea culpa e assicura che da oggi in poi non leggerà più le mail degli utenti senza un mandato da parte delle forze dell'ordine.

Piccolo scandalo in casa Microsoft, la settimana scorsa, quando l’azienda ha rivelato di aver letto le email private di un suo ex dipendente, Alex Kibkalo, arrestato dall’FBI per aver fatto trapelare la release di Windows 8 prima del suo rilascio.

La conferma da parte di Microsoft, che ha agito in assenza di un mandato da parte delle autorità, ha giustamente sollevato un mare di polemiche, tanto da costringere l’azienda a rivedere le proprie politiche e assicurare gli utenti che le mail personali degli stessi non verranno mai più lette se non dietro ordine delle autorità competenti.

L’annuncio è arrivato qualche ora fa, firmato da Brad Smith, General Counsel & Executive Vice President, Legal & Corporate Affairs presso Microsoft, poche righe che spiegano come le nuove politiche, in vigore con effetto immediato, prevedono che l’azienda di avvarrà del supporto delle forze dell’ordine quando si tratterà di investigare utenti sospettati di utilizzare i servizi di Microsoft per “trafficare in proprietà intellettuali e fisiche rubate di proprietà dell’azienda”.

Mentre la nostra ricerca era chiaramente nei nostri diritti, sembra che avremmo dovuto applicare un principio simile e affidarci a un formale processo legale per un’indagine relativa a qualcuno che aveva rubato qualcosa alla nostra azienda.

Microsoft ha colto l’occasione anche per annunciare una partnership con il Center for Democracy and Technology e la Electronic Frontier Foundation come parte degli sforzi dell’azienda nel “trovare le soluzioni migliori per il futuro dei servizi digitali”.

E chissà se questo piccolo scandalo metterà un freno alla campagna Scroogled o se l’azienda fingerà che nulla sia accaduto e continuerà ad attaccare Google per la sua invasione della privacy. Forse no, visto che l’ultimo capitolo risale ad appena pochi giorni fa, in pieno terremoto mediatico.

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Via | TechNet

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