
Aggiornamento minore per Facebook, che fa un ulteriore passo in avanti nell’integrazione di servizi di musica on demand come Spotify, Deezer e Rdio, le cui app sono già state introdotte nel social network in occasione del nuovo Open Graph. Da oggi visitando la pagina Facebook di un qualunque musicista sarà possibile ascoltare in streaming una selezione dei suoi lavori semplicemente cliccando sul pulsante Ascolta appena introdotto sotto all’immagine di copertina.
Questo è reso possibile proprio grazie ai vari partner per la condivisione musicale. In Italia, ad esempio, lo streaming avviene tramite Deezer: la prima volta sarà necessario concedere l’autorizzazione all’app, mentre dal secondo ascolto in poi sarà tutto più immediato. Basta un click su Ascolta per far aprire la pagina di Deezer ed iniziare la riproduzione.
E, nel pieno spirito della condivisione che è alla base di Facebook, ogni brano ascoltato verrà pubblicato di default sulla vostra Timeline, così da invogliare gli amici a fare altrettanto e, magari, scoprire nuovi artisti. Al momento il pulsante Ascolta nelle pagine dei musicisti non è ancora disponibile nelle applicazioni per smartphone e tablet, ma è probabile che Facebook colmerà questa mancanza con uno dei prossimi aggiornamenti.
Via | TNW

Sembra proprio che Google si sia fatto un nuovo nemico: Mohamed Mansour, uno dei più attivi sviluppatori di estensioni di Google+. A lui si devono, tra le altre, Facebook Friend Exporter e Accessible Hangouts, che ha reso i videoritrovi del social network made in Mountain View più accessibili per ciechi e ipovedenti. I recenti cambiamenti apportati da Google al suo esperimento sociale hanno creato non pochi problemi agli sviluppatori, rendendo di fatto inutilizzabili alcune estensioni, incluse quelle realizzate da Mansour.
Al giovane questa cosa non è andata giù - “il cambiamento è una cosa buona, ma è altrettanto buono mantenere una relazione con la comunità di sviluppatori che spende decine e decine di ore per realizzare applicazioni a titolo gratuito - tanto da spingerlo a passare alla concorrenza: Facebook. E di poche ore fa l’annuncio, fatto dallo stesso Mansour, della creazione di Facebook Video Parties, l’applicazione che porta i celebri videoritrovi di Google+ sul social network di Mark Zuckerberg. E’ ancora in via di sviluppo, ma promette bene.
Molti dei miei amici sono ancora su Facebook e quello che più mi piaceva di Google+ erano gli Hangout. Nelle ultime due settimane ho lavorato per portare quell’interessante funzione su Facebook. Si integra alla perfezione col profilo Timeline e permette agli utenti di mantenere il controllo completo della moderazione nel caso di videoritrovi pubblici. Funziona bene sia con le connessioni internet veloci sia con quelle più lente! Potrete anche organizzare gruppi di studio coi vostri amici di Facebook.
Facebook, grazie all’integrazione con Skype, per ora permette agli utenti di videochiamare una persona alla volta e l’applicazione di Mansour, se e quando vedrà la luce, andrà a riempire un vuoto mai colmato ufficialmente dall’azienda. Le carte in regola per un’app di successo, insomma, ci sono tutte.
Via | Mohamed Mansour

Ormai ci siamo. Il già annunciato Google Drive, diretto concorrente di Dropbox e SkyDrive di Microsoft, è ad un passo dal lancio. The Next Web rivela in anteprima che il nuovo prodotto made in Mountain View dovrebbe arrivare tra noi la prossima settimana, al massimo entro giovedì, all’indirizzo http://drive.google.com. Ogni utente avrà a disposizione 5 GB di spazio gratuito - Dropbox offre 2 GB - ma ovviamente sarà possibile acquistare spazio aggiuntivo, anche se non è ancora chiaro in che termini.
Si può ipotizzare, però, che i prezzi non saranno dissimili da quelli già proposti da Google per lo spazio di archiviazione aggiuntivo di servizi come Gmail, Documenti e Picasa Web: 20GB per 5 dollari all’anno, 80GB per 20 dollari all’anno, 400GB per 100 dollari e così via. E, sempre secondo le indiscrezioni, in concomitanza col lancio di Google Drive saranno rilasciate anche le applicazioni ufficiali per desktop - Windows e Mac - e mobile, che permetteranno di mantenere i file sincronizzati tra i vari dispositivi, così come avviene già con Dropbox.
A questo punto non ci resta che attendere ancora qualche giorno per scoprire se queste indiscrezioni saranno confermate o smentite e per provare con mano l’ultima fatica di Google. Voi che ne pensate, si rivelerà un successo?
Via | The Next Web
Foto | Talk Android

La notizia della settimana è senza dubbio l’acquisizione di Instagram da parte di Facebook. Una transazione da 1 miliardo di dollari che ha provocato un terremoto nella vastissima comunità di utilizzatori ed estimatori dell’ormai celebre applicazione, oltre 30 milioni di persone in tutto il Mondo. In tantissimi hanno storto il naso di fronte a questa notizia e anche se Mark Zuckerberg ha confermato l’intenzione di lasciare indipendente l’applicazione, l’eco di quanto accaduto con FriendFeed, Hot Potato e Gowalla sta spingendo tanti utenti ad abbandonare Instagram e rivolgersi altrove.
A meno che non vogliate perdere tutte le foto già condivise, prima di eliminare l’account di Instagram dovrete effettuare un backup. Per farlo ci viene in aiuto l’applicazione web Instaport, che in pochi passi vi permette di esportare tutte le immagini. Dovete inserire i dati di login di Instagram e scegliere Download .zip file. Di default verranno esportate tutte le foto da voi caricate, ma potete personalizzare il download scegliendo il menu Advanced Options. Basta un click su Start Export, qualche minuto d’attesa e il gioco è fatto.
A questo punto non resta che eliminare l’account, operazione che non potete fare direttamente dall’applicazione. Vi basta collegarvi a questo indirizzo, inserire username e password e confermare la cancellazione definitiva, ricordandovi di specificare il motivo della drastica decisione. In pochi istanti la vostra storia su Instagram sarà solo un ricordo.
Via | MacGasm
Quando si tratta di battere record, Skype sembra essere sempre pronta a sorprenderci tutti quanti: sarà stato l’effetto dell’acquisizione di Microsoft, o semplicemente il fatto che il servizio è ormai diventato uno degli “standard” presenti su Internet, fatto sta che l’annuncio che riportiamo oggi riguarda un nuovo, impressionante record di connessioni simultanee alla piattaforma.
Si parla infatti di 40 milioni di utenti collegati nello stesso momento a Skype, annunciato nel solito modo colorito diventato ormai anch’esso una tradizione dalla società partorita dalla mente di Janus Friis e Niklas Zennström nel 2003, già comprata da eBay nel 2005 per 2,6 miliardi di dollari e passata poi circa un anno fa a Microsoft per 8,5 miliardi, su pressione di Bill Gates in persona. Guardando i nuovi dati pubblicati in queste ore, ne capiamo maggiormente il perché.
Via | Thenextweb.com

Grazie ad un lungo articolo pubblicato ieri sul Wall Street Journal si è riacceso il dibattito, mai chiuso, sul controllo della privacy su Facebook, non sempre chiaro come il social network vuol farci credere. Il pezzo, firmato da Julia Angwin, è rimbalzato da una parte all’altra del web, tra chi ha subito gridato allo scandalo, sottolinenando per l’ennesima volta la poca trasparenza di Facebook, e chi ha sminuito l’analisi del quotidiano. La verità, come al solito, sta nel mezzo.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Tutto è partito dal recente boom delle applicazioni su Facebook, ora vero e proprio fulcro del social network. Il Wall Street Journal ne ha testate 100 tra le più popolari - da MyPad for iPad ad Angry Birds, passando per Farmville e Il Mio Calendario - con lo scopo di capire a quali informazioni degli utenti possono accedere. L’esito di questa analisi, ad una lettura superficiale, può sembrare piuttosto allarmante: c’è chi richiede l’accesso all’indirizzo email e chi va oltre usando anche le preferenze sessuali, politiche o religiose, oltre a fotografie, date di nascita e quant’altro.
Niente di nuovo, però. L’utente, da qualche tempo a questa parte, prima di installare una certa applicazione deve concedere ad essa l’autorizzazione ad accedere a determinati dati, tutti esplicitati uno di seguito all’altro nell’apposita pagina di conferma. Basta provare ad installare l’applicazione di Yahoo, ad esempio, per scoprire che richiede l’accesso a: nome, immagine del profilo, sesso, reti, ID utente, lista di amici e tutte le altre informazioni pubbliche, compleanno e pagine che ti piacciono.
C’è un ma: molte di queste applicazioni richiedono accesso ad informazioni che non servono in alcun modo al loro funzionamento e tali dati, non è certo un segreto, finiscono in mano agli inserzionisti che hanno raggiunto un accordo con Facebook, accordo che vieta loro di raccogliere informazioni personali sugli utenti. PrivacyChoice, però, ha scoperto che molte applicazioni permettono di tracciare gli utenti ad inserzionisti non approvati da Facebook, e quindi non vincolati da alcun contratto che proibisca loro di utilizzare quei dati a loro piacimento.
Continua a leggere: Facebook Apps: che informazioni condividiamo realmente?

I twittatori più incalliti apprezzeranno sicuramente la nuova applicazione gratuita sviluppata da CDMediadesign: TwittaMatic, software per Windows che permette di programmare la pubblicazione dei tweet, molto utile nel caso in cui si voglia condividere qualcosa coi propri follower in momenti in cui non si può accedere ad internet.
Sono sempre di più le applicazioni che permettono di analizzare il proprio account di Twitter per scoprire quali sono i periodi della giornata in cui i follower sono più attivi - e quindi più disponibili a leggere e condividere nel flusso un determinato tweet. TwittaMatic va proprio in aiuto di quegli utenti che, preso atto delle statistiche, non vogliono perdersi l’occasione di raggiungere il maggior numero di follower anche quando non sono al computer. Basta programmare il tweet e lasciare che l’app faccia il resto.
L’installazione è immediata e l’interfaccia minimale rende facilissimo il suo utilizzo. E’ sufficiente concedere l’autorizzazione al proprio account, inserire il pin generato automaticamente ed iniziare subito a programmare: una volta scelto il giorno e l’orario e scritto il testo, un click su Add Tweet To Schedule manda in programmazione il tweet, che sarà poi pubblicato per conto vostro allo scadere del tempo. Potete in qualunque momento modificare o eliminare il tweet programmato agendo nella sezione Upcoming Tweets.
TwittaMatic è compatibile con Windows XP, Windows Vista, Windows 7 e Windows 8, sia a 32-bit sia a 64-bit. Potete scaricarla cliccando qui.
Via | AddictiveTips

Il boom di Pinterest non accenna a diminuire e con il costante afflusso di utenti il portale è ancora tutto un work in progress, con piccoli ritocchi effettuati quasi quotidianamente. L’ultima novità riguarda la tanto richiesta possibilità di poter impostare la cover delle singole board, finora scelta automaticamente dal sistema.
Per cambiare ed impostare l’immagine di copertina di una board è sufficiente posizionarsi su di essa e scegliere Edit Board Cover: un pop-up con le immagini presenti nella board vi permetterà di scegliere la foto che più preferite e di impostarla come copertina in un solo click. In alternativa potete entrare direttamente nella board e selezionare Set Board Cover da una delle immagini presenti.
Si tratta senza dubbio di un aggiornamento minore, ma dimostra l’intenzione di Pinterest di crescere ascoltando le richieste degli utenti e di fornire a questi ultimi una maggiore personalizzazione e controllo del proprio profilo. E voi, nonostante le polemiche legate a spam e phishing, avete ceduto alla curiosità di provare Pinterest?
Via | Mashable

Shazam è una delle applicazioni per smartphone più popolari di tutti i tempi. La maggior parte degli utenti la riconosceranno come quell’app intelligente che “ascolta” un brano e ne identifica il titolo. Ebbene, oggi Shazam ha lanciato il quinto importante aggiornamento dell’app per iPhone, svelando un particolare molto interessante: il crescente interesse non tanto nei confronti della musica, quanto della televisione.
Attualmente, la società guadagna principalmente tramite la pubblicità raccolta al di fuori dell’applicazione per riconoscere la musica ma, entro due anni, si prevede che la maggior parte delle entrate di Shazam arriverà dalla televisione. Quanto è grande l’opportunità del mercato televisivo per Shazam? Secondo le statistiche da parte della società, la televisione ha già superato Facebook e Twitter come capacità di catturare l’interesse dell’utente.
A partire dal 2010, Shazam ha cercato di sperimentare gradualmente contenuti incentrati sulla TV nella propria applicazione, cercando di posizionarsi nel settore lucrativo delle applicazioni “second screen”, ovvero applicazioni per smartphone o tablet che interagiscono con il televisore, come una sorta di “secondo schermo” per i contenuti. Il presidente esecutivo del marketing di Shazam, David Jones, ha spiegato che Shazam vuole diventare una sorta di “mouse per la televisione”, consentendo di navigare tra contenuti extra per gli spettacoli televisivi.
Continua a leggere: Il futuro di Shazam? Sarà la TV, non la musica
Nuovo capitolo della diatriba legale che vede coinvolti la EMI Music e Grooveshark, il servizio di streaming musicale gratuito già citato in giudizio da Universal Music Group, Sony Music Entertainment e Warner Music Group per l’upload illegale di brani musicali messi gratuitamente a disposizione degli utenti. La EMI, l’unica major ad aver stretto un accordo con Escape Media Group Inc., il gruppo proprietario di Grooveshark, ha fatto un passo indietro ed ha stracciato quell’accordo.
Il motivo è presto detto: l’azienda si era impegnata a versare alla EMI Music una somma di 450 mila dollari in cambio dei diritti ad utilizzare il catalogo della Capital Records, di proprietà della casa discografica inglese. Quei soldi però non sono mai arrivati e nemmeno l’aver già portato in tribunale Grooveshark per violazione del contratto è servito a recuperare quelle somme. Ora la EMI, dopo l’ennesima scadenza non rispettata, ha deciso di stacciare l’accordo con Escape Media Group e di portare nuovamente l’azienda in tribunale.
E questa era la versione dei fatti fornita da EMI Music. Dal punto di vista di Grooveshark le cose sono andate in maniera un po’ diversa: la decisione di sciogliere il contratto è stata presa da Escape Media “a causa delle insostenibili percentuali sullo streaming richieste da EMI e anche in vista della sua imminente associazione con la Universal Music Group, che noi consideriamo a carattere monopolista e in violazione delle leggi antitrust“.
Grooveshark ha anche respinto le accuse mosse dalla EMI, sostenendo che aver già versato alla casa discografica, ad oggi, ben 2.6 milioni di dollari. Come al solito l’azienda si è detta pronta a difendersi in tribunale, “e nonostante questo il nostro impegno nei confronti degli artisti e dei detentori di copyright rimane invariato“.
Via | CNET