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Privacy

Anche la Corea del Sud contro la nuova policy di Google

pubblicato da Daniele P. in: Google Privacy

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Continuano le polemiche sull’unificazione delle politiche sulla privacy di Google che diventerà effettiva dal prossimo 1 marzo. Dopo le presunte violazioni dell’accordo raggiunto con la Federal Trade Commission (FTC) evidenziate nelle ultime dall’Electronic Privacy Information Center (EPIC) e l’indagine avviata dall’Unione Europea, stavolta è la Corea del Sud a schierarsi contro il cambiamento annunciato da Google.

La Korea Communications Commission (KCC) ha avviato un’indagine finalizzata ad accertare la violazione, da parte della nuova politica di Google, delle leggi locali sulla protezione dei dati e sull’uso aperto di internet. I controlli, riferisce il quotidiano Yonhapnews, sono iniziati quando Google Corea ha comunicato alla KCC che il Paese non sarebbe stato escluso da questo cambiamento globale. Gli utenti contrari alla nuova politica, ha sottolineato la sede locale di Google, potranno decidere se continuare ad utilizzare i servizi offerti o rivolgersi altrove.

Ora la KCC ha tempo fino al 1 marzo per verificare l’eventuale illegalità della mossa di Google e prendere i provvedimenti necessari. Inutile dire che l’azienda ha già replicato, ribadendo che il controllo della privacy, a seguito di questa unificazione, non è cambiato e che gli utenti potranno conoscere e gestire in qualunque momento il modo in cui le informazioni acquisite da Google verranno utilizzate.

Via | Yonhapnews

Google: la nuova policy viola l’accordo con la Federal Trade Commission?

pubblicato da Daniele P. in: Google Privacy

Ancora problemi di privacy per Google, finita nuovamente nel mirino del gruppo pubblico denominato Electronic Privacy Information Center (EPIC) che ha chiesto alla Federal Trade Commission (FTC) di indagare su possibili violazioni dell’accordo sulla privacy raggiunto lo scorso anno proprio tra la FTC e l’azienda di Mountain View, accordo che prevedeva l’impegno da parte di Google a non diffondere i dati degli utenti senza il loro consenso esplicito.

L’unificazione delle politiche sulla privacy annunciata da Google qualche giorno fa - che prevede la condivisione dei dati degli utenti tra i vari servizi offerti da BigG, secondo EPIC violerebbe quell’accordo. Ecco cosa ha dichiarato a questo proposito Marc Rotenberg, executive director del gruppo:

Google accettò di non combinare i dati degli utenti senza ottenere il loro consenso esplicito. Quella promessa sta per essere infranta il prossimo 1 marzo. Ecco perché abbiamo ritenuto necessario intentare questa causa. Se ad alcuni utenti questo cambio dei termini del servizio piace, va bene. Ma se ad altri utenti questi cambiamenti non piacciono, dovrebbero poter essere in grado di poter dire no. Questa deve essere una scelta dell’utente, non di Google. E la FTC deve rinforzare l’ordine di proteggere il diritto dell’utente di effettuare queste scelte.

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Google Screenwise pagherà per raccogliere le abitudini online degli iscritti

pubblicato da HellSpawn in: Google Privacy

Google Screenwise pagherÃ�  per raccogliere le abitudini online degli iscrittiVolete aiutare Google fornendogli le vostre abitudini di browsing, guadagnando per lo scomodo anche qualcosa? Grazie al nuovo programma dell’azienda di Mountain View, conosciuto come Screenwise, adesso potete farlo. Il progetto promette infatti di ricambiare con gift card su Amazon la possibilità di monitorare i siti visitati dai partecipanti, tracciando anche operazioni varie come clic su link e quant’altro.

Iscrivendosi al servizio è possibile ottenere 5$ da usare come dicevamo su Amazon, ricevendo poi altri 5$ di gift card per la partecipazione al progetto ogni tre mesi per un totale di 25$ l’anno: obiettivo per Google, quello di fare in modo attraverso Screenwise di “migliorare i prodotti e servizi, offrendo una miglior esperienza online a tutti quanti”. Coloro che decidono di partecipare devono scaricare l’estensione per Chrome di Screenwise, usando poi ovviamente questo browser per la loro attività sul web.

Quello che resta da decidere a questo punto è se dare la propria privacy a Google possa valere effettivamente 25$ all’anno in bonus su Amazon: personalmente non mi sentirei molto convinto, indipendentemente dal prezzo, nel concedere a qualsivoglia azienda la possibilità di andare a sbirciare nella mia attività online. Comunque sia, se siete interessati sappiate che al momento il servizio sembrerebbe essere attivo solo per i residenti all’interno degli Stati Uniti.

Via | Ghacks.net

Europe versus Facebook: Max Schrems ha avuto un colloquio con i dirigenti di Facebook

pubblicato da Francesco L. in: Privacy Facebook


Alla fine, dopo tutti i problemi che ha creato, Max Schrems ha ottenuto un dialogo diretto con i dirigenti di Facebook: a quanto pare lunedì a Vienna è rimasto chiuso per sei ore in una stanza assieme al direttore europeo per le politiche Richard Allan ed un non meglio identificato collega esecutivo venuto apposta da Silicon Valley. I dettagli del colloquio non sono stati ancora pubblicati, ma l’impressione che ne ho ottenuto è che le due parti siano arrivate ad un parziale accordo.

Nessuno più di Max Schrems è riuscito a diventare una spina nel fianco di Facebook, e considerato che siamo più o meno 845 milioni catturati nelle spire del colossale social network, è davvero il caso di dire che ci troviamo davanti ad una persona speciale.

Per fare un riassunto, Max è uno studente di giurisprudenza austriaco che si è reso conto della totale ignoranza della corporation Californiana sulle profonde, radicate normative sulla privacy vigenti in Europa. Da lì è partita la sua crociata, iniziata con la creazione dell’associazione Europe versus Facebook e la richiesta dei suoi dati in forma “fisica”, un CD con 1200 pagine di cronologia dei suoi tre anni su Facebook. Un “backup” che tutti noi europei possiamo chiedere, e che Facebook comprensibilmente non è entusiasta nel fornire.

Non appena Max Schrems ha reso pubblica la propria analisi dei dati, che sono estremamente dettagliati e soprattutto continuano a esistere anche quando gli stessi utenti ne ordinano la cancellazione, è esploso il putiferio. Innumerevoli utenti hanno richiesto le proprie informazioni personali a Facebook. Per ragioni patrimoniali Facebook Europe ha base in Irlanda, un paese che lascia briglia sciolta alle corporation multinazionali in campo fiscale, ma sfortunatamente (per Facebook) ha leggi sulla privacy draconiane. Il social network si è metaforicamente trovato schiacciato contro al muro, quasi impotente e costretto ad ottemperare, rifiutando però direttamente di fornire alcuni dati che l’avrebbero compromesso dal punto di vista tecnologico (i rilevamenti biometrici del volto, per esempio, non ce li lascia vedere).

Per tornare al presente, e al colloquio-fiume tra Schrems e i dirigenti, il ragazzo ha pubblicato alcune informazioni, ma non i dettagli: “I portavoce hanno ammesso che Facebook è come una petroliera, va nella direzione giusta ma è davvero lenta. Ridurremo il nostro torrente di lamentele alle faccende che non sono state risolte, e chiederemo una decisione formale dal DPC irlandese per i casi restanti. Il [mio] gruppo ha comunque dubbi seri sull’uso dei dati da parte di Facebook, e continueremo a spingere affinchè la compagnia si adegui alle leggi europee in merito”. Sul sito dell’associazione Europe v. Facebook è stato pubblicato un resoconto leggermente più completo.

Via | Forbes

Il tribunale le ha ordinato di decrittare il portatile, ma lei "ha dimenticato la password"

pubblicato da Francesco L. in: Privacy Diritti digitali


A Ramona Fricusu, una cittadina del Colorado, è stato ordinato di rivelare il contenuto del proprio portatile, affinchè l’accusa del processo in cui è coinvolta potesse usare i file contro di lei. Negli Stati Uniti la legge (sotto forma del Quinto Emendamento) garantisce ai cittadini il diritto di non auto-incriminarsi, ma il giudice distrettuale ha sancito che in questo caso le norme in questione non sono valide.

L’avvocato di Ramona non s’è certo perso d’animo e per salvare la donna ha invocato una delle situazioni più tipiche per chiunque bazzichi con i computer: “La mia cliente ha dimenticato la password” ha comunicato il legale, “E’ davvero probabile che se la sia scordata. Al momento non mi è neppure chiaro se la mia cliente è colei che è l’originario responsabile del processo di crittografia dei dati presenti sul laptop, e ne consegue che non sono certo che sia in grado di decrittarli”. Non serve un tribunale americano per ammettere che dimenticare una password, specie una di quelle “aziendali”, è davvero facile ed completamente plausibile.

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Google non vuole affatto procrastinare l’unificazione per la privacy

pubblicato da Federico Moretti in: Google Privacy

Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés (CNIL)Peter Fleischer, il responsabile comunitario di Google per la privacy, ha risposto all’Unione Europea riguardo alla richiesta di procrastinare l’adozione della nuova politica unificata — prevista per il 1 marzo. In sintesi, Google non intende affatto aspettare ed è pronta a subire delle conseguenze legali. Per una serie di ragioni.

Anzitutto, Fleischer ricorda che Google ha sottoposto all’Europa il documento integrale dei nuovi termini in largo anticipo rispetto alla data dell’annuncio ufficiale della modifica ai propri utenti. Nessuna delle parti in causa ha avanzato alcuna istanza, a suo tempo, e così la società ha deciso di proseguire il percorso stabilito.

L’unica apertura alle richieste dell’Unione è la possibilità di creare un tavolo di confronto coi responsabili del CNIL, l’autorità francese che ha in carico, per un errore burocratico, la revisione della nuova privacy di Google. Piaccia o meno all’Europa, la modifica dei termini entrerà in vigore regolarmente dal prossimo 1 marzo.

Via | ZDNet

L’Europa sospende il processo d’unificazione della privacy di Google

pubblicato da Federico Moretti in: Google Privacy

L’Unione Europea frena l’entusiasmo di Google per l’unificazione della privacy di tutti i servizi erogati dal portale. L’entrata in vigore dei nuovi termini è ancora fissata per il 1 marzo 2012, ma la data dovrà essere probabilmente spostata in avanti. L’Europa intende accertare la compatibilità della politica con le proprie leggi.

Google vorrebbe ridurre a un unico documento i circa sessanta termini attualmente previsti per regolare la privacy dei propri servizi. Tuttavia, l’Europa non è certa che il nuovo documento sia conforme alle leggi comunitarie: la Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés francese è incaricata di provvedere alla verifica.

Non è stata fissata una data entro la quale il CNIL debba terminare i lavori e – sebbene intenda «fare il più in fretta possibile» – Google non potrà adeguare il testo della nuova politica alle esigenze dell’Europa entro il 1 marzo. Il quartier generale europeo di Google è a Dublino: la verifica doveva essere in carico all’Irlanda.

Via | The New York Times

Google unifica le politiche sulla privacy di tutti i suoi servizi in un unico documento

pubblicato da HellSpawn in: Google Privacy

One policy to rule them all.

Potrebbe essere questo il succo della decisione annunciata da Google, grazie alla quale i più di 70 diversi documenti che regolano la privacy sui servizi dell’azienda di Mountain View verranno combinati in un unico documento. Non più diverse regole per diversi servizi, ma una sola lista di regole alle quali fare riferimento indipendentemente dall’uso di Gmail, motore di ricerca, YouTube o chi per loro.

I nuovi cambiamenti entreranno in vigore a partire dal 1 marzo: prima di tale data e a partire da oggi, gli utenti registrati ai servizi Google riceveranno una coppia di notifiche sia tramite email che attraverso la homepage di Google. A quanto pare, l’effetto concreto di questo provvedimento sarà la possibilità per Google di trattare quello di una singola persona come un vero e proprio unico account tra tutti i suoi servizi, offrendo un’integrazione superiore a quella attuale soprattutto nell’ottica della fornitura di un servizio globale ancora più personalizzato in base ai dati dell’utente.

A quanto pare, le regole sarebbero inoltre state riscritte in modo più chiaro, ribadendo anche la volontà di Google di continuare a supportare il concetto di data liberation, senza rivendere a terzi le informazioni personali, né condividendole senza permesso.

Via | Techcrunch.com

Google+ apre ufficialmente a soprannomi e pseudonimi

pubblicato da Daniele P. in: Google Privacy

NomiGooglePlus

Dopo l’annuncio di ottobre nulla si era mosso davvero. Ora è arrivata la conferma ufficiale: a partire dai prossimi giorni Google+ permetterà agli utenti di utilizzare nomi alternativi, che siano essi soprannomi, nomi da nubili o nomi in caratteri non latini. A confermarlo ci ha pensato Bradley Horowitz, VicePresidente del Prodotto in Google, che ha aggiunto qualche altro dettaglio su questa nuova modifica alla politica sulle generalità che in passato ha fatto molto discutere gli utenti.

Novità anche per quegli utenti che vogliono utilizzare uno pseudonimo senza mostrare la loro vera identità. Se i nomi alternativi affiancheranno i nomi reali - tramite parentesi o virgolette - gli pseudonimi andranno a sostituire del tutto il vero nome dell’utente: affinché, però, uno pseudonimo venga accettato da Google+ sarà necessario fornire una documentazione. La nuova politica renderà idonei per la verifica un qualunque documento ufficiale (carta d’identità, patente, etc.), articoli di giornale o altre pubblicazioni o un link ad un’identità online che abbia un “significativo seguito“.

Il processo di verifica dovrebbe durare pochi giorni e, come si legge nel supporto ufficiale, potrebbe comportare la richiesta di fornire documentazione aggiuntiva, come la prova che si gestisca davvero un sito internet dato come riferimento. In attesa di un responso da parte di Google, sul profilo continuerà ad essere indicato il vecchio nome. Questa novità, dichiara Horowitz, saranno disponibili per tutti gli utenti nel corso dei prossimi giorni.

Via | ReadWriteWeb

Timeline e privacy: Facebook risponde a EPIC

pubblicato da HellSpawn in: Privacy Facebook

Timeline e privacy: Facebook risponde a EPIC

“Facebook sta cambiando le impostazioni per la privacy dei suoi utenti in un modo che dà alla società ancora più possibilità di rendere pubbliche le informazioni personali rispetto al passato. Con Timeline, Facebook ha ancora una volta preso il controllo sui dati utente, rendendo le informazioni che erano essenzialmente archiviate e inaccessibili ampiamente disponibili senza consenso.”

È stato questo il succo della lettera con la quale la Electronic Privacy Information Center (abbreviato EPIC) ha chiesto alla Federal Trade Commission (FTC) di indagare nuovamente su possibili violazioni della privacy degli iscritti a Facebook da parte del social network: al centro della polemica come saprete la nuova Timeline.

Ecco la risposta di oggi di Mark Zuckerberg e i suoi:

“Come spiegato quando abbiamo annunciato Timeline a settembre, e come ripetuto il mese scorso quando è diventata disponibile in tutto il mondo, Timeline non cambia la privacy di nessun contenuto. Tutto è accessibile per le stesse persone che avrebbero potuto vederla già nel News Feed in passato. In più Timeline offre alcune nuovi modi per controllare le informazioni delle persone nuove, più semplici e più efficaci, incluso l’activity log, il più grande sistema di controllo che abbiamo mai sviluppato. Crediamo che queste innovazioni siano qualcosa che i protettori della privacy debbano applaudire.”

Quando c’è stato da criticare Facebook per questioni di privacy, non ci siamo tirati indietro. Ma stavolta sembra che il social network abbia effettivamente ragione (come del resto già sostenuto nel post precedente sull’argomento).

Via | Zdnet.com