
Non si può di certo dire che Wikipedia non voglia dare alle proprie funzionalità una rinnovata, soprattutto in questo periodo. Dopo il progetto WikiLove, lo staff dell’enciclopedia libera ha infatti deciso di introdurre un sistema di rating delle numerose pagine presenti all’interno della piattaforma, basato sulle valutazioni legate a vari ambiti tramite i quali giudicare un articolo. Tali valutazioni, da 1 a 5, verranno ovviamente espresse dagli iscritti stessi.
Funzionerà così: dopo aver letto un articolo, sarà possibile esprimere sotto forma di stelline il proprio parere su quattro aspetti differenti: affidabilità, obiettività, completezza e modo di scrittura, dando così un feedback più diretto rispetto alla funzionalità “social” offerta da WikiLove. Annunciato nel corso del weekend, il sistema di rating è in realtà già operativo: dopo una partenza su 100.000 articoli, è ora in fase di roll-out con incrementi di 370.000 pagine alla volta, fino al raggiungimento della somma totale degli articoli presenti su Wikipedia, attualmente pari a 19 milioni.
Cosa ne pensate di questo sistema di rating? Credete possa essere un buon modo per tenere discernere tra informazione e disinformazione su Wikipedia o lo vedete paradossalmente come una nuova possibilità per chi vuole inquinare gli articoli?
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Se state leggendo qui, avrete di sicuro aperto una pagina di Wikipedia nella vostra vita. Almeno una: più probabilmente alcune decine, quasi certamente centinaia o migliaia. Ma cosa c’è dietro a Wikipedia? I wikipediani, naturalmente: con il loro organizzatissimo e accurato lavoro.
Ma i wikipediani sono esseri umani: e per quanto precisi, si stancano e possono sbagliare. I bot invece, non si possono sbagliare: ed è proprio questa una delle storie si raccontano in Critical Point of View: A Wikipedia Reader, un saggio uscito quest’anno, segnalato anche da Bruce Sterling su Beyond the Beyond.
Potete ordinare il volume su networkcultures.org, oppure scaricarlo in pdf. Noi vi riproponiamo i punti salienti del capitolo The Lives of Bots, di Stuart R. Giger dopo il salto.
Continua a leggere: Wikipedia e bot editor: la storia di AntiVandalBot e Hagerman Bot
Non solo pirati alla ricerca di film e musica, ma anche WikiLeaks potrebbe essere tra gli utilizzatori delle reti peer-to-peer, ovviamente non per scaricare l’ultimo singolo degli U2 o Avatar. Tra mp3, DivX e compagnia, il sito web creato da Julian Assange potrebbe infatti aver sfruttato le piattaforme di file-sharing per ottenere gran parte dei documenti da esso pubblicati: la notizia arriva da un lavoro realizzato da Tiversa, azienda specializzata in sicurezza nel campo del P2P. Bloomberg ha riportato anche i dettagli dell’indagine condotta dalla società con sede in Pennsylvania: secondo quanto si legge sul sito, la stessa Tiversa avrebbe già girato alle autorità del Governo USA le prove dell’uso della rete P2P da parte di WikiLeaks e si attende quindi una reazione ufficiale a breve.
Nel frattempo però, possiamo andare a vedere di cosa si tratta nello specifico: i dati raccolti sarebbero il frutto di un monitoraggio condotto in data 7 febbraio 2009 su quattro computer collocati in Svezia (dove all’epoca si trovavano i server di WikiLeaks), dai quali furono rilevate 413 ricerche diverse sulle reti P2P di LimeWire e Kazaa per trovare file Excel e altri documenti, alcuni dei quali pubblicati successivamente proprio su WikiLeaks. Nel resoconto di Tiversa al Governo USA ci sarebbero anche informazioni specifiche legate ai singoli leak, come quello di un file di tipo pdf proveniente da un computer collocato alle Hawaii, dal contenuto estremamente riservato in quanto riguardante le strutture missilistiche del Pentagono nel Pacifico: secondo gli esperti in sicurezza, lo stesso documento sarebbe stato trafugato da WikiLeaks e poi rinominato per essere pubblicato circa due mesi dopo.
Nel frattempo Bloomberg ha contattato anche Mark Stephens, avvocato di Assange nel caso che lo vede imputato per abusi sessuali, il quale ha ovviamente smentito in maniera categorica quanto emerso dal report di Tiversa. Dal canto suo, il CEO di Tiversa Robert Boback ha affermato che i documenti pubblicati su WikiLeaks erano in alcuni casi in circolo per le reti di file-sharing per mesi, quantificando il numero di testi provenienti dalla rete P2P in più della metà dell’intero numero di documenti pubblicato da WikiLeaks, documenti che quindi per la maggioranza non sarebbero stati forniti dai cosiddetti whistleblower.
Continua a leggere: WikiLeaks: i documenti segreti trafugati attraverso le reti peer-to-peer?
In occasione della festa per i dieci anni di Wikipedia, l’agenzia JESS3 ha pubblicato un video intitolato State Of Wikipedia (Stato di Wikipedia). Per la realizzazione si è avvalsa anche della collaborazione del fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, anche conosciuto come il faccione che per diverso tempo a cavallo di Natale ci siamo ritrovati nella home di Wikipedia.
Il video ripercorre la storia del successo di Wikipedia, attualmente in grado di contenere ben 17 milioni di articoli, dei quali 3,5 in inglese, e lo trovate dopo la pausa. Quella che invece vedete qui sopra è un’infografica realizzata sempre da JESS3, contenente le principali milestone dei primi dieci anni di Wikipedia.
Continua a leggere: Lo Stato di Wikipedia in video e infografica
Wikipedia compie dieci anni: era infatti il il 15 gennaio 2001 quando Jimmy Wales (autore anche del messaggio che vedete qui sopra) e Larry Sanger mettevano online quello che sarebbe poi diventato uno dei siti web più visitati dell’intera decade, nonché il simbolo di tutto il movimento partecipativo sulla rete. Con 17 milioni di articoli, 3,5 dei quali in inglese, si tratta del progetto enciclopedico collaborativo più grande di tutto il mondo.
Una realtà così grande non può non avere dei nemici, sparsi un po’ dappertutto: basti ricordare solo il più recente degli attacchi, mosso proprio dal TG5 in Italia a dimostrazione che dopo 10 lunghi anni ancora Wikipedia e il suo scopo fanno fatica a essere compresi da tutti quanti, o forse più semplicemente c’è chi per un motivo o per un altro preferisce non voler capire. Ma i fedelissimi sono sempre tanti e i 16 milioni di fondi raccolti dimostrano l’amore di Internet nei confronti di Wikipedia, diventato ormai un vero e proprio patrimonio di tutta l’umanità, coi suoi pregi e i suoi difetti, che non sono sicuramente quelli evidenziati dal servizio del TG5.
Per l’occasione del compleanno speciale è stata aperta la sezione ten.wikipedia.org, dove tra l’altro sono raccolti anche gli eventi celebrativi dei 10 anni di Wikipedia sparsi in tutto il mondo: presente anche l’Italia con Roma, Milano e Vicenza, ma nulla vieta credo a tutti noi di festeggiare anche nel nostro piccolo, stappando una bottiglia di spumante virtuale e augurando a Wikipedia di vivere ancora a lungo.

Tale The Jester, o th3j35t3r come si chiama su Twitter, ha reclamato l’attacco DDoS ai danni di WikiLeaks che ha coinvolto la piattaforma di Julian Assange prima della pubblicazione dei file riguardanti l’ormai famoso cablegate.
The Jester, che si definisce un “hacktivista” per le forze del bene, ha pubblicato proprio su Twitter il messaggio “TANGO DOWN”, usato a quanto pare per comunicare al mondo le sue vittime, motivando anche le proprie azioni con il fatto che WikiLeaks starebbe attentando alla sicurezza delle truppe americane, motivo principale di contrasto nei confronti di Assange e dei suoi già ampiamente sentito in questi giorni anche dalle autorità dei vari Paesi coinvolti.
Ancora da dimostrare comunque quali possano essere le reali responsabilità di The Jester nei confronti dell’attacco DDoS, al di là della sua rivendicazione. L’hacker avrebbe tra l’altro dichiarato di possedere informazioni importanti sulle basi di WikiLeaks, ma di avere deciso almeno per il momento di non pubblicarle.

Giovedì scorso Jimmy Wales ha anticipato le novità di Wikia, una piattaforma commerciale simile a Wikipedia (di cui pure Wales è co-fondatore) che funziona da social network per la creazione di wiki. Le funzionalità che saranno introdotte nelle prossime settimane avvicineranno molto il modello di Wikia a quello di Facebook. Non coinvolgeranno solo Wikia.
Se avete visitato Wikipedia negli ultimi giorni, avete sicuramente notato il banner riportato qui sopra. È una foto di Wales che riporta a una lettera aperta (tradotta in diverse lingue, tra cui l’italiano). Si tratta dell’appello annuale per la raccolta fondi di Wikimedia e quest’anno potrebbe essere l’ultimo. Servono $16 milioni perché Wikipedia resti gratuita e libera.
È una cifra spropositata ed è improbabile che sarà raggiunta entro il 2011. La spesa sostenuta da Wikimedia per mantenere Wikipedia aumenta ogni anno: le stime parlano di circa $20 milioni necessari per il periodo 2010-2011. L’ultima campagna di donazioni aveva un obiettivo (che è stato raggiunto) di $8 milioni, questa richiede addirittura $16 milioni.
Via | ReadWriteWeb

Da Friendfeed leggo della creazione di un Wiki destinato ad aiutare tutte le persone coinvolte nell’alluvione che ha colpito il Veneto pochi giorni fa. La creazione del sito nasce con la volontà degli autori (i ragazzi di Ecosistema 2.0) di offrire un punto di riferimento dove raccogliere sotto forma di link tutto quanto di utile sia stato pubblicato su Internet fin dal 1 novembre, giorno dell’alluvione. Il tutto per “informare, segnalare, testimoniare, e facilitare i soccorsi e gli interventi conseguenti”.
Per la riuscita del progetto si fa ovviamente appello a tutte quante le persone coinvolte e informate, a farlo direttamente iscrivendosi al wiki (una delle forme più semplici di collaborazione su Internet) oppure inviando allo staff una mail di segnalazione. Per chi purtroppo dovesse essere coinvolto in prima persona, è dedicata la sezione Informazioni utili, mentre chi vuole farsi un’idea delle dimensioni del disastro può visitare Mappe e segnalazioni georeferenziate.

Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia, ha rilasciato un’intervista in cui rivelava i dettagli di un nuovo corso per il format del wiki. Wikia è una piattaforma per l’hosting gratuito dei wiki (un po’ come PBworks, ex-PBwiki) che aggiunge delle funzionalità sociali a quelle note per Wikipedia. È un prodotto di successo, benché i wiki non vadano molto oltre Wikipedia.
Spesso ci è capitato di recensire soluzioni contenenti il termine wiki nel proprio nome. WikiLeaks e Qwiki, ad esempio, hanno caratteristiche molto diverse dal format originale. Wikia conserva le caratteristiche di Wikipedia, applicate però a progetti differenti. Wales presenterà a New York delle feature innovative che non ha esitato a definire col titolo di wiki 2.0.
Per riassumere quello che sarà il contenuto della presentazione di Wales al Digital Hollywood, possiamo dire che il wiki somiglierà sempre più a un social network. Sembra che siano previsti strumenti di condivisione, apprezzamenti e altre funzioni alla Facebook. È un po’ come se tutti i modelli di pubblicazione sul web stessero convergendo in un’unica tipologia.
Via | TNW Apps
WikiLeaks, il sito fondato da Julian Assange che pubblica documenti “classificati” in barba al segreto miltare e di stato, a breve dovrà fare i conti con la concorrenza. Pare che un gruppo di ex membri del progetto, dopo aver abbandonato l’organizzazione per alcuni disaccordi con il fondatore, sia in procinto di creare un sito “rivale”. Da WikiLeaks il portavoce Kristinn Hrafnsson conferma le voci e coglie l’occasione per augurare al nuovo progetto ed al suo probabile fondatore Domscheit-Berg una buona fortuna, dichiarando “Sarebbe ottimo se esistessero altre organizzazioni come WikiLeaks”.
Uno dei motivi per cui Domscheit-Berg avrebbe lasciato WikiLeaks sarebbe che, durante la pubblicazione degli importanti documenti riguardanti Afghanistan ed Iraq che avrebbero fatto incrementare esponenzialmente la popolarità del sito, sarebbero stati tralasciati alcuni documenti di minor impatto mediatico ma comunque estremamente importanti che provenivano da altre regioni del mondo.
Continua a leggere: Anche WikiLeaks affronta la concorrenza.