Klout, la piattaforma più popolare per il calcolo della reputazione sul web, è accusata della creazione di «profili–ombra»: la stessa imputazione che è stata fatta nei riguardi di Facebook. E, infatti, Klout utilizzerebbe i contatti del social network per “preparare” degli account per aumentare gli inviti a nuovi utenti potenziali.
Con l’introduzione del nuovo algoritmo, per il calcolo della popolarità sulle reti sociali, Klout ha iniziato a proporre dei suggerimenti sui contatti da invitare per innalzare il proprio punteggio. Appena venerdì scorso mi lamentavo del meccanismo su Twitter e, a quanto pare, quella tesi è stata confermata: Klout invade la privacy.
Il problema è tanto più grave perché fra i dati collezionati da Klout, in antitesi con la proposta dell’Europa, sarebbero inclusi quelli di minori. Klout si prepara a integrare il punteggio assegnato agli utenti per calcolare la popolarità su Twitter a Facebook e, evidentemente, del social network ha ereditato addirittura i “vizi”.
Via | The New York Times
Insights è una nuova funzione di Klout, una piattaforma per il calcolo della reputazione sul web, e permette d’ottenere un riassunto giornaliero delle attività che influiscono sul proprio punteggio. Finora limitato a Twitter, Klout sarà esteso a Facebook e ad altri social network o servizi per il web. Insights è disponibile subito.
Klout calcola vari fattori per determinare un punteggio di massima, relativo alla reputazione acquisita sul web. Ad esempio, il numero di follower su Twitter e degli aggiornamenti di stato citati o riportati da terzi. Insights riassume nel pannello di controllo le alterazioni quotidiane all’algoritmo. Non soltanto per gli individui.
Il servizio di Klout si riferisce tanto agli utenti singoli, quanto alle imprese: oltre al calcolo della reputazione, Klout stesso è un social network all’interno del quale gli utenti possono aggiungere i propri contatti a delle liste tematiche. Nonostante emergano dei competitori, Klout è ancora il leader del settore con Insights.
Via | Klout
Il protocollo HTTPS non è così “sicuro” come si potrebbe pensare: un gruppo di hacker tedeschi, firmatosi The Hacker’s Choice (THC), ha realizzato un semplice script in grado di compromettere un server. Sfruttando una falla di sicurezza delle connessioni sicure, un computer è appena sufficiente a perpetrare un attacco di tipo DDoS.
THC SSL DOS è uno strumento d’analisi delle connessioni sicure: l’intento degli hacker non è quello di fornire un tool per disconnettere i server, bensì quello di sensibilizzare i sistemisti sulla vulnerabilità di HTTPS. Compromettere un servizio web è un’operazione davvero molto semplice, alla portata di tutti. È un grave problema.
Lo script di THC può essere eseguito da un emulatore del terminale di UNIX o dal prompt dei comandi di Windows. L’attacco si basa sul fatto che un server compie quindici volte le operazioni del client per stabilire una connessione di tipo HTTPS: saturando il server di richieste, quest’ultimo reagisce con un Denial of Service (DoS).
Via | CNET News
Google cambierà la discussa politica sulle generalità degli utenti di Google+, incontrando le esigenze espresse dagli iscritti. Non sarà più obbligatorio utilizzare il nome reale per accedere al servizio: nei prossimi giorni, la modifica ai termini consentirà gli pseudonimi. Tra «le altre forme d’identità» ci saranno pure i marchi.
Il ripensamento di Google è stato annunciato durante il Web 2.0 Summit di San Francisco dal vice-presidente Vivek Gundotra e dal co-fondatore Sergey Brin. L’argomento dell’identità in rete ha coinvolto altri progetti di rilievo, trovando quasi tutti d’accordo sulla necessità di tutelare la privacy evitando l’utilizzo dei nomi reali.
A guidare la “rivolta” alla politica di Facebook e Google+ è stato Christopher Poole, il creatore di 4chan, supportato questa volta da Twitter. Dick Costolo, presidente del servizio di microblogging, ha sottolineato la differenza tra «libertà d’espressione» e identità sul web. Così, Google è stata costretta a cedere sui nomi reali.
Via | Digital Trends
Bit.ly, un servizio popolare per la possibilità d’accorciare gli indirizzi da condividere sui social network, sostiene di «prevedere il futuro». L’abilità è associata a una nuova piattaforma di statistiche in tempo reale, che analizza gli URL accorciati con Bit.ly, per monitorare le tendenze riguardo a una particolare parola-chiave.
Reputation Monitoring di Bit.ly è un servizio piuttosto accurato: propone una lista d’articoli in ordine di popolarità che evidenzia con delle icone i cambiamenti di posizione in classifica e un istogramma riassuntivo. Il periodo di riferimento può essere impostato dall’utente a partire da ventiquattr’ore fino a centottanta giorni.
Tuttavia, Bit.ly non ha integrato un modulo di ricerca e perciò i termini consultabili pubblicamente sono limitati a quelli selezionati dalla piattaforma. Un espediente per la sottoscrizione di un account a pagamento che permette di monitorare qualsiasi dominio o parola-chiave. Se cercate una macchina del tempo rivolgetevi altrove.
Via | Bit.ly
Delicious è tornato in linea con la nuova veste concepita da AVOS, la società fondata dai creatori di YouTube che ha acquistato la piattaforma da Yahoo. La novità tanto attesa riguarda gli Stacks, definiti come «playlist per il web»: sono delle raccolte di collegamenti per argomento e possono essere “seguite” nello stile di Twitter.
Si tratta, in sostanza, di un aggiornamento dei preesistenti network di Delicious: i bookmark sono stati rinominati in link e le tag ridotte a semplici liste di collegamenti. Niente da fare, almeno per il momento, quanto alla localizzazione del portale (tuttora proposto soltanto in lingua inglese). I profili supportano le immagini.
E proprio le immagini sono l’introduzione più evidente della nuova interfaccia: il layout è stato reso ancora più minimale. Tuttavia, i link supportano l’anteprima dei contenuti multimediali e recuperano le immagini più significative dalle pagine salvate o condivise su Delicious. Obiettivamente, l’aspetto migliore è il salvataggio.
Via | AVOS
AVOS è la società dei creatori di YouTube che recentemente ha acquisito Delicious da Yahoo. La piattaforma di social bookmarking non è ancora stata ridisegnata: le modifiche apportate si limitano allo spostamento dei dati degli utenti ai nuovi server. Il piano di rilancio, comunque, è stato ultimato e arriverà tra qualche settimana.
L’aspetto più interessante è nell’intenzione, espressa da AVOS, di portare Delicious «in tutto il mondo»: una caratteristica della piattaforma è stata, infatti, la disponibilità esclusiva in lingua inglese. L’aggiornamento dovrebbe prevedere la traduzione. Magari, effettuata dagli utenti in crowdsourcing come su Facebook e Twitter.
Le ambizioni di AVOS per Delicious non si limitano alla localizzazione: i fondatori di YouTube hanno acquistato pure Tap11, una piattaforma d’analisi in tempo reale, e hanno parlato esplicitamente del futuro della ricerca sociale. Delicious potrebbe facilitare la consultazione degli argomenti più popolari del web. Staremo a vedere.
Via | The New York Times
A Faster Internet è un nuovo progetto di Google e OpenDNS per rendere più rapida l’esperienza del web. Non si tratta di rivoluzionare il protocollo HTTP: dietro all’intento, pure condivisibile, di ridurre i tempi di caricamento delle pagine c’è un altro pericolo sulla privacy degli utenti. Il tracciamento della posizione geografica.
La proposta di A Faster Internet è la creazione di un nuovo standard, l’edns-client-subnet, per informare i provider della provenienza geografica di un utente attraverso i DNS. Al momento queste informazioni sono reperibili soltanto dagli indirizzi IP e possono essere facilmente occultate per accedere a servizi censurati nel Paese.
La bozza del progetto di Google e OpenDNS è già stata sottoposta all’IETF, una task force che si occupa di determinare gli standard per i protocolli di internet e non è ancora stata ratificata. Se la proposta dovesse essere accettata, il tracciamento degli utenti avverrà direttamente dai DNS: la soluzione è difficilmente eludibile.
Via | GigaOM
Slide è stato un sito molto popolare, quando MySpace era il social network più diffuso. Proponeva un facile servizio di composizione delle fotografie, per creare degli slideshow. Acquistato da Google nel 2010, sarà smantellato insieme alle applicazioni sviluppate negli ultimi mesi: Photovine per iOS, appena rilasciata, è tra queste.
A dispetto delle funzionalità, accessibili da chiunque e non particolarmente innovative, Slide è un progetto di Max Levchin: uno dei co-fondatori di PayPal. Mentre i collaboratori sono impiegati nello sviluppo di Google+, Levchin ha lasciato Google. Slide aveva continuato a esistere con una certa indipendenza, presso Mountain View.
Quando Larry Page ha riassunto il controllo di Google, suddividendo la multinazionale in settori di sviluppo, Slide non è stato integrato in alcuno di essi. La notizia dello smantellamento, perciò, appariva inevitabile: oltre a Photovine, Slide porta con sé SuperPoke Pets e Disco. Cioè due applicazioni che non sono mai “decollate”.
Via | AllThingsD
MySpace sarà rilanciato per tornare alle proprie origini: un social network dedicato esplicitamente alla musica per competere con iTunes, Spotify e VEVO. Questa è l’intenzione di Specific Media (e Justin Timberlake) ovvero la “nuova” proprietà del portale, acquisito da News Corp. di Rupert Murdoch. Ripartendo da 70 milioni d’utenti.
Le cifre elencate da Al Dejewski, responsabile del marketing, appaiono più rassicuranti del previsto: si parla di 30/40 milioni d’utenti attivi ogni mese negli Stati Uniti. Tuttavia, il problema «è capitalizzarli» e MySpace 3.0 non partirà certo in vantaggio. La “musica” è cambiata rispetto al 2005 e non è detto che esistano spazi.
Il ruolo di MySpace per gli artisti emergenti è stato pressoché interamente assorbito da SoundCloud. Le première dei video musicali sono appannaggio di VEVO e gli acquisti delle tracce di iTunes. Inoltre Facebook s’appresta a presentare la propria soluzione di music locking e Google Music è in prova. È troppo tardi per il rilancio?
Via | Ad Age