Spionaggio, Marissa Mayer allarmata dalla possibile "balcanizzazione" di Internet

Il pericolo è di vedere i vari paesi accogliere un modello individuale di internet, riducendo la libertà di connessione degli utenti e mandando in crisi l'economia del web - e quella reale.

L’avvertimento scoccato come una freccia da Marissa Mayer a Barack Obama è stato sicuramente uno dei momenti più importanti della conferenza tenuta dal presidente degli Stati Uniti assieme a 15 executive importanti della scena dell’imprenditoria digitale. La Mayer, lucidissima come al solito, ha delineato uno scenario da incubo in cui la Grande Rete è frammentata e irta di confini per la paura dello spionaggio statale di paesi come gli USA oppure la Cina.

Il pericolo è assolutamente reale ed è uno dei sogni più bramati da Cina, Russia e paesi desiderosi di imporre un controllo assoluto sulle comunicazioni interne e magari sulle opinioni dei propri cittadini.

Come detto, la Mayer era parte del nutrito gruppo di personalità importanti di Internet, assieme a Eric Schmidt di Google, Tim Cook di Apple, Sheryl Sandberg di Facebook ed altri - Lo scopo era quello di confrontarsi con il presidente per spingerlo a ridurre i poteri e ridimensionare i programmi di sorveglianza informatica dell’NSA. Il massimo che i big di Silicon Valley sono riusciti a strappare al presidente è un ambiguo “desiderio di prendere in considerazione gli input dell’industria”.

Il meeting è stato privato, ma le pressioni su Obama sono significative - ed è triste dirlo - hanno poco a che fare coni diritti umani. La Grande Rete vive di servizi e gestione del traffico, e le compagnie americane stanno subendo danni di miliardi di dollari ora che si sa che i servizi segreti di tale paese spiano i dati che passano per il territorio federale senza alcun freno inibitore.

Inutile dire che se la rete finisse a pezzi, con ogni paese a controllare il traffico sul proprio territorio quasi si parlasse di chiamate telefoniche internazionali, allora sarebbe il caso di iniziare a parlare di una nuova possibile crisi economica globale.

Via | Bloomberg

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