Blogger e Picasa Web Albums, così come li conosciamo adesso, non esisteranno più: non si parla di una sospensione dei servizi, bensì di un cambio del branding in favore di Google+. Blogger diventerà Google Blogs, Picasa Web Albums sarà Google Photos nel giro delle prossime settimane. Un’operazione di marketing pervasiva per Google+.
Google Search, Realtime, GMail, Calendar. Adesso anche Blogger e Picasa Web Albums: a prescindere dall’apprezzamento di Google+, saremo tutti costretti a farci i conti. Più che un semplice social network, la piattaforma è il nuovo volto di Google e non è neppure obbligatorio essere iscritti al servizio per ritrovarsi a utilizzarlo.
Prima di optare per l’abbandono di Facebook, già proclamato da chi non ha mai amato più di tanto il social network di Mark Zuckerberg, è bene riflettere. Google+ renderà pubblici tutti i profili di Google, a partire dal 31 luglio prossimo, e si porranno i medesimi problemi legati alla privacy che coinvolgono gli utenti di Facebook.
Via | Mashable

Dopodomani sarà un giorno fondamentale per la nota Delibera AgCom 668/2010, il provvedimento ormai noto come “esperimento di censura di Internet in Italia” o “ammazza-Internet“. Il 6 Luglio, infatti, la Delibera verrà definitivamente sottoposta ad approvazione. Il popolo di Internet si organizza con Agorà Digitale per protestare fino all’ultimo: domani 5 Luglio si terrà la “La Notte della Rete“, evento che raccoglierà a Roma (dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti, via delle Quattro Fontane 113) artisti, esponenti della rete, blogger italiani, leader politici, cittadini e utenti del web a Roma contrari alla possibilità di censura.
Prima di raccontare i dettagli sul movimento di protesta, vi propongo una sorta di excursus riguardante la Delibera oggetto di critiche, ma ancora non abbastanza nota alla maggior parte dei cittadini italiani. Il 17 dicembre 2010 è stata pubblicata la Delibera AGCOM 668/2010/CONS (link al PDF ufficiale) concernente l’avvio di un’audizione pubblica riguardo ai “lineamenti di un provvedimento relativo all’esercizio delle competenze dell’Autorità in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica“, a seguito della quale suggerimenti e critiche sembrano in realtà non essere state prese in considerazione. In parole povere, l’AgCom vorrebbe istituire una procedura veloce e puramente amministrativa di rimozione di contenuti online considerati in violazione della legge sul diritto d’autore. L’Autorità si arroga quindi il diritto di assegnare sanzioni pecuniarie molto ingenti a chi non rimuovesse i contenuti contestati entro breve, sia ordinare agli Internet Service Provider di filtrare alcuni siti web rendendoli irraggiungibili dall’Italia (bloccando gli IP o il Domain Name System), il tutto al fine di preservare il diritto d’autore dalla pirateria dilagante su Internet. L’aspetto grave e contestato è questo: l’AgCom agisce a livello amministrativo, non coinvolgendo in alcun modo il sistema giudiziario.
Il provvedimento potrebbe essere applicato a tutto Internet: tutti i siti, i blog, i portali, banche dati, siti privati e sistemi di condivisione dei file, anche non a scopo di lucro, quando siano sospettati di contenere/veicolare anche un unico file che violi il diritto d’autore. Che si tratti di siti/blog amatoriali o di intere piattaforme non c’è differenza, l’AgCom agirà come grazie a “poteri di vigilanza” attribuitisi. In parole ancora più povere, secondo una sintesi di ValigiaBlu:
Specific Media ha acquistato la maggioranza di MySpace da News Corp. la settimana scorsa per $35 milioni: abbiamo già visto come una quota del social network appartenga a Justin Timberlake, ex-membro degli *NSYNC. Quest’ultimo è particolarmente eccitato per la nuova esperienza e intende fare di MySpace un “hub” per scoprire talenti.
L’idea di Timberlake è quella di creare dei talen show o qualcosa di simile per promuovere gli artisti più promettenti registrati su MySpace. Peccato soltanto che questa formula fosse già prevista dalla formula con l’organizzazione dei Secret Shows e non abbia affatto risolto i problemi del social network. Basta l’intervento di una star internazionale?
Forse, Timberlake ha presente l’effetto ottenuto da Glee e vorrebbe riproporlo sul web con MySpace. La serie televisiva statunitense è diventata un’occasione per il lancio degli album dei cantanti e dei gruppi più famosi, negli Stati Uniti. In Italia è stato un “flop” e MySpace rischia di bissarlo. Una chiusura avrebbe più dignità.
Aggiornamento: Ho sostituito una fastidiosa ridondanza nel testo.
Via | The Huffington Post
WikiLove è un progetto sperimentale di Wikimedia per rendere Wikipedia più simile a un social network. Non equivale al “like” di Facebook, tuttavia permette di mostrare l’apprezzamento per un autore dell’enciclopedia libera. WikiLove arriverà per tutti entro la settimana prossima e può già essere sperimentato, in forma di prototipo.
Per utilizzare WikiLove sarà necessario disporre di un account su Wikipedia: un pulsante a forma di cuore apparirà sulle pagine degli utenti e nelle discussioni. Sono perciò escluse le voci dell’enciclopedia. WikiLove è una nuova forma di comunicazione tra gli iscritti a Wikipedia, non è affatto un “like” per le pagine del portale.
La realizzazione di WikiLove si deve a Ryan Kaldari: inizialmente era un semplice gadget, poi Wikimedia ha deciso d’integrarlo su Wikipedia. Se si utilizza l’enciclopedia soltanto come fonte di consultazione e non si è coinvolti nella modifica delle pagine, WikiLove appare piuttosto inutile. Forse sarà così persino per gli editori.
Via | Wikimedia

Facebook potrebbe mettere in pericolo la ricerca di un nuovo lavoro: uno spauracchio di cui si parla ormai da tempo, da quando la cronaca è stata invasa da notizie di licenziamenti riconducibili a comportamenti tenuti su Facebook. La possibilità che status o fotografie imbarazzanti, scritti in un momento di euforia o di particolare confidenza con gli amici, arrivassero un giorno a condizionarci la vita lavorativa è cresciuta con l’aumento del predominio di Facebook su Internet, diventando una dimensione che non coinvolge più solo le amicizie.
Su Facebook siamo scrutati da amici, amanti, curiosi, dai telegiornali (avete mai fatto caso quanto spesso i giornalisti ricorrano ai gruppi o alle pagine personali quando si parla di cronaca? Ormai non serve più intervistare i vicini del malcapitato, basta trovare la sua bacheca e analizzarne i contenuti), ma anche dai possibili datori di lavoro.
La scorsa settimana la Federal Trade Commission ha dato la propria approvazione ad una società che effettua l’analisi e la selezione di possibili candidati per nuovi posti di lavoro basandosi anche su fotografie e post pubblicati su Internet. La FTC ha stabilito che la Social Intelligence Corp. lavora in conformità con la legge Fair Credit Reporting Act: la ricerca di ciò che abbiamo scritto e pubblicato su Facebook/Twitter/Flickr/blog/forum (e più in generale, Internet) può diventare parte standard di un’analisi del nostro background in caso di candidatura per un lavoro.
SPDY (cioè “speedy”) è un progetto di Google per rendere il web due volte più veloce. Inaugurato nel novembre del 2009, è costituito di vari componenti legati allo sviluppo di Chrome e Chrome OS. Fino a ieri SPDY era presente soltanto sui server di Google: Strangeloop l’ha aggiunto alla propria offerta di hosting col Site Optimizer.
Trattandosi di un protocollo sperimentale, non ancora elevato a standard, SPDY funziona esclusivamente su Chrome e i Chromebook. Strangeloop è la prima società ad adottarlo al di fuori di Mountain View. Perché possa approdare su tutti i browser, è necessario che SPDY sia disponibile su larga scala: questo è soltanto il primo passo.
Strangeloop ha lavorato su SPDY con Google dal primo momento: grazie ai miglioramenti apportati il protocollo può ridurre del 50% il caricamento delle pagine web. SPDY include un’accelerazione per SSL. La disponibilità al pubblico dovrebbe incrementare la possibilità che SPDY costituisca davvero un futuro per il web insieme a IPv6.
Via | ZDNet

Facebook sta provando una nuova sezione, dedicata alle attività in tempo reale dei contatti, con una piccola selezione di utenti dell’interfaccia in lingua inglese. La nuova schermata sarà inserita in prima pagina accanto agli aggiornamenti già previsti. La funzionalità ricorda Twitter con le attività recenti tra gli stati pubblici.
Sarà interessante capire se e come farà Facebook a non rendere Happening Now, il titolo distintivo della nuova sezione, un’inutile copia degli aggiornamenti previsti nella colonna centrale. Quando sono state riposizionate le richieste per applicazioni e giochi, ad esempio, gli aggiornamenti relativi sono rimasti nella prima pagina.
Cliccando sulle attività si può visualizzare una scheda più approfondita a comparsa. Non sembra che gli aggiornamenti in tempo reale abbiano un preciso criterio di selezione, se non appunto il fatto di essere tra i più recenti. Happening Now dà l’impressione d’essere soltanto un riempitivo posto appena al di sopra della pubblicità.
Via | Dazeinfo

Schema.org è il risultato dell’impegno di Bing, Google e Yahoo per realizzare un modello standard di markup dei siti web. Utilizzando i microdata i tre motori di ricerca più popolari suggeriscono degli “schemi” da sfruttare nella creazione dei siti per ottenere risultati significativi. Un esempio è quello dei Rich Snippet di Google.
Esistono diversi tipi di risultato a seconda della natura dei contenuti. Anziché limitarsi a riportare il titolo, il collegamento e una breve descrizione delle pagine i motori di ricerca offrono strumenti sempre più accurati. In questo caso i social network non c’entrano granché: Schema.org è molto più utile per designer e blogger.
Tutti i responsabili delle tre società coinvolte sono intervenuti sul progetto: Microsoft ha definito Schema.org come un tentativo di realizzare «il web degli oggetti». Yahoo ha preferito chiamarli “dati strutturati”. Google resta sul proprio termine, Rich Snippet. Per tutti i webmaster è comunque un vantaggio in termini di codice.
Via | Google
Glow è un prototipo di social network realizzato dai creatori di Cliqset, il “clone” di FriendFeed che ha chiuso i battenti nel dicembre scorso. Non è ancora accessibile a chi abbia richiesto un invito, perciò si può valutare soltanto per quanto è stato dichiarato dagli sviluppatori. Si è tentati di pensare a un ennesimo fallimento.
Un po’ di Facebook, un po’ di Twitter: la presentazione di Glow è una parziale ammissione della scarsa novità del progetto. Diaspora, OneSocialWeb, ecc. sono le piattaforme più simili a Glow: se non hanno avuto il successo sperato un motivo deve pur esserci. Avrebbe un senso, quindi, investire nell’intraprendere la medesima strada?
I creatori di Glow pensano di sì. Perché il “nuovo” social network possa essere davvero intrigante, dovrebbe rispondere all’unica necessità dichiarata e finora ignorata da tutti gli epigoni di Facebook: la portabilità dei dati. Ovvero la possibilità d’esportare e trasferire i contenuti, da una piattaforma all’altra, con semplicità.
Via | TechCrunch
Yahoo ha pubblicato un articolo nel quale descrive il piano d’adesione al World IPv6 Day, programmato dall’Internet Society per mercoledì 8 giugno. Si tratta di una giornata interamente dedicata al test della connettività IPv6 cui aderiscono società come Facebook, Google e Microsoft. Yahoo non offrirà delle grandi anteprime su IPv6.
A dispetto dell’entusiasmo mostrato da Adam Bechtel, vice-presidente dell’infrastruttura ingegneristica di Yahoo, l’adozione di IPv6 sarà estremamente limitata. Tutti i servizi di Yahoo resteranno in IPv4, a eccezione delle pagine principali internazionali (tra cui quella italiana) e i risultati delle ricerche. Per ventiquattr’ore.
Il senso del World IPv6 Day sarebbe quello di testare il passaggio al nuovo protocollo internet, ormai sempre più prossimo ad affiancare e sostituire IPv4. I limiti previsti da Yahoo per la prova sul campo sono tali da trasformare l’evento in un’occasione mancata. Né Yahoo Mail, né Yahoo Finanza parteciperanno alla sperimentazione.
Via | Yodel Anecdotal