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Web 2.0

Come stare meno sul web ed essere felici

pubblicato da Gabriele Ferraresi in: Web 2.0 Informazione

web scalare marcia brian lamCiclicamente ripensiamo la nostra presenza online. E se stessimo esagerando? E se passassimo troppe ore davanti allo schermo, a intossicarci col nulla totale? E se non fosse la cosa migliore avere account su tutte le piattaforme social, se in definitiva questo non fosse un modo per renderci più felici?

Nelle ultime settimane il tema è stato toccato da più punti. Brian Lam su Wirecutter ha citato il 25 gennaio scorso uno studio della Stanford University, secondo il quale le ragazze di età compresa tra gli 8 e i 12 anni che affermano di dedicare molto tempo all’utilizzo di strumenti multimediali si descrivono come meno felici e meno sicure socialmente rispetto alle coetanee che passano meno tempo dinanzi agli schermi.

Da lì Brian riflette sul rapporto tra uomo e tecnologia. Lui, che già da un annetto ha “scalato marcia”, ha scelto di avere una presenza online meno totalizzante

Devo la mia sopravvivenza alla tecnologia e mi piace come strumento, ma, al tempo stesso, la temo un po’ più della maggior parte della gente. È uno strumento ma non come un bel martello: perché un martello non vi sedurrà tenendovi seduti da soli in mutande per sei ore di seguito cliccando su di un video di YouTube e aggiornando Twitter. Temo la tecnologia perché temo la brutta sensazione che provo ogni anno a ridosso delle festività dopo una baldoria di tre giorni con la XBox. Temo non la tecnologia, in quanto male, ma perché è troppo facile iniziare a cliccare e non smettere mai (…) tutto ciò che ho fatto nell’ultimo anno, professionalmente e personalmente, è stato ridurre il peso eccessivo della tecnologia e del rumore nella mia vita il che ha fatto sì che la mia felicità aumentasse moltissimo. La felicità è il metro più importante nella tecnologia personale: se ti migliora la vita, è importante.

Ecco: la felicità. Quella stessa felicità di cui scriveva nel dicembre scorso Pico Iyer sulla Sunday Review del New York Times, parlando di “The joy of quiet”, la gioia della tranquillità che proviamo una volta che ci siamo volontariamente privati dell’eccesso di informazione.

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Il tracciamento oculare rivela le abitudini sui siti di appuntamenti

pubblicato da Federico Moretti in: Web 2.0 Geek to live

TobiiTobii, una società che realizza e distribuisce dei dispositivi per il tracciamento oculare, ha effettuato una ricerca statistica a determinare le differenti abitudini di uomini e donne — nell’approccio ai siti per appuntamenti. Se i risultati dello studio sono abbastanza scontati hanno comunque acquisito una veridicità scientifica.

Gli ingegneri di Tobii hanno sottoposto ai partecipanti dei mockup di alcuni popolari siti per incontrare l’anima gemella registrando il movimento oculare e i tempi di permanenza sulle pagine. È emerso che gli uomini passano il 65% in più a guardare le fotografie, mentre il 50% delle donne preferisce soffermarsi a leggere i profili.

Gli uomini impiegano una media di 58 sec. a decidere se sono interessati a un profilo, le donne fino a 84. In generale, a prescindere dal sesso, gli individui sono attratti dalle pagine che riflettono le proprie abitudini nella condivisione dei dati personali: chi scrive poco di sé è più attratto da chi sceglie di fare altrettanto.

Via | AllThingsD

Klout accusato di creare i «profili–ombra» dei contatti via Facebook

pubblicato da Federico Moretti in: Social Software Web 2.0

KloutKlout, la piattaforma più popolare per il calcolo della reputazione sul web, è accusata della creazione di «profili–ombra»: la stessa imputazione che è stata fatta nei riguardi di Facebook. E, infatti, Klout utilizzerebbe i contatti del social network per “preparare” degli account per aumentare gli inviti a nuovi utenti potenziali.

Con l’introduzione del nuovo algoritmo, per il calcolo della popolarità sulle reti sociali, Klout ha iniziato a proporre dei suggerimenti sui contatti da invitare per innalzare il proprio punteggio. Appena venerdì scorso mi lamentavo del meccanismo su Twitter e, a quanto pare, quella tesi è stata confermata: Klout invade la privacy.

Il problema è tanto più grave perché fra i dati collezionati da Klout, in antitesi con la proposta dell’Europa, sarebbero inclusi quelli di minori. Klout si prepara a integrare il punteggio assegnato agli utenti per calcolare la popolarità su Twitter a Facebook e, evidentemente, del social network ha ereditato addirittura i “vizi”.

Via | The New York Times

Klout ha aggiornato l’algoritmo per calcolare la reputazione sul web

pubblicato da Federico Moretti in: Web 2.0 Twitter

KloutInsights è una nuova funzione di Klout, una piattaforma per il calcolo della reputazione sul web, e permette d’ottenere un riassunto giornaliero delle attività che influiscono sul proprio punteggio. Finora limitato a Twitter, Klout sarà esteso a Facebook e ad altri social network o servizi per il web. Insights è disponibile subito.

Klout calcola vari fattori per determinare un punteggio di massima, relativo alla reputazione acquisita sul web. Ad esempio, il numero di follower su Twitter e degli aggiornamenti di stato citati o riportati da terzi. Insights riassume nel pannello di controllo le alterazioni quotidiane all’algoritmo. Non soltanto per gli individui.

Il servizio di Klout si riferisce tanto agli utenti singoli, quanto alle imprese: oltre al calcolo della reputazione, Klout stesso è un social network all’interno del quale gli utenti possono aggiungere i propri contatti a delle liste tematiche. Nonostante emergano dei competitori, Klout è ancora il leader del settore con Insights.

Via | Klout

Un nuovo tipo d’attacco minaccia la “sicurezza” del protocollo HTTPS

pubblicato da Federico Moretti in: Security Web 2.0

The Hacker’s Choice (THC)Il protocollo HTTPS non è così “sicuro” come si potrebbe pensare: un gruppo di hacker tedeschi, firmatosi The Hacker’s Choice (THC), ha realizzato un semplice script in grado di compromettere un server. Sfruttando una falla di sicurezza delle connessioni sicure, un computer è appena sufficiente a perpetrare un attacco di tipo DDoS.

THC SSL DOS è uno strumento d’analisi delle connessioni sicure: l’intento degli hacker non è quello di fornire un tool per disconnettere i server, bensì quello di sensibilizzare i sistemisti sulla vulnerabilità di HTTPS. Compromettere un servizio web è un’operazione davvero molto semplice, alla portata di tutti. È un grave problema.

Lo script di THC può essere eseguito da un emulatore del terminale di UNIX o dal prompt dei comandi di Windows. L’attacco si basa sul fatto che un server compie quindici volte le operazioni del client per stabilire una connessione di tipo HTTPS: saturando il server di richieste, quest’ultimo reagisce con un Denial of Service (DoS).

Via | CNET News

Google+ ammetterà gli pseudonimi al posto dei nomi reali nei profili

pubblicato da Federico Moretti in: Web 2.0 Google

Google+Google cambierà la discussa politica sulle generalità degli utenti di Google+, incontrando le esigenze espresse dagli iscritti. Non sarà più obbligatorio utilizzare il nome reale per accedere al servizio: nei prossimi giorni, la modifica ai termini consentirà gli pseudonimi. Tra «le altre forme d’identità» ci saranno pure i marchi.

Il ripensamento di Google è stato annunciato durante il Web 2.0 Summit di San Francisco dal vice-presidente Vivek Gundotra e dal co-fondatore Sergey Brin. L’argomento dell’identità in rete ha coinvolto altri progetti di rilievo, trovando quasi tutti d’accordo sulla necessità di tutelare la privacy evitando l’utilizzo dei nomi reali.

A guidare la “rivolta” alla politica di Facebook e Google+ è stato Christopher Poole, il creatore di 4chan, supportato questa volta da Twitter. Dick Costolo, presidente del servizio di microblogging, ha sottolineato la differenza tra «libertà d’espressione» e identità sul web. Così, Google è stata costretta a cedere sui nomi reali.

Via | Digital Trends

Bit.ly promette di «predire il futuro» (con delle nuove statistiche)

pubblicato da Federico Moretti in: Browser Web 2.0

Bit.lyBit.ly, un servizio popolare per la possibilità d’accorciare gli indirizzi da condividere sui social network, sostiene di «prevedere il futuro». L’abilità è associata a una nuova piattaforma di statistiche in tempo reale, che analizza gli URL accorciati con Bit.ly, per monitorare le tendenze riguardo a una particolare parola-chiave.

Reputation Monitoring di Bit.ly è un servizio piuttosto accurato: propone una lista d’articoli in ordine di popolarità che evidenzia con delle icone i cambiamenti di posizione in classifica e un istogramma riassuntivo. Il periodo di riferimento può essere impostato dall’utente a partire da ventiquattr’ore fino a centottanta giorni.

Tuttavia, Bit.ly non ha integrato un modulo di ricerca e perciò i termini consultabili pubblicamente sono limitati a quelli selezionati dalla piattaforma. Un espediente per la sottoscrizione di un account a pagamento che permette di monitorare qualsiasi dominio o parola-chiave. Se cercate una macchina del tempo rivolgetevi altrove.

Via | Bit.ly

Delicious è stato appena rilanciato da AVOS, introducendo gli Stacks

pubblicato da Federico Moretti in: Social Software Web 2.0

Delicious è tornato in linea con la nuova veste concepita da AVOS, la società fondata dai creatori di YouTube che ha acquistato la piattaforma da Yahoo. La novità tanto attesa riguarda gli Stacks, definiti come «playlist per il web»: sono delle raccolte di collegamenti per argomento e possono essere “seguite” nello stile di Twitter.

Si tratta, in sostanza, di un aggiornamento dei preesistenti network di Delicious: i bookmark sono stati rinominati in link e le tag ridotte a semplici liste di collegamenti. Niente da fare, almeno per il momento, quanto alla localizzazione del portale (tuttora proposto soltanto in lingua inglese). I profili supportano le immagini.

E proprio le immagini sono l’introduzione più evidente della nuova interfaccia: il layout è stato reso ancora più minimale. Tuttavia, i link supportano l’anteprima dei contenuti multimediali e recuperano le immagini più significative dalle pagine salvate o condivise su Delicious. Obiettivamente, l’aspetto migliore è il salvataggio.

Via | AVOS

AVOS, degli ex-YouTube, intende aprire Delicious «in tutto il mondo»

pubblicato da Federico Moretti in: Social Software Web 2.0

AVOSAVOS è la società dei creatori di YouTube che recentemente ha acquisito Delicious da Yahoo. La piattaforma di social bookmarking non è ancora stata ridisegnata: le modifiche apportate si limitano allo spostamento dei dati degli utenti ai nuovi server. Il piano di rilancio, comunque, è stato ultimato e arriverà tra qualche settimana.

L’aspetto più interessante è nell’intenzione, espressa da AVOS, di portare Delicious «in tutto il mondo»: una caratteristica della piattaforma è stata, infatti, la disponibilità esclusiva in lingua inglese. L’aggiornamento dovrebbe prevedere la traduzione. Magari, effettuata dagli utenti in crowdsourcing come su Facebook e Twitter.

Le ambizioni di AVOS per Delicious non si limitano alla localizzazione: i fondatori di YouTube hanno acquistato pure Tap11, una piattaforma d’analisi in tempo reale, e hanno parlato esplicitamente del futuro della ricerca sociale. Delicious potrebbe facilitare la consultazione degli argomenti più popolari del web. Staremo a vedere.

Via | The New York Times

A Faster Internet creerà un web più rapido grazie a Google e OpenDNS

pubblicato da Federico Moretti in: Web 2.0 Google

IETFA Faster Internet è un nuovo progetto di Google e OpenDNS per rendere più rapida l’esperienza del web. Non si tratta di rivoluzionare il protocollo HTTP: dietro all’intento, pure condivisibile, di ridurre i tempi di caricamento delle pagine c’è un altro pericolo sulla privacy degli utenti. Il tracciamento della posizione geografica.

La proposta di A Faster Internet è la creazione di un nuovo standard, l’edns-client-subnet, per informare i provider della provenienza geografica di un utente attraverso i DNS. Al momento queste informazioni sono reperibili soltanto dagli indirizzi IP e possono essere facilmente occultate per accedere a servizi censurati nel Paese.

La bozza del progetto di Google e OpenDNS è già stata sottoposta all’IETF, una task force che si occupa di determinare gli standard per i protocolli di internet e non è ancora stata ratificata. Se la proposta dovesse essere accettata, il tracciamento degli utenti avverrà direttamente dai DNS: la soluzione è difficilmente eludibile.

Via | GigaOM