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  <title>Downloadblog.it</title>
  <subtitle>Download di software e di programmi gratis per PC</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2005-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-21T13:36:37+00:00</updated>
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    <title type="html">Web 2.0: i dati statistici dell&#039;Internet italiano</title>
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    <published>2012-04-04T08:17:37+00:00</published>
    <updated>2012-04-04T08:17:37+00:00</updated>
    <dc:subject>social-software</dc:subject><dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>facebook</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/17075/web-20-i-dati-statistici-dellinternet-italiano"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/Schermata042456022alle08.05.37_01.png" class="post" border="0" align="left" width="278" height="347" alt="" />Ieri sera ho partecipato all&#8217;anticipazione della semestrale ricerca sul web italiano di Web 2.0 research. E&#8217; stata presentata un&#8217;infografica (<a href="http://www.innovationcloud.it/sharing-clusters-italia-2-0-svela-i-meccanismi-di-condivisione-in-rete/">che vedete qui per intero</a>) sui profili psicologici e le motivazioni di chi condivide online, con uno spaccato interessante per tipologia di contenuti e aree geografiche.</p>
<p>In Italia abbiamo 24 milioni di iscritti ai Social Network, ossia circa l&#8217;89% dell&#8217;utenza web settimanale in Italia. Gli iscritti ai Forum sono il 50% del pubblico, ossia 13.5 milioni: cifra interessante che mostra uno zoccolo duro di utenza vecchio stile - dovuta sia ad un uso complementare con quello di Facebook, sia probabilmente alla grande facilità di indicizzazione dei forum rispetto a walled garden come i social network. I blogger sono 4 milioni e 6.5 milioni di navigatori seguono un blog con continuità: un fenomeno che ormai si può dire non sia mai diventato di massa.</p>
<p>Qualche dato interessante in attesa della ricerca completa prevista per Marzo:</p>
<ul>
<li>Calo vistoso dei siti di photo sharing classico: probabilmente dovuto sia alla crescita di Facebook sia di app come Instagram.
</li>
<li>Il 15% del campione usa i Social Network come prima pagina da navigare la mattina, ma la cifra sale al 34% nei giovani fino a 25 anni.
</li>
<li>Youtube è il secondo Social Network italiano, usato spesso dal 59% degli italiani che navigano. Il 37% sembra usarlo per cercare spot pubblicitari in video.
</li>
<li>Twitter è conosciuto quasi da tutti, ma usato spesso solo dal 12% pari a circa 4 milioni di iscritti. Google + risulta usato dal 14% del campione.</li>
</ul>
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    <title type="html">Futuro dell&#039;Internet: cosa si gioca al tavolo delle International Telecommunications Regulations</title>
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    <author>
      <name>alediegoli</name>
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    <published>2012-04-02T15:36:37+00:00</published>
    <updated>2012-04-02T15:36:37+00:00</updated>
    <dc:subject>web-20</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Internet potrebbe essere diverso da quello che conosciamo? Di questa domanda si abusa spesso, ogni volta che un governo propone una legge più restrittiva o un hacker viola il database di una grande[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/17039/futuro-dellinternet-cosa-si-gioca-al-tavolo-delle-international-telecommunications-regulations"><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/aubergene/3066850162/"><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/3066850162_6f6b848e4c_b.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></a></p>
<p>Internet potrebbe essere diverso da quello che conosciamo? Di questa domanda si abusa spesso, ogni volta che un governo propone una legge più restrittiva o un hacker viola il database di una grande corporation. Questa volta però il timore per un cambiamento epocale, che potrebbe cambiare il nostro modo di comportarci online, non è peregrino. </p>
<p>A fine anno è previsto a Dubai l’incontro di 193 delegazioni dei paesi di tutto il mondo che dovranno sedersi a un tavolo per rinegoziare un trattato delle Nazioni Unite dal nome inequivocabile: International Telecommunications Regulations. Il trattato ha normato fino ad ora le “vecchie” telecomunicazioni: il telefono, la radio la televisione. L’incontro di Dubai dovrà decidere se estenderlo anche a internet, prospettiva che solleva l’atavico dubbio su chi finirà per controllare la rete, e come. </p>
<p>In un lungo articolo, <a href="http://www.vanityfair.com/culture/2012/05/internet-regulation-war-sopa-pipa-defcon-hacking">pubblicato su Vanityfair.com</a>, Michael Joseph Gross delinea gli scenari di quella che si preannuncia come una “Guerra Mondiale 3.0”. </p>
 <p>Gross individua quattro nodi attorno a cui si scontreranno le fazioni in lotta:  </p>
<ul>
<li>Il primo è la sovranità: per definizione un sistema senza confini si fa beffe della geografia e sfida i poteri degli stati-nazione. </li>
<li>Il secondo sono la pirateria e la proprietà intellettuale: l’informazione vuole essere libera, come si suol dire, ma i detentori dei diritti vogliono essere pagati e protetti. </li>
<li>Il terzo è la privacy: l’anonimato online promuove la creatività e il dissenso politico, ma dà anche copertura a comportamenti disgreganti e criminali – e molto di quello che gli internauti credono di fare anonimamente online può essere tracciato e accostato a identità di persone reali. </li>
<li>Il quarto è la sicurezza: l’accesso libero a un internet aperto rende gli utenti vulnerabili a vari tipi di hacking, inclusi lo spionaggio industriale e governativo, il controllo personale, il dirottamento del traffico web e la manipolazione in remoto di processi militari e industriali gestiti da computer.</li>
</ul>
<p>Sui fronti di questo paventato conflitto, da un punto di vista politico, gli schieramenti sono due. Da un lato ci sono gli Stati Uniti e, in generale, i Paesi occidentali, che puntano a mantenere internet “libero” o meglio libero secondo l’attuale architettura, basata su un D.N.S. (Domain Name System) gestito dell’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) - l’organismo indipendente e no profit che ha svolto finora il ruolo di garante della libertà della rete e che ora però, con lo sviluppo davvero globale e capillare del web, fa fatica a mantenere la sua credibilità. Dall’altro ci sono i paesi emergenti come Russia, Brasile e India e quelli a “democrazia limitata” come Cina e Iran - che vogliono imporre regole più restrittive e un maggior controllo alla libera circolazione di informazioni su internet. </p>
<p>Da un punto di vista che potremmo definire più “filosofico”, secondo Gross la partita si gioca tra fautori dell’ordine e sostenitori del disordine. E’ un piano di discussione che si sviluppa su numerosi livelli, da quello normativo-statuale a quello più intimamente individuale e soprattutto genera contraddizioni stridenti e interrogativi irrisolti. </p>
<p>Nei mesi scorsi, per esempio, al Concesso degli Stati Uniti sono stati presentate due leggi, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act">SOPA</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/PROTECT_IP_Act">PIPA</a> (rispettivamente Stop Online Piracy Act e Protect Intellectual Property Act) che miravano a combattere la pirateria e proteggere  diritti d’autore e con gli stessi strumenti (il blocco del D.N.S.) con cui il governo iraniano aveva interrotto le comunicazioni tra gli attivisti della “Rivoluzione Verde” del 2009. Una vera e propria rivolta del Web ha per il momento fermato l’iter legislativo, una rivolta condotta dagli internauti ma anche da giganti come Wikipedia, Reddit e addirittura Google . </p>
<p>Analogamente non si sopiscono dibattiti vecchi quanto il web, come quello sull’accesso a internet come diritto fondamentale di ogni individuo o quello sul ruolo salvifico dell’ingegnere come unico depositario dell’imparzialità e arbitro capace di discernere cosa siano il bene o il male online (si vedano <a href="http://www.nettime.org/Lists-Archives/nettime-l-1201/msg00024.html">qui su Nettime</a>, su questo tema, le discussioni a cui ha partecipato anche Vinton Cerf, il creatore dl protocollo TCP/IP, da tanti considerato padre fondatore di internet).</p>
<p>Sul tavolo di Dubai si discuterà di tre aspetti concreti che evidenzieranno la distanza delle posizioni politiche e filosofiche:</p>
<ul>
<li>Una è la tassazione – un prelievo “a click” sul traffico internet internazionale. I Paesi occidentali e le imprese, come possiamo immaginarci, si oppongono. La Cina e molti Paesi del Terzo Mondo la sostengono, affermando che il ricavato aiuterebbe la costruzione di internet nei Paesi in via di Sviluppo. </li>
<li>Una seconda questione è la riservatezza dei dati e la sicurezza online. I governi autoritari vogliono legare i nomi e le vere identità delle persone alle attività in rete e vogliono una legislazione internazionale che permetta un sistema di criptazione nazionale per facilitare il controllo da parte del governo. </li>
<li>Il terzo aspetto è la gestione di internet. L&#8217;anno scorso, Russia, Cina e alcuni alleati compiacenti hanno proposto all’Assemblea generale dell&#8217;ONU una risoluzione(che non ha avuto successo) suggerendo l’istituzione di un &#8220;codice di condotta&#8221; globale per le informazioni e la sicurezza e -come a dichiarare aperta la stagione di caccia all’ICANN e agli altri gruppi non-governativi attualmente in carica-  affermando che &#8220;l&#8217;autorità politica per le questioni pubbliche relative a Internet è il diritto sovrano degli stati.&#8221;</li>
</ul>
<p>A cercare di trovare una sintesi in questo turbine di posizioni antitetiche si trova la fazione, per nulla istituzionalizzata, dei cosiddetti fautori del Caos Organizzato, soggetti provenienti da tutte le parti del mondo e di varia estrazione che concordano sul punto fondamentale: garantire contemporaneamente la legalità e l’anonimato. E’ una visione di internet che implica oneri e onori al singolo utente, chiamato a operare in continuazione una scelta tra l’affermazione della propria libertà di pensiero e la rinuncia a un po’ della sua privacy.</p>
<p>Sarebbe la proverbiale quadratura del cerchio, ma forse vale la pena spendere le energie in questa direzione: l’unica alternativa a questa mediazione sarebbe smettere di usare internet.</p>
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    <title type="html">Come stare meno sul web ed essere felici</title>
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    <author>
      <name>Gabriele Ferraresi</name>
    </author>
    <published>2012-02-19T12:52:58+00:00</published>
    <updated>2012-02-19T12:52:58+00:00</updated>
    <dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>informazione</dc:subject><dc:subject>brian lam</dc:subject><dc:subject>dipendenza da internet</dc:subject><dc:subject>facebook log out quartiroli</dc:subject><dc:subject>morozov cyberflaneur</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/16495/come-stare-meno-sul-web-ed-essere-felici"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/webscalaremarciabrianlam.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="187" alt="web scalare marcia brian lam" />Ciclicamente ripensiamo la nostra presenza online. E se stessimo esagerando? E se passassimo troppe ore davanti allo schermo, a intossicarci col nulla totale? E se non fosse la cosa migliore avere account su tutte le piattaforme social, se in definitiva questo non fosse un modo per renderci più felici? </p>
<p>Nelle ultime settimane il tema è stato toccato da più punti. <a href="http://thewirecutter.com/2012/01/happiness-takes-a-little-magic/">Brian Lam su Wirecutter</a> ha citato il 25 gennaio scorso uno studio della Stanford University, secondo il quale le ragazze di età compresa tra gli 8 e i 12 anni che affermano di dedicare molto tempo all’utilizzo di strumenti multimediali si descrivono come meno felici e meno sicure socialmente rispetto alle coetanee che passano meno tempo dinanzi agli schermi. </p>
<p>Da lì Brian riflette sul rapporto tra uomo e tecnologia. Lui, che già da un annetto ha &#8220;scalato marcia&#8221;, ha scelto di avere una presenza online meno totalizzante </p>
<blockquote><p>Devo la mia sopravvivenza alla tecnologia e mi piace come strumento, ma, al tempo stesso, la temo un po&#8217; più della maggior parte della gente. È uno strumento ma non come un bel martello: perché un martello non vi sedurrà tenendovi seduti da soli in mutande per sei ore di seguito cliccando su di un video di YouTube e aggiornando Twitter. Temo la tecnologia perché temo la brutta sensazione che provo ogni anno a ridosso delle festività dopo una baldoria di tre giorni con la XBox. Temo non la tecnologia, in quanto male, ma perché è troppo facile iniziare a cliccare e non smettere mai (&#8230;) tutto ciò che ho fatto nell&#8217;ultimo anno, professionalmente e personalmente, è stato ridurre il peso eccessivo della tecnologia e del rumore nella mia vita il che ha fatto sì che la mia felicità aumentasse moltissimo. La felicità è il metro più importante nella tecnologia personale: se ti migliora la vita, è importante. </p></blockquote>
<p>Ecco: la felicità. Quella stessa felicità <a href="http://www.nytimes.com/2012/01/01/opinion/sunday/the-joy-of-quiet.html?_r=1&#038;pagewanted=all">di cui scriveva nel dicembre scorso</a> Pico Iyer sulla Sunday Review del New York Times, parlando di &#8220;The joy of quiet&#8221;, la gioia della tranquillità che proviamo una volta che ci siamo volontariamente privati dell&#8217;eccesso di informazione. </p>
 <p>Iyer cita l&#8217;esempio del designer Philippe Starck</p>
<blockquote><p>Avevo letto un&#8217;intervista a un designer perennemente all&#8217;avanguardia, Philippe Starck. Che cosa gli permetteva di restare sempre così &#8220;avanti&#8221;? &#8220;Non leggo magazine e non guardo la tv&#8221; affermava, forse esagerando &#8220;Né vado agli aperitivi, alle cene, o niente del genere&#8221;. Viveva al di fuori delle idee convenzionali &#8220;Vivo da solo, in the middle of nowhere&#8221; (in originale, ndt)</p></blockquote>
<p>Ecco, sento già la prima obiezione. Certo, è facile fare l&#8217;isolazionista se sei Philippe Starck. Prova ad applicare questo concetto al terziario avanzato, o a chi entra ora nel mercato del lavoro o è all&#8217;interno da qualche anno, o a chi lavora sul web e col web. Saresti gettato fuori dal mercato del lavoro nel giro di poche settimane. La soluzione? Non se ne vede una al momento. </p>
<p>Ma è facile capire perché. Manca il manuale di istruzioni, scrive Pico Iyer:</p>
<blockquote><p>Quindi, che fare? Il paradosso centrale delle macchine che hanno reso le nostre vite molto più stimolanti, lunghe, sane, è che non ci possono insegnare il miglior utilizzo che possiamo fare di esse; la rivoluzione è arrivata senza un manuale di istruzioni. Tutti i dati del mondo non possono insegnarci a come utilizzarli; le immagini non ci spiegano come elaborare le immagini. L&#8217;unico modo per rendere giustizia alle nostre vite davanti allo schermo è fare appello a quel genere di serenità emozionale e morale che non troveremo davanti a nessuno schermo</p></blockquote>
<p>E qui torniamo a Brian Lam su Wirecutter. Che avendo ripensato la sua presenza online, cita il parere di un&#8217;amica, <a href="http://about.me/xeni">Xeni Jardin</a>, ovvero &#8220;madam Boing Boing&#8221;. In questo periodo Xeni sta affrontando una battaglia contro un tumore al seno e ha un&#8217;opinione interessante sulla qualità dell&#8217;informazione in rete (qui <a href="https://twitter.com/#!/xeni">il suo account Twitter</a>). </p>
<p>La trovate nel quote qui sotto:</p>
<blockquote><p>Dal punto di vista dell’informazione stiamo diventando come asini grassi. In un’economia che si basa su pagine visualizzate, i contenuti troppo frequentemente sono progettati per essere proprio come il cibo spazzatura e aumentare rapidamente il numero dei visitatori. Se create dei contenuti che equivalgono intellettualmente ai lecca lecca, allora avrete un sito molto visitato. Xeni Jardin mi ha detto: “Solo il tumore e i siti di stronzate crescono tanto in fretta”. È successo in tv con i reality show, alla radio con i programmi demenziali e accade anche con le parole online. </p></blockquote>
<p>Brian cita anche i social network. Non è solo la rete ad essere diventata un posto diverso rispetto a come la conoscevamo agli inizi - diciamo metà anni novanta, a riguardo avevamo pubblicato qualche tempo fa <a href="http://www.downloadblog.it/post/16315/in-morte-del-cyberflaneur-evgeny-morozov-sul-new-york-times">il requiem sul cyberflâneur</a> di Evgeny Morozov - anche i social network hanno le loro &#8220;colpe&#8221; nell&#8217;inquinamento del nostro ecosistema informativo. <a href="http://blog.debiase.com/2012/02/libri-in-assaggio---facebook-l.html">Luca De Biase segnalava il 12 febbraio</a>  il volume <em>Facebook Log Out</em>, di Ivo Quartiroli, <a href="http://www.smashwords.com/books/view/116927">scaricabile liberamente su smashwords</a>, ma vediamo cosa scrive Brian:</p>
<blockquote><p>Ho anche smesso di leggere Twitter e Facebook con regolarità, perché la maggior parte dei miei conoscenti online sono simpatici, ma mi piace pensare a queste esperienze come superficiale e sì, anche perché non me ne frega un bel niente del 99% delle persone che interagiscono con i giochi online. Ho incontrato alcuni grandi amici online, ma, comunque, preferirei impiegare tempo ed energia con quei pochi per i quali farei qualsiasi cosa. Inoltre, cliccare su like anche un miliardo di volte non vi farà avere un orgasmo o assaporare un abbraccio o provare l’emozione di una mano amica. Grazie a tutti questi tagli, sono riuscito a ritagliarmi circa tre ore al giorno tutte per me. Ho comprato un modello di barca: la monterò e la dipingerò. Nello stesso lasso di tempo potrei vedere cento trailer di Batman online o postare lo stesso trailer sui social network e avere migliaia di like. </p></blockquote>
<p>Coincidenza, proprio oggi su l&#8217;inserto domenicale del <em>Corriere della Sera</em> Beppe Severgnini <a href="http://lettura.corriere.it/sette-giorni-fuori-rete/">racconta la sua settimana offline</a>. Severgnini ha da anni un forum molto frequentato su Corriere.it, è una delle twit-star italiane, a quota 180mila e rotti follower. Si è sottoposto a una settimana <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cold_Turkey">di &#8220;cold turkey&#8221;</a> digitale: niente web, niente Google, niente Facebook, niente Twitter, niente iPhone, niente iPad, niente di niente. Una comunicazione col mondo che torna a quindici, vent&#8217;anni fa, a base di fax, sms e pezzi da mettere in pagina dettati al dimafonista:</p>
<blockquote><p>Nel giorno di San Valentino mando sms a Ortensia, faccio colazione in albergo leggendo i giornali, osservo dopo decenni la strada verso Fiumicino. All’imbarco, in attesa del volo per Milano, siamo in due a non giocare con iPhone/ Blackberry/Android: il sottoscritto e un bambino di tre anni. Al «Corriere» passo in direzione, evitando Corriere.it, che potrebbe tentarmi. I colleghi chiedono «Come va?», e non è una formalità. L’idea di vivere senza Internet attrae e spaventa, come certi film o i cannoli siciliani. Sull’«Herald Tribune» (di carta) leggo The new mantra for tech firm: All things to all people, all day. Si dice, in sostanza, che l’obiettivo di Google, Facebook e compagnia non è più quello di arricchire le nostre giornate, ma «possedere ogni nostro momento di veglia»</p></blockquote>
<p>Ecco: il punto è proprio quello, «possedere ogni nostro momento di veglia». Siamo disposti a offrirlo? E per avere cosa in cambio poi? L&#8217;unico deal interessante sarebbe in cambio di più felicità. Ma sembra che le cose stiano diversamente, almeno a quanto spiega Brian Lam</p>
<blockquote><p>La tecnologia ci permette di fare le cose in maniera più veloce ed efficiente: perché dovremmo usare questo ritrovato tempo libero per fare sempre le stesse cose? Non sto dicendo solo di fare un consumismo più intelligente, ma voglio dire di mandare proprio al diavolo il consumismo stesso. Con le mie tre ore extra al giorno, posso andare spesso in spiaggia. Posso cucinare un pasto sano. Fare esercizio fisico. Prendere un drink con gli amici. Leggere un libro. Scrivere una poesia. Falciare il prato. Andare a sciare mentre controllo le email dalla seggiovia. Visitare un museo. Prendere il mio camper la sera tardi e guidare fino alla mattina successiva senza dover rendere conto al mio editor. Il mio camper è dotato di un letto, di un fornello, di un armadio, di un frigorifero, di una batteria di emergenza, di un modem 4G e di un computer portatile. Posso lavorare stando nel deserto, tra le montagne fino a quando la connessione regge. La mia vita non è mai stata così piena e non sono mai stato connesso in maniera così significativa. Non sto guadagnando tanto quanto prima, quando il mio lavoro era più frenetico, e forse potrei rimanere al verde tra poco e aver bisogno di lavorare presso un McDonald&#8217;s. Ma per il momento posso pagare il mutuo e le cose vanno bene. (&#8230;) Non si può fare molto mentre si marcisce nella lettura della spazzatura online. Andate online, prendete le informazioni più significative e poi tornate offline. Quindi vivete felici. Perché non ho mai incontrato una persona che ha trascorso i suoi giorni e le sue notti online ed è felice come lo sono io ora.</p></blockquote>
<p>[i passi di <em>Happiness takes a little magic</em> sono stati tradotti da Roberto Russo]</p>
<p>Foto | ©TMNews</p>
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    <title type="html">Il tracciamento oculare rivela le abitudini sui siti di appuntamenti</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-02-09T07:00:45+00:00</published>
    <updated>2012-02-09T07:00:45+00:00</updated>
    <dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>geek-to-live</dc:subject><dc:subject>appuntamenti casuali</dc:subject><dc:subject>convenzioni sociali</dc:subject><dc:subject>dispositivi integrati</dc:subject><dc:subject>tracciamento oculare</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/16365/il-tracciamento-oculare-rivela-le-abitudini-sui-siti-di-appuntamenti"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/tobii.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Tobii" /><a href="http://www.tobii.com/">Tobii</a>, una società che realizza e distribuisce dei dispositivi per il tracciamento oculare, ha effettuato una ricerca statistica a determinare le differenti abitudini di uomini e donne — nell’approccio ai siti per appuntamenti. Se i risultati dello studio sono abbastanza scontati hanno comunque acquisito una veridicità scientifica.</p>
<p>Gli ingegneri di Tobii hanno sottoposto ai partecipanti dei <em>mockup</em> di alcuni popolari siti per incontrare l’anima gemella registrando il movimento oculare e i tempi di permanenza sulle pagine. È emerso che gli uomini passano il 65% in più a guardare le fotografie, mentre il 50% delle donne preferisce soffermarsi a leggere i profili.</p>
<p>Gli uomini impiegano una media di 58 sec. a decidere se sono interessati a un profilo, le donne fino a 84. In generale, a prescindere dal sesso, gli individui sono attratti dalle pagine che riflettono le proprie abitudini nella condivisione dei dati personali: chi scrive poco di sé è più attratto da chi sceglie di fare altrettanto.</p>
<p>Via | <a href="http://allthingsd.com/20120206/tobiis-eye-tracking-tech-knows-what-youre-eyeing-on-dating-sites/">AllThingsD</a></p>
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    <title type="html">Klout accusato di creare i «profili–ombra» dei contatti via Facebook</title>
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    <id>http://www.downloadblog.it/?p=15425</id>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-11-15T10:00:14+00:00</published>
    <updated>2011-11-15T10:00:14+00:00</updated>
    <dc:subject>social-software</dc:subject><dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>reputazione sul web</dc:subject><dc:subject>tracciamento degli utenti</dc:subject><dc:subject>trattamento dei dati</dc:subject><dc:subject>violazione della privacy</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Klout, la piattaforma più popolare per il calcolo della reputazione sul web, è accusata della creazione di «profili–ombra»: la stessa imputazione che è stata fatta nei riguardi di Facebook. E,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/15425/klout-accusato-di-creare-i-profiliombra-dei-contatti-via-facebook"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/klout.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Klout" /><a href="http://klout.com/">Klout</a>, la piattaforma più popolare per il calcolo della reputazione sul web, è accusata della creazione di «profili–ombra»: <a href="http://www.downloadblog.it/post/15173/facebook-e-accusata-di-creare-dei-profili-ombra-per-i-non-iscritti">la stessa imputazione</a> che è stata fatta nei riguardi di Facebook. E, infatti, Klout utilizzerebbe i contatti del <em>social network</em> per “preparare” degli account per aumentare gli inviti a nuovi utenti potenziali.</p>
<p>Con <a href="http://www.downloadblog.it/post/15201/klout-ha-aggiornato-lalgoritmo-per-calcolare-la-reputazione-sul-web">l’introduzione del nuovo algoritmo</a>, per il calcolo della popolarità sulle reti sociali, Klout ha iniziato a proporre dei suggerimenti sui contatti da invitare per innalzare il proprio punteggio. Appena venerdì scorso <a href="https://twitter.com/#!/romfladef/status/134991776741212160">mi lamentavo del meccanismo</a> su Twitter e, a quanto pare, quella tesi è stata confermata: Klout invade la privacy.</p>
<p>Il problema è tanto più grave perché fra i dati collezionati da Klout, in antitesi con <a href="http://www.downloadblog.it/post/15405/leuropa-ha-pubblicato-una-raccomandazione-sul-tracciamento-dei-dati">la proposta dell’Europa</a>, sarebbero inclusi quelli di minori. Klout si prepara a integrare il punteggio assegnato agli utenti per calcolare la popolarità su Twitter a Facebook e, evidentemente, del <em>social network</em> ha ereditato addirittura i “vizi”.</p>
<p>Via | <a href="http://www.nytimes.com/2011/11/14/technology/klouts-automatically-created-profiles-included-minors.html">The New York Times</a></p>
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    <title type="html">Klout ha aggiornato l’algoritmo per calcolare la reputazione sul web</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-10-27T10:00:00+00:00</published>
    <updated>2011-10-27T10:00:00+00:00</updated>
    <dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>twitter</dc:subject><dc:subject>analisi delle condivisioni</dc:subject><dc:subject>calcolo dell’influenza</dc:subject><dc:subject>reputazione sul web</dc:subject><dc:subject>reti sociali</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Insights è una nuova funzione di Klout, una piattaforma per il calcolo della reputazione sul web, e permette d’ottenere un riassunto giornaliero delle attività che influiscono sul proprio punteggio.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/15201/klout-ha-aggiornato-lalgoritmo-per-calcolare-la-reputazione-sul-web"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/klout.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Klout" />Insights è una nuova funzione di <a href="http://klout.com/">Klout</a>, una piattaforma per il calcolo della reputazione sul web, e permette d’ottenere un riassunto giornaliero delle attività che influiscono sul proprio punteggio. Finora limitato a Twitter, Klout sarà esteso a Facebook e ad altri <em>social network</em> o servizi per il web. Insights è disponibile subito.</p>
<p>Klout calcola vari fattori per determinare un punteggio di massima, relativo alla reputazione acquisita sul web. Ad esempio, il numero di <em>follower</em> su Twitter e degli aggiornamenti di stato citati o riportati da terzi. Insights riassume nel pannello di controllo <a href="http://corp.klout.com/blog/2011/10/a-new-era-for-klout-scores/">le alterazioni quotidiane</a> all’algoritmo. Non soltanto per gli individui.</p>
<p>Il servizio di Klout si riferisce tanto agli utenti singoli, quanto alle imprese: oltre al calcolo della reputazione, Klout stesso è un <em>social network</em> all’interno del quale gli utenti possono aggiungere i propri contatti a delle liste tematiche. Nonostante emergano dei competitori, Klout è ancora il leader del settore con Insights.</p>
<p>Via | <a href="http://corp.klout.com/blog/2011/10/a-more-accurate-transparent-klout-score/">Klout</a></p>
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    <title type="html">Un nuovo tipo d’attacco minaccia la “sicurezza” del protocollo HTTPS</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-10-26T12:00:07+00:00</published>
    <updated>2011-10-26T12:00:07+00:00</updated>
    <dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>autorità certificative</dc:subject><dc:subject>navigazione sicura</dc:subject><dc:subject>protocolli di rete</dc:subject><dc:subject>sicurezza informatica</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il protocollo HTTPS non è così “sicuro” come si potrebbe pensare: un gruppo di hacker tedeschi, firmatosi The Hacker’s Choice (THC), ha realizzato un semplice script in grado di compromettere un[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/15195/un-nuovo-tipo-dattacco-minaccia-la-sicurezza-del-protocollo-https"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/thehackerschoicethc.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="The Hacker’s Choice (THC)" />Il protocollo HTTPS non è così “sicuro” come si potrebbe pensare: un gruppo di hacker tedeschi, firmatosi The Hacker’s Choice (THC), ha realizzato <a href="http://www.thc.org/thc-ssl-dos/">un semplice script</a> in grado di compromettere un server. Sfruttando una falla di sicurezza delle connessioni sicure, un computer è appena sufficiente a perpetrare un attacco di tipo DDoS.</p>
<p>THC SSL DOS è uno strumento d’analisi delle connessioni sicure: l’intento degli hacker non è quello di fornire un <em>tool</em> per disconnettere i server, bensì quello di sensibilizzare i sistemisti sulla vulnerabilità di HTTPS. Compromettere un servizio web è un’operazione davvero molto semplice, alla portata di tutti. È un grave problema.</p>
<p>Lo script di THC può essere eseguito da un emulatore del terminale di UNIX o dal prompt dei comandi di Windows. L’attacco si basa sul fatto che un server compie quindici volte le operazioni del client per stabilire una connessione di tipo HTTPS: saturando il server di richieste, quest’ultimo reagisce con un Denial of Service (DoS).</p>
<p>Via | <a href="http://news.cnet.com/8301-1009_3-20125058-83/new-attack-tool-targets-web-servers-using-secure-connections/">CNET News</a></p>
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    <title type="html">Google+ ammetterà gli pseudonimi al posto dei nomi reali nei profili</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-10-20T12:00:38+00:00</published>
    <updated>2011-10-20T12:00:38+00:00</updated>
    <dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>anonimato in rete</dc:subject><dc:subject>libertà d’espressione</dc:subject><dc:subject>profili pubblici</dc:subject><dc:subject>tutela della privacy</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Google cambierà la discussa politica sulle generalità degli utenti di Google+, incontrando le esigenze espresse dagli iscritti. Non sarà più obbligatorio utilizzare il nome reale per accedere al[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/15149/google-ammettera-gli-pseudonimi-al-posto-dei-nomi-reali-nei-profili"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/progettogoogleplus.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Google+" />Google cambierà la discussa politica sulle generalità degli utenti di Google+, incontrando le esigenze espresse dagli iscritti. Non sarà più obbligatorio utilizzare il nome reale per accedere al servizio: nei prossimi giorni, la modifica ai termini consentirà gli pseudonimi. Tra «le altre forme d’identità» ci saranno pure i marchi.</p>
<p>Il ripensamento di Google è stato annunciato durante il <a href="http://www.web2summit.com/web2011">Web 2.0 Summit</a> di San Francisco dal vice-presidente Vivek Gundotra e dal co-fondatore Sergey Brin. L’argomento dell’identità in rete ha coinvolto altri progetti di rilievo, trovando quasi tutti d’accordo sulla necessità di tutelare la privacy evitando l’utilizzo dei nomi reali.</p>
<p>A guidare la “rivolta” alla politica di Facebook e Google+ è stato Christopher Poole, il creatore di 4chan, supportato questa volta da Twitter. Dick Costolo, presidente del servizio di <em>microblogging</em>, ha sottolineato la differenza tra «libertà d’espressione» e identità sul web. Così, Google è stata costretta a cedere sui nomi reali.</p>
<p>Via | <a href="http://www.digitaltrends.com/social-media/google-update-pseudonyms-and-brand-pages-are-on-the-way/">Digital Trends</a></p>
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    <title type="html">Bit.ly promette di «predire il futuro» (con delle nuove statistiche)</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-10-15T08:00:14+00:00</published>
    <updated>2011-10-15T08:00:14+00:00</updated>
    <dc:subject>browser</dc:subject><dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>bit.ly enterprise</dc:subject><dc:subject>real-time analytics</dc:subject><dc:subject>reputation monitoring</dc:subject><dc:subject>url shortening</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Bit.ly, un servizio popolare per la possibilità d&amp;#8217;accorciare gli indirizzi da condividere sui social network, sostiene di «prevedere il futuro». L&amp;#8217;abilità è associata a una nuova[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/15113/bitly-promette-di-predire-il-futuro-con-delle-nuove-statistiche"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/bitly_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Bit.ly" /><a href="http://bitly.com/">Bit.ly</a>, un servizio popolare per la possibilità d&#8217;accorciare gli indirizzi da condividere sui <em>social network</em>, sostiene di «prevedere il futuro». L&#8217;abilità è associata a <a href="http://bitly.com/a/reputation">una nuova piattaforma</a> di statistiche in tempo reale, che analizza gli URL accorciati con Bit.ly, per monitorare le tendenze riguardo a una particolare parola-chiave.</p>
<p>Reputation Monitoring di Bit.ly è un servizio piuttosto accurato: propone una lista d&#8217;articoli in ordine di popolarità che evidenzia con delle icone i cambiamenti di posizione in classifica e un istogramma riassuntivo. Il periodo di riferimento può essere impostato dall&#8217;utente a partire da ventiquattr&#8217;ore fino a centottanta giorni.</p>
<p>Tuttavia, Bit.ly non ha integrato un modulo di ricerca e perciò i termini consultabili pubblicamente sono limitati a quelli selezionati dalla piattaforma. Un espediente per la sottoscrizione di un account a pagamento che permette di monitorare qualsiasi dominio o parola-chiave. Se cercate una macchina del tempo rivolgetevi altrove.</p>
<p>Via | <a href="http://blog.bitly.com/post/11414840082/we-see-into-the-future">Bit.ly</a></p>
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    <title type="html">Delicious è stato appena rilanciato da AVOS, introducendo gli Stacks</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-09-28T08:00:33+00:00</published>
    <updated>2011-09-28T08:00:33+00:00</updated>
    <dc:subject>social-software</dc:subject><dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>avos</dc:subject><dc:subject>delicious</dc:subject><dc:subject>social bookmarking</dc:subject><dc:subject>stacks</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Delicious è tornato in linea con la nuova veste concepita da AVOS, la società fondata dai creatori di YouTube che ha acquistato la piattaforma da Yahoo. La novità tanto attesa riguarda gli Stacks,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/14987/delicious-e-stato-appena-rilanciato-da-avos-introducendo-gli-stacks"><![CDATA[<p><iframe width="586" height="328" src="http://www.youtube.com/embed/HcgtFUN8bgE?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a href="http://www.delicious.com/">Delicious</a> è tornato in linea con la nuova veste concepita da AVOS, la società fondata dai creatori di YouTube che ha acquistato la piattaforma da Yahoo. La novità tanto attesa riguarda gli <a href="http://www.delicious.com/help">Stacks</a>, definiti come «<em>playlist</em> per il web»: sono delle raccolte di collegamenti per argomento e possono essere “seguite” nello stile di Twitter.</p>
<p>Si tratta, in sostanza, di un aggiornamento dei preesistenti network di Delicious: i bookmark sono stati rinominati in link e le <em>tag</em> ridotte a semplici liste di collegamenti. Niente da fare, almeno per il momento, quanto <a href="http://www.downloadblog.it/post/14879/avos-degli-ex-youtube-intende-aprire-delicious-in-tutto-il-mondo">alla localizzazione del portale</a> (tuttora proposto soltanto in lingua inglese). I profili supportano le immagini.</p>
<p>E proprio le immagini sono l&#8217;introduzione più evidente della nuova interfaccia: il <em>layout</em> è stato reso ancora più minimale. Tuttavia, i link supportano l&#8217;anteprima dei contenuti multimediali e recuperano le immagini più significative dalle pagine salvate o condivise su Delicious. Obiettivamente, l&#8217;aspetto migliore è il salvataggio.</p>
<p>Via | <a href="http://www.avos.com/new-delicious/">AVOS</a></p>
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    <title type="html">AVOS, degli ex-YouTube, intende aprire Delicious «in tutto il mondo»</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-09-13T08:00:48+00:00</published>
    <updated>2011-09-13T08:00:48+00:00</updated>
    <dc:subject>social-software</dc:subject><dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>avos</dc:subject><dc:subject>delicious</dc:subject><dc:subject>social bookmarking</dc:subject><dc:subject>tap11</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[AVOS è la società dei creatori di YouTube che recentemente ha acquisito Delicious da Yahoo. La piattaforma di social bookmarking non è ancora stata ridisegnata: le modifiche apportate si limitano allo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/14879/avos-degli-ex-youtube-intende-aprire-delicious-in-tutto-il-mondo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/avos.gif" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="AVOS" /><a href="http://www.avos.com/">AVOS</a> è la società dei creatori di YouTube che recentemente ha acquisito <a href="http://www.delicious.com/">Delicious</a> da Yahoo. La piattaforma di <em>social bookmarking</em> non è ancora stata ridisegnata: le modifiche apportate si limitano allo spostamento dei dati degli utenti ai nuovi server. Il piano di rilancio, comunque, è stato ultimato e arriverà tra qualche settimana.</p>
<p>L&#8217;aspetto più interessante è nell&#8217;intenzione, espressa da AVOS, di portare Delicious «in tutto il mondo»: una caratteristica della piattaforma è stata, infatti, la disponibilità esclusiva in lingua inglese. L&#8217;aggiornamento dovrebbe prevedere la traduzione. Magari, effettuata dagli utenti in <em>crowdsourcing</em> come su Facebook e Twitter.</p>
<p>Le ambizioni di AVOS per Delicious non si limitano alla localizzazione: i fondatori di YouTube hanno acquistato pure <a href="http://tap11.com/">Tap11</a>, una piattaforma d&#8217;analisi in tempo reale, e hanno parlato esplicitamente del futuro della ricerca sociale. Delicious potrebbe facilitare la consultazione degli argomenti più popolari del web. Staremo a vedere.</p>
<p>Via | <a href="http://www.nytimes.com/2011/09/12/technology/youtube-founders-aim-to-revamp-delicious.html">The New York Times</a></p>
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    <title type="html">A Faster Internet creerà un web più rapido grazie a Google e OpenDNS</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-09-02T10:00:47+00:00</published>
    <updated>2011-09-02T10:00:47+00:00</updated>
    <dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>a faster internet</dc:subject><dc:subject>google public dns</dc:subject><dc:subject>ietf</dc:subject><dc:subject>opendns</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[A Faster Internet è un nuovo progetto di Google e OpenDNS per rendere più rapida l&amp;#8217;esperienza del web. Non si tratta di rivoluzionare il protocollo HTTP: dietro all&amp;#8217;intento, pure[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/14809/a-faster-internet-creera-un-web-piu-rapido-grazie-a-google-e-opendns"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/ietf.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="IETF" /><a href="http://www.afasterinternet.com/">A Faster Internet</a> è un nuovo progetto di Google e OpenDNS per rendere più rapida l&#8217;esperienza del web. Non si tratta di rivoluzionare il protocollo HTTP: dietro all&#8217;intento, pure condivisibile, di ridurre i tempi di caricamento delle pagine c&#8217;è <a href="http://www.afasterinternet.com/howitworks.htm">un altro pericolo sulla privacy</a> degli utenti. Il tracciamento della posizione geografica.</p>
<p>La proposta di A Faster Internet è la creazione di <a href="http://www.afasterinternet.com/ietfdraft.htm">un nuovo standard</a>, l&#8217;<code>edns-client-subnet</code>, per informare i provider della provenienza geografica di un utente attraverso i DNS. Al momento queste informazioni sono reperibili soltanto dagli indirizzi IP e possono essere facilmente occultate per accedere a servizi censurati nel Paese.</p>
<p>La bozza del progetto di Google e OpenDNS è già stata sottoposta all&#8217;<a href="http://www.ietf.org/">IETF</a>, una task force che si occupa di determinare gli standard per i protocolli di internet e non è ancora stata ratificata. Se la proposta dovesse essere accettata, il tracciamento degli utenti avverrà direttamente dai DNS: la soluzione è difficilmente eludibile.</p>
<p>Via | <a href="http://gigaom.com/broadband/opendns-google-and-verisign-team-to-speed-up-the-web/">GigaOM</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Slide è stato smantellato da Google: non c&#039;è un futuro per Photovine</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-08-27T08:00:43+00:00</published>
    <updated>2011-08-27T08:00:43+00:00</updated>
    <dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>google+</dc:subject><dc:subject>max levchin</dc:subject><dc:subject>photovine</dc:subject><dc:subject>slide</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/14761/slide-e-stato-smantellato-da-google-non-ce-un-futuro-per-photovine"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/slide.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Slide" /><a href="http://www.slide.com/">Slide</a> è stato un sito molto popolare, quando MySpace era il <em>social network</em> più diffuso. Proponeva un facile servizio di composizione delle fotografie, per creare degli <em>slideshow</em>. Acquistato da Google nel 2010, sarà smantellato insieme alle applicazioni sviluppate negli ultimi mesi: <a href="http://photovine.com/">Photovine</a> per iOS, appena rilasciata, è tra queste.</p>
<p>A dispetto delle funzionalità, accessibili da chiunque e non particolarmente innovative, Slide è un progetto di <a href="http://www.levchin.com/">Max Levchin</a>: uno dei co-fondatori di PayPal. Mentre i collaboratori sono impiegati nello sviluppo di Google+, Levchin ha lasciato Google. Slide aveva continuato a esistere con una certa indipendenza, presso Mountain View.</p>
<p>Quando Larry Page ha riassunto il controllo di Google, suddividendo la multinazionale in settori di sviluppo, Slide non è stato integrato in alcuno di essi. La notizia dello smantellamento, perciò, appariva inevitabile: oltre a Photovine, Slide porta con sé <a href="http://www.spp.com/">SuperPoke Pets</a> e <a href="http://www.disco.com/">Disco</a>. Cioè due applicazioni che non sono mai “decollate”.</p>
<p>Via | <a href="http://allthingsd.com/20110825/max-levchin-to-leave-google-as-slide-is-shut-down/">AllThingsD</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">MySpace: presto “rilanciato” per competere con iTunes, Spotify, ecc.</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-08-24T08:00:03+00:00</published>
    <updated>2011-08-24T08:00:03+00:00</updated>
    <dc:subject>web-20</dc:subject><dc:subject>myspace</dc:subject><dc:subject>itunes</dc:subject><dc:subject>justin timberlake</dc:subject><dc:subject>social network</dc:subject><dc:subject>spotify</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/14749/myspace-presto-rilanciato-per-competere-con-itunes-spotify-ecc"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/my_____.gif" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="MySpace" /><a href="http://www.myspace.com/">MySpace</a> sarà rilanciato per tornare alle proprie origini: un social network dedicato esplicitamente alla musica per competere con iTunes, Spotify e VEVO. Questa è l&#8217;intenzione di Specific Media (e Justin Timberlake) ovvero la “nuova” proprietà del portale, acquisito da News Corp. di Rupert Murdoch. Ripartendo da 70 milioni d&#8217;utenti.</p>
<p>Le cifre elencate da Al Dejewski, responsabile del marketing, appaiono più rassicuranti del previsto: si parla di 30/40 milioni d&#8217;utenti attivi ogni mese negli Stati Uniti. Tuttavia, il problema «è capitalizzarli» e MySpace 3.0 non partirà certo in vantaggio. La “musica” è cambiata rispetto al 2005 e non è detto che esistano spazi.</p>
<p>Il ruolo di MySpace per gli artisti emergenti è stato pressoché interamente assorbito da <a href="http://soundcloud.com/">SoundCloud</a>. Le première dei video musicali sono appannaggio di <a href="http://www.vevo.com/">VEVO</a> e gli acquisti delle tracce di <a href="http://itunes.apple.com/">iTunes</a>. Inoltre Facebook s&#8217;appresta a presentare la propria soluzione di <em>music locking</em> e <a href="http://music.google.com/">Google Music</a> è in prova. È troppo tardi per il rilancio?</p>
<p>Via | <a href="http://adage.com/article/digital/revamped-myspace-itunes-spotify-vevo/229418/">Ad Age</a></p>
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    <title type="html">Beta620 progetti sperimentali del New York Times per l&#039;editoria che cambia</title>
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    <author>
      <name>Marco Giacomello</name>
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    <published>2011-08-11T16:36:18+00:00</published>
    <updated>2011-08-11T16:36:18+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.downloadblog.it/post/14697/beta620-progetti-sperimentali-del-new-york-times-per-leditoria-che-cambia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/nytimes.jpg" class="post" border="0" align="left" width="257" height="280" alt="progetti nytimes" />Parliamoci chiaro: l’editoria cartacea è in crisi piena e deve cambiare per adattarsi al più presto alle novità offerte dal digitale. Tutti gli editori – da quelli di nicchia ai grandi colossi – hanno bisogno di nuove idee e progetti concreti che prendano velocemente piede tra i nuovi lettori digitali. </p>
<p>Pare lungimirante l’idea del <a href="http://www.downloadblog.it/tag/new%20york%20times">New York Times</a> che ha lanciato <a href="http://beta620.nytimes.com/">Beta620</a> (dall’indirizzo della sua base newyorkese), un sito dove sperimentare nuovi progetti e nuove visioni dell’editoria del futuro. Dunque progetti sperimentali per far testare questi prodotti direttamente ai futuri fruitori, senza limitazioni all’accesso dei soli beta tester. Una buona idea per cercare di scovare i desideri dei lettori digitali e non cascare in clamorosi flop.</p>
<p>I progetti presenti al momento sono:  <a href="http://beta620.nytimes.com/projects/community-hub/">Community Hub</a> (feed per i commenti collegati a <a href="http://www.downloadblog.it/tag/facebook">Facebook</a> e visualizzazione di user generated content), <a href="http://beta620.nytimes.com/projects/timesinstant/">Times Instant</a> (per effettuare ricerche istantanee ed altre funzioni di analisi del testo sfruttando le API del sistema di archiviazione del NY Times), <a href="http://beta620.nytimes.com/projects/times-skimmer/">Times Skimmer</a> (applicazione in <a href="http://www.downloadblog.it/tag/html5">HTML5</a> dotata di supporto touch screen per leggere il NY Times on-line) e <a href="http://beta620.nytimes.com/projects/nytimes-crossword-web-app/">NYTimes Crossword Web App</a> (un simpatico cruciverba/puzzle  in formato <a href="http://www.downloadblog.it/tag/html5">HTML5</a>). </p>
<p>Via | <a href="http://beta620.nytimes.com/">beta620</a><br />
Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/scobleizer/2510349462/">Flickr</a></p>
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