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I tempi d'oro di Internet sono destinati a finire?

pubblicato da HellSpawn in: Internet

I tempi d'oro di Internet sono destinati a finire?

Per i nati negli ultimi 20 anni, Internet è praticamente un dato di fatto: quello che è inizialmente stato un servizio per pochi è in modo rapido diventato d’accesso immediato e gratuito per tutti, al punto che proprio tale accesso è stato paragonato a un diritto umano. Gli ultimi anni ci hanno abituato a una rete aperta, spesso libera dall’intervento delle autorità (tranne casi particolari relativi a piattaforme ben precise o governi particolarmente “sensibili”): ma tutto questo è destinato a durare? Quelli che ricorderemo come i tempi d’oro di Internet sono destinati a finire? Tech Republic ha provato a rispondere a tali domande, individuando una serie di minacce più o meno concrete alla rete così come la conosciamo oggi.

Le prime due sono strettamente legate tra loro, visto che si parla di leggi e censura: gli ultimi arrivati SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act) hanno causato un’ondata di proteste dentro e fuori gli Stati Uniti, in grado almeno per ora di limitare i danni. Ma siamo sicuri che tali provvedimenti possano considerarsi davvero scomparsi? Mentre anche in Italia iniziano a esserci segnali inquietanti (per fortuna anche in questo caso respinti), la risposta alla domanda è difficile: come ci suggerisce la fonte, “mai sottovalutare il potere dei governi nel distruggere ciò che tentano di proteggere, portando leggi e ordine in Internet”.

Veniamo poi alla censura: si potrebbe pensare che sia universalmente ritenuta un qualcosa di sbagliato, e invece un sondaggio BBC World Service ha dimostrato che “solo” il 53% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che Internet non debba essere controllata dai governi. Percentuale vicina al 50% e quindi pericolosamente in bilico verso quella che potrebbe diventare una richiesta di censura proveniente dal basso: ipotesi fantascientifica? Chissà, ma anche in questo caso mai sottovalutare la conseguenze di eventi particolari. Per quanto riguarda la pericolosità della censura del resto, basta rivolgere il proprio sguardo alla Cina per vedere come Internet può essere ridotta con un controllo del genere.

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Digital Life Design: reale e virtuale si sono fusi, il web affronta una svolta radicale

pubblicato da sigul in: Internet Aziende



Il web sta cambiando e per certi aspetti tornando alle proprie origini. Oggi Internet non è più costituito solo da pagine web, ma da contenuti di diversa natura. Dati. Informazioni. Open data, dai cioè disponibili per tutti. Open linked data: dati collegati fra di loro.

La scorsa settimana sono stato alla Digital Life Design di Monaco per Comunità Digitali, uno dei blog di Blogosfere, parte di Popoulis come Blogo. Il tema centrale della conferenza erano i dati. Internet ha fuso reale e virtuale e il web ha bisogno di essere re-inventato: questo è stato il messaggio di partenza.

L’analisi dei dati e la ricostruzione del web ci porterà alla realizzazione delle cosiddette smart city, città intelligenti dotate di sensori in grado di raccogliere dati. Hilary Mason, hacker consulente del sindaco di New York e chief scientist di Bit.ly, mi ha spiegato la correlazione fra dati, hacker e smart city.

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Il boss della EMI contro il SOPA: "non è quello il modo corretto di agire"

pubblicato da Daniele P. in: Internet Diritti digitali

EMI_Music

La Recording Industry Association of America (RIAA), per ovvi motivi, è tra i principali sostenitori dello Stop Online Privacy Piracy Act (SOPA) e del Protect IP Act (PIPA), le due norme statunitensi al momento bloccate dal Congresso a seguito delle proteste. Non tutti i boss dell’industria discografica, però, si trovano d’accordo con le misure proposte dalle due norme. Tra questi c’è Craig Davis, Vice President of Urban Promotions alla EMI, che si è schierato pubblicamente contro i metodi per contrastare la pirateria che sono alla base del SOPA e del PIPA.

Personalmente credo che i metodi usati siano scorretti. Tutto quello che farebbero sarebbe creare problemi a tutti. E’ vero, la pirateria è un problema, ma credo che la chiave per risolvere la questione non sia la legislazione, ma l’innovazione. Cose come Spotify possono essere di grande aiuto per questo problema.

Il discorso di Davis si riallaccia a quello fatto poche settimane fa da Gabe Newell, boss di Valve, secondo il quale è necessario “creare un servizio che abbia più valore di quello dei pirati“. Davis sostiene di trovarsi d’accordo con Newell: “E’ un problema di servizio, non di soldi. Le vendite di concerti e merchandise sono in aumento, è chiaro che i nostri fan amano ancora la musica, forse non stiamo dando loro la musica nel modo giusto. Dobbiamo rivalutare la tecnologia e trovare un modo migliore di fornire musica, le soluzioni DRM non sono il metodo giusto“. Voi che ne pensate?

Via | TorrentFreak

La fine di SOPA è vicina?

pubblicato da HellSpawn in: Internet Diritti digitali

La fine di SOPA è vicina?

Qualcuno dirà che vincere una battaglia non equivale a vincere la guerra, per cui è presto per entusiasmarsi: tutto giusto, anche se quanto ci ritroviamo a riportare in questo post è indubbiamente significativo. Nella settimana che ha visto le proteste contro SOPA divampare e acquistare supporto anche all’interno del mondo politico, Camera e Senato degli Stati Uniti hanno deciso di rinviare le votazioni su entrambi i disegni di legge anti-pirateria, conosciuti con le ormai famose sigle SOPA e PIPA.

Ad annunciarlo sono stati Lamar Smith e Harry Reid, secondo i quali i lavori sulle due leggi sono stati rinviati “fino a quando ci sarà un accordo più ampio su una soluzione. A quanto pare, proprio il crescente supporto delle società attive nel campo tecnologico, tra le quali Facebook, Google e Microsoft, hanno spinto la politica ad abbandonare la strada intrapresa in precedenza: naturalmente, gli Stati Uniti continueranno a cercare un modo per lottare contro la pirateria, ma a quanto pare quello sbagliato è - almeno per il momento - scongiurato.

Anche per questa decisione però non sono mancate le critiche, come quella del senatore Patrick Leahy:

“Verrà il giorno in cui i senatori responsabili di questa mossa si guarderanno indietro realizzando di aver avuto una reazione d’impulso a un problema monumentale. Da qualche parte in Cina, Russia e tante altre nazioni che non rispettano la proprietà intellettuale americana, criminali che non fanno altro che smerciare prodotti americani contraffatti e rubati stanno guardando in modo compiaciuto come il Senato degli Stati Uniti ha deciso che non ne valeva nemmeno la pena di dibattere su come fermare i criminali oltreoceano dal togliere energia alla nostra economia.”

Questo non è ovviamente il parere dei detrattori di SOPA, secondo i quali i nuovi provvedimenti causerebbero evidenti problemi di libertà d’espressione sulla rete, attribuendo un ruolo di sceriffo ai proprietari delle piattaforme costretti a essere responsabili di eventuali violazioni di copyright in esse avvenute.

Via | Engadget.com

Megaupload chiuso: Anonymous attacca i siti di Dipartimento di Giustizia, Ufficio Copyright e Universal Music

pubblicato da HellSpawn in: Internet Diritti digitali

Megaupload chiuso: Anonymous attacca i siti di Dipartimento di Giustizia, Ufficio Copyright e Universal Music

Rappresaglia immediata dopo la chiusura di Megaupload, attraverso quello che il famoso gruppo Anonymous ha definito come il proprio attacco più grande di sempre, con oltre 5.000 persone coinvolte. Obiettivi della dimostrazione di forza alcuni siti web dei soggetti coinvolti, tra i quali ovviamente quello del Dipartimento di Giustizia USA all’indirizzo justice.gov.

L’arresto di quattro persone, incluso il fondatore di Megaupload, ha scatenato dunque l’ira dei gruppi di hacker in giro per la rete, che non hanno risparmiato neanche i vari siti RIAA.org, universalmusic.com e copyright.gov, con un attività che nel momento in cui vi scrivo continua ad andare avanti incessantemente su Twitter, dove tra l’altro l’hashtag #megaupload è ovviamente diventato in men che non si dica trending topic.

Una situazione in costante evoluzione, che dà l’impressione di essere tutt’altro che finita: la chiusura di Megaupload il giorno dopo la protesta contro SOPA è di fatto vista come un vero e proprio affronto a chi ha alzato la propria voce contro lo scellerato disegno di legge USA. Da qui le ire di Anonymous e gli attacchi ai siti di proprietà dei soggetti ritenuti responsabili.

Via | Mashable.com

L’accesso a Internet è un diritto umano? I risultati del sondaggio

pubblicato da HellSpawn in: Internet Diritti digitali Sondaggi

L�accesso a Internet è un diritto umano? I risultati del sondaggio

Per l’appuntamento col sondaggio del lunedì della settimana scorsa, vi avevamo chiesto di commentare le parole di Vint Cerf a proposito della visione dell’accesso a Internet come diritto, umano o civile che sia. Tra le varie opzioni disponibili, col 39% è proprio il diritto civile a vincere su tutte le altre, dimostrando così la volontà (almeno dei lettori di questo blog) di avere comunque delle leggi che regolamentino la possibilità di accedere alla rete dandone così diritto al cittadino. Opinione del resto condivisibile e meno “drastica” del diritto umano, votato comunque dal 29%: a conti fatti, è comunque l’idea di accesso a Internet come diritto a vincere, visto che la somma delle due opzioni arriva al 68%.

Al terzo posto invece l’opzione un mezzo per esercitare i diritti col 21%: non un diritto vero e proprio quindi, ma un importante mezzo tramite il quale farli valere da trattare quindi con estrema considerazione. Un buon 11% invece ha votato l’ultima opzione, quella cioè di chi crede che sia tutto quanto solo filosofia e che si debba probabilmente dibattere su altri temi riguardanti la rete.

Prima di lasciarvi, ricordiamo il sondaggio di questa settimana: approvate la mossa di Google con Search plus Your World?

World IPv6 Launch: Google, Facebook e altri passeranno a IPv6 entro il 6 giugno 2012

pubblicato da HellSpawn in: Internet

Google, Facebook e altri passeranno a IPv6 entro il 6 giugno 2012Archiviato ormai da tempo il World IPv6 Day, i grandi del web proseguono i loro piani di migrazione alla nuova versione del protocollo IP, destinata a salvare la rete dalla fine degli indirizzi IPv4. Così come per la giornata di prova dello scorso 8 giugno, anche in questo caso a guidare le danze sono in prima linea Facebook e Google, seguite anche da altre piattaforme come Bing e Yahoo. Obiettivo prefissato: completare la migrazione entro il 6 giugno 2012.

Leslie Daigle, CTO di Internet Society, ha commentato così la notizia:

“Il fatto che le più grandi società attraverso i vari ambiti si stiano prefissando importanti obiettivi per partecipare al World IPv6 Launch è ancora un’altra indicazione che IPv6 non è più un esperimento di laboratorio; è qui ed è un importante passo per l’evoluzione di Internet.”

Passo necessario soprattutto per la fine degli indirizzi IPv4, già terminati da alcuni dei RIR, i registri regionali che si occupano della loro assegnazione. Ricordiamo che per noi comuni mortali il passaggio a IPv6 sarà praticamente indolore in quanto già supportato da hardware e software recenti: nel caso in cui temiate il peggio, è sempre disponibile il sito test-ipv6.com, o in alternativa ipv6test.google.com.

Via | Thenextweb.com

SOPA e Protect IP Act: Rupert Murdoch via Twitter contro Google e la Casa Bianca

pubblicato da HellSpawn in: Internet Google Diritti digitali

Rupert Murdoch via Twitter contro Google e la Casa Bianca

C’è stato un buon livello di agitazione nel fine settimana su Twitter, dove il neo-arrivato Rupert Murdoch ha sparato a zero su Google e Casa Bianca, accusando quest’ultima di essere un’impiegata dei “padroni della Silicon Valley” e allo stesso tempo Google di trarre consapevolmente profitto dalla pubblicità venduta tramite contenuti pirata, al punto da definire la società di Mountain View come “leader della pirateria”.

Se da Obama e dal suo staff non si vedono al momento risposte, Google ha inviato a CNET una mail di risposta alle accuse di Murdoch, rispedendo indietro al mittente tutto quanto:

“Tutto questo non ha senso. Nell’ultimo anno abbiamo eliminato dai risultati 5 milioni di pagine Web che violavano copyright e investito più di 60 milioni di dollari nella lotta contro pubblicità malevole. Lottiamo contro pirati e contraffattori ogni giorno.”

Il punto di principale discordia tra Murdoch, Google e Casa Bianca è da ritrovare dentro le discussioni al Congresso su SOPA e Protect IP Act, provvedimenti spalleggiati da diverse società proprietarie dei diritti (come News Corp. di Murdoch), ma accusati di estrema pericolosità nei confronti della libertà di Internet, al punto da causare ripensamenti anche all’interno del governo stesso. Google aveva affermato di credere a modi migliori per lottare contro la pirateria:

“Crediamo, come altre aziende tecnologiche, che la migliore via per fermare i pirati sia attraverso un sistema di leggi mirato che richieda a circuiti pubblicitari e chi emette il pagamento - come noi - di tagliare fuori i siti dedicati a pirateria o contraffazione.”

Inutile dire che la lotta andrà irrimediabilmente avanti nei prossimi giorni: staremo a vedere.

Il sondaggio del lunedì: l'accesso a Internet è un diritto umano?

pubblicato da HellSpawn in: Internet Sondaggi

Vint Cerf: l'accesso a Internet non è un diritto umanoCome avevamo previsto, le parole di Vint Cerf della settimana scorsa hanno scatenato il dibattito sulla rete sull’opportunità di ritenere l’accesso a Internet come diritto umano o civile, o piuttosto un “solo” mezzo con il quale fare in modo che tali diritti possano essere esercitati.

Rimandandovi al post sopra linkato per approfondire la questione nel caso in cui ve la siate persa, com’è giusto che sia per il nostro sondaggio del lunedì qui su Downloadblog vogliamo chiedervi la vostra opinione in merito, dopo averla già scandagliata coi vostri commenti al post originale. Credete quindi che l’accesso a Internet sia un diritto? Umano o civile? O credete che si tratti semplicemente tutto di menate filosofiche?

Vint Cerf: l'accesso a Internet non è un diritto umano

pubblicato da HellSpawn in: Internet Diritti digitali

Vint Cerf: l'accesso a Internet non è un diritto umanoL’accesso a Internet non è un diritto umano. Arrivati nel 2012, una frase del genere può senza dubbio sollevare polemiche, soprattutto alla luce di mosse “evolute” come quella della Finlandia di qualche tempo fa. Ma se a pronunciarla è Vint Cerf, universalmente riconosciuto come uno dei padri di Internet, allora vale quantomeno la pena stare a sentire le sue motivazioni.

Dal 2010 membro della Broadband Commission for Digital Development fondata dall’UNESCO per rendere le tecnologie a banda larga disponibili più ampiamente sulla faccia della Terra, Cerf ha riassunto il suo pensiero sul New York Times, partendo dalla Primavera Araba e dalla possibilità offerta da Internet a tutti quanti di comunicare, organizzare e promuovere iniziative di ogni tipo, in ogni luogo e pressoché istantaneamente.

In base a questo, secondo Cerf, sarebbe nato il dibattito sulla necessità di ritenere l’accesso a Internet un diritto civile o umano, soprattutto in nazioni dove la rete è strettamente controllata e censurata dalle autorità. Ecco la sua risposta in merito:

“L’argomento, comunque sensato, perde di vista una cosa importante: la tecnologia è un ‘attivatore di diritti’, non un diritti in sé. C’è un livello alto per cui qualcosa possa essere considerato un diritto umano. Mettendola in modo semplice, deve essere tra le cose che in qualità di umani necessitiamo per condurre vite salutari e che abbiano un senso, come la libertà dalla tortura o la libertà di coscienza. È un errore mettere una tecnologia in questa categoria importante, perché col passare del tempo finiremmo per dare valore a cose sbagliate. Per esempio, se tempo fa non avevi un cavallo era difficile guadagnarsi da vivere. Ma il diritto importante in quel caso era il diritto a guadagnarsi da vivere, non il diritto ad avere un cavallo. Se oggi avessi il diritto ad avere un cavallo, non saprei che farmene.”

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