Secondo quanto svelato dal Sunday Times, Google vuole cercare di spingere il più possibile l’ormai imminente Chrome OS sui tablet, prefendolo ad una ulteriore espansione di Android sul nascente e florido mercato degli slate. L’articolo che riporta la notizia non è disponibile se non previo pagamento, ma riporta una dichiarazione di un testimone vicino a Samsung UK: il Samsung Galaxy Tab verrà inizialmente venduto con sistema operativo Android 2.2 Froyo, ma sarà possibile poi aggiornarlo a Chrome OS.
La fonte non fa nomi, non sappiamo neanche se si tratti di una anteprima rivelata da qualcuno che riveste una posizione ufficiale all’interno o di Google o di Samsung, ma la notizia andrebbe perfettamente a collimare con le recenti dichiarazioni di Google: secondo la compagnia, la versione di Android 2.2 non è ancora pronta per i tablet e non è ottimizzata per l’utilizzo su questi dispositivi, parole di Hugo Barra (direttore della sezione mobile di Google). Sempre per questo motivo, l’Android Market non sarà disponibile su tutti i tablet con Android:
Se volete Android Market su queste piattaforme, le applicazioni semplicemente non funzioneranno, [Froyo] non è pensato per queste forme.
Il lancio ufficiale di Chrome OS è previsto per il periodo intorno a Natale 2010 e sembra che HTC sia la prima ad avere un tablet pronto con l’OS, probabilmente in corso di rilascio per Novembre. Giudicare la scelta di Google, partendo dal presupposto di credere al rumor, è difficile senza aver ancora visto Chrome OS in funzione su qualche slate, ma in linea generale ritenete sia una scelta vincente?
[Via APCmagazine]

Una delle caratteristiche più promettenti e interessanti del nuovo Google Chrome OS, per il momento, è quella cosiddetta sua capacità di “autocurarsi”. Gli sviluppatori promettono infatti un sistema operativo in grado di rendersi conto di un’anomalia nel suo funzionamento, riavviarsi all’occorrenza e ricominciare coi file com’erano un attimo prima del problema stesso.
Una grande grande potere, da cui però deriva una grande responsabilità, come direbbero i colleghi di cineblog citando Spider Man. Infatti, tutta questa sicurezza potrebbe facilmente essere scambiata per una forma di controllo eccessivo sull’utente. E forse a pensar male non si sbaglierebbe.
Come giustamente suggeriscono i blogger di DownloadSquad, pensate all’evenienza che Google decida che su Chrome OS non possano essere bloccate le pubblicità di Google. Quanto ci potrebbe mai volere perché AdBlock varie possano essere considerate estensioni sgradite su Chrome OS?
Buddi è un piccolo software che permette di tenere conto delle spese e aiuta a far quadrare il bilancio, funzioni decisamente utili al giorno d’oggi.
Ha tre macrocategorie (conti, categorie di spesa e transazioni) attraverso le quali è possibile gestire ogni movimento di denaro. Si possono anche creare report e grafici per rendersi meglio conto dell’attuale situazione finanziaria e sono disponibili diversi plugin che aumentano le funzionalità del programma e lo rendono più carino tramite skin.
Buddi è open source, disponibile per Windows, Mac e Linux (.deb, .rpm, .tgz); si può anche scaricare una versione crossplatform in java ed una standalone (senza installer) per Windows.
Secondo i dati raccolti da Net Applications per quanto riguarda i dati delle quote di mercato dei sistemi operativi, ad aprile c’è stata una sorpresa davvero importante: per la prima volta, infatti, Linux ha raggiunto l’1% delle quote di mercato.
Nell’ultimo mese le quote di Linux sono cresciute dello 0.12%, ben al di sopra della media mensile dello 0.02%. Contemporaneamente continua il lento declino di Windows Xp, sceso di 0.64 punti fino al 62.21% mentre aumenta Vista, salito al 23.90%, ma con un tasso di crescita in diminuzione.
In totale Windows copre la cifra impressionante dell’87.90% dei sistemi operativi usati, con Mac OS che sale dal 9.73% al 9.77%.
Via | Slashdot.org
Gyorgy Fekete di WebDesignerDepot ha redatto una storia delle interfacce dei sistemi operativi dal 1981 a oggi, corredata da immagini che per i più “navigati” fanno correre la memoria a quando 8 caratteri erano il massimo possibile per un nomefile, mentre per i più giovani rappresentano un tuffo nella preistoria informatica.
Si inizia con lo Xerox Alto (1973), primo computer ad utilizzare una GUI, si procede con lo Xerox 8010 (1981), e passando per Mac OS System 1.0 e Amiga Workbench 1.0 (1984, 1985) si arriva agli anni ‘90 con Windows 3.0. Per un decennio è lotta a due tra Windows e OS/2, finchè sul finire del millennio si inseriscono KDE, BeOs e Gnome. Il resto (Xp, Vista, Leopard, KDE 4) è storia recente.
Il post corredato dei vari screenshot si trova a questa pagina.
Cala il sipario su tutte le speculazioni sul fantomatico gPhone.
Google non realizzerà un telefono cellulare, nè un dispositivo solo per il wireless, bensì dietro tutte quelle acquisizioni nel mondo dei servizi mobile c’era una strategia ben più grande.
Google ha infatti annunciato di aver fondato insieme a diversi operatori tecnologici e costruttori di dispositivi la Open Handset Alliance: questi ne guadagneranno dal non dover più pagare royalties per i sistemi operativi, accettando però di non poter più bloccare alcune funzioni del dispositivo.
Tra gli oltre trenta aderenti alla alliance ci sono Motorola, Qualcomm, HTC, T-Mobile, LG, NTT DoCoMo, Samsung, Telefonica, Nvidia, eBay e addirittura Telecom Italia.
Il cuore di tutto questo progetto sarà il sistema operativo, Android, che era stato acquisito da Google oltre due anni fa: basato sul kernel Linux (sotto licenza Apache 2.0), permetterà agli sviluppatori di creare applicazioni in grado di utilizzare direttamente le funzioni del telefono come ad esempio la messaggistica sms o effettuare chiamate; inoltre utilizzerà una sistema virtualizzato per ottimizzare memoria e risorse di sistema.
Finalmente un progetto italiano di cui si può andare fieri, si tratta di Powua, un software multipiattaforma ed open source, che permette di eseguire processi che necessitano di grosse potenze di calcolo sfruttando una sorta di griglia di cpu.
A differenza di progetti come SETI@Home o di Boinc, nei quali gli utenti mettono a disposizione i propri computer, su Powua l’azienda gestisce direttamente la rete, basata su hardware di ultima generazione, e fornisce la potenza di calcolo delle proprie CPU agli utenti che sono liberi di usarla
distribuendo il carico computazionale alle applicazioni supportate.
Con Powua è quindi possibile ad esempio realizzare una animazione 3d usando Blender distribuendone il render su tutte le macchine disponibili al momento, o solo su alcune per “risparmiare crediti“. Infatti il tempo di calcolo dedicabile ad un processo è stabilito in base al credito accumulato da un utente, credito che è attualmente regalato (è quindi probabile che in futuro Powua diventi un servizio a pagamento).
Se ogni tanto amate giocare a vecchie glorie per Dos, ma trovate l’emulazione del vecchio sistema operativo di Microsoft, poco funzionale (o funzionante) dovreste provare a scaricare DosBox.
Questo interessante progetto Open Source permette infatti di avviare un vero e proprio emulatore di sistema DOS compatibile addirittura con giochi che richiedono schede video CGA o EGA.
La lista dei giochi supportati da DosBox è veramente lunga e non mancano vecchie glorie come DOTC o Midwinter.
Ed adesso scusatemi che devo sballare qualche floppy…
E’ la domanda che si è posto lo sviluppatore di questa nuova interfaccia, scritta interamente in Adobe Flash CS3 per i palmari che adottano Windows Mobile.
Nato come semplice desiderio di avere una valida alternativa all’iPhone di Cupertino, in quanto inutilizzabile per problemi di segnale di AT&T nella zona di residenza dello sviluppatore, WhoNeedsAnIPhone ha già al suo attivo alcuni widgets come la gestione della rubrica, il meteo e un launcher e continua a crescere di giorno in giorno per funzionalità.
Tant’è che è stata rilasciata la prima alfa per chi vuole aiutare il test e lo sviluppo del software. E voi? Avete ancora bisogno di un iPhone? ;)
![]()
Un nuovo produttino interessante sta uscendo dai laboratori Microsoft, si chiama (fantasiosamente) HomeServer e permette di centralizzare e gestire automaticamente lo storage di una piccola rete domestica.
Microsoft HomeServer è quindi un piccolo NAS con una gui semplice da usare ed un sistema di memorizzazione delle informazioni abbastanza blindato (sono presenti solo directory “standard” come documenti, foto, etc…) affiancato però da un motore di ricerca interno che indicizzerà tutti i file (e relativi contenuti) e ne permetterà una facile ricerca.
Ma HomeServer non si ferma qui, infatti Microsoft (sulla scia degli attuali vendor) ha rese pubbliche le API del prodotto ed indetto un concorso per chi creerà la migliore applicazione/plugin da affiancare al sistema.
Per ora è scaricabile la prima RC da qui:
http://connect.microsoft.com/WindowsHomeServer
Nel continua la gallery fotografica
Continua a leggere: Microsoft HomeServer, disponibile la prima RC