
Secondo FoxNews, Wikileaks starebbe pianificando di lasciare Svezia ed Islanda, dove attualmente sono localizzati la maggior parte dei suoi server. Il piano, dicono i pettegolezzi della Fox, è di spostare le proprie operazioni a Sealand, una semi-nazione che vive ai confini delle leggi internazionali su una vecchia piattaforma petrolifera arrugginita nel Mare del Nord.
La storia di Sealand è addirittura più rocambolesca di quella di Wikileaks, essendo stata occupata da un veterano inglese della Seconda Guerra Mondiale e poi dichiarata “nazione” dallo stesso, che se ne è autonominato sovrano assoluto. Secondo le leggi internazionali non esiste, ma fino al 2008 vi albergava un server indipendente chiamato HavenCo, che ha cessato le operazioni per ragioni sconosciute. Per FoxNews Wikileaks vorrebbe fare lo stesso, piazzandosi fuori dalla legge, in acque internazionali - Un po’ come la nave del film I Love Radio Rock.
Purtroppo il piano è tutt’altro che geniale e i problemi che ne insorgerebbero sono tanto insormontabili da rendere l’articolo di FoxNews davvero inverosimile. Per prima cosa, coloro che lavorano ed operano attraverso Wikileaks non sarebbero certo al sicuro, perchè poco conta dove sono i dati: le persone fisiche sarebbero comunque sotto la giurisdizione del loro paese d’origine o del paese in cui vivono. Riterrei piuttosto strano se desiderassero trasferirsi a loro volta su un ammasso di ruggine nel Mare del Nord, magari con tutta la famiglia.
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Stop Online Piracy Act (SOPA) e PROTECT IP Act. Sono i nomi delle due proposte di legge, attualmente in dibattito negli Stati Uniti, contro le quali oggi il web protesta superando i confini americani, per unirsi contro quella che è vista come una delle più serie minacce alla libertà di Internet e di chi la popola. Dopo gli scambi a muso duro dei giorni scorsi (il più famoso è sicuramente quello avvenuto sull’asse Murdoch-Google-Casa Bianca), il 18 gennaio è stato infatti scelto per effettuare nei casi più eclatanti un blackout totale sul Web.
In prima linea c’è Wikipedia, come ben sappiamo sempre pronta a dire la sua su leggi in grado di minacciare la rete così come la conosciamo oggi: la piattaforma guidata da Jimmy Wales chiuderà la propria versione in lingua inglese per 24 ore, simulando come dicevamo un blackout. Ma non si tratta dell’unico sito web che oggi verrà oscurato: all’oscuramento hanno infatti partecipato anche Reddit, Mozilla, Cheezburger Network, i creatori del videogame Minecraft e tanti altri, per una lista in costante aggiornamento che non include ovviamente una miriade di siti personali e portali meno importanti.
Ma anche se in modo minore, la protesta va avanti anche altrove: è un esempio quello di Google, che ha pubblicato un link sulla propria homepage. Non sono mancate invece voci fuori dal coro come quella di Twitter, che in un primo momento ha così commentato il blackout per bocca del suo CEO Dick Costolo, suscitando qualche attimo di tensione:
“Un’idiozia. Chiudere un business globale in reazione a una problematica politica di una singola nazione è da folli.”
Continua a leggere: SOPA e PIPA: Wikipedia e Reddit guidano la protesta del web coi blackout
Wikimedia Foundation è come sicuramente saprete l’organizzazione no-profit responsabile di Wikipedia e di altri progetti, dalla quale arriva l’annuncio del raggiungimento di oltre 20 milioni di dollari tramite le donazioni effettuate da più di un milione di persone (tra le quali anche Sergey Brin di Google): un risultato al quale Wikimedia è arrivata anche grazie ai numerosi appelli effettuati dal 2003 a oggi, e che anche nel 2011 hanno contribuito al raggiungimento del record.
Ma non ci sono solo le cifre sui soldi ottenuti da Wikimedia Foundation con le donazioni: secondo l’organizzazione, i suoi siti servirebbero adesso più di 470 milioni di persone ogni mese, con in testa ovviamente l’enciclopedia libera Wikipedia, supportata da oltre 100.000 volontari che operano anche su progetti collaterali. Per quanto riguarda proprio Wikipedia, in procinto di celebrare i suoi 11 anni, si parla invece di 20 milioni di articoli in 282 lingue diverse.
La stima delle spese di Wikimedia Foundation per il 2011-12 è in realtà pari a 28,3 milioni: il resto della cifra arriverà da donazioni minori e altre istituzioni.
Via | Techcrunch.com
Gli appelli che negli ultimi tempi hanno popolato le pagine di Wikipedia, compreso quello del fondatore Jimmy Wales, sembrano aver centrato come al solito l’obiettivo di ottenere fondi per mantenere l’enciclopedia online in vita, portando nelle ultime ore a effettuare una donazione anche a uno dei due fondatori di Google: Sergey Brin.
Secondo quanto diffusosi attraverso la rete, Brin avrebbe infatti donato a Wikipedia 500.000 dollari attraverso la Brin Wojcicki Foundation, una fondazione benefica creata dallo stesso Sergey insieme alla propria moglie, Anne Wojcicki. Secondo quanto riporta Geek.com, prima di questa donazione a Wikipedia la fondazione aveva già effettuato una donazione al fondo per la cura del morbo di Parkinson messo in piedi dall’attore Michael J. Fox.
Pur essendo apparentemente agli antipodi l’una dall’altra, Google e Wikipedia hanno in realtà molte più cose in comune di quante se ne potrebbero pensare a una prima analisi superficiale. Pensate per esempio a quando andate sul motore di ricerca per trovare informazioni su un argomento specifico: il 99,9% delle volte il primo risultato è proprio Wikipedia nelle sue varie versioni internazionali, in grado di soddisfare coi suoi articoli la nostra sete di conoscenza. Viceversa, la stessa Wikipedia trae in questo modo beneficio da Google: anche se già intenzionati a cercare qualcosa su Wikipedia, spesso l’abitudine di farlo attraverso Google ha il sopravvento su quella che sarebbe l’operazione più logica, cioè andare a cercare l’argomento direttamente su Wikipedia.
I soldi sono finiti: Wikileaks chiude temporaneamente i battenti. Il sito di informazione trasparente creato da Julian Assange ha comunicato oggi che resterà “chiuso” fino a data da destinarsi a causa della mancanza di fondi. Il 95% dei risparmi arrivati dalle donazioni ricevute fino al dicembre del 2010 sarebbe già stato speso. Quali sono le spese di Wikileaks?
Le riassume con un’ironia amara lo spot che vedete qui sopra, evidente parodia di una nota carta di credito: ma quanto aveva ricevuto nel 2010 Wikileaks dalle donazioni di privati? Di certo almeno 1,9 milioni di dollari solo nel 2010, transitati e dichiarati dalla Wau Holland Foundation - qui il report integrale in pdf, pubblicato da Wired.com nell’aprile scorso - con un picco nel novembre e dicembre, al tempo del cablegate - la pubblicazione dei 251.287 cablogrammi delle ambasciate Usa - e dell’inizio della “persecuzione” ai danni di Julian Assange.
Da quella fase in poi, dal dicembre scorso, per Wikileaks è stato un lento sparire dalle prime pagine. Assange? Dimenticato. Bradley Manning, detenuto per aver svelato informazioni a Wikileaks? Dimenticato. Wikileaks stessa? Dimenticata. Ed è cominciata la demolizione del mito: nel febbraio di quest’anno Daniel Domscheit-Berg in promozione per il suo libro attaccò frontalmente quello che era diventata Wikileaks…
Continua a leggere: Wikileaks chiude temporaneamente: ha bisogno di donazioni

Chi da ieri sera ha avuto modo di aprire la versione italiana di Wikipedia per consultare una delle sue tante voci, si è ritrovato con una sorpresa niente male: l’oscuramento del sito e la presenza di un messaggio a dir poco inquietante, secondo il quale l’enciclopedia libera in Italia potrebbe avere le ore contate.
La causa di tutto ciò? L’ormai famigerato DDL intercettazioni, e in particolare il suo Comma 29, che prevede l’obbligo di rettifica entro 48 ore per siti e blog, dunque anche per Wikipedia che esprime chiaramente la propria idea in merito:
“L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.”
Niente mezze misure quindi: Wikipedia potrebbe chiudere realmente i battenti, pur non avendo una redazione e pur avendo sempre vigilato (nei limiti del possibile) sui contenuti diffamatori, cancellando addirittura le pagine incriminate (e beccandosi polemiche per questo) laddove non era possibile trovare una soluzione.
Cosa possiamo fare a questo punto noi comuni mortali? L’unica alternativa che ci resta sembra essere quella di far sentire la nostra voce, ammesso che qualcuno la senta: su Facebook ovviamente ci sono già pagine e gruppi che inneggiano a Wikipedia dicendo no alla “legge bavaglio”, ma vista la poca attenzione di chi legifera nei confronti delle critiche e dei suggerimenti provenienti dal Web, non mi stupirei di vedere il tutto completamente ignorato. Vedremo come andrà a finire.

Non si può di certo dire che Wikipedia non voglia dare alle proprie funzionalità una rinnovata, soprattutto in questo periodo. Dopo il progetto WikiLove, lo staff dell’enciclopedia libera ha infatti deciso di introdurre un sistema di rating delle numerose pagine presenti all’interno della piattaforma, basato sulle valutazioni legate a vari ambiti tramite i quali giudicare un articolo. Tali valutazioni, da 1 a 5, verranno ovviamente espresse dagli iscritti stessi.
Funzionerà così: dopo aver letto un articolo, sarà possibile esprimere sotto forma di stelline il proprio parere su quattro aspetti differenti: affidabilità, obiettività, completezza e modo di scrittura, dando così un feedback più diretto rispetto alla funzionalità “social” offerta da WikiLove. Annunciato nel corso del weekend, il sistema di rating è in realtà già operativo: dopo una partenza su 100.000 articoli, è ora in fase di roll-out con incrementi di 370.000 pagine alla volta, fino al raggiungimento della somma totale degli articoli presenti su Wikipedia, attualmente pari a 19 milioni.
Cosa ne pensate di questo sistema di rating? Credete possa essere un buon modo per tenere discernere tra informazione e disinformazione su Wikipedia o lo vedete paradossalmente come una nuova possibilità per chi vuole inquinare gli articoli?
Via | Readwriteweb.com
Se state leggendo qui, avrete di sicuro aperto una pagina di Wikipedia nella vostra vita. Almeno una: più probabilmente alcune decine, quasi certamente centinaia o migliaia. Ma cosa c’è dietro a Wikipedia? I wikipediani, naturalmente: con il loro organizzatissimo e accurato lavoro.
Ma i wikipediani sono esseri umani: e per quanto precisi, si stancano e possono sbagliare. I bot invece, non si possono sbagliare: ed è proprio questa una delle storie si raccontano in Critical Point of View: A Wikipedia Reader, un saggio uscito quest’anno, segnalato anche da Bruce Sterling su Beyond the Beyond.
Potete ordinare il volume su networkcultures.org, oppure scaricarlo in pdf. Noi vi riproponiamo i punti salienti del capitolo The Lives of Bots, di Stuart R. Giger dopo il salto.
Continua a leggere: Wikipedia e bot editor: la storia di AntiVandalBot e Hagerman Bot
Non solo pirati alla ricerca di film e musica, ma anche WikiLeaks potrebbe essere tra gli utilizzatori delle reti peer-to-peer, ovviamente non per scaricare l’ultimo singolo degli U2 o Avatar. Tra mp3, DivX e compagnia, il sito web creato da Julian Assange potrebbe infatti aver sfruttato le piattaforme di file-sharing per ottenere gran parte dei documenti da esso pubblicati: la notizia arriva da un lavoro realizzato da Tiversa, azienda specializzata in sicurezza nel campo del P2P. Bloomberg ha riportato anche i dettagli dell’indagine condotta dalla società con sede in Pennsylvania: secondo quanto si legge sul sito, la stessa Tiversa avrebbe già girato alle autorità del Governo USA le prove dell’uso della rete P2P da parte di WikiLeaks e si attende quindi una reazione ufficiale a breve.
Nel frattempo però, possiamo andare a vedere di cosa si tratta nello specifico: i dati raccolti sarebbero il frutto di un monitoraggio condotto in data 7 febbraio 2009 su quattro computer collocati in Svezia (dove all’epoca si trovavano i server di WikiLeaks), dai quali furono rilevate 413 ricerche diverse sulle reti P2P di LimeWire e Kazaa per trovare file Excel e altri documenti, alcuni dei quali pubblicati successivamente proprio su WikiLeaks. Nel resoconto di Tiversa al Governo USA ci sarebbero anche informazioni specifiche legate ai singoli leak, come quello di un file di tipo pdf proveniente da un computer collocato alle Hawaii, dal contenuto estremamente riservato in quanto riguardante le strutture missilistiche del Pentagono nel Pacifico: secondo gli esperti in sicurezza, lo stesso documento sarebbe stato trafugato da WikiLeaks e poi rinominato per essere pubblicato circa due mesi dopo.
Nel frattempo Bloomberg ha contattato anche Mark Stephens, avvocato di Assange nel caso che lo vede imputato per abusi sessuali, il quale ha ovviamente smentito in maniera categorica quanto emerso dal report di Tiversa. Dal canto suo, il CEO di Tiversa Robert Boback ha affermato che i documenti pubblicati su WikiLeaks erano in alcuni casi in circolo per le reti di file-sharing per mesi, quantificando il numero di testi provenienti dalla rete P2P in più della metà dell’intero numero di documenti pubblicato da WikiLeaks, documenti che quindi per la maggioranza non sarebbero stati forniti dai cosiddetti whistleblower.
Continua a leggere: WikiLeaks: i documenti segreti trafugati attraverso le reti peer-to-peer?
In occasione della festa per i dieci anni di Wikipedia, l’agenzia JESS3 ha pubblicato un video intitolato State Of Wikipedia (Stato di Wikipedia). Per la realizzazione si è avvalsa anche della collaborazione del fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, anche conosciuto come il faccione che per diverso tempo a cavallo di Natale ci siamo ritrovati nella home di Wikipedia.
Il video ripercorre la storia del successo di Wikipedia, attualmente in grado di contenere ben 17 milioni di articoli, dei quali 3,5 in inglese, e lo trovate dopo la pausa. Quella che invece vedete qui sopra è un’infografica realizzata sempre da JESS3, contenente le principali milestone dei primi dieci anni di Wikipedia.
Continua a leggere: Lo Stato di Wikipedia in video e infografica