Eugene Kaspersky: "Hacktivisti patriottici e mercenari all'opera in Crimea"

In un keynote al CeBIT 2014, Eugene Kaspersky ha fatto sapere di non aver rilevato nessuna a azione di disturbo informatica di origine statale o militare in Crimea - ma molte piccole operazioni di disturbo di origine "privata".


Eugene Kaspersky oggi si è presentato al CeBIT 2013 per un keynote piuttosto interessante in cui ha spiegato - con i suoi soliti manierismi da showman - quali sono le principali minacce del web. Al termine della sua discussione, però, gli sono anche state poste delle domande piuttosto interessanti, in particolare su quello che sa della situazione di bellicoso disagio in Crimea e Ucraina.

Kaspersky è stato in passato accusato di essere un filo-governativo legato a doppio filo al potere di Putin, una posizione che lui stesso ha smentito definendosi un amante della libertà di espressione e della collaborazione internazionale. Secondo le sue opinioni, infatti, i paesi dovrebbero collaborare senza confini per un Internet più sicura, unendo le forze per schiacciare il cyberterrorismo, l’hacktivismo criminale stile Anonymous e il cybercrime in genere, mettendo per sempre da parte la guerra informatica e lo spionaggio via Internet come pratiche immorali e pericolose.

La situazione in Crimea


kaspersky

Secondo Eugene Kaspersky in questo momento non ci sono azioni di gcyberwar statali né provenienti dalla Russia né dall’Ucraina. Allo stesso tempo, però, ci sono sicuramente dei problemi di disservizi, DDoS e attacchi a giornali e siti politici.

Secondo il miliardario esperto di sicurezza, si tratta di hacktivisti di entrambe le fazioni.

“Ci sono russi troppo patriottici e ucraini troppo patriottici che si attaccano a vicenda e poi attaccano i giornali” sostiene Kaspersky. "Ma ci sono anche mercenari". Con la parola "mercenari", Eugene qui intende esperti di informatica che si fanno pagare per portare disastri, sfruttando il potere del sottobosco criminale che opera botnet e colleziona PC infetti da usare come armi inconsapevoli per sovraccaricare i server. Kaspersky ha anche raccontato la storia di un violento periodo di manifestazioni avvenute in Russia qualche tempo fa. Durante la fase più dura degli scontri, i siti del governo e quelli gestiti dai rivoltosi sono stati ugualmente vittima di violenti attacchi DDoS, e una volta che Kaspersky Lab ha analizzato i dati il risultato è stato paradossale: entrambi lo stesso botnet attaccava entrambi gli schieramenti, perchè questi hacker mercenari non hanno scrupoli di sorta e seguono solo il dio danaro.

Ovviamente non è facile, anzi, è forse impossibile scoprire la provenienza di questi disturbatori, sempre se davvero esistono, nè tantomeno capire chi li starebbe finanziando.

  • shares
  • Mail