
Con un post sul sito ufficiale, la VideoLAN Organization ha annunciato che VLC Media Player, il celebre player multimediale open source e cross-platform, ha raggiunto l’importante traguardo del miliardo di download. O meglio, VLC è stato scaricato un miliardo di volte dal febbraio 2005 ad oggi, cioè da quando la VideoLAN Organization ha iniziato a monitorare i download.
Quei dati, però, non tengono conto di quei milioni di copie del software che gli utenti si sono procurati in altri modi, da siti internet diversi da quello ufficiale ai DVD allegati alla riviste, passando per le copie incluse nelle varie distribuzioni Linux. Senza contare che le statistiche partono dal 2005, diversi anni dopo il rilascio della prima versione di VLC. Il traguardo del miliardo di download, insomma, è stato già raggiunto molto tempo fa, ma è impossibile determinare il quando.
Dalle statistiche diffuse emerge un altro particolare, ovvio se si considera la diffusione dei vari sistemi operativi: l’89% dei download di VLC Media Player è relativo alla varie versioni di Windows, il 10% circa si deve ai Mac, mentre la percentuale rimanente, meno dell’1%, include le versioni del player per tutti gli altri sistemi operativi.
Via | VideoLAN

Linus Torvalds, il creatore del kernel Linux, è uno dei due vincitori del Millennium Technology Prize, l’importante premio che la fondazione indipendente Technology Academy of Finland conferisce ogni due anni a chi, attraverso il proprio lavoro di innovazione tecnologia, ha migliorato in maniera diretta la qualità della vita delle persone ed ha incoraggiato lo sviluppo economico sostenibile. Questa la motivazione ufficiale:
Nel riconoscimento della sua creazione di un sistema operativo open source per computer che ha portato all’ampiamente utilizzato kernel Linux. La disponibilità gratuita di Linux nel Web ha rapidamente provocato una reazione a catena che ha portato ad un ulteriore sviluppo e messe a punto corrispondenti a circa 73 mila anni lavorativi. Oggi milioni di computer, smartphone e videoregistratori digitali come il TiVo funzionano con Linux. I risultati ottenuti da Linus Torvalds hanno avuto un enorme impatto nello sviluppo condiviso dei software, nelle reti sociali e nell’apertura del Web, rendendolo accessibile a milioni, se non miliardi, di persone.
L’altro vincitore dell’edizione 2012 del premio - in passato assegnato anche all’inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee - è il ricercatore giapponese Shinya Yamanaka, pioniere nel settore della ricerca sulle cellule staminali. I due ritireranno il premio il prossimo 13 giugno ad Helsinki, in Finlandia, e nel corso della stessa cerimonia verrà anche annunciato chi, tra i due, si porterà un ulteriore premio, il Grand Prize, di ben 1 milione di euro.
Via | Technology Academy

Nel corso della scorsa settimana sono comparse su Google Earth delle immagini piuttosto impressionanti: si tratta di dettagliatissimi scatti aerei catturati con fotocamere portate in aria da palloni e aquiloni.
Come dice Google, “La risoluzione è incredibile, ed è un’attività che proprio tutti potrebbero intraprendere, almeno in teoria”. Chiaramente era necessario trovare un modo per integrare questo genere di ripresa con quelle satellitari usate da Google, in modo che combaciassero con l’ambiente circostante e con i livelli di ingrandimento meno ravvicinati.
Fortunatamente (come spesso accade), qualcuno aveva già fatto il grosso del lavoro per Google. Il Public Laboratory for Open Technology and Science (PLOTS per gli amici) è un’iniziativa comunitaria aperta, decisa a sviluppare tool open source per l’esplorazione e l’investigazione dell’ambiente che circonda ogni persona.

Stando a tutte le voci, Red Hat ha dimostrato per l’ennesima volta il proprio valore e presenterà oggi il proprio rendiconto annuale, che per la prima volta supererà il miliardo di dollari. Dato che il genere di prodotto venduto si basa su contratti annuali, le cifre sono molto prevedibili e c’è una certa sicurezza nel dichiarare anticipatamente il successo.
E’ una “prima volta” globale, dato che nessuna altra azienda basata sull’open source può vantare altrettanto. Meritano ogni centesimo perchè senza le infrastrutture di Dell, Intel e IBM (alcune grandi compagnie che hanno tentato la strada dell’open source) sono riusciti a sviluppare un pacchetto di software e soprattutto servizi che le grandi aziende sono disposte a comprare volentieri. Quando una compagnia compra Red Hat sa che le proprie applicazioni gireranno, e che sono certificate per farlo e non ci saranno problemi di servizio tecnico in merito quando le cose non funzioneranno a dovere.
L’unico concorrente, SUSE, ha un buon successo ma arriva a introiti di 170 milioni di dollari. Red Hat è un’eccezione che conferma la regola: è difficile fare affari nel mondo dell’open source, almeno quanto è difficile per questo genere di licenze e filosofie scalfire il regno del software proprietario. Forse solo Google, dall’alto del suo impero mondiale, può dire di aver tratto un tipo di guadagno comparabile da Linux, trasformandolo in Android - anche se la cosa è tutto meno che scontata.
Via | Wired

Ad un mese esatto dal rilascio della tanto attesa versione 2.0 di VLC Media Player ecco arrivare il primo aggiornamento, un bugfix molto importante che porta con sé anche qualche piccola novità. Oltre a più di 120 bug risolti, infatti, la versione 2.0.1 aggiunge il supporto per i file MxPEG, supporto limitato per i menu dei dischi BluRay e diversi fix al supporto dei file MKV.
Molte novità, inoltre, per quanto riguarda l’interfaccia su Mac OS X: si può disabilitare la visualizzazione a schermo intero compatibile con Lion, nascondere la sidebar, miglioramenti al pannello di sincronizzazione delle tracce, alla funzione crop, alla gestione dell’aspect ration e al menu Open subtitle.
Trovate il changelog ufficiale a questo indirizzo, mentre potete scaricare questa nuova versione - disponibile in tutte le lingue e nelle versioni per PC, Mac, Linux, Android e quant’altro - direttamente dal sito ufficiale del progetto.
Via | The H

Il Linux Professional Institute, un’organizzazione no profit che offre qualificazione professionale indipendente a programmatori e sysadmin per il mondo dell’open source, ha appena presentato un nuovo certificato: Linux Essentials.
Il progetto è mirato in primo luogo ai giovani e agli alunni delle scuole, ma è pensato per essere in futuro anche il primo gradino di una comprensione più trasversale dell’open source nel settore professionale. Secondo il LPI, il corso è “senza precedenti”. Il programma spiega la storia dell’open source, la maniera con cui tali licenze funzionano, la linea di comando, la sicurezza ed i permessi. Tale programma è stato sviluppato in due anni da un nucleo di esperti e la collaborazione di vari enti governativi nazionali, partner accademici, editori, professionisti e privati.
Al termine del corso sarà fornito il classico “Certificate of Achievement”, il cui valore sarà decennale, ma solo dopo aver sostenuto un esame sulle materie trattate. Il corso verrà attivato in Europa, in Medio Oriente ed in Africa da giugno. Il resto del mondo dovrà attendere il 2013. Il costo dell’esame sarà di €50 per coloro che si appoggeranno a strutture accademiche, e di €65 per le strutture private.
Via | H-Online

E’ stata finalmente rilasciata la nuova versione di VLC Media Player, il player multimediale open source e cross-platform tra i più amati dagli utenti. A pochi giorni dalla pubblicazione della release candidate, ecco arrivare la major release, la 2.0, che porta con sé una serie di interessanti ed importanti novità, a partire dal parziale facelift dell’interfaccia utente, passando per un nuovo sistema di rendering e nuovi filtri per la riproduzione audio e video.
Da segnalare, inoltre, il supporto sperimentale alla riproduzione dei Blu-Ray (manca quello ai film con protezioni anticopia), sottotitoli in alta qualità, il porting su Android, iOS, OS/2 e Windows a 64bit, oltre, ovviamente, ad un miglioramento generalizzato delle prestazioni ed più di 600 bug risolti. Potete trovare il lunghissimo e dettagliato changelog ufficiale a questo indirizzo.
Potete scaricare questa nuova versione - disponibile in tutte le lingue e nelle versioni per PC, Mac, Linux, Android e quant’altro - direttamente dal sito ufficiale del progetto.
Via | VLC

webOS, il sistema operativo Linux-based sviluppato da Palm e acquistato da Hewlett-Packard, non arriverà mai a costituire una minaccia concreta per iOS e Android, non ne ha mai avuto la possibilità. A sostenerlo sono alcuni ex dipendenti Palm insieme ad attuali dipendenti HP che nel corso degli ultimi anni si sono occupati di questo sistema operativo basato sul motore WebKit. Ed è proprio questo uno dei problemi principali, come rivela Paul Mercer, ex senior director of software presso Palm:
Palm ci aveva visto lungo nel voler sviluppare di un sistema operativo basato sulla tecnologa web, ma non siamo stati in grado di realizzare un progetto così ambizioso, in parte perché la tecnologia non c’era ancora e sviluppatori ed ingegneri non erano all’altezza. Basare webOS su Webkit è stato un errore: le performance delle applicazioni non erano ancora buone come quelle sui dispositivi Apple.
A questo bisogna aggiungere la rapidità di sviluppo di webOS: appena nove mesi per completare la sua programmazione, con alcune scorciatoie prese da Palm pur di finire il prima possibile. Palm Pre, il primo smartphone con webOS, è stato rilasciato nel giugno 2009 e le recensioni sono state per lo più negative, principalmente perché il sistema operativo era ancora acerbo e poco performante.
Continua a leggere: webOS era destinato al fallimento: parola di ex impiegati HP e Palm

Sono state svelate ieri le sorti di webOS, il sistema operativo Linux-based sviluppato da Palm e acquistato da Hewlett-Packard. Dopo l’addio dell’agosto scorso, HP ha annunciato che renderà webOS un progetto open source, pur continuando a contribuire al suo sviluppo.
La speranza dell’azienda è che grazie il potere di sviluppo della comunità open source possa far espandere webOS e magari convincere altre compagnie ad adottarlo come alternativa a Windows Phone o Android. Meg Whitman, presidente e CEO di HP, ha spiegato che l’azienda, restando parte attiva del progetto, si propone come guida della community open source al fine di assicurare una gestione trasparente ed evitare così la frammentazione.
Ora resta da capire che succederà: riuscirà questa mossa a dare nuova linfa a webOS e a trasformarlo in un temibile competitor di Android o, come sostiene Matthew Panzarino di TheNextWeb, dobbiamo considerarlo una piattaforma già morta?
Continua a leggere: WebOS sopravviverà, HP lo renderà open source

Diaspora, il social network open source che si propone come alternativa al ben più utilizzato Facebook, sta sopravvivendo grazie agli utenti. Dopo una breve interruzione del servizio avvenuta nel mese scorso, in molti hanno deciso di contribuire al progetto con delle donazioni, permettendo così agli sviluppatori di introdurre nuove funzioni e di rendere Diaspora più accattivante per tutti quegli utenti già iscritti ad altri social network.
Rispetto all’ultima volta che ne abbiamo parlato, ora l’utente ha la possibilità, dopo aver richiesto un invito ed aver effettuato la registrazione, di collegare a Diaspora il proprio account Facebook abilitando così il cross-posting che tanto era stato richiesto e che potrebbe costituire un buon incentivo per migrare verso questo progetto open source. Gli utenti, inoltre, sono stati invitati ad utilizzare gli hashtag per classificare i loro post e trovare persone che condividono gli stessi interessi.
Diaspora è ancora in versione alpha, ma i suoi supporters continuano a crescere di giorno in giorno, allettati anche dalla possibilità di iscriversi con uno pseudonimo nel pieno rispetto della privacy, che poi è stato uno dei motivi principali che ha spinto i sei studenti di New York a sviluppare questo social network.
Via | The Register