Basta Google Doodle, lo scrittore Justin Moyer a muso duro contro Big G

Quando abbiam letto l'articolo dello scrittore Justin Moyer sui Google Doodle apparso su Washington Post, non credevamo ai nostri occhi: perché Google dovrebbe dire basta a un'operazione artistica così bella e interessante? Continuando a leggere, poi, siamo arrivati alla conclusione che Moyer, quando scrive che Google deve smetterla di "inserire importanti figure politiche e culturali nel suo logo", tutti i torti non li ha.

Il contenuto del suo discorso è molto chiaro: da una parte, Moyer sottolinea che Google è un marchio for profit, quindi associa al suo logo delle figure importanti e prestigiose senza pagare e comunque ingiustamente, visto che l'azienda c'entra ben poco con i personaggi celebrati; dall'altra, nella scelta dei personaggi, si opera una discriminazione che non fa bene a nessuno: sulla base di cosa, per esempio, celebra Hurston, una scrittrice conservatrice, e non Malcom X? Moyer, però, ha fatto valere soprattutto la prima critica: lo scrittore non riesce a capacitarsi di come l'azienda stia subdolamente associando il suo marchio a eventi e personaggi di una certa rilevanza, proprio per aumentare il proprio prestigio.

Crediamo che Moyer non abbia tutti i torti, ma forse c'è troppo cospirazionismo dietro a certi atteggiamenti: in fin dei conti, Google realizza anche Doodle (animati e non) sul Capodanno e altre feste, che certo non servono a migliorare il suo prestigio; diciamo che, se è vero che nella scelta delle situazioni e dei personaggi, si opera una discriminazione molto spesso poco produttiva, non è altrettanto vero che dietro alle scelte dell'azienda si debbano nascondere per forza queste mire ambizionistiche quasi perverse. Che ne pensate?

Via | Washington Post

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