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Il "diritto a essere dimenticati" e la libertà di parola su Internet

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Tumblr: molto più complesso da gestire di Twitter

Pubblicato da Francesco L.


Tumblr non è certo un servizio di primo pelo ed ha un curriculum costellato di successi, che parlano di costante espansione. Cliccato 15 miliardi di volte al mese, i suoi mille server macinano 3TB di dati immagazzinati al giorno.

Tumblr è un ibrido tra un social network ed un software di blogging, tanto concettualmente quanto praticamente. Il volume di utenti significa che un singolo post in media viene caricato da molte centinaia di persone (il sistema dei follower entra qui in gioco). Al contrario dei blog normali gli aggiornamenti di una dashboard di Tumble sono continui, a pioggia, come in una timeline di Twitter. Centinaia di persone formano rapporti con altrettanti utenti, e non postano solo link o brevi messaggi ma contenuti di grosse dimensioni, video, immagini, articoli, che tengono sul sito gli altri utenti per ore ed ore.

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condividi condividi 0 commenti martedì 14 febbraio 2012

Il nuovo protocollo di Bram "BitTorrent" Cohen: "Voglio estinguere la TV" con lo streaming P2P

Pubblicato da Francesco L.

bram cohen gigaom

Bram Cohen vuole “estinguere” la TV con il peer to peer. L’inventore del BitTorrent, che tanti lutti ha causato alle industrie cinematografiche e musicali, ha presentato a San Francisco il suo nuovo protocollo di trasmissione dei dati, a cui lavora da anni e che è finalizzato al livestreaming in P2P.

Bram ha dovuto iniziare da zero, dato che quando ha per la prima volta esplorato la possibilità di un protocollo in streaming decentralizzato non esisteva nulla del genere. Tutte le soluzioni P2P esistenti, BitTorrent in primis, non consentivano nè il volume nè l’affidabilità sufficienti a trasferire un video senza latenze tremende. Dopo molti sforzi, però, il progetto è arrivato ad un risultato presentabile, anche se non ci sono ancora piani concreti per un’immissione sul mercato (neppure un nome, anche se possiamo chiamarlo Live BitTorrent, sembrerebbe). Idee molto terra terra coinvolgono videoconferenze, live stream di tornei di videogame o persino la trasmissione di concerti ed eventi sportivi più o meno di rilievo. I piani a lungo termine sono sicuramente più ambiziosi, ma la vera miniera d’oro sarebbe un servizio di TV-on-demand.

Cohen non parla di investitori, anche se ci sono già dei partner possibili. Una serie di test sul campo di concerti settimanali è già iniziata, allo scopo di dimostrare le possibilità dello streaming P2P. Se e quando questo standard si dovesse affermare, comunque, saremo noi a casa a guadagnarci. Come qualsiasi network distribuito, più dovesse prendere piede, più sarebbe rapido ed efficiente. Di sicuro questa è una prospettiva attraente, dato che generalmente il problema è contrario, ed il gran volume di richieste tende a rallentare invece che promuovere.

Foto & Via | GigaOm

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condividi condividi 5 commenti martedì 14 febbraio 2012

Opera 12 s’allinea a Firefox introducendo il Do Not Track di Mozilla

Pubblicato da Federico Moretti

Opera Software ASAOpera 12 supporta il Do Not Track, seguendo la specifica di Mozilla — già presente su Firefox da alcune versioni. L’ultimo snapshot di sviluppo del browser ha adottato la proposta dello standard riguardo al tracciamento dei dati personali, parallela a quella di Microsoft su Internet Explorer 9, in attesa del pronunciamento del W3C.

Quello di Opera Software è il terzo, tra i browser più diffusi, ad adottare una politica sul tracciamento dei dati personali contro la ricezione di pubblicità orientata ai comportamenti sul web. Chrome dà la possibilità d’installare un’estensione più o meno ufficiale, mentre Safari non sembra avere adottato una soluzione definitiva.

Sono intervenuto spesso sulla questione e, tuttora, non sono affatto convinto che il Do Not Track funzioni a dovere. È di sicuro importante che i produttori di browser si siano posti il problema: tuttavia, un’opzione per dichiarare di non voler essere tracciati non equivale a un sistema per non esserlo. Insomma, non è una garanzia.

Via | The H Security

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condividi condividi 0 commenti martedì 14 febbraio 2012

Google: approvato l'acquisto di Motorola da entrambe le rive dell'Atlantico

Pubblicato da Francesco L.


E’ un affare da 12,5 miliardi di dollari ed ha scosso i mercati: sto ovviamente parlando dell’acquisto di Motorola da parte di Google. Ora che la corporation ha ricevuto il benestare da USA e Europa, c’è tutto il necessario per appropriarsi di 17.000 brevetti, del know-how della distribuzione su vasta scala e di tutte le strutture di produzione, cose immensamente utili ora che Google è entrato nel mercato dell’hardware.

Chiaro, l’idea che Google possa mettere le mani su una delle più grandi collezioni di patent di telefonia mobile del mondo ha spaventato molte autorità e ancor più i concorrenti. Nel passato recente il tentativo dell’azienda di acquisire Nortel era fallito, sconfitto da un consorzio capitanato da Apple e comprendente anche Microsoft e Sony. Non c’è stata alcuna possibilità di impedire a Google di “ripiegare” su Motorola, anche se il punto di vista delle autorità europee è di cautela e sospetto:

“Questa autorizzazione alla fusione non significa che è cessata la preoccupazione di vedere Google abusare dei patent, ora che ne è diventato proprietario. Potrebbe collegare alcuni brevetti alla sua piattaforma Android in modo inscindibile, per esempio. Questo è ciò che temiamo: di dover aprire alcuni nuovi casi in futuro. Questa preoccupazione non è un motivo sufficiente per bloccare l’operazione, ma resteremo vigili.” Queste sono le parole del Commissario Europeo per la Concorrenza Joaquin Almunia.

Ora a Google mancano ancora poche tessere del mosaico per chiudere l’affare. Manca l’approvazione di Israele, Taiwan e soprattutto della Cina, che ha tempo fino al 20 marzo per ratificare l’acquisto o essere costretta a dare il via ad una terza parte di indagini sull’affare. Dal canto mio ho trovato molto interessante notare come i commissari europei e statunitensi sembrassero bramare ardentemente un motivo per impedire queste “nozze”. In passato Microsoft ed Apple hanno espresso un impegno esplicito: evitare di emettere ingiunzioni e richiami ai competitor per l’uso di brevetti considerati “essenziali” ad un mercato. Google dal canto suo non si è mai impegnato in nessuna dichiarazione a riguardo. Forse è questo atteggiamento a fomentare grossi dubbi nelle autorità di mezzo mondo.

Foto | Flickr
Via | Reuters | Ars Technica

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Angry Birds esordisce su Facebook in corrispondenza di San Valentino

Pubblicato da Federico Moretti

Angry Birds on FacebookAngry Birds, il popolare gioco di Rovio Mobile, ha finalmente – almeno, per gli appassionati – esordito su Facebook. In occasione del lancio, che avevo annunciato qualche settimana fa, i giocatori otterranno un bonus spendibile nelle tre categorie di livello proposte. Le novità, rispetto al gioco sul Chrome Web Store, sono diverse.

Considerato in fase sperimentale, Angry Birds presenta su Facebook il classico Poached Eggs, insieme a Surf and Turf e Mighty Hoax. La ricerca delle uova d’oro, a margine del gioco, è stata sostituita con quella delle piume: in questi termini non sarebbe molto diverso dalle altre versioni. Sei accessori aprono alla nuova esperienza.

Possono essere vinti o acquistati dal gioco sei espedienti per terminare i livelli con maggiore facilità: Mighty Eagle, che è pure il nomignolo del creatore di Angry Birds, deriva dalla versione per iOS. Gli altri sono un mirino, una fionda più grande, dei semi per ingrandire gli uccelli e il terremoto. Con un pacco tutto compreso.

Angry Birds su Facebook

Angry Birds su FacebookAngry Birds su FacebookAngry Birds su FacebookAngry Birds su Facebook

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Il "diritto a essere dimenticati" e la libertà di parola su Internet

Pubblicato da Rosario

Il "diritto a essere dimenticati" è un pericolo per la libertà di parola su Internet?Ricorderete forse il “diritto a essere dimenticati”, grazie al quale l’Unione Europea vuole regolamentare la presenza dei dati personali online, dando alle persone la possibilità di cancellarli a loro piacimento quando ritenuto opportuno. Tale diritto è riassunto nelle parole di qualche tempo fa da Viviane Reding, capo della commissione UE per la società dell’informazione e dei media:

“Le persone devono essere in grado di dare il loro consenso informato sul trattamento dei loro dati. Devono inoltre avere il “diritto a essere dimenticati” quando le informazioni non sono più necessarie o quando vogliono che i loro dati siano cancellati”

All’epoca dell’annuncio dell’intenzione di garantire tale diritto, le reazioni immediate furono principalmente favorevoli. Il dibattito però è andato ancora avanti, sia per la difficoltà di mettere in atto l’intera operazione, per la quale è stata avviata una consultazione pubblica, sia per punti di vista inizialmente ignorati che sono venuti fuori nel corso del tempo.

Tra le varie reazioni “alternative”, è interessante quella di Jeffrey Rosen su Stanford Law Review, che vede di fatto il diritto a essere dimenticati come “la più grande minaccia alla libertà di parola su Internet nel decennio che verrà”. Queste le sue parole:

“Il diritto a essere dimenticati potrebbe privare per esempio Facebook e Google fino al due percento dei loro ricavi globali, nel caso di fallimento nel rimuovere foto che le persone postano e di cui poi si pentono, anche se tali foto sono state distribuite ampiamente via rete. A meno che il diritto non sia definito in modo più preciso quando sarà promulgato nei prossimi tempi, potrebbe causare un drammatico scontro tra i concetti europei e americani di bilanciamento tra privacy e libertà di parola, portando a un’Internet molto meno aperta. “

Continua dopo il break.

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Google e la salute: sarà più facile fare autodiagnosi

Pubblicato da Daniele P.

GoogleHealth

A chiunque, per un motivo o per un altro, è capitato di rivolgersi a Google per cercare informazioni sulla propria salute, dal semplice mal di testa a malattie ben più gravi: si scrivono i sintomi e si cerca la diagnosi. Precisato che è sempre preferibile rivolgersi ad un medico, Google ha appena annunciato di aver perfezionato proprio questo tipo di ricerche. Sarà sufficiente inserire il sintomo o la lista di sintomi per ricevere quella che potrebbe essere la diagnosi.

Google, si legge in un post sul blog ufficiale di Inside Search, fornirà una lista generata dal proprio algoritmo sulla base dei dati contenuti nelle migliaia di pagine web indicizzate. L’esempio riportato è chiarissimo: per “dolore addominale sul lato destro” il motore di ricerca ipotizza appendicite, cisti ovarica, ernia, calcolosi renale e intestino irritabile. Tra le fonti ci sono abdopain.com e Wikipedia.

Va specificato, vista la delicatezza dell’argomento, che tale lista è un aggregato di quanto scritto online circa i sintomi inseriti e non vede in nessun modo l’intervento diretto di medici o esperti: speriamo che questa caratteristica renderà ancor più facile e veloce la ricerca dei sintomi e condizioni di salute su Google. Siamo onorati dal numero di persone che si rivolgono a noi ogni giorno per questioni così importanti e stiamo lavorando duramente per rendere i risultati delle vostre ricerche ancor più utili.

Pericoloso e sconsiderato o pratico ed utile? A voi la parola.

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Facebook e San Valentino: che musica ascoltano gli innamorati sul social network?

Pubblicato da Rosario

facebook logoQuando quelli del Facebook Data Team ne hanno l’occasione, non perdono modo di giocare con la mole di dati proveniente dalle centinaia di milioni d’iscritti al social network. Nel giorno di San Valentino, quale modo migliore per farlo se non quello di analizzare gli stati di coppia delle persone?

È proprio quello che lo staff del social network di è divertito a fare, incrociando i dati relativi ai cambi di stato nelle relazioni con le canzoni ascoltate su Spotify subito dopo il cambio. I casi analizzati sono ovviamente due: quello relativo all’ingresso in una relazione, e quindi al periodo “rose e fiori”, e quello invece legato alla fine di un amore, anche detto “tristezza cosmica”. Il risultato? La canzone più ascoltata nel periodo felice è “Don’t Wanna Go Home” di Jason Derulo, mentre viceversa è “The Cave” dei Mumford and Sons ad accompagnare l’interruzione di una relazione.

I dati ovviamente non riguardano l’Italia, né gli altri Paesi dove attualmente il servizio Spotify non è disponibile. Per i più curiosi, dopo il break la lista completa delle due top ten da inizio e fine amore.

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Hotmail vince (di poco) la guerra allo spam: parola di uno studio commissionato da Microsoft

Pubblicato da Daniele P.

antispam_CascadeInsights

Lo spam è una piaga che da sempre affligge che utilizza la posta elettronica. La diatriba va avanti da anni: quale provider fornisce gli strumenti migliori per combattere lo spam? Microsoft ha cercato la risposta a questa domanda e per farlo ha commissionato uno studio alla Cascade Insights, chiedendo di testare l’efficacia dei filtri anti-spam dei tre principali provider: Hotmail, Gmail e Yahoo Mail.

I ricercatori hanno creato un account per ognuno dei provider sopracitati e un quarto account con un web hoster sprovvisto di filtri. Questi account sono stati poi utilizzati per l’iscrizione ad una serie di siti internet (qui la lista completa) e sono letteralmente dati in pasto dal web: tutte le mail ricevute tra il 14 novembre e il 20 dicembre dello scorso anno sono state utilizzate nella ricerca. I risultati hanno evidenziato che il provider che fornisce gli strumenti migliori contro lo spam è Hotmail, seguito da Google e infine da Yahoo.

Al termine del periodo stabilito la posta in arrivo dell’account Hotmail conteneva 453 email: di queste il 48.57 percento è risultato essere spam. Un risultato di poco superiore a Gmail (493 mail, 48.88% di spam), mentre decisamente più importante rispetto a Yahoo. Quest’ultimo, infatti, ha registrato una percentuale di spam nella posta in arrivo del 58.33%, circa sei punti percentuale in meno del provider che non offriva alcun filtro.

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Google+: nuovo spot televisivo intitolato “New Dad”

Pubblicato da Rosario

Chi ha visto i Grammy Awards in America ha avuto modo di assistere anche allo spot di Google+ pubblicato da Google per l’occasione, intitolato “New Dad”: la storia di un neo-papà che dopo aver scattato milioni di foto al proprio figlio perde il cellulare e realizza di aver perso tutte quante le immagini.

Nonostante stile della pubblicità e funzionalità pubblicizzata possano richiamare iCloud di Apple (come ci fa notare The Next Web), lo spot è in realtà dedicato alla funzione Instant Upload di Google+, con la quale per l’appunto le foto scattate dal proprio smartphone vengono immediatamente inserite in un album di backup privato sul social network di Mountain View.

A quanto pare, la storia sarebbe inoltre ispirata a quanto realmente accaduto a uno dei membri del team di sviluppo di Google+, come rivelato da Bradley Horowitz: vero o falso? Chissà, nel frattempo comunque potete dare un’occhiata allo spot davvero toccante.

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San Valentino e la matematica: Google parla d’amore con un’equazione

Pubblicato da Federico Moretti

San Valentino – Google Calculator

San Valentino, la festa degli innamorati, può diventare un incubo oppure un momento di grande complicità. Tutto dipende dalla propria situazione sentimentale. Molti, comunque, la considerano un’occasione commerciale. Qualunque sia la vostra opinione in merito, Suhel Banerjee – ingegnere ed ex-dipendente di Google – ha la soluzione.

Parlare di «soluzione» è appropriato, perché Banerjee ha pubblicato un’equazione matematica che produce un cuore come rappresentazione grafica sugli assi cartesiani. Non è un easter egg e, dal punto di vista trigonometrico, non sembra neppure corretta. L’importante è il risultato in tema con la ricorrenza. Basta condividere un link.

Forse, non è propriamente un messaggio romantico. Rispetto alle cartoline tradizionali, però, è di sicuro un’idea originale. Soprattutto se – come per il sottoscritto – il vostro partner è uno studente di matematica. Magari, non limitatevi a un cuoricino su Google Calculator: non m’assumo responsabilità, se fosse causa di divorzio.

Via | Digital Inspiration

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Via alla sfida col parcheggio di Nina. Parte Ford Real World Challenges

Pubblicato da blogo

Quando Ford ha chiesto a Nina Armstrong di mettere alla prova l’Active park assist della nuova Focus, non pensavamo certo che l’avrebbe fatto sul tetto di un edificio di 10 piani! Dimenticavamo che è una stuntwoman professionista! Preparati a restare col fiato sospeso con la sua sfida.

Nina ha usato l’Active park assist per questo parcheggio mozzafiato: e tu cosa faresti? Raccontalo sulla pagina facebook.com/forditalia, Ford sta testando la sua tecnologia nel mondo reale, con gente reale. Lasciati ispirare dai video e proponi la tua idea per metterla alla prova: è partito Ford Real World Challenges.

Iniziativa realizzata in collaborazione con Ford Italia.

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condividi condividi 3 commenti lunedì 13 febbraio 2012