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  <title>Downloadblog.it</title>
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  <description>Download di software e di programmi gratis per PC</description>
  <pubDate>Wed, 15 Feb 2012 14:32:34 GMT</pubDate>
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  <copyright>2005-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>Social Media Week 2011 Milano: Watchdog, Giampaolo Colletti e le microweb tv d&#039;inchiesta  </title>
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    <pubDate>Thu, 22 Sep 2011 18:03:20 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Gabriele Ferraresi</dc:creator>
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    <category>comunicazione</category><category>interviste</category><category>diritti-digitali</category><category>giampaolo colletti</category><category>luca tremolada</category><category>microweb tv italiane</category><category>telejato</category><category>web tv in italia</category>
    <description>È partita il 19 settembre la Social Media Week 2011 a Milano. Quest&amp;#8217;anno Blogo - insieme a Blogosfere e Populis - è media partner dell&amp;#8217;evento. Che cos&amp;#8217;è la Social Media[...]</description>
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    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F14951%2Fsocial-media-week-2011-milano-watchdog-giampiero-colletti-e-le-microweb-tv-dinchiesta" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Social+Media+Week+2011+Milano%3A+Watchdog%2C+Giampaolo+Colletti+e+le+microweb+tv+d%27inchiesta++&url=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F14951%2Fsocial-media-week-2011-milano-watchdog-giampiero-colletti-e-le-microweb-tv-dinchiesta" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/tremoladacollettisocialmediaweek.jpg" class="post" border="0" width="586" height="430" alt="tremolada colletti social media week" /><br clear="all" /></p>
<p>È partita il 19 settembre <a href="http://www.downloadblog.it/tag/social+media+week+milano">la <strong>Social Media Week 2011</strong></a> a Milano. Quest&#8217;anno <a href="http://www.blogo.it/">Blogo</a> - insieme a <a href="http://blogosfere.it/">Blogosfere</a> e <a href="http://www.populis.com/">Populis</a> - è media partner dell&#8217;evento. Che cos&#8217;è la Social Media Week? Una serie di incontri e di eventi in cui chi &#8220;abita&#8221; e lavora sul web può raccontare quello che fa, proporre le sue esperienze, scambiarle con altri ospiti. Un&#8217;occasione interessante per fare networking e conoscere qualcuno di nuovo. Come tutte le cose belle però, dura poco: domani 23 settembre la SMW si chiude. Date un&#8217;occhiata agli eventi <a href="http://www.e-festival.net/filedownload/Programma_stampa.zip">nel programma in pdf</a>. </p>
<p>Ieri sono andato a sentire e ho fatto quattro chiacchiere con <strong>Giampaolo Colletti</strong>, fondatore <a href="http://www.altratv.tv/">di AltraTv.tv</a>, primo osservatorio sulle micro web tv italiane e sui micromedia iperlocali in rete. Durante il breve incontro presentato da Luca Tremolada del Sole24Ore, Giampiero ha presentato un rapporto con qualche dato interessante sulle micro web tv. Canali di informazione dal basso molto importanti al di fuori dei grandi centri urbani dove un po&#8217; per abitudine siamo abituati a pensare che accada tutto. Altre volte quei piccoli canali di informazione grassroot sono essenziali a livello di quartiere, in quei grandi centri urbani. </p>
<p>In &#8220;quell&#8217;altra Italia&#8221;, che non vive in un grande centro urbano, ma magari a Pordenone, a Molfetta, in un paesino sperduto sulla Sila, la micro web tv può essere una ventata di ossigeno in un panorama informativo asfittico o controllato dai soliti noti incapaci di intercettare i bisogni dei lettori - e dei telespettatori - o abituati a vivere in una comoda posizione di monopolio informativo. Ma quali sono e come funzionano  le web tv iperlocal in Italia? Cosa sono i canali &#8220;watchdog&#8221;, cani da guardia del Potere? Dopo il salto un paio di battute veloci che ho scambiato con Giampiero a fine incontro. </p>


<p><strong>Che cosa sono i canali watchdog?</strong></p>
<p>I watchdog sono i canali di denuncia, i cani da guardia del territorio, in questo caso della rete. Abbiamo intervistato 533 micro web tv, 815 media iper locali e abbiamo chiesto quali inchieste realizzano sul territorio: organizzano inchieste anche pesanti, collegandosi con le strutture del territorio e creando un filo diretto tra cittadini e le istituzioni, la pubblica amministrazione. C&#8217;è un rapporto controverso per quanto riguarda i finanziamenti della pubblica amministrazione. Molti di questi canali watchdog in realtà ricevono denunce a loro volta - per diffamazione, ndr - e sono boicottate dalla pubblica amministrazione. </p>
<p><strong>Puoi farmi qualche esempio dei lavori realizzati da queste web tv?</strong></p>
<p>Le inchieste sono molto legate al territorio, a quello che succede tutti i giorni. Oggi abbiamo parlato di TeleJato, che ha ricevuto finora 330 querele, perché denuncia continuamente gli abusi e l&#8217;inquinamento causato da una distilleria abusiva. <a href="http://www.pnbox.tv/">PNBox</a> invece monitora con un videobox quello che accade a Pordenone, creando un filo diretto tra cittadini e pubblica amministrazione, poi c&#8217;è TeleCitofono, che è un videocitofono a Reggio emilia, permette ai cittadini di citofonare e lasciare un messaggio, a cui il sindaco poi risponde dal suo ufficio. </p>
<p><strong>E il sindaco risponde?</strong></p>
<p>Il sindaco ha risposto, e qualche piccola miglioria c&#8217;è stata. Abbiamo raccontato anche l&#8217;episodio di Senigallia, di Disco Volante, micro web tv legata a un&#8217;associazione con portatori di handicap che denuncia le barriere architettoniche. </p>
<p><strong>Prima spiegavi che a volte c&#8217;è dell&#8217;ostruzionismo da parte delle pubbliche amministrazioni: c&#8217;è qualche situazione particolarmente critica?</strong></p>
<p>MolfettaTv, ha avuto la proibizione di filmare i consigli comunali del paese.</p>
<p><strong>Non è illegale vietare qualcosa del genere?</strong></p>
<p>Infatti, adesso si sta appellando. Anche altre web tv hanno avuto la stessa proibizione - <a href="http://www.youtube.com/user/NoverascoTV">come NoverascoTv</a>, ndr - si cerca di far tacere questi canali liberi in rete, gestiti da videomaker per passione, che non hanno un modello di business. </p>
<p><strong>Prima avete citato modelli come ProPublica, modelli che oltreoceano grazie a una massa critica hanno funzionato e riescono a sostentarsi tranquillamente, in Italia qualcuno non dico è riuscito a guadagnarci, ma almeno ad andare in pareggio?</strong></p>
<p>Le migliori web tv strutturate, quelle più sostenibili, sono quelle verticali, quindi le comunità in rete. Le micro web tv geolocalizzate hanno maggiori difficoltà, devono attingere a piccole medie imprese sul territorio o alla pubblica amministrazione. E l&#8217;Italia non è ancora illuminata su questo aspetto&#8230; </p>
<p><strong>Quanto credi ci vorrà?</strong></p>
<p>Ancora molto tempo. Oggi ancora cinque milioni di italiani sono fuori dalla banda larga, già questa è una difficoltà oggettiva per questi canali.    </p>
<p>Ora, un paio di considerazioni mie. C&#8217;è un&#8217;ombra che grava sul Paese, ed è l&#8217;arretratezza infrastrutturale dell&#8217;Italia - banda larga, penetrazione internet - che rallenta e rende complicato tutto il resto. Lo complica anche e soprattutto a livello di modelli di business, perché sarà bellissima la micro web tv iperlocal che passa un mese a lavorare su un&#8217;inchiesta che nessuno ha voluto fare. Ma come si sostenta chi la realizza quella inchiesta? In breve: chi paga? Perché qualcuno paghi serve pubblicità - difficile da vendere con un prodotto come un&#8217;inchiesta - oppure donazioni, finanziatori. </p>
<p>C&#8217;era un nome che aleggiava: ProPublica. Ma fare confronti tra un progetto che è partito mettendo sul piatto 10 milioni di dollari, 28 giornalisti d&#8217;inchiesta al lavoro a tempo pieno, coordinati da Paul Steiger, ex managing editor del Wall Street Journal, e che ha vinto un Pulitzer, può solo essere doloroso. Quando mai potremo immaginare una cosa del genere in Italia? Né oggi, né domani. Sono mondi diversi, universi lontanissimi, ma l&#8217;America è sempre un altro mondo. Anche per le inchieste finanziate &#8220;dal basso&#8221;. </p>
<p>Fate conto: siete la web tv di un piccolo paesino dove c&#8217;è una grande raffineria. I cittadini finanziano la vostra inchiesta con delle donazioni, voi indagate per il tempo necessario a recuperare le prove dei danni alla salute causati dalla raffineria, poi si apre un processo&#8230; e così via. Bellissimo: sì, e altrove è stato già fatto da tempo. Ma in Italia? In Italia è ancora complicato mettere in piedi lavori del genere. Ma un domani, chissà.  </p>
<p>Va detto che anche nelle redazioni cartacee dei quotidiani o dei periodici, i problemi sono assolutamente identici. E sono di due tipi: in minima parte politici (non toccare il filo X, non parlare male di Z, ecc) ma nella maggior parte dei casi sono problemi economici. Dedicarsi al giornalismo investigativo costa tempo e risorse, risorse che molto raramente possono essere distaccate dall&#8217;interno della redazione, dove già normalmente si è oberati di lavoro impossibile da delegare, visti i tagli di organico e i pensionamenti avvenuti più o meno ovunque negli ultimi anni.  </p>
<p>Motivo per cui si evita - o si compra all&#8217;esterno - quel genere di informazione, di giornalismo d&#8217;inchiesta. Se capita, se proprio si vuole esagerare, lo si compra all&#8217;esterno (sto generalizzando ovviamente). Giusto? Sbagliato? Il mercato funziona così: e se uno su mille ce la fa, l&#8217;esempio classico sui quotidiani può essere Il Fatto, gli altri noventonovantanove annaspano. Tra questi novencentonovantanove, ci sono naturalmente le microweb tv italiane. Fondamentali, ma con un modello di business ancora poco chiaro.</p>
<p>Concludendo: qui se volete qui <a href="http://www.giampaolocolletti.nova100.ilsole24ore.com/">il blog di Giampaolo Colletti</a>, qui il sito <a href="http://www.altratv.tv/">di AltraTv.tv</a>, e qui il report presentato ieri <a href="http://www.altratv.tv/category/3-file-allegati?download=112:watchdog-2011">in pdf</a>.   </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/14951/social-media-week-2011-milano-watchdog-giampiero-colletti-e-le-microweb-tv-dinchiesta">Social Media Week 2011 Milano: Watchdog, Giampaolo Colletti e le microweb tv d'inchiesta  </a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 19:03 di giovedì 22 settembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Con Memoro - la Banca della Memoria viaggi nel tempo e fai del bene</title>
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    <pubDate>Fri, 29 Jul 2011 15:30:56 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Marco Giacomello</dc:creator>
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    <category>web-20</category><category>interviste</category><category>banca della memoria</category><category>in evidenza</category><category>memoro</category><category>twitter</category><category>viaggianeltempo</category>
    <description>Memoro - la Banca della Memoria nasce in Italia nel 2008 grazie a quattro giovani torinesi. Si tratta di un progetto &amp;#8220;no-profit&amp;#8221; che ha lo scopo di raccogliere le esperienze di vita[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/memoro_01.gif" class="post" border="0" align="left" width="280" height="233" alt="memoro viaggia nel tempo" /><a href="http://www.memoro.org/it/index.php">Memoro - la Banca della Memoria</a> nasce in Italia nel 2008 grazie a quattro giovani torinesi. Si tratta di un progetto &#8220;no-profit&#8221; che ha lo scopo di raccogliere le esperienze di vita delle persone nate prima del 1950 sotto forma di &#8220;video-racconti&#8221; di 5/10 minuti. Chiunque può diventare ‘cercatore di memoria’ dedicando solo qualche ora a questo progetto (vi bastano una videocamera e una persona da intervistare); ad oggi il sito è presente in dieci paesi (Spagna, Germania, Francia, Stati Uniti, Inghilterra, Venezuela, Argentina, Portorico, Camerun e Giappone). Queste storie vengono poi rese disponibili attraverso la loro piattaforma che attualmente contiene circa 5000 video, visualizzati oltre 1,5 milioni di volte - insomma una sorta di <a href="http://www.downloadblog.it/tag/youtube">youtube </a>della memoria.  Tanti sono i percorsi tematici, i luoghi, i testimoni ed i racconti che Memoro ha raccolto in questi anni - e il <a href="http://www.memoro.org/it/index.php">loro sito merita davvero una visita</a>.</p>
<p>A partire dal 1 agosto <a href="http://www.memoro.org/it/index.php">Memoro – la Banca della Memoria</a> lancia una nuova campagna chiamata <strong>#ViaggiaNelTempo</strong>. L’idea, raccontata in anteprima a <a href="http://www.downloadblog.it/">Downloadblog</a>, è quella di  trascorrere del tempo con una persona anziana e con l’occasione farsi raccontare qualcosa del suo passato, in particolare la sua prima vacanza. Ascoltare vecchie storie ci può far ricordare quanto è semplice divertirsi, ci può far immaginare luoghi, nomi, giochi e situazioni che non esistono più, insomma ci può lanciare in un viaggio nel tempo…in compagnia di chi ha vissuto davvero quell’epoca.</p>
<p>L&#8217;intenzione è quella di costruire un grande archivio audio/video/foto dedicato alle vacanze di un tempo, attraverso le parole e i racconti di coloro che hanno vissuto realmente quel periodo. Tutto il materiale che verrà caricato sul sito <a href="http://www.memoro.org/it/index.php">www.memoro.org</a> dal 1 al 31 agosto 2011, verrà infatti pubblicato in una sezione apposita dal titolo ‘<strong>Estate 2011: Viaggia nel Tempo</strong>’, raggiungibile a questo <a href="http://www.memoro.org/it/viaggianeltempo/#">indirizzo</a>. </p>


<p>
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<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wTXXMLEaExs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0"></param>
<param name="allowFullScreen" value="true"></param>
<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/wTXXMLEaExs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="586" height="464" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Qualche ora diversa dal solito che permette di compiere una bella azione verso le persone anziane (che soprattutto in agosto soffrono di solitudine) e al contempo di partecipare a questa grande raccolta di memoria digitale, perché la memoria è un bene universale. Oltre a raccogliere le memorie di una persona anziana, verrà lanciato su <a href="http://www.downloadblog.it/tag/twitter">twitter </a>l’hashtag <strong><a href="http://twitter.com/#!/search/%23viaggianeltempo">#viaggianeltempo</a></strong>, permettendo così a chiunque di raccontare il suo primo ricordo delle vacanze in 140 Caratteri. Chi vuole aiutare a diffondere la campagna Viaggia nel Tempo può inserire i banner disponibili <a href="http://www.memoro.org/it/viaggianeltempo/#">qui</a> nel proprio sito/blog/social network.</p>
<p>E allora partiamo: lasciamo da parte <a href="http://www.downloadblog.it/tag/ipad">iPad</a>, mete esotiche e <a href="http://www.downloadblog.it/tag/facebook">Facebook</a>…è il tempo dei viaggi in cinque in una 600, dei telefoni a gettoni, delle biglie e dei Juke-Box…e ricordate che in testa alla hit-parade ci sono il ballo della mattonella, lo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mxPgplMujzQ">swing </a>e oltreoceano nascono i miti di Elvis e Frank Sinatra.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/14656/con-memoro-la-banca-della-memoria-viaggi-nel-tempo-e-fai-del-bene">Con Memoro - la Banca della Memoria viaggi nel tempo e fai del bene</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 16:30 di venerdì 29 luglio 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Lift Conference: a Marsiglia con Laurent Haug</title>
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    <pubDate>Sat, 09 Jul 2011 15:41:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Francesco</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>laurent haugue</category><category>lift conference</category><category>lift11</category>
    <description>A Marsiglia per la terza edizione locale della famosa Lift Conference, mi stavo godendo la vista sul porto quando una persona ha attaccato bottone. Per me che sono un timido è sempre una cosa[...]</description>
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    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F14568%2Flift-conference-a-marsiglia-con-laurent-hague" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
      <a href="https://plusone.google.com/_/+1/confirm?hl=it&url=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F14568%2Flift-conference-a-marsiglia-con-laurent-hague" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/plusone.gif" width=32 height=20 alt="+1" /></a>
      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Lift+Conference%3A+a+Marsiglia+con+Laurent+Haug&url=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F14568%2Flift-conference-a-marsiglia-con-laurent-hague" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/2011_lift_marseilleIMGP0288.JPG" class="post" border="0" width="586" height="440" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p><em>A Marsiglia per la terza edizione locale della famosa Lift Conference, mi stavo godendo la vista sul porto quando una persona ha attaccato bottone. Per me che sono un timido è sempre una cosa piacevole. Tanto più se poi la persona si rivela fondatore di tutta la baracca, blogger europeo della prima ora e persona decisamente interessante e disponibile.</em></p>
<p><strong>Presentati in due parole per i nostri lettori.</strong></p>
<p><a href="http://liftconference.com/person/laurent-haug">Laurent Haug</a>, 35 anni, francese, mi interessano i risvolti sociali delle tecnologie. Quindi più che altro, quello che succede quando importi nella società nuovi elementi tecnologici: sia per il business sia anche per l&#8217;aspetto personale - come singolo essere umano, come parte di una famiglia, come studente o professore. Tecnologia e società si influenzano a vicenda: a volte è la tecnologia che cambia la nostra maniera di vivere, a volte succede il contrario ed è l&#8217;utilizzatore a trasformarla, usandola per fare cose diverse da quanto previsto.</p>
<p><strong>Come è nata la conferenza Lift?</strong></p>
<p>Abbiamo iniziato a lavorare su Lift nel 2005, nessuno ci capiva: all&#8217;epoca c&#8217;erano conferenze di sociologia o di tecnologia, non era chiaro il motivo per cui farne una nuova, all&#8217;intersezione dei due ambienti. Il primo anno ci son stati 350 partecipanti, a Ginevra. Da subito abbiamo organizzato tutto col crowdsourcing, chiedendo consigli e contatti sui nostri blog. E tutte queste cose che facevano parte del nostro DNA naturale di blogger, poi abbiamo finito per vederle teorizzate in grande. All&#8217;inizio era molto facile fare una conferenza, non c&#8217;era competizione, solo Reboot in Danimarca era attiva da prima di noi. Abbiamo chiamato un po&#8217; di persone, come Sterling e Doctorow, Scoble: son venuti tutti perchè avevano pochi inviti per venire in Europa. </p>
<p><strong>E poi come siete diventati un brand internazionale?</strong></p>
<p>Nel 2007 abbiamo fatto una prima conferenza in Asia, un nostro speaker coreano si è innamorato del concetto di Lift e ha voluto organizzare una conferenza locale. Là ci siamo resi conto subito di non poter fare la stessa cosa, le persone sono molto diverse: ad esempio nessuno alzerebbe mai la mano per fare una domanda. Abbiamo dovuto adattare il formato, fare una cosa più varia e più breve, parlare più di hi-tech - in Corea la nozione di geek non esiste più, tutti sono geek, è una cosa ormai naturale. </p>


<p><strong>Spiegaci meglio.</strong></p>
<p>La maturità delle tecnologie è diversa, è come respirare, i giochi non sono qualcosa di riservato agli adolescenti, tutti passano la giornata sullo smartphone. Ci sono dibatti enormi online, anzi ha iniziato ad essere anche un problema perchè la gente ci passa troppo tempo. E&#8217; un po&#8217; come da noi ma cinque anni avanti per alcune cose, e cinque indietro per altre: il ruolo della donna in Giappone e Corea non è così sviluppato come da noi, c&#8217;è molta discriminazione - sono contraddizioni interessanti che rendono quei paesi dei laboratori nei quali lavorare per le nostre stesse società europee. Si tratta di problemi che arrivano anche da noi, con qualche anno di ritardo ma in maniera simile (<a href="http://liftlab.com/think/laurent/2011/04/09/cyberbullying-coming-to-a-social-network-near-you/">qui</a> ne ho parlato sul mio blog di recente). Anni fa ad esempio ci sono state ondate di suicidi in Corea, 20-30 persone all&#8217;anno si uccidevano per via di commenti ricevuti online: la cultura non ti permette di perdere la faccia, e una volta infangata la reputazione, le persone si suicidavano. Il Governo ha deciso di legiferare per la tutela del dibattito online e contro il bullismo digitale: una delle misure che hanno preso è stata quella di forzare un sistema di identità tracciabili [ndr - dal primo aprile 2009 tutti i siti con oltre centomila lettori al giorno sono obbligati a registrare i dati dei documenti d&#8217;identità di chi commenta. Leggete <a href="http://www.pcworld.com/article/162989/google_disables_uploads_comments_on_youtube_korea.html">qui su PC World</a> una notizia dell&#8217;epoca, riguardo alla presa di posizione di Google per Youtube. Qualche opinione contraria a questo Cyber Defamation Law di stampo &#8220;cinese&#8221;, la leggete <a href="http://joongangdaily.joins.com/article/view.asp?aid=2895683">qui a fondo pagina</a> o in <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cyber_defamation_law">una pagina stranamente vecchia</a> di Wikipedia.]</p>
<p><strong>Qual&#8217;è il DNA di Lift?</strong></p>
<p>Ci sono tante conferenze per chi già ha avuto successo, Lift vuole essere la conferenza per chi avrà successo in futuro. Ci piace avere speaker non troppo conosciuti, che però hanno le carte per diventare pensatori di riferimento. Per questo cerchiamo un po&#8217; dappertutto nel mondo, è uno dei nostri caratteri specifici. La soluzione classica per chi organizza una conferenza è quella di scegliere speaker nordamericani e maschi. Funziona così anche nei media, nel business. Noi proviamo a rompere la logica consolidata.</p>
<p><strong>Ho visto in programma uno speaker brasiliano da Isobar. A quando Lift Brasile?</strong></p>
<p>Funzioniamo per opportunità concrete: quando arrivano persone straniere interessate al progetto, ne parliamo e proviamo a realizzarlo come è stato per Lione e Marsiglia. C&#8217;è molta logistica, budget e finanza: ci vuole una rete locale forte, non è semplice, ma restiamo aperti.</p>
<p><strong>Progetti in vista?</strong></p>
<p>Una terza città qui in Francia, qualcosa in Europa. I paesi emergenti sono il nostro sogno, un piccolo Lift africano, ci stiamo pensando da un pezzo. Abbiamo una persona brasiliana nello staff, è tanto che stiamo lavorando per provare a far qualcosa anche là.</p>
<p><strong>Di cosa parlerete l&#8217;anno prossimo?</strong></p>
<p>Il tema sarà un po&#8217; generale come al solito. credo che stiamo entrando in una nuova società, lo si dice da tanto ma ora sta iniziando a succedere. Wikileaks è un po&#8217; il simbolo, ma stanno succedendo molte cose riguardo alla trasparenza in politica, alla partecipazione, all&#8217;e-government. Credo che sia tempo di parlare di nuove forme di management, il settore sta cambiando molto e ci sono tanti studi interessanti. Vorremmo parlare di Finanza 2.0 dove ci sono tantissime cose interessanti come valute parallele, banche aperte, nuovi sistemi di pagamento. Vorrei guardare a cosa è cambiato tanto nella società, ad esempio l&#8217;istruzione.</p>
<p><strong>Vuoi dire qualcosa ai nostri lettori italiani?</strong></p>
<p>Sì, so che ci sono buone conferenze, abbiamo sempre tanti partecipanti italiani. Invitatemi da voi! Avete il cibo migliore del mondo&#8230;</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/14568/lift-conference-a-marsiglia-con-laurent-hague">Lift Conference: a Marsiglia con Laurent Haug</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 16:41 di sabato 09 luglio 2011.</p>
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    <title>Gidsy.com, la piazza di scambio per esperienze interessanti</title>
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    <pubDate>Sat, 09 Jul 2011 14:01:52 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Francesco</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>edial dekker</category><category>lift conference marseille</category><category>lift11</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/20081013prhctkyxqc8m5phmi4rnh2n7ti.png" class="post" border="0" align="left" width="272" height="242" alt="" />Edial è un giovane casinista della scena new media di Amsterdam: stufo di studiare, ha lanciato diverse startup negli ultimi anni, ora sta a Berlino. Leggete <a href="http://blog08book.wordpress.com/2008/10/13/it-really-exists-the-terra-incognita-of-the-web/">qui</a> una sua intervista in inglese. Lo ho ascoltato presentare al Lift di Marsiglia il suo ultimo progetto che va online tra un mesetto: <a href="http://www.gidsy.com">Gidsy</a> (una specie di <a href="http://www.downloadblog.it/post/14318/matt-stinchcomb-racconta-la-storia-di-etsycom">Etsy</a> per fare cose divertenti e interessanti).</p>
<p><strong>Edial presentati per i nostri lettori.</strong></p>
<p>Mi chiamo <a href="http://www.edial.nl/">Edial Dekker</a>, ho fondato una startup di nome Gidsy, un marketplace per esperienze autentiche - come per esempio lezioni di cucina, escursioni, ristoranti pop-up. E&#8217; una piazza di scambio dove si pubblicano annunci e poi il pubblico decide come seguirli, votarli, recensirli e ovviamente prenotarli.</p>
<p><strong>Come fate per la tassonomia, la classificazione?</strong></p>
<p>Per prima cosa cerchiamo di offrire una cassetta degli attrezzi adeguata a chi desidera promuovere i propri eventi. Ovviamente non possiamo prevedere tutto quello che verrà proposto su Gidsy, anzi speriamo di andare nella direzione della novità, ossia di veder succedere cose che non ci aspettiamo, esperienze ed eventi cui non avevamo pensato, cose nuove. Ci saranno sicuramente categorie predefinite, ma sarà molto rivolto a quanto succede nel momento stesso in cui sei sul sito, in quel lasso di tempo diciamo così &#8220;imminente&#8221;: ti trovi a Marsiglia, ecco, cosa puoi scegliere per oggi o domani su Gidsy, che sia proposto localmente e subito o sulla base di un calendario? Poi ci sarà una parte dove emergono le esperienze più vitali, quelle che ricevono più interazione da parte degli utenti.</p>


<p><strong>Come avete fatto a trovare le prime cento esperienze, quelle con le quali lanciare la piattaforma?</strong></p>
<p>Non abbiamo lanciato ancora. Ora abbiamo quasi mille registrazione, centocinquanta venditori. La settimana prossima andiamo in beta per gli organizzatori, e potranno creare gli annunci provando effettivamente la piattaforma. Inizieremo da Berlino, dato che siamo basati lì. Poi tra un mesetto apriremo al pubblico e si potranno inserire e prenotare le proposte in tutto il mondo.</p>
<p><strong>Esistono siti simili sul mercato? Penso a tutte quelle specie di agenzie che ti offrono ad esempio il volo in paracadute, o la discesa in kayak, il bungee jumping - le esperienze principalmente di avventura che si possono regalare.</strong></p>
<p>No, non c&#8217;è ancora qualcosa di veramente simile a noi. Tu citi organizzazioni grosse, una cosa in cui noi non crediamo proprio, intermediari di pacchetti standard, sono noiosi, non c&#8217;è esperienza personale, non sono nicchie. Noi puntiamo ad una rete peer to peer, a cose autentiche che vivi con persone locali.</p>
<p><strong>Pensate ad offerte one off, ossia esperienze che non si possono ripetere più di una volta?</strong></p>
<p>Sì sicuro, ad esempio per le feste, vogliamo vedere eventi specifici per le ricorrenze, cose che altrimenti non sarebbero state create, quindi esperienze che nascono per una piattaforma come Gidsy, non standardizzate.</p>
<p><strong>Il vostro business model?</strong></p>
<p>Prendiamo una percentuale sulla transazione: gestiamo prenotazione e pagamento e trasferiamo la somma solamente dopo che l&#8217;esperienza è andata a buon fine.</p>
<p><strong>Avete finanziamenti?</strong></p>
<p>Stiamo chiudendo un round, ad oggi stiamo facendo bootstrapping senza capitale. Siamo in cinque, tre i fondatori. Negli ultimi due anni abbiamo gestito un nostro studio di interactive design a Berlino. Mio fratello è uno dei fondatori, Phillip è il CTO, siamo un team forte.</p>
<p><strong>Qualcos&#8217;altro da dire ai nostri lettori</strong>?</p>
<p>Registratevi su <a href="http://www.gidsy.com">Gidsy</a>, tra poco daremo l&#8217;accesso in anteprima!</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/14567/gidsycom-la-piazza-di-scambio-per-esperienze-interessanti">Gidsy.com, la piazza di scambio per esperienze interessanti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 15:01 di sabato 09 luglio 2011.</p>
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    <title>Stallman: legalizzare il peer to peer!</title>
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    <pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:09:54 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Francesco</dc:creator>
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    </p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/computerhotline/3067101907/"><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/3067935162_3134b4fa66_z.jpg" class="post" border="0" align="left" width="224" height="360" alt="" /></a>Alla villa Reale di Monza, per Focus2011 di Unesco, ho incontrato Richard Stallman per una intervista. Stallman è uno dei padri del movimento hacker, nel senso originario del termine, e poi nei primi anni &#8216;80 è stato il fondatore della Free Software Foundation - da allora è la figura di riferimento per chi sviluppa tecnologia con una coscienza del valore che ha per l&#8217;uomo la difesa della propria libertà personale e informatica. Documentatevi <a href="http://stallman.org/">sulla sua pagina ufficiale</a> o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Stallman">sul profilo pubblico di Wikipedia</a>. Abbiamo diviso l&#8217;intervista in tre parti: <a href="http://www.melablog.it/post/14175/stallman-non-si-chiama-ipad-chiamatelo-ibad">una per Melablog</a> sapendo che si rischia di cadere nel flame e fanboysmo. Una seconda qui su Downloadblog, e una terza centrale <a href="http://www.ossblog.it/post/7798/stallman-android-e-google-apple-ubuntu-e-canonical">qui su Ossblog</a> dove si articola tutto il discorso su Android, sui compilatori, sul software libero contro a quello open source e tutto il resto.</p>
<p><b>Raccontaci qualcosa dei vecchi giorni dell&#8217;hacking allo MIT.</b></p>
<p>Hacking si può fare in qualsiasi medium, è &#8220;clever playfulness&#8221; ossia l&#8217;abilità di giocare con cose complesse. C&#8217;era una tradizione allo MIT, di mettere qualcosa in cima al <a href="http://wikimapia.org/7412/MIT-Great-Dome">Great Dome dello MIT</a>. Ci mettevi qualcosa di molto visibile, di divertente: una replica di una macchina della polizia con dentro un poliziotto, una volta una casa, una volta un capezzolo gigante. Cerca le foto in photos/hacks sul mio sito.</p>
<p><b>Ricordi di quel periodo?</b></p>
<p>Troppo difficile andare a ripescarli. Ricordo sempre con piacere che si lavorava di notte, nel pieno della notte andavamo a cenare a Chinatown, fino alle quattro potevi mangiare. Lì si chiudeva la giornata di lavoro.</p>
<p><b>Cambiamo argomento: il Peer to peer?</b></p>
<p>E&#8217; un&#8217;ottima tecnologia, che ci libera dall&#8217;esigenza di server e quindi dal rischio che cada sotto controllo estraneo. Se intendi peer to peer come scambio di materiale pubblicato con diritto d&#8217;autore: la condivisione è un fatto positivo, dovrebbe essere legale, e le leggi che lo proibiscono sono sostanzialmente immorali e non si dovrebbero osservare. Queste leggi hanno un obiettivo che è sbagliato in sè, è diabolico. Dobbiamo legalizzare la condivisione a scopo non commerciale di copie esatte delle opere, è la libertà minima. Materiale educativo, di ricerca, enciclopedico: questo dovrebbe godere di uno spazio di libertà ancora maggiore, quello delle quattro libertà. Dobbiamo avere questa libertà perché ha un&#8217;utilità tremenda per la società nel suo complesso.</p>


<p><b>Su scala globale, i fenomeni sociali positivi del web sono preponderanti rispetto a quelli negativi tipici del comportamento delle grandi corporation e dei Governi? E&#8217; meglio condividere in un ambiente proprietario come quello di Facebook oppure è meglio non condividere niente?</b></p>
<p>E&#8217; una scelta falsa, artificiale. Cinque anni fa, tutti usavano il web e nessuno era su Facebook, esistono tante altre pratiche di condivisione libera. Ma i navigatori più pigri si limitano, finiscono chiusi in Facebook. Non si tratta di scegliere tra due mali quello minore, FB o niente. Ci sono alternative per vivere socialmente il web in maniera libera.</p>
<p><b>E l&#8217;utonto?</b></p>
<p>Bisogna educarlo a pensare ad alternative differenti di scelta.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/14412/stallman-legalizzare-il-peer-to-peer">Stallman: legalizzare il peer to peer!</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 11:09 di venerdì 10 giugno 2011.</p>
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  <item>
    <title>Matt Stinchcomb racconta la storia di Etsy.com</title>
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    <pubDate>Fri, 20 May 2011 14:37:57 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Francesco</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>next11</category>
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    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F14318%2Fmatt-stinchcomb-racconta-la-storia-di-etsycom" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Matt+Stinchcomb+racconta+la+storia+di+Etsy.com&url=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F14318%2Fmatt-stinchcomb-racconta-la-storia-di-etsycom" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/gareandkitty/2067019534/"><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/2067019534_ceeeda73e8_b.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /></a><br clear="all" /></p>
<p>Online dal 18 giugno 2005, oggi <a href="http://www.etsy.com">Etsy</a> è una realtà enorme: se non conoscete Etsy, è una via di mezzo tra Amazon e eBay incentrata su prodotti artigianali: le regole del sito vietano di mettere in vendita prodotti che non siano stati creati a mano dal venditore stesso. Il mese scorso erano in copertina su INC (<a href="http://www.inc.com/magazine/20110401/can-rob-kalin-scale-etsy.html">qui il pezzo</a>, che vi consiglio come lettura complementare). A Berlino per #Next11 abbiamo intervistato Matt, responsabile delle operazioni globali del sito.</p>
<p><strong>Sei stato uno dei fondatori?</strong></p>
<p>No, solo uno dei primissimi collaboratori, al college ero in dormitorio insieme ad uno dei fondatori, ero lì quando ha lanciato l&#8217;idea. Rob Kalin.</p>
<p><strong>Di solito il primo collaboratore è un programmatore&#8230;</strong></p>
<p>I tre fondatori erano già loro programmatori. Poi sono arrivato io, a fare un po&#8217; tutto quello che serviva, ho iniziato io il marketing e cose di questo genere. </p>
<p><strong>Che ricordi hai dei primissimi giorni di Etsy?</strong></p>
<p>Ehm&#8230; ce ne sono tanti. Ricordo con piacere la quantità di cose diverse che si facevano: i server stessi son stati costruiti con le nostre mani, i cavi, non avevamo soldi. Quando sei parte di un progetto non pensi alla possibilità di insuccesso, ma poi dopo quando ti guardi indietro, ti dici: &#8220;Cavolo, ha funzionato per davvero?&#8221; Resta sempre tanto amore per quei giorni.</p>
<p><strong>Quali son stati i punti di svolta del progetto?</strong></p>
<p>Son stati tanti. Ad esempio quando abbiamo lanciato la Versione 2, novembre 2006: abbiamo tirato giù il sito per tre giorni proprio prima del Natale, quando tutti sono online a fare shopping. I clienti son tornati tutti dopo il downtime, una cosa fantastica. Mi ricordo quando abbiamo toccato il milione di dollari di vendite, calcola che nei primi sei mesi di vita avevamo messo insieme centosessanta dollari in tutto. Poi il secondo anno abbiamo fatto sette milioni, e poi 27 e ora 600 con l&#8217;anno in corso.</p>


<p><strong>Avete fatto festa, champagne?</strong></p>
<p>No, la prima festa l&#8217;abbiamo fatta quando abbiamo venduto l&#8217;oggetto numero centomila, è stato bellissimo. Ci son stati tanti momenti così, mi ricordo ad esempio il primo ufficio, l&#8217;emozione di entrarci per la prima volta.</p>
<p><strong>Per quanto siete rimasti in garage e in cameretta?</strong></p>
<p>Mah, per i primi due anni circa. Chris Maguire e Haim Schoppik, due dei fondatori, lavoravano alla programmazione da Jersey City, erano nel loro mondo, non ci interagivo molto. Jared era in New Mexico, per un pezzo non lo abbiamo nemmeno incontrato fisicamente. Rob ed io eravamo a Brooklyn. Rob girava in auto per il paese, era in giro che canalizzava Bob Dylan, roba del genere, in Minnesota, si voleva stabilire lì. Poi ho trovato un ufficio downtown a Brooklyn, io volevo prendere uno spazio solamente, ma Rob mi dice di prendere tutto il piano per intero. E i soldi? Eravamo solo in sei. Ma lui guardava avanti, aveva la vision, voleva diventare grosso. Così abbiamo preso tutto, avevamo un dial up, nemmeno la banda larga. Facevo di tutto. Ero lì da solo! Ogni giorno mi spostavo in un punto diverso dell&#8217;ufficio.</p>
<p><strong>Qual è la musica di Etsy? La sensazione che ho è quella di gente che guarda le stelle, atmosfere cosmiche.</strong></p>
<p>Ah, bella domanda. Rob e io probabilmente Bob Dylan e Neil Young, e io&#8230; è strano, io suonavo la chitarra e uno dei motivi per cui Rob voleva che lavorassi con loro era per imparare da me a suonare. Ascoltavamo anche ska, anni &#8216;80.</p>
<p><strong>Si parla tanto dello internet of things: se pensi ad Etsy tra dieci anni, cosa vedi?</strong></p>
<p>Sì son cose che iniziano ad emergere. Penso ad Etsy in maniera molto diversa dagli inizi, l&#8217;artigianato fatto a mano non è un sistema di produzione, è uno stile di vita. hai un tipo di scambio particolare con il compratore. Anche la musica si può fare a mano, il codice informatico, Etsy è qualcosa di fatto da persone in carne e ossa, l&#8217;idea è quella dell&#8217;elemento umano. È interessante, la community degli hacker hi tech è stata vicina a Etsy: pensa che Philip Torrone di Make Zine lavorava da noi in ufficio, gli avevamo dato uno spazio. Ma non penso che Etsy cambierà così tanto anima, chip e sensori arriveranno ma non diventeranno l&#8217;entità predominante.</p>
<p><strong>Qual è il piano strategico del CEO?</strong></p>
<p>Rob è tornato a fare l&#8217;amministratore delegato.</p>
<p><strong>Editoria? Potreste tranquillamente iniziare a vendere prodotti dell&#8217;ingegno, ad esempio scritti o film, sviluppare una parte virtuale di Etsy.</strong></p>
<p>No, non ci stiamo pensando, la vision attualmente è di concentrarci sugli elementi sociali, iniziare a creare qualcosa che permetta di scoprire nuovi artigiani e nuovi prodotti. Non algoritmi, ma dati sociali. Etsy ha l&#8217;idea di connettere le persone con uno scambio, che può essere di natura commerciale, ma anche molte altre cose. Può essere una conversazione. Il futuro di Etsy è di far incontrare la gente: uno scambio che può essere un baratto, un pagamento in moneta virtuale, un investimento a livello locale.</p>
<p><strong>E la community che ne dice?</strong></p>
<p>Penso che Etsy diventerà più che una sola community: i valori resteranno gli stessi ma con una serie di community differenti. Immagino anche strumenti di Etsy che permettano di aprire a ciascuno il proprio mercatino online.</p>
<p><strong>Qualcosa come Reddit, con i Subreddit?</strong></p>
<p>Sì qualcosa del genere. Se lo realizzi bene, ad esempio la comunità delle mamme non interferirà con quella degli hacker, ciascuno avrà un suo spazio.</p>
<p><strong>Ultima domanda: una cosa che ti ha sbalordito della vostra community?</strong></p>
<p>Le community sono magiche, una cosa da pazzi. Ogni singolo capello bianco che ho in testa arriva dalla community di Etsy. Avere un rapporto con una community è molto stressante, per chi la deve gestire. Le barriere naturali dell&#8217;interazione umana, quando passano online si dissolvono con grande facilità. Ma allo stesso tempo, mi affascina. Etsy crea un sacco di opportunità, di fare amicizie o affari. E&#8217; una grande fonte di ispirazione, parlo tantissimo con i venditori su Etsy.</p>
<p><strong>Ultimissima domanda. Raccontaci qualcosa degli spazi fisici che gestite per la community.</strong></p>
<p>Ne abbiamo uno a Brooklyn e uno qui a Berlino, ma viaggiamo molto, abbiamo un furgone e siamo stati a Monaco, Amburgo e Amsterdam, Parigi e Londra. E&#8217; come un&#8217;università, teniamo corsi di imprenditorialità e corsi di artigianato. </p>
<p><strong>Fate anche mercato fisico?</strong></p>
<p>No, solo lezioni.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/14318/matt-stinchcomb-racconta-la-storia-di-etsycom">Matt Stinchcomb racconta la storia di Etsy.com</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 15:37 di venerdì 20 maggio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Eleonora Bianchini racconta MediEncounter e l&#039;attivismo web Mediterraneo</title>
    <link>http://www.downloadblog.it/post/14205/eleonora-bianchini-racconta-mediencounter-e-lattivismo-web-mediterraneo</link>
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    <pubDate>Mon, 02 May 2011 17:56:33 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Gabriele Ferraresi</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>facebook</category><category>twitter</category><category>basel ramsis</category><category>eleonora bianchini</category><category>fatma riahi</category><category>mediencounter 2011</category><category>mediencounter alicante</category><category>zineb al-ghazoui</category>
    <description>Il 29 e il 30 aprile si è svolto ad Alicante MediEncounter, primo incontro dei blogger e attivisti del Mediterraneo. Un meeting che arrivava dopo mesi intensi in molti Paesi affacciati sul Mare Nostrum,[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/mediencountetbianchin.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="225" alt="mediencountet bianchini" />Il 29 e il 30 aprile <a href="http://mediencounter.casa-mediterraneo.es/">si è svolto</a> ad Alicante <strong>MediEncounter</strong>, primo incontro dei blogger e attivisti del Mediterraneo. Un meeting che arrivava dopo mesi intensi in molti Paesi affacciati sul Mare Nostrum, pensate semplicemente alle rivoluzioni in Tunisia, in Egitto e in Libia. Caratteristica comune: in tutte queste agitazioni ci sono di mezzo social media come Facebook o Twitter.   </p>
<p>Sia per organizzarsi e scendere in strada localmente, sia per far circolare informazioni tra attivisti, sia per raccontarle queste rivoluzioni a chi si trova dall&#8217;altra parte del Mediterraneo in una redazione. Ne ho parlato con Eleonora Bianchini <a href="http://internetepolitica.blogosfere.it/">di Internet e Politica</a>, unica italiana presente a MediEncounter - su IeP ha scritto un paio di post <a href="http://internetepolitica.blogosfere.it/2011/04/mediencounter-il-primo-incontro-dei-blogger-attivisti-del-mediterraneo-blogosfere-ce.html">qui</a> e <a href="http://internetepolitica.blogosfere.it/2011/04/mediencounter-la-rivoluzione-20-facebook-non-e-la-rivoluzione-ma-il-rifugio-per-linformazione-che-no.html">qui</a> - l&#8217;intervista prosegue dopo il salto.  </p>
<p><strong>Sei appena tornata da MediEncounter, un incontro di blogger e attivisti del Mediterraneo. Chi erano i più importanti ospiti del forum?</strong></p>
<blockquote><p>I blogger di MediEncounter sono blogger attivisti del Mediterraneo: ero l&#8217;unica blogger dell&#8217;Unione europea che ha partecipato. I protagonisti sono stati i cyberattivisti dei paesi del Nordafrica e del Medio Oriente, la maggior parte dei quali erano stati arrestati, torturati, processati dai regimi.
</p></blockquote>


<blockquote><p>I blogger intorno ai quali si è concentrata l&#8217;attenzione dei media sono stati il vignettista Z (Tunisia), Fatma Riahi (Tunisia), Zineb Al-Ghazoui (Marocco) e Basel Ramsis (Egitto). Z è un disegnatore anonimo tunisino che in occasione delle presidenziali del 2009 ha osato criticare il regime (qui <a href="http://debatunisie.canalblog.com/">il suo blog</a>). Abbiamo visto il suo volto nel corso di MediEncounter, ma sui giornali e nelle dirette streaming è stato oscurato. È ancora nella lista nera del regime e ora vive per la maggior parte del tempo in Germania. La popolarità di Fatma Riahi è strettamente relazionata a Z: è stata lei infatti, conosciuta online col nome di Arabicca, a essere arrestata e detenuta per sei giorni dalla polizia tunisina. Oggi prosegue la sua battaglia online e a teatro, dove mette in scena opere di lotta per i diritti civili e lo sviluppo della democrazia nel suo paese. Per lei &#8220;scrivere è un atto rivoluzionario&#8221;, <a href="http://fatmaarabicca.blogspot.com/">il suo blog è questo</a>. Poi, Zineb Al-Ghazoui: un&#8217;attivista e giornalista marocchina, tra i membri del 20 febbraio, movimento rivoluzionario nato in Marocco. Lotta per i diritti delle donne ed è fondatrice di Malì, il Movimento Alternativo per le libertà individuali. È stata arrestata per avere mangiato un panino durante il Ramadan e avere così violato la legge che prevede sei mesi di detenzione per chi mangia in pubblico durante il digiuno religioso. Ancora: Basel Ramsis, uno dei ragazzi che si trovavano a Piazza Tahrir, un cineasta egiziano che ora vive in Spagna dopo avere subito varie detenzioni e arresti da parte del regime di Mubarak. Scrive di politica ed è attivo su Facebook e i social media sul tema della mobilitazione politica. </p></blockquote>
<p><strong>Su Internet e Politica hai scritto &#8220;posso dire con cognizione di causa che gli arabi sono agguerritissimi&#8221;: puoi spiegarci meglio?</strong></p>
<blockquote><p>Sì: unire i blogger del Mediterraneo non è cosa semplice, si tratta di trovare le parole corrette in ogni lingua, di interpretare i codici culturali di ogni paese. E chi esce da una rivoluzione o la sta ancora vivendo è particolarmente sensibile alle sfumature di ogni parola. Se io in quanto italiana parlo ad esempio di &#8220;aiuto&#8221; ai blogger arabi, ho utilizzato il termine sbagliato. &#8220;Aiutare&#8221; presuppone superiorità, &#8220;collaborazione&#8221; è quello che vogliono sentire. E tra Europa e paesi arabi le differenze sono profondissime. Noi siamo cresciuti e viviamo in una democrazia, non abbiamo mai conosciuto la censura e la violenza, la detenzione per avere espresso le nostre opinioni. Nei paesi arabi coinvolti nelle rivoluzioni non è così. I diritti vengono rivendicati con determinazione ed esiste il timore reale che i paesi occidentali vogliano intromettersi negli affari interni dei paesi e minare la costruzione delle singole democrazie. Blogger e attivisti chiedono a gran voce il sostegno dei popoli europei, ma non dei loro governi. Questo, alla luce delle violenze subite e del lungo cammino che li aspetta ha scatenato confronti accesi durante i due giorni di dibattito. In molti si augurano che il processo democratico venga avviato, ma allo stesso tempo non ne sono certi e non desiderano un leader a capo dei movimenti rivoluzionari. Nemmeno loro sanno cosa li aspetta. Come ha detto John Barlow, intervenuto come ospite a MediEncounter, &#8220;la rivoluzione richiede molto tempo&#8221;.</p></blockquote>
<p><strong>Sembra che le rivoluzioni in nord Africa siano cresciute solo sulle spalle dei social network: a me pare una semplificazione eccessiva. Tu che impressione hai ricavato a riguardo durante MediEncounter? Cosa ha raccontato chi ha vissuto da protagonista le rivolte? </strong></p>
<blockquote><p>I ragazzi presenti a MediEncounter erano tutti attivisti. Eppure, per quanto Facebook e Twitter abbiano aiutato nei giorni precedenti alle mobilitazioni, la penetrazione della Rete non è stata il mezzo che ha permesso la rivoluzione. Loro stessi hanno ammesso che questa non è stata la rivoluzione dei social media, ma dei loro popoli. </p></blockquote>
<p><strong><br />
Facebook e Twitter sono più utili a chi deve partecipare a una rivoluzione o a chi deve raccontarla, magari anche a migliaia di km di distanza su una sedia in redazione? </strong></p>
<blockquote><p>È proprio questo il punto, è molto più utile per diffondere le informazioni all&#8217;esterno, per comunicarle agli altri paesi o a chi rimane a chilometri di distanza e non può testimoniare con i propri occhi quanto sta accadendo. La mia percezione è che i social media, nel corso di queste rivoluzioni, siano state una vetrina per quei paesi, un mezzo potente che consentiva di liberare il flusso delle informazioni a chi era esterno a quella situazione. </p></blockquote>
<p><strong>Quanto i social media possono ritorcersi contro chi li usa per ribaltare un regime in una situazione simile a quella tunisina, libica, o egiziana? Penso ai falsi account Twitter in Siria, per esempio</strong></p>
<blockquote><p>Come spiegavo prima, tanti blogger hanno subito arresti e minacce per quanto pubblicavano. E la libertà in tanti casi nascondeva un trabocchetto, come raccontava Fatma Riahi: in Tunisia, in seguito all&#8217;attacco di alcuni hacker alle pagine web del governo, Ben Ali ha deciso di riaprire la rete. Liberi tutti? No, soltanto una la foglia di fico. L&#8217;annuncio della riapertura di blog e social media infatti è stata solo il pretesto per stanare gli attivisti e dare la caccia con più precisione agli oppositori del regime.</p></blockquote>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/14205/eleonora-bianchini-racconta-mediencounter-e-lattivismo-web-mediterraneo">Eleonora Bianchini racconta MediEncounter e l'attivismo web Mediterraneo</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 18:56 di lunedì 02 maggio 2011.</p>
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    <title>Michelle Obama inibisce l&#039;uso di Facebook alle figlie del Presidente</title>
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    <pubDate>Fri, 11 Feb 2011 08:00:31 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Federico Moretti</dc:creator>
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    <description>La First Lady Of The United States (o, FLOTUS) paragona la pericolosità di Facebook al tabagismo e impedisce alle due bambine del Presidente di utilizzarlo. Michelle Obama ha rilasciato[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/michelleobamatodayshow.png" class="post" border="0" width="586" height="330" alt="Michelle Obama Today Show" /><br clear="all" /></p>
<p>La First Lady Of The United States (o, FLOTUS) paragona la pericolosità di Facebook al tabagismo e impedisce alle due bambine del Presidente di utilizzarlo. Michelle Obama ha rilasciato un&#8217;intervista a Matt Lauer, giornalista della NBC, nel corso del <a href="http://today.msnbc.msn.com/">Today Show</a> trasmesso su internet da MSN. Le figlie Malia e Sasha hanno 12 e 9 anni.</p>
<p>Il problema della moglie di Barack Obama con Facebook non consisterebbe nel rispetto del protocollo della White House. Facebook è una serra trasparente poco idonea all&#8217;accesso di bambini dell&#8217;età delle figlie: è «qualcosa di cui non hanno bisogno» per la propria crescita. Una posizione ammissibile data la giovane età delle bambine.</p>
<p>Manlia e Sasha sono controllate dai servizi segreti. La scrupolosità di Michelle Obama nei confronti dell&#8217;educazione delle figlie non riguarda soltanto il social network. Nella stessa intervista, la First Lady ha sottolineato il proprio impegno nella lotta all&#8217;obesità, incalzata da Lauer sull&#8217;«ossessione contro le patatine fritte».</p>
<p>Via | <a href="http://news.cnet.com/8301-17852_3-20031184-71.html">CNet News</a></p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/13772/michelle-obama-inibisce-luso-di-facebook-alle-figlie-del-presidente">Michelle Obama inibisce l'uso di Facebook alle figlie del Presidente</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 09:00 di venerdì 11 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Internet in Costituzione serve davvero? Ecco l&#039;opinione di 5 giuristi</title>
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    <pubDate>Thu, 30 Dec 2010 16:09:48 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Marco Giacomello</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>diritti-digitali</category><category>art. 21-bis</category><category>igf 2010 roma</category><category>in evidenza</category><category>internet in costituzione</category><category>proposta rodotà</category>
    <description>E’ passato un mese da quando durante l’I.G.F. di Roma (Internet Governance Forum) il Prof. Rodotà ha lanciato la ‘proposta’ di aggiungere alla nostra Costituzione l’art. 21-bis, con il fine di[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/internetcostituzione.jpg" class="post" border="0" align="left" width="310" height="360" alt="ART. 21-BIS" />E’ passato un mese da quando durante l’<a href="http://www.igf-italia.it/home">I.G.F. di Roma (Internet Governance Forum)</a> il Prof. Rodotà ha lanciato la ‘proposta’ di aggiungere alla nostra Costituzione l’art. 21-bis, con il fine di far assurgere internet a principio costituzionale. Vista l’autorevolezza del Prof. Rodotà e la centralità che il mezzo <a href="http://www.downloadblog.it/tag/internet">internet</a> ha ottenuto nella società moderna, si sono levate diverse e distinte reazioni nel mondo giuridico e non. </p>
<p>Partiamo dal possibile testo di questo articolo: &#8220;<em>Tutti hanno diritto di accedere alla rete internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale</em>&#8220;. Il punto centrale della proposta dell&#8217;ex Garante della <a href="http://www.downloadblog.it/tag/privacy">privacy</a> è quindi il problema del c.d. <a href="http://www.downloadblog.it/tag/digital%20divide">digital divide</a>, il cui superamento dovrebbe essere posto totalmente a carico dello Stato. Questo significa essenzialmente due cose:</p>
<p>1) lo Stato sarebbe obbligato ad intervenire per eliminare le eventuali carenze strutturali che impediscano un paritario accesso alla rete nel caso in cui gli operatori della rete (che ricordiamo sono delle aziende, non degli enti caritatevoli e di conseguenza mirano al profitto) non ritengano conveniente investire;</p>


<p>
2) lo Stato in conseguenza di quest&#8217;obbligo dovrebbe decidere a priori entro quali limiti circoscrivere questo servizio.</p>
<p>Quello che è doveroso ricordare è che ci sono già due articoli della nostra Costituzione che garantiscono, seppur in modo non direttissimo, il libero accesso ad internet dei cittadini italiani. Andiamo quindi ad analizzarli brevemente: l&#8217;art. 3 dice che &#8220;<em>la Repubblica italiana deve RIMUOVERE TUTTI GLI OSTACOLI di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese</em>&#8220;. E&#8217; ora chiaro a tutti che nella nostra società se non puoi utilizzare (per i più disparati usi) la rete internet sei enormemente sfavorito rispetto a chi può fruirne, sia a livello di relazioni personali che lavorative.</p>
<p>Il secondo articolo da analizzare è l&#8217;art. 21, il quale sancisce che: &#8220;<em>tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE</em>&#8220;.  E&#8217; palese anche in questo caso come quel &#8216;ogni altro mezzo di diffusione&#8217;, può benissimo ricomprendere tutte quelle nuove forme di comunicazione che si sono sviluppate dal 1947 ad oggi, e quindi anche la rete internet. </p>
<p>La mia opinione è che l&#8217;accesso ad internet sia già tutelato dalla Costituzione, un suo riconoscimento ulteriore e diretto non cambierebbe nulla nei nostri diritti di cittadini italiani. Il problema vero non è un riconoscimento costituzionale esplicito, il problema vero è il <strong>digital divide</strong>, il poter fornire a tutti le stesse possibilità di relazionarsi nel mondo della rete. Questo putroppo non si risolve con l&#8217;inserimento di un nuovo articolo in Costituzione. Diverso discorso si può fare se la proposta di Rodotà è stata lanciata per attirare l&#8217;attenzione sul problema dell&#8217;arretratezza tecnologica di parte dell&#8217;Italia, per far discutere e tenere alta l&#8217;attenzione su questo tema così fondamentale per il futuro di tutti. </p>
<p>Ma i giuristi attivi in rete che ne pensano? Quali sono i pro e i contro di un tale intervento legislativo? E&#8217; opportuna una proposta del genere? Lo abbiamo chiesto anche tramite <a href="http://www.downloadblog.it/tag/twitter">Twitter</a> (usiamolo questo splendido <a href="http://www.downloadblog.it/tag/social%20network">social network</a>) a 5 noti giuristi 2.0.</p>
<p>1- Il primo giurista che si è prestato a cercare di far chiarezza su questa proposta è il <strong>Dott. Valentino Spataro</strong> amministratore di <a href="http://www.iusondemand.eu/">IusOnDemand</a> e di <a href="http://www.civile.it">Civile.it</a>. Valentino è un precursore in tutto e 15 anni fa scriveva: “<em>Le telecomunicazioni sono risorsa dell&#8217;umanità, la libertà di telecomunicare e&#8217; inviolabile e chiunque ha diritto di accesso alle risorse</em>”.  A lui chiediamo se ha senso o no voler regolare normativamente la rete Internet?</p>
<p><em>Immodestamente, quando <a href="http://www.downloadblog.it/tag/internet">internet</a> muoveva i primi passi nel mercato di massa, <a href="http://www.civile.it/internet/visual.php?num=60951">nel 1995 proposi di considerare le telecomunicazioni come un diritto dell&#8217;uomo</a>, al pari della libertà di parola, libertà d&#8217;impresa, libertà di culto, libertà di imparare.  Il vantaggio della proposta di allora, come oggi, è che una volta riconosciuta l&#8217;attività umana come protetta dalle Convenzioni internazionali dei diritti dell&#8217;uomo (ovunque essa venga svolta), questa entra di fatto e di diritto nella nostra Costituzione, la quale riconosce che l&#8217;Italia recepisce le norme delle Convenzioni. </p>
<p>Però bisogna prendere atto, e da questo punto origina la proposta del prof. Rodotà, che negli ultimi anni si e&#8217; cercato di non interpretare le leggi e la Costituzione. Ben vengano quindi proposte come quella di Rodotà che ricordano a tutti che internet non e&#8217; il mondo dell&#8217;anarchia, e i politici attuali devono con urgenza essere fermati nel delirio di normazione la cui unica finalità non e&#8217; togliere l&#8217;anarchia dal web, ma togliere l&#8217;unico mercato che ancora ha un briciolo di concorrenza aperta anche all&#8217;ultimo arrivato.</em></p>
<p>2- L’Avv. <strong><a href="http://www.studiolegalefabiano.eu">Nicola Fabiano</a></strong> è invece uno dei massimi esperti a livello internazionale in tema di <a href="http://www.downloadblog.it/tag/privacy">privacy</a> digitale nonché <a href="http://www.privacybydesign.ca/ambassadors/individuals/page/3/">Privacy by Design Ambassador</a>. Con lui cerchiamo di affrontare la proposta di Rodotà dal punto di vista giuridico in senso stretto.</p>
<p><em>Personalmente valuto la proposta del Prof. Rodotà come una provocazione, poiché sembra eccessiva e sotto certi aspetti fuorviante. Preciso che il mio approccio è esclusivamente giuridico e, quindi, avulso da qualsiasi ulteriore valutazione che sia estranea al contesto normativo. L’art. 21 della Costituzione è collocato nella Parte I, riservata ai diritti e doveri dei cittadini e, specificamente, nel Titolo I che riguarda i rapporti civili. Ciò posto, è sufficiente una lettura delle norme della Costituzione dall’art. 13 all’art. 28 per rendersi conto che si tratta di diritti primari ed inviolabili il cui cardine è costituito dalla libertà nelle varie manifestazioni (es. libertà personale, libertà di domicilio, libertà e segretezza della corrispondenza; libertà di riunione ed associazione, libertà religiosa, libertà di pensiero). All’interno di questo contesto il Prof. Rodotà propone l’inserimento del diritto di accedere alla rete Internet, tramite l’art. 21-bis. La questione, a mio modesto avviso, è mal posta poiché il diritto di accedere alla rete Internet è espressione della più ampia libertà già riconosciuta a livello costituzionale all’individuo in via di principio assoluto, proprio dalle norme contenute nel citato Titolo I. </p>
<p>L’utilizzo di una determinata tecnologia, anche quale mezzo per esprimere la libertà di un individuo, riceve perfettamente la sua tutela dalle norme già esistenti nella Carta Costituzionale; diversamente, si dovrebbero introdurre norme costituzionali anche per garantire la libertà di coloro che utilizzano la telefonia mobile o altri sistemi di comunicazione che sfruttano le tecnologie (anche quelle successivamente scoperte). Le norme esistenti sono solide e chiare, e la loro interpretazione ed applicazione riesce a garantire adeguatamente le libertà degli individui anche per le ipotesi di accesso ed utilizzo della rete Internet. Peraltro, non va dimenticato che lo Stato ha già l’obbligo di rimuovere gli ostacoli alla concreta realizzazione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost., tra cui rientra anche quello del digital divide (ergo dell’accesso alla rete Internet per tutti); non c’è alcun bisogno di sancire un ulteriore libertà che non sia già compresa nell’ampio novero dei principi generali.</p>
<p>Altro argomento che non mi convince è quello connesso alla attuazione concreta della norma che vorrebbe introdurre il Prof. Rodotà, posto che la rimozione di “ogni ostacolo di ordine economico e sociale” sarebbe di esclusiva competenza Statale. Una simile impostazione sembra in contraddizione con l’assunto relativo alla libertà di accesso alla rete senza alcuna ingerenza dello Stato che, invece, viene coinvolto per la rimozione degli ostacoli non potendo assumere un ruolo esclusivamente operativo e non propositivo. Ciò determinerebbe l’assunzione di un ruolo dominante dello Stato all’interno della Governance di Internet e ciò potrebbe pregiudicare l’iniziativa economica privata (la cui libertà è invece garantita dall’art. 41 Cost.) probabilmente a discapito anche della qualità del servizio (sono necessari consistenti investimenti in infrastrutture i cui oneri ricadrebbero sulla collettività in termini di tassa quale controprestazione per il servizio). L’argomento, comunque, meriterebbe una sede diversa per un più ampio approfondimento, ma solo per fornire ulteriori spunti a supporto della infondatezza della tesi prospettata dal Prof. Rodotà.</em></p>
<p>3- L’Avv. <strong>Marco Scialdone</strong> è esperto di diritto delle nuove tecnologie, insegna Digital Copyright at Link Campus - University of Malta ed è stato uno dei primi a commentare la proposta del Prof. Rodotà sul suo <a href="http://scialdone.blogspot.com">blog</a>. La sua posizione è scettica ma vede positivamente l’apertura di un dibattito sul tema.</p>
<p><em>Da un punto di vista ‘estetico’ prima ancora che di contenuto l&#8217;idea di inserire un articolo -bis nella carta costituzionale è una vera e propria ferita. Tralasciando questo aspetto, non può negarsi che la proposta di Rodotà sia suggestiva ed idonea a aprire un dibattito sulla costituzionalizzazione delle tecnologie. Un tema non nuovo considerando che, ad esempio, nella nostra carta costituzionale si è già operato un inserimento di questo tipo con riferimento alla stampa. </p>
<p>L&#8217;inserimento di Internet tuttavia avrebbe una caratteristica differente. Mentre con riferimento alla stampa si è in presenza di una disposizione (l&#8217;art. 21) finalizzata a preservare una libertà dall&#8217;ingerenza della pubblica autorità, con riferimento ad Internet ci troveremmo di fronte alla situazione opposta, ovverosia ad un diritto c.d. sociale che imporrebbe allo Stato di attivarsi per consentirne il godimento ai singoli cittadini. Da un lato dunque l&#8217;obbligo di non intervenire se non a certe condizioni, dall&#8217;altro l&#8217;obbligo di intervenire per rimuovere gli ostacoli al libero esercizio di quel diritto.</em> </p>
<p>4- Attivo da parecchi anni nel mondo del legal web con il suo seguitissimo <a href="http://blog.solignani.it/">blog</a>  è l’Avv. <strong>Tiziano Solignani</strong>. La sua opinione è molto positiva verso un riconoscimento a livello costituzionale del diritto per la libertà di internet, il quale potrebbe consentire una regolamentazione dei nuovi fenomeni digitali più al passo con i nostri tempi.</p>
<p><em>Internet, in fondo, non è che un mezzo di comunicazione e manifestazione del pensiero, come tanti altri, tra cui tradizionalmente la stampa. Oggigiorno, e in futuro sempre di più, Internet e le reti di comunicazione si stanno affermando sempre di più come il media maggiormente utilizzato. È&#8217; vero, da un lato, che l&#8217;art. 21 Cost. costituisce già una importante regola di base per riconoscere il diritto alla manifestazione del pensiero, però non è sbagliato che la Costituzione si occupi anche dei mezzi tecnici tramite cui questa comunicazione avviene.</p>
<p>La stessa Cost., varata nel 1948, si occupa espressamente della stampa, che all&#8217;epoca era il principale «media» se non il solo, oggigiorno ce ne sono molti altri tra cui la grande rete che si pone in termini di assoluta peculiarità.  Stabilire principi di garanzia a livello costituzionale per la libertà di internet potrebbe impedire ai governi di turno di varare leggi, come quelle che gli ultimi governi, sia di sinistra che di destra, hanno varato per tentare di limitare la diffusione del pensiero e della conoscenza, imponendo oneri burocratici ai blogger e a coloro che pubblicavano su internet, per motivi che non hanno niente a che vedere con la tutela della sicurezza o della reputazione dei singoli.</p>
<p>Si potrebbe, inoltre, regolamentare in maniera più efficace ed adeguata ai tempi odierni anche i fenomeni delle diffamazioni compiute tramite internet, in modo che chi si rende responsabile di episodi gravi sia punito efficacemente e tempestivamente, ma non si comprometta il libero flusso delle informazioni.</em></p>
<p>5- L&#8217;Avv. <strong>Silvia Surano</strong> è una di quelle persone capaci, ama fortemente il suo lavoro e cerca di innovare una professione che non sempre riesce a stare al passo con i tempi. Il suo <a href="http://twitter.com/SilviaSurano">account twitter</a> è una fonte continua di informazioni e <a href="http://vitaforense.blogspot.com/">ha da poco aperto un blog</a> dove racconta con parole semplici la vita di un avvocato web 2.0. </p>
<p><em>Il merito della proposta del Prof. Rodotà è, sicuramente, quella di aver dato vita ad un acceso dibattito sulla necessità, sentita da molti, di modernizzare la nostra Costituzione. Da un punto di vista giuridico, però, ho molte perplessità. In primo luogo: perché un articolo 21-bis? Internet non è, a mio avviso, solo uno strumento di manifestazione del pensiero bensì uno strumento di crescita culturale e sociale dell’individuo. L’art. 9 della Costituzione prevede già l’impegno della  Repubblica a promuovere lo sviluppo della cultura e il secondo comma dell’art. 3  sancisce, tra i suoi compiti, quello di eliminare ogni ostacolo di ordine  economico e sociale che possa impedire il pieno sviluppo della persona.</p>
<p>L’art. 21, poi, parla espressamente di “ogni altro mezzo di diffusione”, tra cui è di certo compreso anche Internet. Inoltre mi domando quali potrebbero essere le conseguenze. Lo Stato dovrà predisporre gli strumenti anche dove, magari, non c’è richiesta? Dovrà creare solo la rete o anche mettere a disposizione gli strumenti per accedervi? Chi sosterrà i costi? E ancora: Internet sarà un servizio pubblico? </p>
<p>Infine, da un punto di vista mediatico, credo che la questione si esplosa in un momento non troppo favorevole, ovvero sulla scia delle polemiche per la recente proposta di assegnare il Premio Nobel a Internet. In conclusione, credo che Internet, in Costituzione, ci sia già, magari non con una terminologia esplicita e al passo con i tempi che molti, a torto o a ragione, vorrebbero ritrovare tra le righe della nostra Carta fondamentale. Io, dal canto mio, ritengo che la Costituzione sia bella così, con le sue parole altisonanti e, a volte, arcaiche ma che, in fondo, contengono già tutto!</em></p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/zipckr/4344209826/">Flickr</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/13579/internet-in-costituzione-serve-davvero-ecco-lopinione-di-5-giuristi">Internet in Costituzione serve davvero? Ecco l'opinione di 5 giuristi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 17:09 di giovedì 30 dicembre 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Bookliners, il social network tutto italiano che ti fa entrare nei libri</title>
    <link>http://www.downloadblog.it/post/13572/bookliners-il-social-network-tutto-italiano-che-ti-fa-entrare-nei-libri</link>
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    <pubDate>Fri, 24 Dec 2010 10:58:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Marco Giacomello</dc:creator>
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    <category>web-20</category><category>interviste</category><category>bookliners</category><category>in evidenza</category><category>leggere libri digitali</category><category>social network libri</category><category>social reading</category>
    <description>Ebook, ePub, Drm, Kindle, iPad, Amazon, Apple. Ok il nuovo mondo dei libri digitali vi ha già stancato? Volete leggere ed acquistare i vostri libri in formato digitale in maniera semplice senza[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F13572%2Fbookliners-il-social-network-tutto-italiano-che-ti-fa-entrare-nei-libri" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Bookliners%2C+il+social+network+tutto+italiano+che+ti+fa+entrare+nei+libri&url=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F13572%2Fbookliners-il-social-network-tutto-italiano-che-ti-fa-entrare-nei-libri" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/Bookliners.jpg" class="post" border="0" align="left" width="360" height="357" alt="Ex bookliners" /><a href="http://www.downloadblog.it/tag/ebook">Ebook</a>, <a href="http://www.downloadblog.it/tag/epub">ePub</a>, <a href="http://www.downloadblog.it/tag/drm">Drm</a>, <a href="http://www.downloadblog.it/tag/kindle">Kindle</a>, <a href="http://www.downloadblog.it/tag/ipad">iPad</a>, <a href="http://www.downloadblog.it/tag/amazon">Amazon</a>, <a href="http://www.downloadblog.it/tag/apple">Apple</a>. Ok il nuovo mondo dei libri digitali vi ha già stancato? Volete leggere ed acquistare i vostri libri in formato digitale in maniera semplice senza rinunciare a sottolinearli, condividerli, commentarli assieme ai vostri amici e senza perdere ore in conversioni e rimozione delle protezioni? Cercate un punto d&#8217;incontro tra lettori, libri, autori ed editori? Pensate che il social network sia solo <a href="http://www.downloadblog.it/tag/facebook">Facebook</a> e di aver già visto e provato tutto? Bene non avete ancora provato <a href="http://www.bookliners.com">Bookliners</a>, il social network che ti permette di entrare nel libro. </p>
<p>Ma di cosa stiamo parlando in concreto? Un sito internet che ci permette di sottolineare e di commentare i libri on-line? Per capire bene di cosa stiamo parlando, abbiamo intervistato gli ideatori del progetto <strong>Clelia Caldesi Valeri</strong> e <strong>Luca Novarino</strong>.</p>


<p>
<strong>1- Come nasce il progetto <a href="http://www.bookliners.com">Bookliners</a>?</strong></p>
<p><em>Il progetto nasce dalla convinzione che editoria e web siano troppo distanti tra loro e che dalla loro unione sia possibile trarre grandi vantaggi per tutti. L&#8217;idea è quella di ricreare in rete quell&#8217;esperienza di vendita e di lettura a cui i lettori sono già abituati. È infatti dimostrato come i lettori siano molto sensibili ai consigli e al passaparola diretto, ma queste possibilità attualmente non ci vengono fornite in quanto né gli store on-line, né i social network stile <a href="http://www.downloadblog.it/tag/anobii">Anobii</a> (dove manca il rapporto con la parte editoriale) sono in grado di fornirci interazioni efficaci.</p>
<p><a href="http://www.bookliners.com">Bookliners</a> è un sito web costruito per offrire un punto di incontro tra tutto ciò, un modo di arricchire la lettura usando il web per divertirsi a commentare il testo anche attraverso link a canzoni, immagini e video. I commenti possono poi essere inseriti come appunti personali o in gruppi di lettura pubblici o privati – facendo diventare il libro un punto d&#8217;incontro pagina dopo pagina.</p>
<p>Attraverso i gruppi di lettura si possono poi conoscere nuove persone o approfondire temi e argomenti specifici cercando altri che se ne stiano occupando. I libri funzionano in questo modo come aggregatori di informazioni sempre aggiornate attraverso l&#8217;elaborazione e il contributo di chi li sta leggendo. I commenti inseriti dall&#8217;autore stesso o dall&#8217;editore, da esperti o da professori possono essere visualizzati in modo distinto rendendo consultabile attraverso <a href="http://www.bookliners.com">Bookliners</a> una versione del libro arricchita da contenuti aggiuntivi. </p>
<p>Il nostro scopo è quello di capire e sviluppare assieme ai lettori e agli editori delle modalità per rendere quanto più fluida possibile l&#8217;esperienza social reading, acquisto dell&#8217;accesso al libro, acquisto dell&#8217;e-book e del cartaceo, ambiente di vendita arricchito dai commenti dei lettori e dalle informazioni degli editori, portabilità, commenti, informazioni su incontri online ed eventi reali.</em></p>
<p><strong>2- Ok tutto giusto ed interessante! Ma cosa troviamo sullo schermo quando andiamo sul sito <a href="http://www.bookliners.com">www.bookliners.com</a>?</strong> </p>
<p><em>Siamo in beta! L&#8217;home page del sito è dura e cruda (da oggi è on-line una nuva versione) ma stiamo preparando delle pagine più accattivanti. La prima volta che si accede si viene portati alla pagina del profilo dove inserire i dati per il debutto nel nostro mondo. Per coloro che poi non vorranno conoscere nessuno, si tratta di inserire i dati minimi necessari alla partecipazione a una società civile, giusto per accedere.</p>
<p>Dalla seconda volta in poi la prima pagina su cui si arriverà sarà la home. Quì troverete una serie di classifiche, una panoramica di quello che è successo su <a href="http://www.bookliners.com">Bookliners</a> di recente, gli altri lettori per scoprire quali sono quelli con cui si potrebbero avere delle affinità o i gruppi in cui ci sono lettori con gusti coerenti, i Booklin per sapere cosa c&#8217;è di nuovo sul sito e cosa leggono gli altri, i commenti per vedere cosa fanno gli altri lettori sui libri. Inoltre appena registrati troverete una serie di libri gratuiti dove poter provare realmente dal vivo come si utilizzano le funzioni di questa piattaforma.</em></p>
<p><strong>3- Ok ci registriamo e vediamo tutte queste cose, ma come facciamo ad acquistare i libri in formato digitale e soprattutto quanto ci costano?</strong></p>
<p><em>Per poter visionare i libri on-line dobbiamo acquistare il Booklin, cioè la versione del libro consultabile, commentabile e condivisibile sulla piattaforma. Normalmente il Booklin è a pagamento, ma editori generosi potrebbero decidere (e alle volte decidono sul serio) di mettere qualche libro intero gratuitamente sulla nostra piattaforma - abbiamo già all’interno alcuni libri di <a href="http://www.liberliber.it/">LiberLiber</a>. Il Booklin ci permette quindi l’accesso illimitato e senza vincoli temporali  al contenuto che abbiamo deciso di acquistare (potranno in seguito essere previsti dei Booklin a tempo con un costo ancora più basso, oppure Booklin ad accesso multiplo). Il prezzo consigliato agli editori è normalmente il 30% del costo di copertina del libro cartaceo.</p>
<p>Il Booklin rappresenta quindi la versione del libro sbloccabile sulla piattaforma, non scaricabile e accessibile al momento solo da pc (in futuro app dedicate e accesso da molti device portatili). Dal punto di vista tecnico si tratta di un file in formato .pdf (così si semplifica il lavoro delle casi editrici che non devono far altro che inviarci il file che utilizzano per la stampa cartacea) visualizzato in flash.</em></p>
<p><object width="586" height="464">
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WnqCBQUJu3A?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param>
<param name="allowFullScreen" value="true"></param>
<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/WnqCBQUJu3A?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="586" height="464"></embed></object></p>
<p><strong>4- Il prezzo ok è basso! Ma se decido di acquistare quello stesso libro in formato cartaceo o digitale i soldi che ho speso per l’accesso a quel contenuto che fine fanno?</strong></p>
<p><em>Se si è già comprato l&#8217;accesso al Booklin e si decide di acquistare il libro (cartaceo da ricevere a casa o e-book da scaricare per leggerlo meglio e continuare a commentarlo su<a href="http://www.bookliners.com"> Bookliners</a>), i soldi già spesi per l&#8217;accesso non sono persi. Posso infatti usare i link presenti nella pagina della scheda del libro, ed utilizzare i soldi spesi per l&#8217;accesso al Booklin di quel libro come un bonus per accedere a un qualunque altro libro dello stesso editore nella stessa fascia di prezzo.</p>
<p>Al momento siamo in beta e non è ancora possibile acquistare i Booklin. Si possono leggere solo quelli gratuiti o le anteprime. Uno dei prossimi sviluppi sarà inoltre quello di creare degli abbonamenti, in modo tale da permettere alle persone una visione in anteprima dei vari contenuti prima di procedere all&#8217;acquisto del libro. I metodi per acquistare i Booklin saranno il classico pagamento con carta di credito, <a href="http://www.downloadblog.it/tag/paypal">PayPal</a> e in futuro delle Gift Card tramite le quali potrete regalarvi o regalare l’accesso ai libri.</em></p>
<p><strong>5- Commenti, sottolineature e condivisione sono il cuore del vostro progetto. Come posso realmente interagire con il libro?</strong></p>
<p><em>Per inserire il primo commento su un testo basta evidenziare le parole cui si vuole aggiungere la nota e scrivere sulla finestra che si apre. Per vedere cosa hanno scritto altri si può scorrere sopra l&#8217;indice delle note, oppure cliccare le icone delle note sulla pagina del libro. Se trovate dei commenti che vi piacciono potete chiedere l&#8217;amicizia ai lettori che li hanno scritti, in perfetto stile social. </em> </p>
<p><strong>6- Perché gli editori dovrebbero rendervi disponibili i libri in questa modalità? </strong></p>
<p><em>Gli editori che partecipano a <a href="http://www.bookliners.com">Bookliners</a> sono interessati (soprattutto in questo periodo di grande incertezza nel passaggio dal cartaceo al digitale) a capire qualcosa su quello che i lettori fanno, quali sono i rapporti tra le persone che cercano i libri online, quali accedono alle anteprime o ai Booklin, cosa comprano e perché comprano. Inoltre con tutte le modalità con le quali i libri vengono proposti, vendono anche qualche copia in più dei loro libri.</em></p>
<p><strong>7- A quando un codice di sblocco direttamente stampato sul libro cartaceo acquistato in libreria che ci permetterà di sbloccare l’accesso allo stesso libro su <a href="http://www.bookliners.com">Bookliners</a>?</strong></p>
<p><em>Questo in realtà è il concetto che è nato con l’idea di <a href="http://www.bookliners.com">Bookliners</a>, il far entrare in contatto diretto autori-editori-lettori. Tramite il semplice acquisto di un libro (community potenzialmente enorme) si può creare un rapporto diretto tra questi soggetti - fornendo consigli, informazioni e opportunità. Purtroppo la cosa attualmente incontra delle difficoltà in quanto l’aggiunta di un processo ulteriore (l’inserimento di un codice) all’interno di un qualcosa di consolidato come la creazione di un libro è attualmente complesso. </em></p>
<p><strong>8- Come ipotizzate infine l’utilizzo del vostro social network nell’ambito scolastico?</strong></p>
<p><em>Provate a pensare ad un testo al quale possiamo accedere a tempo (con un costo molto più basso della versione cartacea) e nel quale ritroviamo i commenti e i suggerimenti di altre persone, del professore o dell’autore stesso. Oppure ad un gruppo di lettura creato ad hoc per quel corso di studi al quale possono partecipare tutti gli studenti e condividere idee, pensieri e aiutarsi a capire e a studiare. Noi controllando l’accesso a quel contenuto specifico possiamo renderlo possibile.</em></p>
<p>Per farvi una rapida idea di come funziona Bookliners, date un&#8217;occhiata alla <a href="http://www.bookliners.com/_front/it/Tanti-Auguri-da-Bookliners_1.html">pagina che hanno spedito come augurio per le prossime feste</a>. Il progetto è completamente &#8216;Made in Italy&#8217; quindi provarlo è quasi d’obbligo, vedrete che leggere i libri (anche in formato digitale) può davvero diventare un divertimento…</p>
<p>Foto | <a href="http://www.bookliners.com/_front/it/Tanti-Auguri-da-Bookliners_1.html">Bookliners</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/13572/bookliners-il-social-network-tutto-italiano-che-ti-fa-entrare-nei-libri">Bookliners, il social network tutto italiano che ti fa entrare nei libri</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 11:58 di venerdì 24 dicembre 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Il punto sulla Privacy nell&#039;era digitale: intervista all&#039;Avv. Fabiano</title>
    <link>http://www.downloadblog.it/post/13480/il-punto-sulla-privacy-nellera-digitale-intervista-allavv-fabiano</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.downloadblog.it/post/13480/il-punto-sulla-privacy-nellera-digitale-intervista-allavv-fabiano</guid>
    <pubDate>Mon, 06 Dec 2010 14:09:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Marco Giacomello</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>privacy</category><category>furto di identità digitale</category><category>in evidenza</category><category>intervista avvocato fabiano</category><category>privacy by design</category><category>privacy digitale</category>
    <description>Centinaia sono i post che tutti i giorni vengono scritti con riguardo al tema della privacy nel mondo digitale, sui pericoli che ne possono derivare e sulle eventuali soluzioni future. Poche persone[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F13480%2Fil-punto-sulla-privacy-nellera-digitale-intervista-allavv-fabiano" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
      <a href="https://plusone.google.com/_/+1/confirm?hl=it&url=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F13480%2Fil-punto-sulla-privacy-nellera-digitale-intervista-allavv-fabiano" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/plusone.gif" width=32 height=20 alt="+1" /></a>
      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Il+punto+sulla+Privacy+nell%27era+digitale%3A+intervista+all%27Avv.+Fabiano&url=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F13480%2Fil-punto-sulla-privacy-nellera-digitale-intervista-allavv-fabiano" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/privacy_03.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="157" alt="privacy " />Centinaia sono i post che tutti i giorni vengono scritti con riguardo al tema della <a href="http://www.downloadblog.it/tag/privacy">privacy</a> nel mondo digitale, sui pericoli che ne possono derivare e sulle eventuali soluzioni future. Poche persone possono però affermare di comprendere realmente cosa ciò rappresenti, fornendo un quadro chiaro e attuale. Una di queste è sicuramente l’Avv. <a href="http://www.studiolegalefabiano.eu/">Nicola Fabiano</a> specialista in diritto civile, consulente ed esperto di privacy e diritto delle nuove tecnologie, impegnato a livello europeo ed internazionale – al quale oggi poniamo 6 importanti domande. </p>
<p><strong>1) Cos&#8217;è e in quali modi si può realizzare il furto di <a href="http://www.downloadblog.it/tag/identit%C3%A0%20digitale">identità digitale</a>? Quali possono essere le conseguenze di questo tipo di furto?  </strong></p>
<p>Ogni soggetto che accede ad Internet acquisisce una identità digitale (eID) al pari di come accade nel mondo reale. Il furto d’identità digitale si realizza quando qualcuno sottrae ed utilizza (ovviamente per scopi illeciti) le informazioni dell’identità digitale di un soggetto. In realtà, giuridicamente parlando, non esiste nel nostro ordinamento (sebbene sull’argomento ci siano progetti di legge in corso di esame in Parlamento) un’ipotesi di ‘furto d’identità’, posto che il codice penale fa riferimento unicamente alla <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Codice_penale/Libro_II/Titolo_VII">sostituzione di persona</a> prevista dall’art. 494. </p>
<p>L’espressione furto d’identità è stata recepita dall’esperienza americana dove il fenomeno dell’ ‘<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Identity_theft">identity theft</a>’ è molto diffuso. Le tipologie di furto d’identità sono molteplici: ghosting, criminal identity theft, medical identity theft, identity cloning, financial identity theft, syntetic identity theft, ecc. Le conseguenze possono essere: frodi finanziarie, frodi creditizie, commissioni di reati, terrorismo, immigrazioni illegali, ecc. </p>


<p>La matrice unica che costituisce la fonte del furto d’identità sono i dati e le informazioni personali di un soggetto, pertanto va fatta attenzione a come e dove vengono utilizzati i <a href="http://www.downloadblog.it/tag/dati%20personali">dati personali</a> su Internet. Le modalità di sottrazione sono numerose: semplice ricerca su Internet, social network, phishing, spamming, malware, social engeneering, sniffing di reti wireless, keylogger, sottrazione di informazioni dai computer, ecc. L’elencazione non è esaustiva e ci sono numerose tecniche che consentono di arrivare alla sottrazione dei dati personali.</p>
<p><strong>2) Come ci protegge la nostra legislazione? E a livello europeo? Quali i progetti futuri a breve scadenza?</strong>  </p>
<p>Poiché, come si è detto il nucleo è costituito dai dati personali, la nostra legislazione offre una tutela con il <a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1311248">codice privacy</a> che contiene le norme relative al trattamento dei dati personali. A livello europeo vige la <a href="http://www.interlex.it/testi/95_46ce.htm">Direttiva 1995/46/CE</a> che, però, è attualmente sotto i riflettori in quanto si sta lavorando per una sua revisione. </p>
<p>La Commissione Europea con un comunicato lanciato il 4 novembre scorso ha dichiarato che è necessario rivedere le norme europee anche per garantire il c.d. ‘right to be forgotten’ (il <a href="http://www.downloadblog.it/tag/diritto%20oblio">diritto all’oblio</a>) e, a tal proposito, ha avviato una consultazione pubblica sull’argomento che scadrà il 15.1.2011 ed è disponibile <a href="http://ec.europa.eu/justice/news/consulting_public/news_consulting_0006_en.htm">quì</a>.</p>
<p>Dai meeting europei a cui ho partecipato emerge la volontà di una revisione della Direttiva e non invece della realizzazione di una nuova normativa, utilizzando anche l’approccio della Privacy by Design. Si è detto che la normativa sulla privacy esiste ed è valida, ma è necessario che l’adeguamento sia diretto all’armonizzazione della legislazione europea con quella dei singoli Stati membri, nonché alla semplificazione dei processi alla luce di quelle che sono le innovazioni tecnologiche, favorendo il dialogo transfrontaliero anche con le singole Autorità (DPA) e con i Paesi d’oltreoceano.</p>
<p><strong>3) Passando ad aspetti più teorici, é d&#8217;accordo con il prof. Schömberger quando, parlando di diritto all&#8217;oblio digitale, egli afferma che &#8216;ci si prospetta l&#8217;avvento di un futuro incapace di perdonare perché non più in grado di dimenticare&#8217;? Quali le soluzioni per una privacy che tuteli il nostro futuro?  </strong></p>
<p>Il prof. Schömberger ha scritto recentemente un libro dal titolo “<a href="http://www.hoepli.it/libro/delete/9788823832015.asp">Delete</a>” nel quale, fra l’altro propone delle soluzioni, come ad esempio l’apposizione di una data di scadenza, finalizzate a risolvere il serio problema del diritto all’oblio. Ho qualche perplessità sulle soluzioni prospettate da Schömberger perché ritengo che non siano sufficienti (soprattutto sul piano tecnico) a risolvere il problema. I dati, una volta che sono sulla rete Internet, si propagano, si espandono a macchia d’olio per la stessa natura della rete così com’è configurata. </p>
<p>L’argomento è senza dubbio tanto interessante quanto importante poiché spesso non si considera che un’informazione finita sulla rete, propagandosi, non viene più controllata. Non sono pochi i casi di persone che hanno subito gravi pregiudizi per questo. La soluzione a mio avviso si può trovare, ma si tratta di un problema da affrontare sul piano tecnico e ritengo che esistano gli strumenti per “controllare” il fenomeno; per quanto concerne il profilo normativo la Commissione Europea lo ha indicato nelle priorità della revisione del framework legislativo.</p>
<p><strong>4) Come valuta il provvedimento del legislatore tedesco che vuole limitare per legge l&#8217;uso da parte dei datori di lavoro delle informazioni personali reperibili in modo pubblico sulla rete (es. blog, facebook, forum)? Si sta muovendo qualcosa in questo senso anche in Italia?  </strong></p>
<p>Da quanto ho letto, ma non conosco specificamente le norme in questione, il mio giudizio generale è senza dubbio positivo ma con le opportune precisazioni. Le informazioni della sfera privata di un soggetto non possono essere utilizzate sempre in maniera incondizionata. La rete Internet è la più grande banca dati al modo dalla quale poter attingere informazioni ed è per sua natura una “piazza pubblica” se gli accessi a determinati sistemi non sono limitati. </p>
<p>Il problema, a mio avviso non è tanto sulla ricerca delle informazioni che non può essere inibita, quanto sulla natura e sull’uso delle informazioni reperite. L’uso &#8216;distorto&#8217; delle informazioni personali può provocare un danno. In ambito lavoristico ad esempio andrebbero eseguite delle valutazioni preventive sulle informazioni raccolte. Il fatto che un soggetto sia caratterialmente un burlone e abbia su <a href="http://www.downloadblog.it/tag/facebook">Facebook</a> un profilo &#8216;discutibile&#8217; non vuol dire che quel soggetto sia inaffidabile o inetto sul piano lavorativo - non deve prevalere il giudizio (spesso affrettato) rispetto alla valutazione asettica delle vicende. Diverso è il caso di chi – com’è capitato – commette azioni contro la legge.</p>
<p><strong>5) Ci spiega in poche parole in cosa consiste la Privacy by Design e in che modo potrebbe evitare violazioni della nostra privacy?  </strong></p>
<p>La PbD è fondamentalmente un nuovo approccio concettuale alla privacy che pone le basi per uno sviluppo futuro con risvolti concreti sul piano pratico. La PbD è stata elaborata, già dagli anni ’90, dalla Information &#038; Privacy Commissioner dell’Ontario (Canada) – Dr. Ann Cavoukian ed è strutturata secondo uno schema che la colloca in tre grandi azioni (o aree operative) e 7 principi fondamentali: </p>
<p>- Azioni: tecnologia dell’informazione, pratiche commerciali responsabili e progettazione delle strutture;<br />
- Principi: atteggiamento proattivo e non reattivo, prevenzione e non rimedio; privacy by default; privacy incorporata nell’architettura; completa funzionalità; protezione per l’intero ciclo vitale delle informazioni; visibilità e trasparenza; rispetto della riservatezza dell’utente.</p>
<p>La PbD ha numerosi risvolti pratici attuali e non futuri. Si può immaginare alla videosorveglianza per la quale, salvaguardando l’esigenza di sicurezza e al contempo di privacy degli individui, si adottano delle soluzioni tecnologiche tali da evitare rischi per la perdita di dati o per la riservatezza delle persone. </p>
<p>S’immagini alla strutturazione architettonica degli ambienti di lavoro in cui spesso le informazioni personali comunicate vengono ascoltate da chi ci è vicino; s’immagini agli investimenti in privacy delle aziende che vanno considerati come un valore aggiunto e non come un costo. La PbD è importante perché rappresenta il futuro prossimo della privacy. Difatti è in atto in ambito europeo la revisione della normativa sulla privacy (Direttiva 1995/46/CE) per armonizzarla con gli strumenti normativi dei Singoli stati membri (ma anche a livello internazionale) tenendo conto dell’evoluzione tecnologica, semplificare le procedure e – per quanto concerne la rete Internet – consentire all’individuo il c.d. diritto all’oblio. Pertanto la PbD si va ad inserire a pieno titolo in un processo di riforma che, da poco avviato, porterà ad un radicale cambiamento nei prossimi 10 anni.</p>
<p><strong>6) In definitiva la tecnologia nell&#8217;era digitale aiuta o mette in pericolo la privacy? </strong></p>
<p>Non bisogna cadere in errore: la tecnologia è positiva. A mio avviso bisogna considerare che la privacy è diversa dalla sicurezza. Mentre può esistere la privacy con la sicurezza non è altrettanto vero il contrario perché l’esistenza della sola sicurezza non è garanzia di privacy. Ciò posto l’approccio, così come sottolineato anche dal Garante Europeo Peter Hustinx, è quello di arrivare ad una revisione della legislazione in materia di privacy con un approccio tecnologicamente neutro che parta proprio dalla Privacy by Design secondo la configurazione della Dr. Cavoukian. </p>
<p>Siamo in un delicato momento di transizione nel quale si scrivono le norme privacy dei prossimi 10-15 anni. La PbD è la soluzione che non è da considerare con un approccio (antico) in termini di conformità alla normativa, ma collocando il soggetto al centro del processo (user centric). Pertanto è necessaria la massima attenzione nella fase di revisione della legislazione verso tutte le tematiche che riguardano le informazioni e i dati personali.</p>
<p><em>L’Avv. Fabiano è &#8216;research contributor&#8217; per <a href="http://www.nymity.com/">Nymity</a>, organizzazione che si avvale della collaborazione di un gruppo di avvocati che si occupano di privacy in tutto il mondo con la più grande base di informazioni sulla privacy e la protezione dei dati personali. È stato riconosciuto dalla Information &#038; Privacy Commissioner dell’Ontario (Canada) – Dr. Ann Cavoukian – <a href="http://www.privacybydesign.ca/ambassadors/individuals/page/3/">Privacy by Design Ambassador</a> (ambasciatore Privacy by Design). La 32ma Conferenza mondiale dei Garanti privacy ha adottato a fine ottobre 2010 la <a href="http://www.studiolegalefabiano.eu/it/documenti/cat_view/45-documenti.html">risoluzione sulla Privacy by Design</a> proposta proprio dalla Dr. Cavoukian che ne è la teorica e leader mondiale. È membro del Policy &#038; Scientific Committee di <a href="http://www.europeanprivacyassociation.eu/">EPA (European Privacy Association)</a>, nonché Sector Director di <a href="http://www.istitutoitalianoprivacy.it/">IIP (Istituto Italiano per la Privacy)</a>. È iscritto nella lista degli esperti “for identifying emerging and future risks posed by new ICTs&#8221; di <a href="http://www.enisa.europa.eu/">ENISA</a>, nonché membro della ARC (Awareness Raising Community). È infine membro del <a href="http://www.theinternetofthings.eu/">Council internazionale “The Internet of Things”</a> ed è direttore del <a href="http://www.cinfor.it/">CINFOR – Centro per l’Informatica e l’Innovazione Forense</a>.</em></p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/opensourceway/4638981545/">Flickr</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/13480/il-punto-sulla-privacy-nellera-digitale-intervista-allavv-fabiano">Il punto sulla Privacy nell'era digitale: intervista all'Avv. Fabiano</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 15:09 di lunedì 06 dicembre 2010.</p>
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  </item>

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    <title>Bruce Sterling, l&#039;internet delle cose, Google e la retrotecnologia</title>
    <link>http://www.downloadblog.it/post/13210/bruce-sterling-linternet-delle-cose-google-e-la-retrotecnologia</link>
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    <pubDate>Wed, 20 Oct 2010 10:00:54 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Gabriele Ferraresi</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>40k</category><category>bruce sterling intervista</category><category>in evidenza</category><category>l'internet delle cose</category><category>obsolescenza degli oggetti industriali</category>
    <description>Bruce Sterling, considerato unanimemente uno dei padri del cyberpunk e della science fiction contemporanea si è raccontato in una lunga intervista a Rhys Hughes - in parte ripresa il 29 settembre[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/sterlingtorinointervista40k.jpg" class="post" border="0" width="586" height="403" alt="sterling torino intervista 40k" /><br clear="all" /></p>
<p><strong>Bruce Sterling</strong>, considerato unanimemente uno dei padri del cyberpunk e della science fiction contemporanea si è raccontato in una lunga intervista a Rhys Hughes - in parte ripresa il 29 settembre scorso <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201009articoli/58959girata.asp">da La Stampa</a> - che trovate integrale <a href="http://www.40kbooks.com/?p=1769">su 40k</a>, noi ci siamo arrivati tramite <a href="http://friendfeed.com/ggranieri">il sempre ottimo Giuseppe Granieri</a>.</p>
<p>Delle riflessioni di Sterling, vi segnalo quella sulla retrotecnologia, tradotta anche su La Stampa:</p>
<blockquote><p><strong>Perché sei così affascinato dalla tecnologia obsoleta? È un esempio di quello che Borges definisce «piacere dell’inutile erudizione»? O c&#8217;è qualcosa di più importante dietro?</strong><br />
È impossibile comprendere la tecnologia corrente senza capire quella obsoleta. Tutta la tecnologia diventa obsoleta alla fine. Viviamo in una società molto concentrata sulle tecnologie che possono creare ricchezza in futuro. Ma la tecnologia non è realmente questo. Questo, banalmente, è ciò che certe persone sono pagate per pubblicizzare. </p></blockquote>
<p>L&#8217;obsolescenza è già contenuta negli oggetti industriali che acquistiamo: solo, ci piace scordarlo&#8230; </p>


<p>Altro spunto molto interessante, non tradotto sulle pagine del quotidiano torinese, è quello in cui Sterling approfondisce il concetto di &#8220;internet of Things&#8221;, l&#8217;internet delle cose. </p>
<blockquote><p><strong>Rhys: Il concetto di &#8220;internet delle cose&#8221; è davvero curioso. Mi sembra di ricordare che una volta lo hai descritto come &#8220;inconcepibile prima del 21° secolo&#8221;. Io trovo piuttosto allarmante l&#8217;idea che tutti gli oggetti del mondo siano collegati (ma forse è meglio il termine originale: linked, che nell&#8217;ambito informatico utilizziamo anche in italiano, ndt), la trovo più preoccupante che edificante, mi sembra una minaccia alla nostra libertà. Le mie sono preoccupazioni da ingenuo?</strong>
</p></blockquote>
<blockquote><p>Bruce: Sono d&#8217;accordo, i problemi della privacy sono spesso la prima preoccupazione per chi pensa molto. Nel mentre altre persone si renderanno conto delle potenzialità dell&#8217;internet delle cose e capiranno in fretta che queste paure sono primitive. Non sono sbagliate, sono solo semplicistiche. E&#8217; come studiarsi un collegamento ferroviario, e subito pensare che su quella ferrovia viaggeranno delle spie straniere dirette nella tua città. Ed è vero. Certo, le spie di altri stati sono realmente una minaccia per la tua libertà, e useranno la ferrovia per spostarsi. </p>
<p>Ma le ferrovie possono farti paura per dei motivi molto più validi del trasporto spie. La prima preoccupazione, se pensi a un collegamento ferroviario è: se una città vicina si prende la ferrovia, e la tua città rimane senza, la tua città muore. E tu vivrai in una città morta. Ho cercato di spiegare in forma retorica quello che sarà il digital divide dell&#8217;internet delle cose. Se nessuno ha una cosa, non averla può essere fastidioso, ma sopportabile. </p>
<p>Ma quando tutti gli altri hanno quella cosa e tu non ce l&#8217;hai, il senso di privazione è terribile, insopportabile. E questo cancellerebbe tutte le tue scettiche e acute osservazioni sulla privacy, visto che inserirebbe il dibattito in un altro frame, un&#8217;altra cornice, nella quale il tuo punto di vista non avrebbe nessun valore. </p>
<p>L&#8217;internet delle cose è ai suoi albori. Può essere anche pericoloso. Ma è solo una teoria. Non avere un collegamento a internet può essere un problema. Non avere internet quando tutti gli altri ce l&#8217;hanno, può essere mortale. </p></blockquote>
<p>Interessante anche questo paragrafo dell&#8217;intervista, in cui Sterling racconta del suo rapporto con Google, dal punto di vista della scrittura. </p>
<blockquote><p><strong>Credo che ti abbiano già chiesto che cosa è cambiato nel tuo modo di scrivere dai tuoi inizi a oggi. Hai risposto con una sola parola: &#8220;Google&#8221;. Pensi che per un narratore che inizi oggi ci siano dei pericoli nell&#8217;avere a disposizione uno strumento di così facile utilizzo per le proprie ricerche?</strong></p>
<p>E&#8217; ovvio. Basta leggersi un qualunque testo contemporaneo per capire che Google è stato utilizzato per rintracciare le informazioni contenute. La scrittura contemporanea è piena di questi piccoli dettagli da eruditi, un tempo piuttosto difficili da trovare. </p>
<p>Per esempio, prendiamo una figura oscura e polverosa, come, che so, Massimo d&#8217;Azeglio. O meglio ancora, Massimo Taparelli, Marchese d&#8217;Azeglio (24 ottobre 1768 - 15 gennaio 1866) autore delle novelle &#8220;Niccolò dei Lapi&#8221; e &#8220;Ettore Fieramosca&#8221;. Nessun americano sa nulla di un personaggio del genere. Mi ci sono voluti 57 secondi per cercare il suo nome su Google, compreso il tempo per fare copia e incolla in questo testo. </p>
<p>Dov&#8217;è il pericolo? Il pericolo, per un autore contemporaneo, è credere di poter davvero capire qualcosa di Massimo Taparelli in appena 57 secondi. Semplicemente, non puoi. Accedere alle fonti non vuol dire assimilarle. Il Marchese d&#8217;Azeglio era un intelligente, creativo e colto aristocratico del 19° secolo. Una persona sicuramente profonda, acuta, con una cultura enorme, decisamente lontano da noi moderni. Questa tempesta elettronica di nozioni non permette a nessun autore contemporaneo di capire davvero qualcosa di lui. Forse crediamo di saperne di più su di lui, ma ne sappiamo sempre meno.
</p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.40kbooks.com/?p=1769">40k</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/13210/bruce-sterling-linternet-delle-cose-google-e-la-retrotecnologia">Bruce Sterling, l'internet delle cose, Google e la retrotecnologia</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 11:00 di mercoledì 20 ottobre 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Le cose che ha detto Bernabè alla Blogfest</title>
    <link>http://www.downloadblog.it/post/13109/le-cose-che-ha-detto-bernabe-alla-blogfest</link>
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    <pubDate>Tue, 28 Sep 2010 12:00:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Philapple</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>eventi</category><category>banda larga</category><category>blogfest</category><category>in evidenza</category><category>telecom italia</category>
    <description>Se siete dei blogger sicuramente già lo saprete: da Venerdì a Domenica c&amp;#8217;è stata, a Riva del Garda, la blogfest, l&amp;#8217;annuale festa dei blog organizzata da Macchianera. Se ne era[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/bernab.jpg" class="post" border="0" width="586" height="440" alt="bernab&Atilde;&uml;" /><br clear="all" /></p>
<p>Se siete dei blogger sicuramente già lo saprete: da Venerdì a Domenica c&#8217;è stata, a Riva del Garda, la blogfest, l&#8217;annuale festa dei blog organizzata da <a href="http://www.macchianera.net/">Macchianera</a>. Se ne era parlato in giro, sui blog, se ne era parlato molto, come molto solitamente si parla di questi raduni di blogger; in particolare sul <a href="http://www.ilpost.it/2010/09/21/blogfest-riva-del-garda">Post</a> c&#8217;era un bell&#8217;articolo di Simone Tolomelli sul perché andarci, sul perché non perdersela:</p>
<blockquote><p>vado alla blogfest perché mi sento un sacco figo, lì. perché la gente mi incontra e mi saluta e a casa mia no. perché la gente che mi incontra e mi saluta e mi abbraccia alle volte, lo fa perché in un piccolo modo suo mi sta ripagando di quello che faccio gratis: scrivere per loro. e loro alle volte mi stimano e alle volte no. ma io mi sento un sacco figo lo stesso. e secondo me ho quel grado di felicità addosso di quando sei in un posto e gli altri ci sono anche perché ti vogliono vedere. e vale anche per me, che voglio vedere loro.</p></blockquote>
<p>E&#8217; stato insomma un bel raduno, in cui incontrare di persona chi sta dietro ai blog che ogni giorno si leggono. Un bel raduno formato non solo da blogger, ma arricchito anche da conferenze dedicate al mondo della rete.</p>


<p>
Una, in particolare, in cui è intervenuto Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia, lo sponsor ufficiale e maggiore della blogfest. Bernabè ha riconosciuto alla blogosfera il compito e il ruolo di diffondere le nuove tecnologie, un compito quanto mai importante nel nostro paese, visto che, come è stato detto da <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/">Zambardino</a> ad un altro incontro, successivo a quello di Bernabè, dedicato al futuro dei media, <em>“In Italia abbiamo fallito a creare una cultura di Internet aperta&#8221;</em>. Si è poi parlato soprattutto dell&#8217;azienda che Bernabè dirige, di quali sono i suoi piani, la sua visione del futuro (<em>“Credo che un’azienda che faccia solo del business non sia destinata ad avere successo”</em>, ha dichiarato poco prima che l’incontro terminasse), le sue idee e il suo stato.</p>
<p>Si è parlato, per esempio, dell&#8217;idea di Bernabè molto Apple-like di un&#8217;azienda il cui impegno non debba esser incentrato solo sull’erogazione di servizi, ma anche sulla gestione degli stessi, dunque sulla creazione di software o hardware. Quella che Bernabè va cercando, dunque, è un’integrazione fra software, hardware e servizi, che egli ritiene fondamentale (parole sue). Di conseguenza va interpretata in questa direzione l’idea di Telecom Italia di entrare nel mercato degli ebook, creando non solo una piattaforma di vendita ma anche un tablet, realizzato assieme ad Olivetti, sul quale leggerli.</p>
<p>Tuttavia il discorso più interessante che è stato affrontato è stato quello della banda larga. Bernabè sostiene che già c’è in Italia e che parlare di banda larga per questa ragione è di per sé sbagliato. Bisognerebbe invece parlare di banda ultralarga, dato che la precedente è diffusa sul 96% della popolazione italiana (dati suoi). Le critiche in merito a questa dichiarazione ci sono state, <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/09/27/la-banda-di-bernabe-e-la-ritmo-di-romiti/?utm_source=twitterfeed&#038;utm_medium=twitter<br />
">Gilioli</a> in primis sull’Espresso, il quale si chiede come mai, se la diffusione è così ottima e sulla carta tutto sembra essere perfetto, poi nella realtà ci siano quasi sempre enormi problemi. Comunque Bernabè è fiducioso e conta di portare entro termine 2010 la banda larga (scusate, ultralarga) in ben sei città italiane: Roma, Milano, Catania, Bari, Venezia e Torino.</p>
<p>Di cos’altro ha parlato Bernabè? Non di molto, a dire il vero. Ha tentato in qualche modo di rispondere alle domande che gli venivano poste, una molto interessante, di <a href="http://wol.ly/">Wolly</a>, in cui la questione era come mai la velocità in upload fosse così limitata rispetto a quella in download e se fosse previsto prima o poi un ampliamento di tale limite. Il problema principale è che con lo spostamento di molte applicazioni in rete, e la nascita della “cloud”, in cui i file invece che vivere nel nostro hard disk vivono in un data center di Google o altre aziende (il tanto amato Dropbox, per esempio), tale limite si fa sempre più pesante e problematico. La risposta di Bernabè è stata piuttosto criptica, non molto chiara, non molto convincente. Ma una cosa si è capita: se volessero il limite lo potrebbero togliere, non ci sono problemi tecnici nel farlo.</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/contz/5026343889/lightbox/">Contz</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/13109/le-cose-che-ha-detto-bernabe-alla-blogfest">Le cose che ha detto Bernabè alla Blogfest</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 13:00 di martedì 28 settembre 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Intervista con Derrick de Kerckhove </title>
    <link>http://www.downloadblog.it/post/12478/intervista-con-derrick-de-kerckhove</link>
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    <pubDate>Wed, 26 May 2010 13:03:40 GMT</pubDate>
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    <category>interviste</category>
    <description>Al Meet the Media Guru abbiamo avuto l&amp;#8217;occasione di rivolgere qualche domanda a Derrick de Kerckhove, sociologo che oggi all&amp;#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II insegna[...]</description>
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    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F12478%2Fintervista-con-derrick-de-kerckhove" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Intervista+con+Derrick+de+Kerckhove+&url=http%3A%2F%2Fwww.downloadblog.it%2Fpost%2F12478%2Fintervista-con-derrick-de-kerckhove" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
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<p>Al Meet the Media Guru abbiamo avuto l&#8217;occasione di rivolgere qualche domanda a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Derrick_de_Kerckhove">Derrick de Kerckhove</a>, sociologo che oggi all&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II insegna nientepopodimeno che &#8220;Metodi e analisi delle fonti in rete&#8221;, &#8220;Sociologia della cultura digitale&#8221; e &#8220;Sociologia dell’arte digitale&#8221;.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/12478/intervista-con-derrick-de-kerckhove">Intervista con Derrick de Kerckhove </a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 14:03 di mercoledì 26 maggio 2010.</p>
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    <title>Campus Party: intervista con Ben Hammersley</title>
    <link>http://www.downloadblog.it/post/12205/campus-party-intervista-con-ben-hammersley</link>
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    <pubDate>Thu, 15 Apr 2010 17:54:08 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Francesco</dc:creator>
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    <category>interviste</category>
    <description>Siamo a Campus Party Madrid con il team di Blogo Spagna (qui avevamo scritto da Campus Party Brasile) e per voi abbiamo intervistato Ben Hammersley, storico blogger e giornalista tecnologico inglese,[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/downloadblog/Schermata20100415a17.47.37.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="214" alt="" />Siamo a Campus Party Madrid con il team di Blogo Spagna (<a href="http://www.downloadblog.it/post/8701/internet-in-brasile-al-campus-party-di-s-paolo">qui</a> avevamo scritto da Campus Party Brasile) e per voi abbiamo intervistato <a href="http://benhammersley.com/">Ben Hammersley</a>, storico blogger e giornalista tecnologico inglese, fotografo e anche reporter di guerra per diverse prestigiose testate online. Tra le altre cose è oggi Editor at large dell&#8217;edizione UK di Wired.</p>
<p><strong>Con la prima domanda ti vorrei riportare al 2005, quando hai fatto una presentazione a LesBlogs intitolata: Otto cose che rivoluzioneranno il prossimo secolo (e perchè i blog non sono una di quelle) - quali erano le otto idee, cosa è rimasto e dove invece avevi sbagliato le previsioni, quali sono le idee nuove?</strong></p>
<p>Ah ah, sai che non mi ricordo. Fammi riflettere&#8230;</p>
<p><strong>Ok dimmi solo perchè il blogging non era una di quelle.</strong></p>
<p>Non lo era per due motivi: cinque anni fa qualsiasi cosa critica dicessi contro i blog scatenava una discussione acerrima, e non c&#8217;è niente di meglio che scatenare un putiferio ad una conferenza, è stata una provocazione, per divertimento. All&#8217;epoca, la gente pro-blog sosteneva che il solo fatto di poter parlare delle cose, sarebbe stato sufficiente a cambiare il mondo per il meglio. [Era l&#8217;idea della Terza Superpotenza, la blogosfera come terzo potere globale.] Era un&#8217;idea incredibile, molto naif, una cosa stupida.</p>


<p><strong>Un pò lo stesso che succede ora con Twitter, anche i media ne parlano come di una forza in grado di cambiare gli assetti politici del mondo. Tu hai lavorato in questi paesi, cosa ne pensi?</strong></p>
<p>Non sarà Twitter a portare la democrazia in questi paesi. Cose come Twitter e il blogging hanno cambiato il mondo, questo è certo, sono il primo io ad avere una vita completamente diversa grazie all&#8217;impatto di queste tecnologie. Ma un cambiamento nella carriera personale, nella società occidentale, nel modo di comunicare tra di noi: tutti questi cambiamenti non vanno confusi col mutamento politico in paesi che sono molto diversi da noi. Se la gente potesse buttar giù i governi semplicemente parlandone sui blog, sarò cinico, ma credo che il blogging non sarebbe legale nel mondo. </p>
<p><strong>C&#8217;è anche da dire che blogging e twit sono un&#8217;arma a doppio taglio, in quanto molto facili da manipolare e difficili da verificare nella loro autenticità.</strong></p>
<p>Sì è un aspetto molto importante che è stato già studiato a fondo: gli utenti Twitter in Iran non erano molti prima degli ultimi grandi eventi di piazza, diciamo una cinquantina. La maggior parte dei messaggi è stata fatta dalla costa Est degli Stati Uniti, da gente molto appassionata di Twitter, non certo dell&#8217;Iran. Sono molto interessanti a questo proposito gli studi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Evgeny_Morozov">Evgeny Morozov</a>: dice che la tecnologia più utile in assoluto per la polizia di uno stato autoriatrio, paradossalmente, sarebbe Facebook: perchè la rete sociale e le opinioni personali sono così esposte da risultare molto vulnerabili.</p>
<p><strong>Mi fai pensare alle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Darknet">Darknet</a>, era una parola in voga qualche anno fa. Pensi che prenderanno piede prima in Cina o in Svezia? Prima per la democrazia o per il file sharing privato?</strong></p>
<p>Sì potrebbe esser vero, può darsi che anche in Cina prendano piede per scaricare i film, non per le libertà civili classiche. Se vai in questi paesi di persona, specialmente in Cina, la gente non è interessata alla democrazia: è lo stesso che qui da noi - ai giovani interessano di più altre cose come la musica, le ragazze, i videogiochi. La gente non è disperatamente in cerca di verità su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Protesta_di_piazza_Tiananmen">Tienanmen</a>, è più preoccupata di crescer bene su Farmville, di coltivare le proprie relazioni sui social network locali.</p>
<p><strong>Hai <a href="http://apaplanners.co.uk/news/apa-exclusive-interview-with-ben-hammersley-many-publishers-not-ready-for-ipad">criticato di recente</a> i grandi editori inglesi, che cercano di portare il loro prodotto sulle nuove piattaforme senza un vero studio, come se fosse sufficiente proporre un lettore pdf della versione impaginata per la stampa. Se guardo indietro, con RSS abbiamo guadagnato il potere di crearci un aggreato personale, scegliendoci tutti gli ingredienti ad uno ad uno. Il mondo di AppStore invece uccide questa cosa, hai solo l&#8217;edizione intera e non puoi magari scegliere di comperare con micropagamenti un certo editorialista di una testata, una firma tecnologica da un&#8217;altra, lo sport da un quotidiano sportivo per la squadra del cuore, etc etc - non pensi che sarebbe più divertente continuare a poter fare mix&#8217;n'match di tanti pezzetti in un proprio aggregato personale, anche sulle nuove piattaforme come iPad e i tablet?</strong></p>
<p>Sì hai ragione, il problema è commerciale: gli editori non possono permetterselo, perchè hanno costi molto alti e non possono vendere solo una parte di prodotto rischiando di produrre tutto il resto per niente. </p>
<p><strong>Son rimasto sosrpreso nel vedere App di magazine che vendono il nuovo numero allo stesso prezzo dell&#8217;edicola? Ti sembra normale, dato che non hanno i costi di stampa e distribuzione?</strong></p>
<p>Ci sono un paio di motivi almeno per questo fatto, è una cosa interessante, conosco i fatti perchè lavoro in questo ambiente. La prima ragione, come già detto, sono i costi altissimi che hanno. La seconda è che i periodici e i quotidiani hanno numeri certificati per la diffusione, ci sono organismi preposti all&#8217;auditing della tiratura: su questo numero si basa la vendita di pubblicità, è un dato fondamentale per i bilanci delle aziende. Se la rivista su iPad costasse meno, non potrebbe valere come copia venduta ai fini della tiratura ufficiale: gli editori cercano di evitare di perdere lettori quando questi passano ad iPad, cercano di mantenere una tiratura equivalente anche passando all&#8217;edizione digitale.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.downloadblog.it/post/12205/campus-party-intervista-con-ben-hammersley">Campus Party: intervista con Ben Hammersley</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.downloadblog.it">Downloadblog.it</a> alle 18:54 di giovedì 15 aprile 2010.</p>
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