
Se invece che della Silicon Valley stessimo parlando di calcio, parleremmo probabilmente di uno dei migliori colpi del mercato recente. A cosa ci stiamo riferendo? Presto detto: James Gosling, programmatore presso Sun Microsystems e persona alla quale si deve la paternità del linguaggio Java, è diventato un membro dello staff di Google. Ironia della sorte, come giustamente CNET ci fa notare, Gosling passa alla corte dell’azienda attualmente coinvolta in una causa legato proprio all’uso della tecnologia Java in Android.
L’annuncio è arrivato direttamente dal blog del cinquantaseienne James, che nello stesso post ha anche “anticipato” ciò che lo aspetta in Google:
“Non so su cosa lavorerò. Mi aspetto di fare un po’ di tutto, come un musone burbero stagionato.”
La decisione di Gosling di cambiare aria sarebbe a quanto pare maturata successivamente all’acquisizione di Sun Microsystems da parte di Oracle, azienda con la quale evidentemente il nostro ragazzone canadese non ha trovato il giusto feeling per continuare il proprio lavoro, al punto da lasciare Sun definendo il CEO di Oracle “Principe dell’Oscurità”, rimanendo a spasso per circa un anno. Periodo durante il quale James Gosling afferma di aver rifiutato altre interessanti opportunità, prima di approdare tra le braccia di Sergey Brin e Larry Page.
Qualcuno potrà immancabilmente leggere la vicenda con una chiave d’ironia, ma fatto sta che MySQL (e non solo) ha subito una serie di attacchi sui propri siti, i quali database sono stati compromessi insieme a nomi utenti e password appartenenti ai numerosi iscritti.
L’attacco sarebbe stato realizzato sfruttando una vulnerabilità a SQL Injection, e includerebbe i vari siti MySQL.com, MySQL.fr, MySQL.de e MySQL.it, i quali database contengono le credenziali d’accesso non solo dei clienti e partner privati, ma anche degli stessi addetti ai lavori di MySQL: l’attenzione a questo punto è ovviamente alta, visto che con la pubblicazione degli hash provenienti dal database qualche password potrebbe anche essere stata crackata successivamente all’attacco.
Una notizia che come dicevamo ha dentro sé un pizzico d’ironia, ma anche (e forse soprattutto) un serio motivo di imbarazzo per MySQL e Sun, colpiti da un attacco di tipo SQL Injection nei confronti di quella che è attualmente una delle piattaforme maggiormente usate nel mondo per l’immagazzinamento dei dati all’interno dei database.
Via | Techie-buzz.com
Almeno sette e massimo quarantatré file di Android copiati direttamente dal codice sorgente di Java Oracle: questa l’accusa mossa da Florian Müller a Google. Il fondatore della campagna NoSoftwarePatents avrebbe fatto la scoperta analizzando i file distribuiti da Google sotto licenza Apache open source, fatto che secondo The Register potrebbe già da solo causare grane legali all’azienda del nuovo CEO Larry Page.
In realtà, non sarebbe ancora chiaro se i file siano stati realmente poi inclusi nella versione di Android commercializzata, ma il rilascio di Google sotto open-source basterebbe come abbiamo scritto poco sopra a dar vita a una causa per violazione di copyright per aver incluso codice Java dentro il sistema operativo. Il commento dello stesso Müller sulla vicenda non è dei più teneri:
“[La copia del codice] riguarda la credibilità del team di Android e il suo approccio alle problematiche della proprietà intellettuale. Tutto ciò sembra arrogante, sconsiderato e aggressivo. Cosa può rappresentare per l’approccio generale del team?”
Continua a leggere: Google accusata di aver copiato codice Java Oracle
É da qualche giorno disponibile per il download l’ultima build dell’ottimo programma di virtualizzazione VirtualBox, giunto alla release 3.0.12
Tra i tanti software per la virtualizzazione presenti sul mercato, come Microsoft Virtual PC o VmWare, VirtualBox si distingue per l’interfaccia molto completa ed abbastanza flessibile. Il programma supporta nativamente immagini virtuali sia in formato proprietario VDI sia in formato VHD, garantendo quindi una buona compatibilità con virtual machine installate in precedenza con Virtual PC o Microsoft Virtual Server. A differenza di questi due però è presente il supporto USB che, a dir la verità, presenta ancora qualche incertezza in certe situazioni e con alcune periferiche.
Essendo un progetto opensource multiplattaforma VirtualBox è disponibile per una svariata serie di sistemi operativi: Windows, OS X, Linux (per il quale sono disponibili package precompilati per moltissime distribuzioni) e Solaris. Download e changelog sono disponibili dal sito ufficiale. Se siete invece interessati alla versione portable, anche se non ufficialmente supportata, potete scaricare da qui il tool che permette di decomprimere l’eseguibile originale e renderlo totalmente portable.
Avevamo segnalato qualche giorno fa il rilascio della versione 3.1 della suite OpenOffice.org, ma soltanto adesso è stata resa disponibile anche in italiano.
Per scaricarla, occorre recarsi a questa pagina, in cui sono presenti le versioni per Windows, Mac OS X (Intel), Linux .deb (Debian, Ubuntu,…) ed .rpm con o senza JRE (Fedora, OpenSuse,…).
Chi pensa che questo rilascio sia solo un piccolo restyling si sbaglia di grosso: soltanto per le migliorie in ambito grafico è stata riscritta una parte comprendente quasi mezzo milione di linee di codice.
Alla fine la spirale discendente di Sun si è conclusa con l’acquisto da parte di Oracle per 9.50$ ad azione, equivalenti a circa 7.4 miliardi di dollari. E’ una offerta leggermente superiore a quella precedente di IBM e permette a Oracle di continuare a crescere, questa volta entrando nel mercato dell’hardware, dopo le numerose acquisizione di aziende di software come Siebel, Peoplesoft e Bea.
Oracle può ora vantare un’offerta completa verso il mondo enterprise: Sun è già fornitore per la parte di hardware delle grandi aziende e dei grandi operatori di TLC, che spesso utilizzano Oracle come database. La possibilità di potersi presentare come unico interlocutore per un sistema integrato è sicuramente vantaggiosa, sia per il cliente che per oracle, in quanto favorisce lo sviluppo di opportunità migliori per entrambi.
Via | BusinessWeek.com
Pare che stia per arrivare la versione definitiva di OpenOffice 3.0, che porterà diverse novità come già detto in precedenza.
Da qualche ora è infatti disponibile per il download OpenOffice.org 3.0 Release Candidate 4 (build OOO300_m9).
Qui le note di rilascio.
Via | Lifehacker.com
Sun ha rilasciato qualche giorno fa la versione 2.0.2 di VirtualBox, software opensource con licenza GPL di virtualizzazione che supporta Windows, GNU/Linux e Mac OS X come sistemi operativi host, ed è in grado di eseguire diversi sistemi operativi guest come Windows, GNU/Linux, OS/2 Warp.
Tra le novità introdotte dalla versione 2.0 ricordiamo il supporto per i sistemi operativi guest a 64 bit, migliorate le performance per computer con processori AMD e interfaccia aggiornata per Mac e Linux. Nella 2.0.2 spicca il supporto per Ubuntu 8.10 e Fedora 9 (guest).
Via | Downloadsquad.com
E’ da poche ore disponibile per il download la versione 3.0 beta della suite OpenOffice; la release, build BEA300_m2, è disponibile per Linux in formato rpm o deb, per Solaris (piattaforme x86 e Sparc), per Microsoft Windows e per Mac OSX, dove necessario con Java Runtime Environment. L’organizzazione di OpenOffice è tale che è disponibile un elenco di mirror in cui trovare versioni localizzate (cioè tradotte in altre lingue) della suite completa o language pack da aggiungere, per qualsiasi sistema operativo supportato.
I miglioramenti estetici non sono notevolissimi, sono state rinnovate le icone, ma la struttura dei menu è rimasta identica, molto lontana da quella futuristica stile Microsoft Office 2007. Nella sostanza invece, i cambiamenti sono moltissimi, a partire dallo Start Center: una volta avviata l’applicazione, viene chiesto quale software si vuole usare o se si vuole aprire un documento già esistente (questo tipo di approccio è molto simile a quello che Microsoft ha adottato già anni addietro con Works). Tutti i componenti supportano gli OpenDocument (files .odf) e possono leggere e modificare files nei formati Microsoft Office 2007 (.docx, .xlsx, .pptx e molti altri).
Più nel dettaglio, alcune features molto comode si trovano in Writer, grazie al quale si possono modificare files mentre sono visualizzate più pagine, in Draw, a cui è stata aggiunta la funzione per il ritaglio di immagini, e in Calc, che ha aumentato da 256 a 1024 le colonne massime possibili. E’ inoltre stato implementato un servizio per la modifica condivisa di fogli di calcolo (collaborative editing). Per il futuro è prevista la possibilità di editare direttamente files .pdf.
La notizia dell’acquisizione di MySQL da parte di Sun è ancora recente, ed i commenti iniziali del mondo open source sono stati spesso critici per l’ennesimo caso di azienda che è stata acquisita a suon di dollari dal potente di turno. A distanza di qualche giorno però, è apparso prima un articolo di Forbes e poi un commento del celebre O’Reilly che danno una nuovo punto di vista all’acquisizione e che meritano di sicuro una lettura.
Secondo Forbes, che titola il suo articolo con una frase che potremmo anche tradurre in “prendi i soldi e scappa”, il movimento open source è utilizzato dai colossi come leva per incutere paura ai propri concorrenti, come ad esempio sta facendo IBM che finanzia il mondo Linux per intimorire Microsoft, che a sua volta ha stretto un accordo con Novell, il n°2 della scena per intimorire RedHat, il n°1 del mercato Linux. Questa analisi punta a rafforzare l’ipotesi secondo la quale l’open source ha poco a che fare con il mondo utopistico della libera condivisione delle idee e ha invece moltissime dipendenze dal mondo reale della finanza e del mercato. Non è infatti un segreto che molte start-up puntino a farsi acquisire dai grandi del mercato per monetizzare velocemente l’idea.
O’Reilly conferma che un modello di business dell’open source può essere la fornitura del software come commodity, ma allarga il panorama quando spiega il suo punto di vista. Così come la rivoluzione del PC ha spostato il discorso dall’hardware al software, dalla IBM alla Microsoft, l’open source ha spostato di un livello il contesto di discussione, passando dal software ai servizi web 2.0, quindi da Microsoft a Google per esempio. Lui chiama questo concetto “”the open source paradigm shift”, che ha dettagliato meglio in un suo articolo più datato.
Continua a leggere: O'Reilly commenta l'acquisizione di MySQL da parte di SUN