Twitter bloccato in Turchia: il primo ministro urla in piazza "Sradicheremo Twitter!"

Erdogan dichiara guerra ai social media, e dopo aver minacciato Facebook e YouTube dichiara di voler eliminare Twitter, e procede a bloccare l'accesso al network in Turchia, per quanto possibile.


La Turchia fa un altro passo verso la dittatura, ora che il primo ministro Erdogan, di fronte a una folla di sostenitori - e in piena campagna elettorale - ha urlato al microfono:

    “Sradicheremo Twitter! Non mi importa di quello che dirà la comunità internazionale. Tutti saranno testimoni del potere della Repubblica Turca”.

Non si tratta proprio di una denuncia o di uno sfogo, quanto di una dichiarazione di guerra, alla quale sono seguiti i fatti. Erdogan ha fatto in modo che Twitter venisse rapidamente oscurato sul territorio Turco, fino a un blocco completo questa notte alle 4.30. Poi sicuramente sarà il turno anche di Facebook e di YouTube, già minacciati dall’autoritario e violento capo del governo turco.

Il CEO di Twitter, Dick Costolo, si appresta nel frattempo a compiere un importante viaggio in Cina, altro paese con un rapporto molto problematico con i social media internazionali. Costolo quest'anno riceverà il premio PEN/Toni per la Libertà Digitale, una scelta piuttosto ragionevole.

Caccia alle streghe allucinata


Twitter Turchia


Erdogan è famoso, direi "famigerato", per aver risposto coi lacrimogeni a una manifestazione per salvare un parco, un gesto che ha dato il via alla fiamma di una violenta rivolta durante l’estate dell’anno passato. I suoi comunicati ufficiali del post-comizio sulla faccenda Twitter non lasciano adito a dubbi: “Le autorità turche non hanno altra scelta se non quella di oscurare Twitter”.

Il premier turco ha un conto aperto con il social media, dopo che alcune sue telefonate che provavano i comportamenti corrotti del governo erano state diffuse dal potere di Twitter, un mezzo di comunicazione che è per altro usatissimo dai rivoltosi e dissidenti. Erdogan si è detto convinto che Twitter, un “aizzatore di folle”, abbia allestito un’armata di bot che lui chiama “la lobby dei robot” con il compito preciso di spedire finti tweet per protestare contro il suo innocente e laborioso governo. “Quella gente [i social media] incitano ogni tipo di immoralità e spionaggio per il proprio profitto”.

Nel frattempo gli utenti di Twitter in Turchia stanno usando Wikileaks e altri mezzi di comunicazione per diffondere consapevolezza sui metodi - tutti piuttosto semplici - per aggirare questa legge marziale informatica.

La risposta degli utenti turchi

Il blocco di Twitter, l’ennesimo passo del governo verso quella che rischia a tutti gli effetti di diventare una dittatura, ha dato origine a una serie di proteste da parte dei cittadini, che stanno alzando la voce e diffondendo in ogni modo le istruzioni per bypassare il blocco del social network cinguettante.

L’accesso a Twitter è stato impedito tramite un semplice blocco DNS e aggirarlo è estremamente semplice, anche se forse non sono in molti a saperlo: si possono comunque inviare tweet via SMS o cambiando il DNS utilizzando Tor o un qualunque VPN. Da qui la comparsa di decine e decine di graffiti per le strade di Instanbul che spiegano come aggirare il blocco imposto dal Governo.

In questo modo anche gli utenti meno smanettoni saranno in grado di aggirare il blocco e riconquistare quella libertà di espressione che lo Stato sta facendo di tutto per togliere.

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