Soltanto lo 0,3% dei file su BitTorrent è legale

pubblicato da fedalfmor

I Hearth P2PUno degli alibi più sfruttati dai provider di servizi peer-to-peer è il fatto che in sé la tecnologia non può essere considerata illegale. Una tesi inconfutabile che lascia agli utenti la responsabilità dell’uso che ne fanno. Chi si occupa di tutelare il diritto d’autore replica sostenendo che i contenuti scambiati via P2P siano soprattutto recuperati in modo illecito. Due posizioni veritiere, ma contrastanti.

Uno studio dell’Università di Ballarat in Australia ha rivelato come soltanto lo 0,3% dei file scambiati attraverso .torrent, attualmente il protocollo più popolare per il P2P, sia legittimamente distribuibile. Cioè il 99,7% dei contenuti che “viaggiano” in rete non potrebbe essere scaricato. Un’analisi che non dice granché di nuovo, sebbene l’entità dei download illegali non fosse dichiarata.

La battaglia sui numeri è tutt’altro che da considerarsi chiusa. L’Università di Princeton aveva condotto uno studio simile, ottenendo pressoché i medesimi risultati. TorrentFreak non è d’accordo e critica la metodologia d’analisi dei due atenei. Il dato interessante è in ciò che si scarica. La quasi totalità dei download non riguarda più il software, ma film (anche in streaming) e serie TV oltre alla musica.

Via | Ars Technica

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Il Partito dei pirati svedese varerà PirateISP, il primo ISP "pirata"

pubblicato da zeropuntodue

Pirate ISP LogoGrazie al Pirate Partiet svedese, un paio di mesi fa The Pirate Bay aveva trovato la sua Mompracem: e non in un luogo qualunque, ma all’ombra del Parlamento europeo.

Il Partito dei pirati, che è riuscito a ottenere un seggio nel Parlamento Europeo alle elezioni del Giugno 2009, aveva offerto banda alla Baia, mettendo fine alla perenne fuga del motore di ricerca, costretto a cambiare fornitore in occasione delle ripetute azioni legali messe in atto nei suoi confronti dalle Major e dalle Organizzazioni anti-pirateria. Adesso il Pirate Partiet va oltre, annunciando di avere in cantiere il primo ISP “pirata” che ha chiamato PirateISP, che fornirà servizi Internet commerciali agli utenti residenti in Svezia.

PirateISP si differenzierà dagli altri fornitori di servizi per la sua “ontologia hacker” e per la particolare attenzione alla difesa della privacy dei suoi clienti, assicura Gustav Nipe, membro del Partito e CEO del nuovo Provider. Il Pirate Partiet sottolinea che PirateISP non permetterà il monitoraggio dei suoi server da parte dei Governi e che non rilascerà all’esterno alcun tipo di log.

Certamente, sarà interessante vedere cosa ne penseranno dell’iniziativa i detentori di diritti di opere coperte da copyright, ma soprattutto cosa accadrà nel caso in cui degli utenti di PirateISP dovessero compiere gravi reati. Non è chiaro infatti per ora quali saranno in quest’ultimo caso le procedure che metterà in atto il Provider, per collaborare con i soggetti preposti alle investigazioni.

Il nuovo ISP “pirata” inizierà i primi test nelle prossime settimane con un numero limitato di utenti e i responsabili sperano di riuscire a strappare alla concorrenza “tradizionale” una buona fetta del mercato svedese.

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Risultati RIAA contro il P2P, privacy violata?

pubblicato da Alberto

La Riaa combatte il peer to peer risalendo al provider Internet che l’utente utilizza, lo avverte che qualcuno sta usando la sua rete per scaricare illegalmente e fa scattare la notifica al cliente da parte della compagnia telefonica. Si tratta solo di un “avvertimento”, ma che secondo RIAA dovrebbe bastare per far cambiare atteggiamento agli utenti.

La società ha reso pubblica un’indagine secondo la quale dal 2008, circa 1,8 milioni di utenti, tra cui 269,609 studenti dalle sedi dei vari college, hanno infranto i copyright. Da notare come le università stiano rischiando di perdere i fondi federali se non riusciranno a fermare i numerosi download illegali nei propri campus. Per dare un’idea del fenomeno, i college hanno speso dai 350 ai 500 mila dollari, per trovare il modo di combattere la pirateria, con risultati ovviamente non del tutto efficaci.

Premettendo che siamo contrari al download illegale, poniamo anche in questo caso la domanda che ci eravamo fatti anche per il caso Fapav. Fino a che punto è giusto avvalersi di una società privata per scoprire gli utenti che scaricano? Certo, la legislazione americana è sicuramente diversa da quella Italia, ma c’è sempre da rimanere perplessi quando una società privata si sostituisce all’autorità di polizia sul fronte delle indagini. Chi garantisce l’accuratezza dei report ottenuti da RIAA? Fino a che punto più spingersi la società di spionaggio dati incaricata da RIAA? Come può un cittadino onesto, che utilizza il P2P per la condivisione ad esempio di distro linux, essere certo che nessun privato si metta a monitorare la propria connessione?

Domande senza risposta, che le major dovrebbero porsi prima di tentare una caccia alle streghe dai risultati deludenti.

Via | TorrentFreak
Foto | Flickr

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La RIAA pretende la chiusura immediata di LimeWire

pubblicato da fedalfmor

LimeWireA pochi giorni di distanza dal decimo anniversario di LimeWire, gli avvocati della RIAA hanno presentato un documento alla corte di New York per chiederne la chiusura: il servizio di P2P avrebbe recato danni economici all’industria discografica per miliardi di dollari. La documentazione presentata dalla RIAA è volta alla sospensione immediata di LimeWire, poiché quest’ultimo aumenterebbe di giorno in giorno i consistenti ammanchi delle major.

Già nella prima metà di maggio la RIAA aveva ottenuto un’importante vittoria contro Lime Group, la società che controlla LimeWire, grazie alla sentenza emessa da Kimba Wood: il giudice del distretto meridionale di New York aveva riconosciuto infrazioni al copyright da parte di Lime Group e del fondatore di LimeWire, Mark Gorton. Le motivazioni si riconducono alla presunta ottimizzazione del client per consentire anche il download digitale di contenuti protetti dal diritto d’autore.

LimeWire è disponibile in tre soluzioni, una gratuita con funzionalità di base e due a pagamento: stando alla sentenza newyorkese queste ultime conterrebbero tecnologie atte a rendere più semplice e rapido il download illegale di film, musica e software. Secondo gli analisti la decisione della corte sarà fatale per LimeWire. Una consultazione con Kimba Wood era stata programmata per il 1 giugno da Lime Group. Se non si dovesse giungere alla chiusura coatta di LimeWire, la società dovrebbe corrispondere $150,000 per ogni infrazione e andrebbe comunque in fallimento.

Via | CNET News

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I produttori di The Hurt Locker denunciano 5.000 utenti torrent

pubblicato da Rosario

I produttori di The Hurt Locker denunciano 5.000 utenti torrent

Come promesso qualche settimana fa, i produttori del film premio Oscar The Hurt Locker hanno portato avanti la loro intenzione di denunciare 5.000 utenti torrent rei di aver scaricato il film dalla rete, segnalando tali “scaricatori” alla Corte Federale del Distretto di Columbia.

Il primo passo vede la denuncia di 5.000 utenti ancora BitTorrent ignoti, passando così la palla alla Corte: in caso di sua approvazione gli ISP dovranno fornire le informazioni personali delle persone associate agli indirizzi IP. Una volta identificati, presumibilmente ai colpevoli sarà offerta la possibilità di raggiungere un accordo attraverso il pagamento di una cifra “amichevole”, con la minaccia di dover fronteggiare viceversa la causa legale.

Un sistema basato secondo molti sull’intimidazione delle persone, scorretto anche secondo anche molti ISP stessi, sia all’interno degli USA dove si trovano i 5.000 utenti di questo caso, sia tra alcuni provider europei, con le dovute eccezioni.

Via | Torrentfreak.com

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Giampaolo Letta di Medusa Film intravede nuove prospettive contro la pirateria

pubblicato da giovanni de stefano


Cineblog ha dedicato una discussione piuttosto interessante a un’intervista rilasciata a Cinemonitor da Giampaolo Letta. Questo signore non ha idee del tutto strampalate riguardo al tema della pirateria - su cui è largamente incentrata l’intervista in questione. Almeno, per essere figlio di Gianni Letta e Vice-Presidente e Amministratore Delegato di Medusa Film.

Sebbene Giampaolo faccia probabilmente confusione fra i termini “streaming” e “scaricamento”, quello che emerge dall’intervista è un raro caso - rarissimo, se pensiamo all’ambito del nostro Paese - di produttore e distributore di proprietà intellettuale che si senta, per non dire stimolato, quantomeno “costretto” dal mondo della cosiddetta pirateria informatica a cercare nuove strade per il suo business.

“Sono convinto che per contrastare la pirateria non bastino misure legislative coercitive; parallelamente bisogna realizzare un’offerta legale, a pagamento, attraverso gli strumenti tecnologici disponibili in rete”.

Insomma, non per tutti i distributori - sebbene anche piuttosto attivi, come Giampaolo è, nelle famigerate associazioni di categoria - l’unica soluzione è la collaborazione coercitiva fra fornitori di servizi Internet e Governi (come quella proposta dall’ACTA), per reprimere l’esigenza di condivisione che sembra avere la maggior parte degli utenti della Rete.

Continua a leggere: Giampaolo Letta di Medusa Film intravede nuove prospettive contro la pirateria

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Le tre disconnessioni sono realtà in Irlanda

pubblicato da Rosario

Le tre disconnessioni sono realtà in IrlandaEircom, il maggiore provider Internet irlandese, è diventato di fatto il primo ISP europeo a mettere in atto le ormai famose “tre disconnessioni”, portando quindi a compimento quanto riportavamo anche su queste stesse pagine qualche tempo fa.

La causa delle major nei confronti di Eircom ha dunque avuto gli effetti sperati, visto che il provider inizierà immediatamente a staccare la linea a chi ha ricevuto accuse (non condanne) per download di materiale illegale per un totale di tre volte.

Lungi da tutti noi voler difendere pirati e pirateria, ma l’idea che la misura sia più uno spauracchio ottenuto dalle major nei confronti dei naviganti, che un effettivo modo per risolvere il problema non può passare dalla mente.

Via | Boingboing.net

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Il Partito del Pirata offre banda a The Pirate Bay

pubblicato da Rosario

Il Partito del Pirata riporta in vita The Pirate BayNegli ultimi giorni The Pirate Bay è tornato di nuovo un argomento d’attualità, dopo che il provider che fino a poco fa forniva banda alla Baia ha staccato la spina mandando l’intera piattaforma offline, in seguito a un’ordinanza ottenuta dalle major.

Dopo poche ore in realtà il tracker è tornato nuovamente online, grazie a un fornitore se vogliamo unico nel suo genere: il Partito del Pirata, che ha deciso così di dare la propria controffensiva nei confronti del provvedimento. Rick Falkvinge del partito ha commentato in maniera molto poco morbida il tutto:

“Siamo stanchi del gioco al gatto e al topo di Hollywood con The Pirate Bay e abbiamo deciso di offrire banda al sito. È il momento di prendere il toro per le corna e difendere quella che crediamo sia un’attività legittima. The Pirate Bay è un motore di ricerca, e in quanto tale non è responsabile per i risultati”

Via | Torrentfreak.com

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La maggior parte dei pirati comprerebbe i file che scarica, se farlo fosse comodo come il peer-to-peer

pubblicato da giovanni de stefano


Il portale d’informazione australiano news.com.au, insieme con l’Istituto di ricerche di mercato CoreData ha pubblicato gli esiti di un sondaggio svolto su un campione di 7000 persone che hanno ammesso di aver scaricato o visionato in streaming media illegali (nel corso degli ultimi 12 mesi).

Quello che ne è uscito non dovrebbe stupire chi fa lo stesso dalle nostre parti. Probabilmente, sarà più stupito chi scrive il testo di accordi come ACTA o lavora per la RIAA. Ebbene, un’ottima maggioranza del campione ha dichiarato che sarebbe disposto a pagare per lo stesso materiale scaricato illecitamente, se solo fosse a disposizione del pubblico uno strumento in gradi di competere con il peer-to-peer per praticità d’uso e velocità di distribuzione.

Per la precisione, suddividendo per tipo di media: il 63,6% ha dichiarato che pagherebbe per la musica (da 50 centesimi di dollaro australiano a un dollaro, c’è da aggiungere: pochino davvero); il 73,9% pagherebbe per i film (le cifre si alzano: da 2 a 5 dollari, sempre australiani, ovvio) e il 58% per la televisione. La televisione (le serie americane, su tutto) risulta il bene più scaricato e più frequentemente dal popolo della rete australiano: quasi il 90% del campione ha “prelevato” tv nell’ultimo anno.

Questo risultato giunge come un’ulteriore conferma che qualcosa sta cambiando per quanto riguarda la riconsiderazione della cosiddetta “pirateria informatica”, nell’ottica di prendere in esame quelli che non sono più solo “paradossali” vantaggi per l’industria, in termini di pubblicità di una band o di un prodotto seriale, ma concrete opportunità di guadagno.

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Blockbuster cerca di superare la crisi sul web

pubblicato da fedalfmor

I ♥ P2P @ BlockbusterNon è una novità che Blockbuster – la nota catena di videonoleggi in franchising che annovera molte sedi anche in Italia – stia attraversando un periodo di crisi: sicuramente il download illegale via P2P ha la sua quota di responsabilità, ma attribuirgli tutte le colpe sarebbe riduttivo e controproducente. Sembra che i vertici dell’azienda l’abbiano finalmente compreso e stiano correndo ai ripari.

Il mercato dell’home entertainment è in rapido sviluppo grazie alle possibilità di device portatili sempre più all’avanguardia e l’imminente arrivo di iPad in versione WiFi e 3G per l’Europa è destinato a modificare ulteriormente gli equilibri attuali. Coscientemente, Blockbuster ha commissionato a Sonoa la gestione delle API di Everywhere per estendere i propri servizi ovunque.

Blockbuster Everywhere consiste di una serie di API per l’autenticazione e il noleggio dei video attraverso la piattaforma online dell’azienda – che negli Stati Uniti già consente il download e la fruizione dei contenuti su smartphone di HTC, ecc. – per un’esperienza d’intrattenimento “decentrata” che consideri i nuovi device in mobilità. Un’operazione che è stata stimata attorno a $1 milione.

Via | ReadWriteWeb

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Twitter sospende gli account di due siti di indicizzazione Torrent

pubblicato da giovanni de stefano


TorrentFreak ha postato una notizia gravissima sul suo blog. Si tratta della decisione da parte di Twitter di congelare gli account di almeno due siti di indicizzazione di file Torrent, fra i maggiori disponibili online.

Sono YourBitTorrent e TorrentSurf. Uno dei fondatori di YourBitTorrent ha contattato TorrentFreak spiegando di aver chiesto spiegazioni al quartier generale di Twitter, ma senza avere una risposta diretta. L’unica spiegazione “ufficiale” della cosa è nel fatto che gli account in questione si sarebbero resi colpevoli di abusi sulla rete di Twitter, fra cui addirittura alcuni attacchi di phishing, con lo scopo di rubare password e identità. Sempre secondo TorrentFreak, l’attacco è databile a febbraio 2010.

Le opinioni dei blogger e del popolo della rete sono molto distanti da questa vaga spiegazione. Il sospetto, chiaramente, è che i motivi della sospensione (o, meglio, cancellazione degli account Twitter, con la perdita di tutti i follower raccolti nel corso del tempo) sia la pressione delle lobby pro-copyright, che comincia a farsi sentire anche su un network apparentemente “libero” come Twitter.

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"La pornografia infantile è una gran cosa", parola di Johan Schlüter, avvocato pro-copyright

pubblicato da giovanni de stefano


D’accordo, il “titolone” usato su TorrentFreak potrà anche sembrare un po’ esagerato: “La pedopornografia è una gran cosa, dicono le lobby anti-pirateria” (e lo è). Ma la sostanza è quella, e la tesi che la spiega sembra essere diventato uno dei cavalli di battaglia principali della lotta alla lotta alla pirateria.

“Non è un segreto che le lobby pro-copyright stanno sfruttando la pedopornografia per far chiudere i siti di file-sharing. Lo fanno da anni. Il loro scopo finale è quello di imporre la lotta contro la pornografia infantile come una scusa per imporre filtri a internet, su scala mondiale. Con la nuova direttiva presentata nell’Unione Europea la loro strategia sembra dare i primi frutti”.

Il post prosegue con il racconto di un aneddoto agghiacciante. Era il 2007 e a Stoccolma era in corso un convegno dal titolo emblematico: “La Svezia: un porto sicuro per i pirati?”. Nel prendere la parola, Johan Schlüter del Gruppo Danese Anti-Pirateria, comincia così la sua prolusione:

“La pornografia infantile è una gran cosa. Lo è perché i politici capiscono la pornografia infantile [come un problema, ndr]. Giocandoci questa carta, possiamo farli agire, e cominciare a far bloccare i siti di file-sharing”.

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condividi condividi 13 commenti venerdì 30 aprile 2010
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