Google vs. l’antitrust UE: ecco le accuse ufficiali della Commissione Europea

La Commissione Europa ha annunciato oggi le accuse contestate a Google, che ora avrà dieci settimane di tempo per rispondere ufficialmente.

13.00 - Come anticipato questa mattina, la Commissione Europea ha ufficialmente accusato Google di abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca online e confermato anche l’avvio di un’indagine relativa alle stesse accuse sul fronte Android.

Con una nota pubblicata sul sito ufficiale, la Commissione ha annunciato di aver inviato a Google una comunicazione degli addebiti in cui si accusa il colosso di Mountain View di aver sistematicamente favorito i propri prodotti relativi allo shopping nelle pagine dei risultati delle ricerche”.

Si parla esplicitamente di Google Shopping, mostrato in maniera predominante rispetto alla concorrenza. Nello specifico le conclusioni preliminari sono:


  • Google posiziona sistematicamente e in bella mostra il proprio servizio di comparazione dello shopping nei risultati generali delle ricerche, indipendentemente dai suoi meriti. Questo comportamento è iniziato nel 2008;

  • Google non applica a Google Shopping il sistema di penalizzazione che si applica invece agli altri servizi di comparazione dei prodotti in vendita online;

  • Froogle, il primo servizio di comparazione dello shopping di Google, non ha beneficiato di alcun trattamento di favore e ha ottenuto scarsi risultati;

  • In seguito a questo trattamento di favore riservato a Google Product Search e Google Shopping entrambi i servizi hanno registrato una crescita importante a discapito della concorrenza;

  • La condotta di Google ha un impatto negativo sui consumatori e sull’innovazione. Questo significa che un utente non vede necessariamente la comparazione più conveniente nei risultati delle ricerche e che i rivali non vengono spronati ad innovare consapevoli che anche miglioramento dei loro prodotti non beneficerà della stessa visibilità rispetto a un prodotto di Google.

Google, a questo punto, avrà la possibilità di rimediare trattando Google Shopping al pari della concorrenza, con tutti i vantaggi e gli svantaggi. Non solo: Google avrà a disposizione 10 settimane per rispondere a queste accuse e potrà farlo per iscritto o chiedendo un’udienza davanti alla Commissione.

La Commissione, si legge nel documento, “rispetterà pienamente il diritto di Google a una difesa e prenderà in considerazione i commenti dell’azienda prima di prendere una decisione”.

In parallelo, come anticipato in apertura, la Commissione Europea ha aperto anche un’indagine sull’abuso di posizione dominante relativamente ad Android, il sistema operativo di Google.

L’indagine si concentrerà sull’eventualità che Google abbia incentivato le aziende che scelgono Android per i propri dispositivi a pre-installare le applicazioni di Google - da Google Maps a Gmail - o se abbia in qualche modo scoraggiato le stesse ad affidarsi ai servizi della concorrenza, dai client di posta elettronica alle applicazioni per la navigazione.

L’avvio di questa seconda indagine non è affatto un sorpresa. Da tempo, infatti, la Commissione Europea aveva iniziato a chiedere informazioni e documentazioni ufficiali alle aziende che hanno avuto a che fare con Google e Android, svelando di essere in procinto di passare al setaccio un lasso di tempo molto lungo, gli ultimi sette anni.

Anche in questo caso Google è stato informato ufficialmente del nuovo procedimento.

15 aprile 2015 - Oggi è il giorno del giudizio per Google. Dopo cinque anni di indagini, la Commissione Europea è pronta a formulare ufficialmente le accuse nei confronti del colosso di Mountain View per abuso di posizione dominante.

Google, è quello che la Commissione sta cercando di accertare da anni, avrebbe abusato della propria posizione per mettere in evidenza e favorire i propri servizi a discapito della concorrenza. Il colosso della ricerca online ha sempre respinto ogni addebito e questa posizione è stata ribadita anche nelle ultime ore, alla vigilia della formulazione delle accuse.

E’ The Verge a dare conto di una nota interna che Google ha inviato a tutti i suoi dipendenti:

La concorrenza è solo a un click di distanza e sta crescendo. Le persone possono utilizzare Bing, Yahoo, Quora, DuckDuckGo e una nuova ondata di assistenti di ricerca come Siri di Apple e Cortana di Microsoft, così come servizi più specializzati come Amazon, Idealo, Le Guide, Expedia o eBay. In aggiunta, gli utenti si rivolgono sempre più spesso ai social network come Facebook e Twitter per trovare notizie e suggerimenti su cosa mangiare o i film da vedere.

La nota non parla in maniera esplicita delle accuse, ma il fatto che sia incentrata sulla concorrenza non sembra affatto un caso. Quello che viene chiesto ai dipendenti, però, è di non commentare pubblicamente ogni questione legale, né internamente né esternamente.

Oggi, dopo l’ennesimo tentativo di Google di trovare un accordo, il Commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager, si prepara ad accusare ufficialmente il colosso di Mountain View relativamente al motore di ricerca - link in evidenza dei servizi dell’azienda, accordi commerciali per favorire il proprio sistema di pubblicità, informazioni dirette nei risultati delle ricerche a discapito dei siti della concorrenza - ma in futuro queste accuse potrebbero essere estese anche ad altre aree, a cominciare da Android, anche lì per abuso della posizione dominante.

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Google verso un accordo con la UE: mostrerà i risultati di tre rivali

Potrebbe concludersi quanto prima con un accordo la lunga battaglia tra Google e l’Antitrust UE che da tre anni sta portando avanti un’indagine per abuso della posizione dominante da parte di Google nelle ricerche su Internet.

L’azienda di Mountain View ha sottoposto una nuova proposta - la terza, le altre due erano state giudicate inaccettabili - che sembra aver convinto Joaquín Almunia, vice presidente della Commissione in carica per le questioni di concorrenza, ma che dovrà comunque essere discussa dalle parti che avevano dato l’avvio alle indagini, diciotto tra aziende e associazioni come Foundem, comparatore di prezzi del Regno Unito, eJustice, motore di ricerca giuridico francese, e Ciao, il motore di ricerca tedesco di proprietà di Microsoft.

Google, con una quota di mercato nella ricerca web di circa il 90% - negli Stati Uniti è al 70% - ha dato risalto ai servizi e prodotti della sua azienda nei risultati delle ricerche relative a hotel, ristoranti e viaggi e quest’ultima proposta dovrebbe cambiare le carte in tavola, anche se non troppo.

Per evitare di pagare una multa fino a 5 miliardi di dollari - il 10% del fatturato dell’azienda nel 2012 - Google si impegna a elencare i servizi di almeno tre concorrenti (presi da una lista di siti specializzati) ogni volta che nei risultati delle ricerche comparirà un servizio dell’azienda. Questi dovranno essere facilmente distinguibili dai normali risultati della ricerca.

Nessun trattamento di riguardo per i prodotti di Google

Non solo. I risultati sponsorizzati delle aziende concorrenti dovranno ricevere lo stesso trattamento di quelli di Google - se questi ultimi presentano un’immagine, anche gli altri dovranno presentarne una - ma il controllo della grafica e dei contenuti dovrà spettare alle dirette interessate, non a Google.

Queste regole saranno valide in Europa per i prossimi cinque anni e il comportamento di Google sarà controllato da una commissione indipendente.

Non è ancora detta l'ultima parola

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Se Almunia si è detto soddisfatto da questa proposta, le aziende che avevano portato alla ribalta la questione sono tutt’altro che contente, tanto da aver già annunciato ricorso nel caso in cui l’accordo dovesse venir approvato. Tra questi c’è Allegro, il sito di aste online che ha base in Polonia, secondo il quale

la decisione non assicura condizioni di parità per gli operatori Internet europei rispetto ai giganti americani.

Google, è evidente, ha fatto soltanto un piccolo passo in avanti, ma da qui a far finire nel dimenticatoio l’abuso della posizione dominante ce ne passa e difficilmente la proposta fatta da Mountain View verrà accettata dalle aziende che avevano presentato la questione.

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