
Viene alla luce qualche nuovo dettaglio su Airtime, il nuovo progetto di Sean Parker e Shawn Fanning, i fondatori di Napster. Si tratta di una specie di clone di Chatroulette che si integra con Facebook, consentendoci di incontrare persone scelte a caso, ma che condividono alcuni dei nostri stessi “Like”.
Onestamente non vedo molto futuro in un business come questo. Chatroulette (qui sopra vedete un’immagine altamente dimostrativa) ha stufato con la stessa rapidità con cui è diventato popolare e le speranze di ricavare soldi e successo da un concetto così simile all’originale sono davvero mediocri.
Stando ad un’intervista ad un beta tester pubblicata su Business Insider, Airtime sarà ospitato sul proprio server e non sarà un’applicazione interna a Facebook. In ogni caso sfrutterà la lista di amici del social network, decidendo in base ai gusti similari chi deve chattare con chi. Si tratta di una video chat, con una finestra che occupa gran parte dell’interfaccia ed un riquadro secondario per condividere video di YouTube da guardare assieme.

Quanti di voi pagherebbero per assicurarsi che i propri amici vedano un vostro aggiornamento di status di Facebook? Sembra un’idea malata e probabilmente resterà sul tavolo degli sviluppatori e degli esperti di marketing, ma sta venendo testata in questi giorni dal social network di Mark Zuckerberg, perennemente affamato di nuovi introiti e nuovi mercati.
Per ora l’esperimento sembra essersi svolto lontano dai palcoscenici principali, nascosto in Nuova Zelanda. I Kiwi parlano inglese, e sono relativamente isolati, dopo tutto: cavie perfette.
L’idea di pagare per un servizio che abbiamo sempre dato per scontato fa sollevare il sopracciglio. Da un certo punto di vista, però, la nostra capacità personale di “penetrare il social network” è davvero scarsa. Se prendiamo in analisi tutte le nostre attività segnalate, scopriamo che solo il 12% dei nostri amici di Facebook vede il nostro update “medio”.
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Bit.ly – uno tra i maggiori servizi di URL shortening – ha pubblicato delle statistiche sulla diffusione dei link nei social network. A seconda della piattaforma, il traffico aumenta in un determinato orario e il ciclo vitale delle condivisioni ha una durata differente. Sono stati presi in considerazione Facebook, Twitter e Tumblr.
Ad esempio, condividendo un link tra l’una e le tre del primo pomeriggio di metà settimana si hanno più opportunità di ricevere clic su Facebook. Twitter ha delle caratteristiche simili, ma il picco di traffico è più ampio: dalle nove del mattino alle tre del pomeriggio. Parrebbe quasi inutile contare sulle ore serali e nei weekend.
Tumblr, al contrario, aumenta il traffico dei link nelle ore serali (dalle quattro alle sette del tardo pomeriggio) e nel fine settimana. La durata media delle condivisioni, a prescindere dalla piattaforma, è di tre ore circa. Ovviamente è opportuno considerare anche la natura dei contenuti per pianificarne al meglio la diffusione.
Via | Bit.ly

Google ha presentato ieri il nuovo sistema di notifiche interattive per gli utenti di Google+: non più email che avvertono l’utente di una menzione sul social network o di un commento ricevuto ad un post, ma una più profonda integrazione con Gmail che permette di interagire con post e commenti in Google+ direttamente dalla posta elettronica, soltanto rispondendo ad una mail.
Dopo la possibilità di aggiungere persone alle cerchie di Google+ dalla posta elettronica e dopo l’introduzione del widget Persone, Google va oltre e rende di fatto superfluo accedere all’homepage di Google+ per interagire con gli altri utenti. Le nuove notifiche permettono di commentare un post, rispondere ai commenti e controllare gli apprezzamenti ricevuti: è sufficiente rispondere a quel messaggio per postare i cambiamenti in tempo reale.
Si può fare, come comunicato da Google in un post sul blog ufficiale, sia dalla versione desktop di Gmail sia dai dispositivi mobili, senza dimenticare i client di posta elettronica POP o IMAP. Il rollout è già iniziato, ma come al solito sarà necessario qualche giorno prima che tutti gli utenti possano iniziare ad usare questa modalità di interazione con Google+. Le quantità di email ricevute, è bene precisarlo, può essere personalizzata dalle impostazioni di Google+.
Via | Google

Perfect 10 è una casa editrice per adulti piuttosto nota nell’ambiente come un agguerrito copyright troll. Quest’azienda è assolutamente devota nella sua missione sacra di far pagare con dollari sonanti chiunque pubblichi foto di sua proprietà, rigorosamente scatti artistici e senza veli.
Tutti quelli che frequentano Tumblr sanno benissimo che è proprio un genere di foto che va per la maggiore sul servizio di microblogging. L’impressione è che se si togliesse il soft-porn, Tumblr collasserebbe per carenza di contenuti. Pinterest, è il caso di dirlo, è davvero un principiante in materia, per quanto condivida le stesse preoccupazioni sui materiali rigorosamente rubati che volano per i suoi feed come stelle cadenti a San Lorenzo.
Perfect 10 ha una lunga esperienza nelle cause per violazione del copyright. Si tratta di un avversario temibile proprio per il numero di fallimenti: il peggiore è stato una causa persa contro Google per le thumbnail che comparivano sul motore di ricerca, che secondo Perfect 10 erano un vero e proprio furto - La corte in quel caso ha giudicato le thumbnail un fair use. Perfect 10 non si è scoraggiata, anzi, deve aver preso puntigliosamente nota di tutto quello che non funzionava, per tornare alla carica più aggressiva di prima. Tumblr dal canto suo sembra un’azienda meno pronta a combattere sull’arena gladiatoria dei tribunali.
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Avrete più o meno tutti fatto l’esperienza dei cosiddetti social reader: una classe di app di Facebook che condividono tutto quello che l’utente legge su di essa, senza chiedere il permesso per ogni articolo. Possono farlo perchè la prima volta che avete cliccato su uno degli articoli vi hanno chiesto l’autorizzazione. Sono anche certo che sarete universalmente contenti di sapere che a causa di alcuni cambiamenti di interfaccia la loro influenza nefasta sta sparendo.
Gli articoli segnalati su queste app apparivano a grappoli di 4 o 5, spesso completamente scollegati tra loro, dentro un box (nella foto). Per fortuna Facebook ci ha fatto la grazia, eliminando il box “articoli letti recentemente” e sostituendono con un più piccolo “Trending articles” “Articoli di tendenza”. C’è stato un periodo di interregno in cui Facebook ha poco cerimoniosamente eliminato il suddetto box, facendo completamente collassare i social reader.
Il metodo estremamente invadente di prendere il controllo della nostra timeline, pubblicando come “letti” articoli su cui abbiamo cliccato solo per curiosità e generando talvolta situazioni imbarazzanti, ha fatto guadagnare ai social reader milioni di “lettori”. Anche testate internazionali importanti come il Guardian non hanno resistito alla tentazione di sfornarne uno, dato che portava visite in modo consistente. E’ probabile che, esattamente come è capitato con il dannatissimo Farmville, molte persone abbiano eliminato i social reader che intasavano la propria timeline, ma il vero colpo è stato il redesign di Facebook.
D’ora in poi non appariranno più “grumi” di articoli, solo quelli più popolari, in stile Twitter, con tanto di strillo e descrizione. Un po’ come ai tempi delle notifiche selvagge dei giochi, è stata fatta pulizia. Ed anche se non è merito degli utenti, la gioia dei commenti in giro sulla stampa specializzata è palpabile.
Via | Techcrunch | Buzzfeed
Da oggi gli Hangouts on Air di Google+ sono cosa per tutti. Dopo quasi otto mesi di rodaggio, Google ha finalmente deciso di estendere a tutti gli utenti di Google+ la possibilità di realizzare videoritrovi in diretta, trasmettendo live direttamente sul social network, sul proprio canale di YouTube o sul proprio sito internet e raggiungendo così gli utenti di tutto il Mondo, conosciuti o sconosciuti che siano.
Il rollout dei videoritrovi in diretta, questa la traduzione italiana, è già iniziato e come al solito sarà necessaria qualche settimana prima che tutti gli utenti possano iniziare a cimentarsi con le trasmissioni live. Non tutti i videoritrovi, per ovvi motivi, saranno pubblici: sarà necessario scegliere l’opzione “attiva videoritrovi in diretta” prima di iniziare un singolo videoritrovo. In caso contrario si potrà procedere con un hangout chiuso, rivolto solo alle persone che si decide di invitare.
La prima volta vi verrà chiesto di collegare il vostro account YouTube, permettendo così la registrazione e il l’upload del video al termine della trasmissione. Grazie al codice HTML generato con un click sul tasto Embed sarà anche possibile incorporare quel videoritrovo altrove, così da trasmetterlo anche sul vostro sito internet o blog. E ovviamente anche su YouTube. In attesa che la funzione venga estesa a tutti, potete cercare ispirazione dando un’occhiata ai videoritrovi in corso e, se siete in vena di socializzare, prendervi parte.
Via | Google

Ancora un’acquisizione per Facebook, a pochi giorni dalla tanto attesa quotazione in borsa. Dopo Gowalla ed Instagram, il colosso dei social network ha messo le mani su Glancee, l’applicazione per smartphone e tablet - creata dagli italiani Andrea Vaccari e Alberto Tretti e dal canaedese Gabriel Grise - che consente di scoprire se ci sono delle persone nelle vicinanze con cui abbiamo degli interessi o degli amici in comune, una sorta di Foursquare orientata alla scoperta di nuove conoscenze.
La conferma dell’avvenuta acquisizione è arrivata proprio da Facebook: “non vediamo l’ora che i co-fondatori inizino a lavorare con Facebook nella creazione di prodotti che aiuteranno le persone a scoprire nuovi luoghi e condividerli coi loro amici“. Il sito ufficiale dell’applicazione è già stato aggiornato con un saluto rivolto a tutti gli utenti. Glancee, come accadde con Gowalla, chiude il servizio:
Abbiamo iniziato Glancee nel 2010 con lo scopo di unire il meglio del vostro mondo fisico e digitale. Volevamo facilitare la scoperta di connessioni nascoste intorno a voi e l’incontro di persone interessanti. IN questi anni Glancee ha connesso migliaia di persone e potenziato gli incontri casuali. Siamo quindi molto felici di annunciare che Facebook ha acquistato Glancee e che siamo entrati a far parte del team di Menlo Park, dove svilupperemo prodotti per oltre 900 milioni di utenti. Ringraziamo davvero tutti gli utenti che hanno fatto parte della comunità di Glancee.
In vista dell’interruzione del servizio, gli utenti sono stati invitati a scaricare i propri dati collegandosi a questo indirizzo. Nessuna notizia - l’accordo si è concluso solo ieri - né sui termini dell’acquisizione né su come Facebook abbia intenzione di sfruttare Glancee, anche se è facile ipotizzare che l’idea alla base dell’app possa venir integrata nella versione mobile di Facebook, utilizzata da quasi la metà dei visitatori mensili del social network. Staremo a vedere.
Via | AllThingsD

Google ha scoperto che è veramente dura quando le celebrità ti si rivoltano contro: Will Wheaton e Neil Gaiman hanno espresso in modo estremamente esplicito il loro disaccordo nei riguardi della politica di espansione coatta di Google+ attraverso i servizi made in Mountain View.
Parliamo di celebrità “di culto”, certo. Will Wheaton è diventato famoso in modo molto controintuitivo: da giovane aveva la parte dell’insopportabile guardiamarina Weasley Crusher, che tutti odiavano, oggi invece ha un blog popolarissimo ed è un’icona geek. Neil Gaiman è l’autore di Sandman e di storie famose come American Gods, Coraline e Stardust - solo per citare le sue opere più fortunate. Se leggete queste righe molto probabilmente nè l’uno nè l’altro avevano bisogno di presentazioni.
La polemica è stata proprio innescata sul blog di Wheaton, dove è comparso ieri un lungo, accorato post estremamante colorito di imprecazioni, tutte rivolte a Google. Wheaton aveva infatti scoperto che non si poteva più mettere un Mi Piace su YouTube senza essere iscritti a Google+.
Continua a leggere: Google+ obbligatorio per i Mi Piace su YouTube: la Rete insorge

Il tab Discover di Twitter finora segnalava in maniera piuttosto sterile ed anonima i top trend e hashtag, basandosi su quello che condividevano e retwittavano i contati, sulla posizione e sulla lingua dell’utente. Dal lancio di questa feature, avvenuto in dicembre, Twitter ha continuato a lavorare “sotto al cofano”, ed oggi il vice presidente Satya Patel ha annunciato una rivoluzione degli algoritmi che la gestiscono.
Le storie “personalizzate e significative” che d’ora in poi compariranno nel tab Discover renderanno molto più interessante la vita agli utenti che usano Twitter come un’informale agenzia stampa. I cambiamenti saranno quasi invisibili all’utente medio, che tuttavia inizierà a trarne vantaggio senza notarlo.
Patel fa sapere che i nuovi algoritmi riceveranno molti più “segnali” dalle nostre per scoprire cosa ci potrebbe piacere. Il cambiamento più importante è probabilmente l’analisi di quello che condividono non solo i nostri contatti, ma anche i loro contatti, un “circolo sociale” indiretto ma non completamente estraneo. Filtrando i risultati per importanza e popolarità, le storie ora appariranno distillate nel tab con una lista di utenti che ne hanno parlato e che può essere esaminata più accuratamente fino alle origini.
Continua a leggere: Twitter annuncia: "Abbiamo migliorato il tasto Discover"